Di cosa è fatto il tuo stress

Probabilmente “stress” è una delle parole più usate nel linguaggio quotidiano. Spesso usata a sproposito o abusata, usata in modo improduttivo. È importante, allora, fare un uso utile del concetto di stress. Essere “effettivamente consapevoli” del proprio stress per affrontarlo, superarlo, governarlo.

Per iniziare… nota “COSA RENDE LA TUA VITA STRESSANTE” … in che SENSO … in che MODO… in che MISURA ti senti stressato … ascoltati… pensaci … e magari scrivi le risposte così potrai lavorarci in modo utile.

Guardiamo qualche situazione …

Stai in crisi sul posto di LAVORO, hai problemi coi collaboratori o col capo, vorresti più soldi o più tempo, vorresti essere messo in condizione di lavorare meglio, vorresti avvicinarti a casa o allontanarti visto che lavori in famiglia…

Stai in crisi col PARTNER, non c’è più quell’intesa di una volta, emergono forti divergenze di valori e su come affrontare i problemi del quotidiano. O anche: ti senti solo e vorresti un partner…

Il tuo stress riguarda i rapporti con la tua FAMIGLIA d’origine (o con quella del partner). Cosa è successo, con chi, perché …

Hai rotto con qualche AMICO e la cosa ti addolora e ti fa arrabbiare…

Non riesci a “trovare il TEMPO” per il tuo svago…

Hai paura di tutto, stai sempre in ANSIA, la tua vita è organizzata intorno all’evitamento di persone, luoghi e situazioni …

Sei spento e demotivato, NON TROVI IL SENSO di quello che fai, non fai niente che per te abbia veramente senso e valore, non trovi un senso e una direzione nei tuoi progetti di vita, non trovi la via della tua realizzazione personale e professionale …

Insomma… sei stressato al lavoro, sei stressato nel tuo ruolo di genitore… ti stressano i tuoi genitori … non trovi tempo per te né per i tuoi amici … e anche il fruttivendolo di recente ti ha dato qualche mela bacata … banane e cetrioli non proprio dei migliori …

Lo stress è la risposta dell’organismo che si adatta alle richieste della realtà. L’adattamento dell’individuo alla pressione delle richieste riguarda i pensieri che sviluppiamo, le emozioni e le sensazioni che proviamo, il corpo e le sue reazioni fisiologiche, i comportamenti che adottiamo per far fronte alle richieste nei vari ambiti di vita.

Il presupposto di partenza è che esiste “fisiologicamente” una quota di frustrazione (scarto tra situazione e desiderio), di delusione (le persone che incontriamo nella vita non sempre sono proprio come le desideriamo), di conflitti con gli altri e di conflitti interni tra nostri bisogni e desideri, a volte inconciliabili; frustrazioni, delusioni e conflitti con cui dobbiamo “fare i conti”. Quando queste quote fisiologiche diventano per noi “eccessive” entriamo nell’esaurimento (psicologico e fisico) dello stress…

L’espressione generica e ampia “sono stressato” o “sto sotto stress” o simili può acquisire dunque una chiarezza più precisa nel momento in cui siamo consapevoli dei costituenti del nostro stress. Altrimenti il rischio è che “se tutto è stress niente è stress” e non capiamo su che cosa possiamo intervenire per migliorare la situazione.

Appare dunque fondamentale rispondere (meglio per iscritto) ad alcune domande chiarificatrici:

  1. COSA PROVO, quali emozioni e stati d’animo vivo in ogni SPECIFICA CIRCOSTANZA STRESSANTE? Sento rabbia? Sono preoccupato? Sono dispiaciuto? Mi sento in colpa o in difetto? Non mi sento all’altezza? Sono confuso? Mi sento sotto pressione? Sono carico e sto per scoppiare? Mi sento trattato ingiustamente? Non mi sento rispettato né considerato nelle mie esigenze? Far emergere uno o più di questi stati emotivi permette di conoscere meglio di cosa è fatto il nostro momento critico.
  2. Perché? COSA PENSO che mi porta a vivere la situazione come stressante con tutto il corteo di emozioni negative? Ho delle aspettative deluse? Ho fallito alcuni miei obiettivi? Non riesco a portare a termine quanto mi sono prefissato? Ogni frustrazione resta un’insoddisfazione? Molte esperienze si sono rivelate pesanti delusioni? Non riesco a risolvere problemi? La mia vita è molto distante da come la vorrei? Le persone che riempiono la mia vita mi stanno svuotando? Chi mi sta vicino lo sento lontano? Vorrei ma non posso?
  3. COSA VOGLIO? Cosa vorrei? Di cosa ho bisogno? Come mi piacerebbe cambiare la situazione? Quale situazione desidero costruire a partire da quella attuale insoddisfacente e avvilente?
  4. COSA POSSO FARE? Cosa devo fare? Di quali risorse, abilità, strumenti ho bisogno? Sono già a mia disposizione? Quali risorse posso cominciare ad usare e quali devo sviluppare? Quali abilità già posseggo e quali devo imparare? Quali strumenti posso utilizzare e quali devo recuperare?
  5. Quali AZIONI CONCRETE E SPECIFICHE devo attuare? Cosa devo fare necessariamente “io in prima persona”? Chi mi può aiutare? Cosa posso chiedere e a chi? “Chi” deve fare “cosa”?
  6. QUANDO? Quando lo farò? Quando devo farlo? Quali passi devo fare immediatamente e quali devo programmare a breve, medio e lungo termine?

Queste domande rappresentano una traccia orientativa che in alcuni casi può essere già fonte di soluzioni e attivazioni concrete, mentre in altre situazioni può far emergere nuovi modi di concepire lo stress e considerare i problemi; l’importante è partire per comprendere ed agire. Quello che accadrà in progress fornirà informazioni utili per procedere in avanti…

Maestri

Nota e ricorda in quali ambiti e in che periodi della tua vita hai avuto dei BUONI MAESTRI… E cosa ti hanno insegnato… E cosa hai imparato… Cosa ti porti dentro della tua esperienza con loro…

Nota e ricorda in quali ambiti e in che periodi della tua vita hai avuto CATTIVI MAESTRI… E cosa ti hanno insegnato… E cosa hai imparato… Cosa ti porti dentro della tua esperienza con loro…

Nota e ricorda in quali ambiti e in che periodi della tua vita NON HAI AVUTO ALCUN MAESTRO … E cosa hai imparato… Cosa ti porti dentro della tua esperienza …

Nota e ricorda in quali ambiti e in che periodi della tua vita SEI STATO MAESTRO DI TE STESSO … E cosa hai imparato… Cosa ti porti dentro della tua esperienza …

Oggi e da oggi in poi

Oggi, e da oggi in poi, come non hai mai fatto, dedica un po’ del tuo tempo prezioso e della tua attenzione, con la testa e col cuore, con le viscere, con tutto te stesso, a riconoscere COSA TI HA INSEGNATO LA TUA FAMIGLIA rispetto ad un TEMA o ambito di VITA: salute, malattia, soldi, sesso, lavoro, relazioni, coppia, figli, successo, felicità e altri temi centrali dell’esistenza e con cui tutti abbiamo a che fare, fino al senso della vita e il senso della morte, il valore della vita e il valore della morte …

Nota cosa ti ha insegnato la tua famiglia … tuo padre e tua madre… i tuoi nonni e gli zii… fratelli e cugini … con o senza insegnamenti diretti… con messaggi espliciti ed impliciti… con parole che ricordi benissimo e con sguardi e atmosfere familiari …

Nota cosa ti ha insegnato la tua famiglia … sui VALORI, su COSA È IMPORTANTE NELLA VITA, riguardo a cosa rende la vita degna di essere vissuta… riguardo a cosa vale la pena (per la gioia) di vivere…

Nota cosa ti ha insegnato la tua famiglia … le CREDENZE, le CONVINZIONI, le idee che hai respirato fin da piccolo e che hai preso col latte … su uno o più temi fondamentali della vita…

Nota cosa ti ha trasmesso la tua famiglia rispetto a qualcosa tipo “IL SEGRETO PER …” oppure “il modo per…” o anche “il trucco per …” essere felici… arrivare al successo… essere vincenti… farsi rispettare… … … …

Se comprendi questi ed altri insegnamenti, per come te li porti dentro, consapevole o meno, comprendi come funzioni (come pensi, senti e agisci) proprio in quanto membro della tua famiglia, figlio della tua storia di vita familiare e multigenerazionale (i tuoi genitori sono stati a loro volta figli portatori delle credenze, delle verità, dei valori e dei segreti trasmessi tra più generazioni) …

Se comprendi questo, puoi anche assumere una posizione più consapevole rispetto a questi temi e a questa eredità… cosa nei hai fatto finora e come ti hanno guidato… cosa ne vuoi fare da ora in poi e come vuoi farti guidare… in che modo tu oggi, come genitore di un figlio o anche e primariamente come nuovo genitore di te stesso puoi appropriarti di altre verità, credenze, segreti, strategie e valori utili per guidarti nel mondo, nelle tue scelte, nel modo che scegli di portare avanti la tua esistenza… ad ogni tuo respiro …

Oggi e da oggi in poi” è un’altra versione del modo di portare avanti una psicoterapia e, più in generale, un lavoro di trasformazione personale… Anche il tuo!!!

Controlla ciò che puoi … Agisci come devi!

Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscerne la differenza” (Reinhold Niebuhr).

A proposito della preghiera della serenità e della saggezza e quindi del “CONTROLLA CIÒ CHE PUOI” … Non puoi controllare quello che pensa, dice e fa la “gente”. Puoi controllare l’impatto che la “gente” ha su di te. Cosa tu pensi, dici e fai con quello che ti arriva dalla “gente” …

Devi controllarlo. Devi governarlo. Questo è il tuo vero potere. Questo è il tuo vero dovere.

Questo è il potere che hai di trasformare il giudizio degli altri nella tua indifferenza. La tua paura del giudizio degli altri nella consapevolezza che sei tu a tradurre il giudizio degli altri nel giudizio spietato “contro” te stesso.

Hai il potere e la libertà di scegliere di ignorare sia il giudizio degli altri sia il tuo giudice interiore…

… Mentre con costanza ed impegno dedichi tutte le tue energie fisiche e mentali a ciò che veramente conta per te. Ai tuoi valori. Ai tuoi sogni. Ai tuoi obiettivi. Ai tuoi scopi di vita.

E a ciò che “devi” fare per realizzarli…

4 atteggiamenti utili verso i tuoi limiti

4 atteggiamenti utili verso i propri limiti, in ogni ambito di vita. Valgono sia per abilità pratiche sia per abilità interpersonali sia rispetto a “decisioni precoci” prese durante l’infanzia sul modo migliore di stare al mondo sia per quanto riguarda modi di essere e agire che ritieni immodificabili e che da sempre hai avuto tanto desiderio quanto difficoltà a cambiare. Si tratti di apprendere una nuova abilità pratica come suonare uno strumento, costruire un mobiletto o riparare qualcosa di rotto. Si tratti di imparare a comunicare in modo più efficace e farsi rispettare nelle relazioni. Si tratti di superare una paura, qualsiasi essa sia, di viaggiare in aereo, di parlare al capo, di parlare in pubblico, di impegnarsi in una nuova avventura personale, professionale o nelle relazioni… Si tratti, in generale, di imparare a dire ed agire come non hai mai fatto… Ecco come devi porti:
CONOSCI I TUOI LIMITI. Conoscili personalmente, oltre quello hai imparato a credere o ti hanno invitato a credere o da sempre credi come l’unica realtà incontrovertibile dei tuoi limiti. Quello che è sempre stato appartiene al passato. Quello che è al presente lo devi toccare e conoscere dal vivo per esperienza diretta. Quello che sarà lo potrai costruire tu, maggiormente esperto dei tuoi limiti e anche delle tue possibilità.
ONORALI E RISPETTALI. Sono i contorni del tuo modo di essere e agire. Sono i confini della tua identità. Chi sei diventato negli anni e chi sei ora. Ti offrono protezione, senso di sicurezza. Un riconoscerti in te stesso, nella continuità della tua storia di vita che ha un valore in sé semplicemente perché sei una persona unica, irripetibile, integra, degna, piena di valore.
SFIDALI E IMPEGNATI A SUPERARLI. Sempre, comunque, almeno fino a quando va bene per te. Tanto prima o poi ti accorgerai che sei arrivato al capolinea di quel limite. Ma fino a quel momento cerca di andare oltre. Tanto la morte, estrema espressione del limite, sarà lì a ricordartelo che sei arrivato. Nel frattempo vai avanti fino a quando vuoi, te la senti e lo ritieni importante o utile per te. Anche alla morte del resto si può arrivare in tanti modi. Sei impotente rispetto alla fine, ma hai molto potere rispetto a come arrivarci. E così è per ogni limite. Per ogni tua paura che ti blocca, per ogni resistenza al cambiamento che incontri. Per ogni vergogna e senso di essere incapace e inadeguato. Per ogni “vorrei ma non riesco…”, per ogni “so cosa devo fare ma non ce la faccio…”, per ogni “lo voglio ma non me lo merito”, c’è un limite che devi conoscere per esperienza diretta, che devi rispettare e onorare per le informazioni che ti fornisce su di te e la realtà e che devi impegnarti a superare fino a quando ti va e ce la fai.
IL RESTO È ACCETTAZIONE. Accettare quello che è senza combatterlo ulteriormente, senza giudizio su di te, sugli altri e sulla realtà. È lasciare che sia quello che è… È avere pazienza e fiducia… Fino ad essere “testimone distaccato” del tuo essere al mondo… Oltre ogni aspettativa, oltre ogni dover essere, oltre ogni giudizio, oltre ogni meta da raggiungere. Fino ad accogliere, abbracciare, rispettare ed onorare “semplicemente” quello che sei…

And when the night is cloudy…
there is still a light that shines on me…
Shine until tomorrow… let it be…”

“E quando la notte è proprio scura come la notte…
c’è ancora una luce che brilla su di me…
Brilla fino a domani… lascia che sia…”
John Lennon

Pieno e vuoto

Per non farti distruggere dai “rimpianti” (per quello che non hai fatto e che sarebbe stato meglio avessi fatto…) e per non farti rosicchiare dai “rimorsi” (per quello che hai fatto e sarebbe stato meglio non avessi fatto), per evitare che dopo anni in cui hai “curato” alcuni aspetti della tua vita ti ritroverai a “lamentarti di quello a cui non hai dedicato tempo, energia e attenzione” … sono importanti due consapevolezze che implicano due strategie d’azione e trasformazione.

  1. Inizia, come non hai mai fatto, ad apprezzare profondamente quello che hai oltre che dolerti per quello che senti mancarti…
  2. Nota, come non hai mai fatto, quello che ti perdi oltre che valorizzare il tempo che dedichi alle cose che ti piacciono…

Come si fa, ti chiederai? La risposta è dentro di te… e può essere quella giusta.

La risposta prevede l’incontro con te stesso in modo autentico, sincero, coraggioso. Significa INCONTRARE LA PAURA E IL DOLORE CHE OGNI SCELTA VERAMENTE TRASFORMATIVA PUÒ COMPORTARE.

Concretamente, cioè nel dispiegarsi delle scelte quotidiane, significa renderti conto che NON PUOI AVERE TUTTO e che lo devi accettare … che NON PUOI STARE APPRESSO A TUTTO e che lo devi accettare … Che OGNI SCELTA È IMPERFETTA e che lo devi accettare … Che A QUALCOSA DEVI RINUNCIARE e solo tu sai a cosa e che lo devi accettare…

LO DEVI ACCETTARE…

Solo tu puoi saperlo. Solo tu puoi sceglierlo. Qualcuno può aiutarti a scoprirlo, ma la scelta è tua.

La rassegnazione è passività, è scansarsi di fronte alla vita che ti chiama e si avvicina…

L’accettazione è ATTIVO INCONTRO CON LA VITA, nei suoi aspetti più rabbiosi, dolorosi, spaventosi, tristi… che aprono l’incontro con la gioia e l’amore…

Il resto è GODIMENTO … È GUSTARE il PRESENTE … lontano dal passato che avrebbe potuto essere e non è stato … e lontano anche dal futuro che vuoi costruire con consapevolezza e determinazione ma che ora ancora non esiste …

Asino è chi asino fa

Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo; non si era fatto male, ma non poteva più uscire. Il povero animale, disperato, continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era straziato dai lamenti dell’asino, voleva salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori, ma dopo inutili tentativi si rassegnò e prese una decisione crudele: poiché l’asino era ormai molto vecchio e non serviva più a nulla e poiché il pozzo era ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto gli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo.

Il povero asino, imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo, capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile.

Con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l’asino rimase in silenzio.

Passò del tempo, nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra.

Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase sorpreso da quello che vide: ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso l’asino se ne liberava scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. Man mano che i contadini gettavano le zolle di terra saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo; zolla dopo zolla, gradino dopo gradino, l’asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo e cominciò a trottare felice …

Veramente una bella storia. Veramente un’utile metafora di quanto avviene in terapia e nel più generale processo di evoluzione e trasformazione personale. Della serie: usa la tua creatività e la tua flessibilità per trasformare una situazione in cui ti senti spacciato in una situazione di potere e libertà in cui puoi trasformare i limiti in risorse, le cose chiuse puoi aprirle, trovare l’uscita dove ti sentivi senza possibilità …

Cos’altro ti insegna questa storia?

Pensa a diversi ambiti della tua vita, famiglia e lavoro, coppia e amici, ecc., e a come puoi usare questa storia per affrontare problemi, difficoltà, momenti di disperazione …

Riconosci quando e quanto sei “asino”: rigido, cocciuto, adatto solo ad uno scopo, ecc.

Trova dentro di te le risorse e le opportunità di crescita ed evoluzione, quanto puoi essere “un altro tipo di asino”: aperto, flessibile, creativo, capace di adattarti, capace di uscire vittorioso da situazioni in cui parti sconfitto …

Che persona saresti se …

Comincia ad immaginare e magari anche a scrivere la vita che vorresti… anzi la vita che vuoi, le relazioni che vuoi, il lavoro che vuoi, il tempo che vuoi …

“Come se” tu fossi l’autore e l’attore della tua vita… “Come se”…

In particolare, comincia a buttare giù il soggetto e la sceneggiatura della vita che vivrai quando ti sarai liberato del “giudizio tirannico” che attualmente ti accompagna praticamente in ogni cosa che fai, in ogni luogo e in quasi ogni ambito della tua vita …

Scopri uno o più ambiti della tua vita in cui sei già libero dalla paura del giudizio, ti senti “a posto” “anche se non sei come dovresti essere” e nota cosa ti può insegnare questa esperienza di libertà e leggerezza …

Che persona saresti se … TI LIBERASSI DEL TUO GIUDICE INTERIORE e SMETTESSI DI RESTARE INTRAPPOLATO NELLA PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi dei tuoi sensi di colpa e del tuo “non sentirti all’altezza”?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di compiacere gli altri e accontentare sempre, tutti?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di essere perfetto e irreprensibile, bravo, buono, “composto”?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di essere sempre e comunque forte, impassibile, invulnerabile?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di sacrificarti per gli altri oltre ogni ragionevole misura?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di sforzarti oltre ogni limite?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di sbrigarti sempre e comunque e di mettere mille cose dove ce ne vanno cento?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di tenere tutto sotto controllo?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di approvazione?!?!

Che persona saresti se … ti liberassi del tuo bisogno di … ?!?!

È ovvio che saresti un’altra persona!!!! O forse no!!!

Ecco: quest’altra persona è la persona che già sei in potenza … che puoi essere … che vuoi essere e puoi cominciare ad essere …

Se è vero che la storia come la vita non si fa con i “se” e con i “ma” …

Se è vero che la storia della propria vita si costruisce attraverso scelte consapevoli e meno consapevoli …

È anche vero che “ora puoi decidere cosa vuoi cominciare a scegliere di nuovo” … da ora in poi …

Sempre consapevole che non è facile… Che non esistono scelte perfette… Che c’è sempre un prezzo da pagare… Che c’è sempre un rischio da prendersi… Qualcosa a cui rinunci in cambio di quello che vuoi…

Se, invece, tu conoscessi un’altra strada per un’altra direzione ti chiedo cortesemente di farmela conoscere … Grazie

Cosa ti è successo per essere così??!

Cosa ti è successo per essere così??! Per comportarti così?!
Anche a te sarà capitato di incontrare qualcuno o magari averci a che fare tutti i giorni in famiglia o al lavoro, un qualcuno a cui hai rivolto o hai pensato di rivolgere questa domanda… Cosa ti è successo per essere e agire così?
Persone vicine e lontane, affetti carissimi o colleghi di lavoro, amici, conoscenti, qualcuno che assume atteggiamenti e comportamenti per cui ti viene più di un dubbio su cosa motivi il comportamento di quella persona. E anche lo sconcerto nel pensare come sia possibile essere così antipatici, violenti, scontrosi, ma anche freddi, glaciali, irrispettosi, arroganti o diffidenti, chiusi e bizzarri, volubili, appiccicosi o sfuggenti. E ho usato solo alcuni degli innumerevoli aggettivi che esprimono certi modi di agire ed entrare in relazione che sono evidentemente fonte di problemi, se non soggettivamente percepiti, sicuramente nei rapporti interpersonali segnati da queste modalità tra l’aggressività e la “stranezza”.
Quando parliamo di relazioni è importante essere consapevoli dei giudizi che abbiamo su persone e comportamenti. Tutti gli aggettivi usati, anche solo pensati, “qualificano” quei comportamenti e le persone che li adottano. Al tempo stesso, la domanda iniziale offre la possibilità di andare oltre il giudizio e favorire la comprensione dell’altra persona, il suo vissuto e la sua storia. Il senso dietro l’apparenza. Il dolore dietro l’essere antipatici. La paura dietro la diffidenza. La solitudine nascosta dalla chiusura. Il senso di inadeguatezza coperto dall’arroganza. E via così.
Certo qualcuno penserà: “e io mica sono un santo o un terapeuta e nemmeno il Salvatore…” Certo. Probabilmente in alcuni casi e rapporti te ne puoi fregare, altre situazioni ti coinvolgono da vicino: magari queste persone con comportamenti problematici sono il tuo fidanzato, tua sorella, tuo padre, il tuo capo, l’amico di sempre, l’insegnante di tuo figlio. Insomma devi averci a che fare, volente o nolente. E allora? E allora: COSA DEVE ESSERGLI SUCCESSO PER AGIRE IN QUEL MODO? Questa domanda è una domanda che può essere tenuta per sé per comprendere meglio l’altro o a seconda del rapporto e della situazione può essere fatta direttamente alla persona. Certo potrebbe risultare in alcuni casi provocatoria e irritare l’interlocutore, magari da evitare al capo o ad un energumeno reattivo. Forse sì. O forse no. Infatti, se fatta tra persone che tengono reciprocamente in qualche modo l’una all’altra, può favorire immediatamente nell’altra persona un cambiamento di prospettiva che la porta a guardarsi “dentro” o “indietro” e a comprendere meglio se stessa… I suoi dolori e paure. I suoi traumi e la solitudine. La rabbia e la tristezza. E via così.
Con cautela quindi ti invito ad usare questa domanda… E a farmi sapere come va…
Magari l’hai appena pensata adesso pensando all’autore di questo post… Ok. Continua a pensarla e cerca di farla a qualcuno e vedi in che modo migliora la tua comprensione di quella persona che forse è anche invitata dalla tua domanda a comprendersi meglio. E fammi sapere l’effetto che fa… Grazie.

Nuntereggae più

Immagina di mettere nel palmo della tua mano, completamente aperta, tutte le tue frustrazioni e delusioni quotidiane. E anche quelle di una vita intera. Lo stress al lavoro, le incomprensioni nella coppia, le difficoltà coi figli, quelle coi genitori. Grandi “errori” e “ferite” ancora sanguinanti di cui porti le cicatrici, mai veramente chiuse. “Fallimenti” e “lutti” che ti hanno segnato e tuttora tornano ad angosciarti. Momenti di svolta della tua vita di cui ti restano “rimorsi” e “rimpianti” per come è andata… per le scelte che hai fatto, per quelle non fatte. “Paure”, “sensi di colpa” e “vergogna” che ti hanno bloccato.

Immagina di mettere nel palmo della tua mano ogni sofferenza, più o meno grande, che, attuale, recente o remota, ancora senti viva e dolorosa dentro di te … Sii consapevole di ciò che senti… anche se è proprio doloroso… cerca di mantenere il contatto vivido con questa tua esperienza emotiva… qui e ora… mentre l’hai messa nella tua mano …

Ora… Stringi il pugno più che puoi e tieni stretto fino a quando ce la fai… Stringi… Trattieni… Stringi ancora… Aggrappati coi pensieri e con le emozioni tossiche a quello che è stato e che tuttora è vivida sofferenza per te…. Stringi sempre più… Quanto più puoi …

E poi lascia andare…

Lascia andare il pugno e datti il permesso di rilassarti…

Lascia andare il dolore e datti il permesso di svuotarti …

Lascia andare i pensieri disturbanti consapevole che tu non sei i tuoi pensieri …

Lascia andare le emozioni distruttive e accedi al tuo bisogno…

Non reggere ancora quello che puoi lasciare andare…

Abbandona per sempre quello che tieni e che hai tenuto da una vita e che ti ha fatto ammalare…

Lascialo andare …

Sposta la tua attenzione su ciò che ha valore per te …

Brucia la tua energia per le attività che generano la tua qualità di vita …

Dedica la tua intelligenza a ciò che per te è importante …

Impiega il tuo tempo a fare ciò che veramente determina il tuo benessere …

Metti la tua creatività a disposizione della tua vita da sogno, come la vuoi, come la immagini, come la puoi concretamente realizzare …

Fatti guidare dalla saggezza maturata negli anni, nelle tue esperienze di gioia e di dolore …