Sfida ai tuoi automatismi disfunzionali

Noi funzioniamo in gran parte in base ad automatismi. Automatismi di pensiero e di azione. Modalità che si ripetono uguali a se stesse, molte volte al giorno e in diversi contesti di vita. La nostra identità si organizza intorno a questi nostri automatismi. Questi automatismi hanno uno scopo, un senso, un valore e vanno rispettati. Gli automatismi sono economici, ci fanno risparmiare energie da dedicare a tutti i nostri interessi e scopi. Solo che a volte i nostri automatismi sono così rigidi che ci procurano problemi invece che farci stare bene.

Comincia allora ad osservare i tuoi automatismi, semplici o complessi che siano: osserva i tuoi automatismi, mentre li stai per attivare, mentre li stai mettendo in atto o dopo averli messi in atto. Conta tutte le volte che riesci ad individuare un tuo automatismo, in qualsiasi ambito di vita: a casa, a lavoro, da solo, con gli altri; automatismo nel comportamento, automatismo di pensiero, automatismo corporeo, automatismo emotivo, ecc.. Ecco alcuni esempi:

  • dico sempre sì;
  • non dico mai no;
  • tendo a non esprimere le mie opinioni;
  • tendo a reprimere le mie emozioni;
  • non chiedo mai aiuto;
  • non chiedo mai quello che voglio;
  • aspetto che gli altri capiscano ciò di cui ho bisogno;
  • mi trattengo e poi esplodo;
  • mi mordo le labbra quando sono arrabbiato;
  • sospiro almeno 187 volte al giorno;
  • allargo le mani quando mi sento rimproverata;
  • sbuffo se mi sento controllata;
  • i miei piedi ballano ‘nervosi’ sotto al tavolo. 

Riconoscili… Contali… Senza giudicarli. Qualcosa significheranno. Qualcosa vogliono comunicare a te e agli altri. A qualcosa serviranno. Spesso sono meccanismi con cui ci proteggiamo dal contatto con emozioni dolorose, protezione che a lungo termine ci crea più problemi di quanto sollievo ci procura nell’immediato. Ad esempio:

  • quando eviti una situazione sociale per timore del giudizio;
  • quando rimandi un compito lavorativo o un appuntamento per timore di non essere all’altezza;
  • quando cerchi di accontentare gli altri per evitare il conflitto;
  • quando non riesci a farti valere e resti bloccato;
  • quando ti chiudi nel tuo silenzio e nella tua solitudine;
  • quando cerchi di dare di più anche se sei già sull’orlo dell’esaurimento;
  • quando aggredisci l’altro e altro non riesci a fare;
  • quando abusi di sostanze (cibo, droga, alcol, tabacco, ecc.);
  • ma anche quando abusi del gioco d’azzardo, di internet o dei social media.

Allora… Scegli ora un automatismo su cui vuoi focalizzare la tua attenzione…

Osservalo… Notalo in azione…
Prova a fermarlo… E ascolta cosa succede dentro di te: cosa provi e cosa pensi… Se sei riuscito a fermarlo e anche se non ci sei riuscito…
Nota quali bisogni emergono e come puoi agire per cercare di soddisfarli…
Prova e vedi l’effetto che fa…

Questa semplice attivazione contiene la strada maestra che porta dalla consapevolezza e l’elaborazione dei propri meccanismi ripetitivi disfunzionali fino al cambiamento degli stessi o all’imparare a sostenerli e governarli in modo più utile ed efficace rispetto a prima…

Quante A ha la tua felicità?

Sai quante A ha la tua felicità?
Una serie di strade da percorrere…

AUTOCONSAPEVOLEZZA. Riconoscere i tuoi stati mentali. Cosa provi. Cosa pensi. Cosa desideri. Cosa fai nelle situazioni della tua vita, quelle serene e gioiose e quelle dolorose e stressanti. Quando succede qualcosa, rintraccia le tue sensazioni, emozioni e pensieri in quella situazione. Sono il canale di accesso ai tuoi bisogni, per chiarire cosa vuoi e devi fare per affrontare quella situazione.

AGENTIVITÀ. Riconoscere, sviluppare e praticare la capacità di agire sui tuoi stati mentali. Ad esempio, regolare ed esprimere in modo sano le tue emozioni, governare i tuoi impulsi, esprimere in modo adeguato i tuoi pensieri, comportarti in modo coerente coi tuoi valori, saper mantenere la direzione e la motivazione anche di fronte alla frustrazione.

ATTENZIONE A SÉ. Invece che all’altro. Spostare la tua attenzione dall’altro (presunta fonte di stress) e concentrarti su te stesso, sul tuo funzionamento, sui tuoi modi di pensare, di agire e di reagire (reale fonte di sofferenza… E potenzialmente di gioia).

APPRENDERE ABILITÀ. Le abilità sono tutti quegli strumenti e quelle risorse che ti permettono di aggiustare le cose, risolvere problemi, affrontare ostacoli, riparare relazioni, superare paure. Abilità pratiche e di comportamenti, abilità emotive e di relazione, abilità di pensiero.

ATTIVARE STATI DI BENESSERE. Generare condizioni di pienezza, attività gratificanti, esperienze di piacere, incontri significativi e nutrienti. Riempire il tuo tempo di attività, persone ed esperienze che veramente ti procurano ciò che desideri.

ALLENARE CIÒ CHE TI FA STARE BENE. Che sia un modo di pensare o di agire, è importante che cerchi di ‘sostare’ il più possibile in quelle attività ed esperienze che ti procurano stati positivi in cui senti di realizzare una vita la più vicina possibile a come la desideri.

AAAAAAA. 7 A. Mantieni il focus sui bisogni fondamentali di ciascuno di noi:
ATTACCAMENTO. Bisogno di cure, di affetto, di protezione, di sicurezza. E il bisogno complementare di accudire, prendersi cura.
APPREZZAMENTO. Bisogno di stima. Di ambire, di scalare, di competere, di vincere.
AUTONOMIA. Bisogno di esplorare e di sperimentarsi. Di giocare, di curiosare, di creare, di cercare con passione ed entusiasmo.
APPARTENENZA. Bisogno di avere relazioni e far parte di gruppi. Di sentirsi inclusi, dentro. Di riconoscersi in un’identità comune.
AMORE. Bisogno di legami intimi, sensuali e sessuali. E tutte le forme d’amore che conosci… E puoi cercare…
ALLEANZA. Aiuto reciproco. Cooperazione, collaborazione, ricerca di alleanza in direzione di mete comuni e condivise.

AL SICURO. Scannerizzare pericoli all’integrità fisica per salvare la pelle…

Alla fine… Carpe Diem. Anzi, ATTIMO. Cogli l’attimo… Per tutto ciò che può voler dire per te…

Non è una ricetta per la felicità. Né un ‘come fare’. È una serie di strade da percorrere… Buon cammino…

… … …

Consigli bibliografici, sempre per la felicità. Se sei un tecnico in ambito psi, ti invito a leggere i lavori di Liotti e di Dimaggio. Se sei curioso e appassionato, ma non tecnico, allora leggi UN ATTIMO PRIMA DI CADERE. Di Giancarlo Dimaggio.

Colpevole e responsabile

Invece di (fermarti a) cercare il colpevole di un problema o disagio, assumiti la responsabilità di risolverlo.
Ispirazione banale quanto fondamentale. Semplice a dirsi, tutt’altro a farsi.
A volte può essere utile cercare chi ha fatto cosa, chi ha creato o alimentato un problema, ma quasi mai è la parte fondamentale della soluzione, quasi sempre richiede un dispendio di energie e porta ad accumulare rabbia, rancore, risentimento, vendetta, quasi sempre sterili.
Certo che non è facile! Cercare il colpevole è, in molti di noi, diventato un automatismo, che avrà i suoi scopi, più o meno consapevoli, ma che di fatto non è una parte utile alla soluzione effettiva del problema.
A volte è proprio difficile! Ma come si fa a lasciare andare?
In certi casi sembra proprio impossibile! Attribuire colpe, rimproverare, attaccare e comportamenti simili sono automatismi che scattano apparentemente senza alcun controllo della volontà. Non riusciamo a farne a meno, sembra.
In realtà, tu hai sempre la possibilità di prenderti la responsabilità di affrontare il problema e tentare di risolverlo. Indipendentemente dal cercare e trovare un colpevole. Il colpevole.
Prendi, ad esempio, un tuo problema e nota se e come tendi a cercare il colpevole…
Nota a che ti serve, quale tuo bisogno soddisfa…
Nota se e quanto ti è utile effettivamente a superare il problema…
Individua cosa effettivamente devi fare che sia più utile alla soluzione…
Ovviamente fallo e verifica che succede… Per correggere progressivamente il tiro fino a risolvere il problema o ad accettare che hai fatto il possibile, sei arrivato ad un punto di incontro tra potere effettivo di cambiare le cose e altrettanto reale “impotenza”… A quel punto non ti resta che imparare a convivere in quell’area, ognuno ha la sua, tra ciò che sei riuscito a realizzare e ciò che non sei riuscito ad ottenere…

Regola aurea. Cosa ci metti e cosa ci trovi

Quanta DISTANZA esiste tra le tue aspirazioni e la loro realizzazione concreta?
Cosa ci metti tra le tue aspirazioni ed ispirazioni ideali e la tua PRATICA quotidiana?
Pensa ai diversi AMBITI della tua vita (affetti, lavoro, tempo per te, ecc.) e nota quello che vuoi e quello che fai per ottenerlo…
Trasforma QUELLO CHE VUOI (desideri, bisogni) in quello che vorresti rendere EFFETTIVAMENTE PRESENTE nella tua vita (OBIETTIVI concreti, specifici, misurabili).
Individua le AZIONI CONCRETE che devi effettivamente compiere (quali azioni e quando e dove e quanto e come e perché) per realizzare i tuoi obiettivi. Ad esempio, potresti avere il desiderio di migliorare la tua forma fisica… Di cambiare alcune cose al lavoro… Di trasformare la qualità di certe relazioni… Di rivedere il modo in cui riempi il tuo tempo… E chissà quanti altri desideri, ideali, sogni, aspirazioni…
Quando pensi alle azioni necessarie è essenziale che pensi alle RISORSE che ritieni importanti per sostenere il tuo impegno consapevole e disciplinato. Risorse personali e risorse interpersonali. Materiali e affettive. Già a tua disposizione o da cercare.
Prendi un desiderio per volta, segui le indicazioni precedenti e inizia a notare quanto è efficace quello che fai per ottenere quello che vuoi…
La REGOLA FONDAMENTALE prevede che tu effettivamente faccia quello che devi fare per ottenere quello che vuoi ottenere. Ma puoi sempre scegliere di continuare a fare quello che stai facendo (o non facendo) e ottenere quello che è effettivamente ora presente nella tua vita.
La consapevolezza che emergerà sarà solo un passaggio intermedio verso la vita che vuoi… Tutta da costruire… Un po’ per volta…
Da ultimo, ma primariamente importante. Probabilmente potrebbero emergere OSTACOLI, anzi, certamente emergeranno difficoltà in questo tuo percorso. Paure, blocchi, resistenze, demotivazione, pensieri autosvalutanti e autosabotanti, alibi, giustificazioni, aspettative fallimentari sul cambiamento degli altri, rimorsi, rimpianti, limiti, impotenza, frustrazioni, delusioni, senso di inadeguatezza e senso di fallimento.
Non necessariamente tutte, qualcuna di queste difficoltà potrebbe venire a trovarti.
Queste difficoltà sono parte fondamentale del percorso perché ti aiutano a comprendere meglio cosa sta accadendo dentro e fuori di te e come puoi correggere il tiro mentre prosegui nella direzione da te desiderata…
Imparando a gioire con GRATITUDINE dei risultati raggiunti… E imparando ad accettare con SERENITÀ anche le cose che non vanno proprio esattamente come avresti voluto…

Il quadernino

Recentemente, con alcuni pazienti, separatamente, abbiamo costruito questa traccia che credo possa essere utile un po’ a tutti noi per aumentare la consapevolezza e stimolare l’azione in direzione dei cambiamenti desiderati.

Cosa sai fare?

Abilità pratiche, abilità psicologiche, abilità interpersonali: usare il computer, aggiustare tubature, curare il giardino, dirigere gruppi di lavoro, visitare le persone, suonare la chitarra, giocare a tennis, cantare, cucinare, fare all’amore, portare il treno, urlare, aggredire, stare in silenzio, chattare, camminare, recitare. L’elenco rischia di non finire più ed effettivamente più che un rischio è la certezza che, se ti ci metti con attenzione, le cose che sai fare sono praticamente infinite; il mio consiglio allora è di individuare quelle abilità che sono per te più importanti o in cui sei più efficace e competente o quelle che secondo te meritano la tua attenzione perché contribuiscono a determinare i tuoi stati d’animo, la tua gioia e la tua sofferenza. Potresti iniziare ora questo elenco con un quadernino (anche elettronico), sempre a portata di mano, e completarlo per il resto della tua vita, man mano che ti rendi conto di ciò che sai fare, con le mani, con i piedi, con la testa, con il cuore, con le viscere, con tutto te stesso.  

A cosa ti serve?
Bisogni pratici, bisogni psicologici, bisogni interpersonali. In questo caso, l’elenco forse è meno ampio, ma comunque piuttosto variegato: bisogni di far funzionare le cose, bisogno di soldi, bisogno di sicurezza, di protezione, d’amore, di essere apprezzato, di essere sostenuto e incoraggiato, di mettere confini, di stare in un gruppo, di sperimentare le proprie abilità, di sentirsi realizzato, di nutrire la propria autostima, di stare da solo, di stare in compagnia, di piacere, di provare piacere, di dare piacere, di cazzeggiare, di conoscenza, di farsi rispettare,  di farsi notare, di evitare il giudizio, di svago, ecc. Hai con te il quadernino?

Cosa non sai fare?
Ambito pratico, ambito psicologico, ambito interpersonale…

A cosa ti servirebbe?
Scopi pratici, psicologici, interpersonali…

Cosa vorresti saper fare, ti piacerebbe fare o lo credi utile per te?
Le solite tre aree…

Cosa devi fare per impararlo?
Quello che ho notato è che questa domanda porta a risposte molto simili: agire, provare, affrontare la paura, sperimentarmi, sfidare le mie solite modalità, mettermi in discussione, mettermi alla prova, smettere di aspettare che siano gli altri a cambiare, smettere di cercare di cambiare gli altri… 
Seguendo questa traccia e ovviamente fornendo risposte attente, riflettute, sentite, puoi sviluppare un grado enorme di consapevolezza, di te stesso, dei tuoi schemi che tendono a ripetersi, a volte procurandoti gioia e soddisfazione, altre volte generando in te sofferenza e frustrazione. Fino ad attivare il giusto mix (giusto per te) tra riflessione attenta e azione effettiva. Il resto, come sempre, è raccogliere i risultati delle proprie azioni e imparare in corsa ad aggiustare il tiro in direzione della meta…

Alla prova

Spesso il nostro comportamento è guidato da convinzioni limitanti e auto-sabotanti che ci creano problemi personali e interpersonali. Ad esempio: non valgo niente, non merito di essere amato, sono colpevole, è meglio non fidarsi di nessuno, prima o poi tutti ti tradiscono, sono difettoso, devo lavorare sodo per sentirmi a posto, sono fragile, devo andare di fretta, chi fa da sé fa per tre, nessuno ti aiuta, non sono capace, gli altri ti schiacciano se tu non schiacci loro.
Quasi sempre queste convinzioni sono inconsapevoli ed è possibile dedurne l’esistenza e il funzionamento solo a posteriori ovvero notando l’effetto che hanno sul comportamento e sull’esperienza vissuta dalla persona, anche sulle sensazioni corporee e sulla postura che “esprime” ciò che crede vero sulla vita, su se stesso, sugli altri, sul mondo. Ad esempio, se sei guidato dalla convinzione “devo essere perfetto in tutto ciò che faccio”, probabilmente otterrai risultati anche eccellenti in diversi ambiti di vita, ma di cui difficilmente resterai soddisfatto e il tuo corpo sarà continuamente in tensione. Se segui inconsapevolmente l’idea che “nessuno mi aiuta”, difficilmente ti concederai di chiedere aiuto, magari sarai molto bravo ed autonomo in molti aspetti, ma ti sentirai probabilmente anche spesso solo oltre che esausto e con una postura afflosciata.
Spesso queste convinzioni, e l’esito stressante che hanno, portano la persona a stare male, a sviluppare sintomi somatici, emotivi e comportamentali.
A volte queste persone arrivano in terapia. A volte.
Tre sono le strade su cui si può lavorare.
1. Riconoscere e legittimare il valore di sopravvivenza che queste convinzioni hanno avuto nei contesti originari in cui sono sorte e hanno cominciato a guidare il comportamento. Ad esempio, lavorare sodo mi faceva ottenere la stima di papà…
2. Riconoscere che queste convinzioni credute assolutamente vere sono solo idee, pensieri, rappresentazioni della realtà e che altre convinzioni sono possibili e altrettanto credibili come vere e utilizzabili a guida del comportamento. Ad esempio, se è vero che è meglio non fidarsi… Potrebbe essere altrettanto vero che di alcune persone ci si può fidare… A questo punto ogni nuova convinzione può essere testata nella realtà, messa alla prova, “verificata se veramente vera”.
3. Ammesso e non concesso che le vecchie convinzioni di una vita siano ancora e proprio vere, comunque la persona può sempre cercare e verificare altre convinzioni che le possono essere utili per realizzare certi bisogni, desideri e obiettivi. Ad esempio, è vero che lavorare duramente è un valore da seguire ed è anche vero (potrebbe essere vero) che a volte è fondamentale fermarsi, rilassarsi e concedersi lo svago…
Sei pronto a provare le tue vecchie e nuove convinzioni?

Due strategie per neutralizzare i pensieri negativi

Conosco due fondamentali strategie per neutralizzare i pensieri negativi. Prese singolarmente funzionano in modo efficace, ma integrate creano un potente sistema per rendere innocuo ogni pensiero che viene a disturbarti.
Prendi qualche pensiero negativo che ogni tanto o spesso viene a trovarti. Qualche pensiero fonte di ansia, depressione, rabbia, vergogna, senso di colpa, angoscia, ecc. Ad esempio: non sono all’altezza, non riesco, non è giusto, ma come è possibile che la gente si comporti in quel modo, che figuraccia, l’ho trattato male, gli altri hanno sempre una marcia in più, il mondo è pieno di insidie, se non sei al top sei un perdente, solo le cose perfette hanno valore. Tu hai qualche altro esempio di pensieri negativi che ti vengono a trovare?
Focalizzati su un pensiero alla volta e:
1. CREA UN’ALTERNATIVA. Un pensiero che potrebbe descrivere te stesso, gli altri o la situazione in modo per te più realistico, funzionale, utile. Comincia a crederci e ad agire in base a questo nuovo pensiero. Verificando ovviamente gli effetti sulla realtà, sui risultati che ottieni, sulle emozioni che provi, sul senso di soddisfazione che sostituisce il senso di frustrazione. Mettendo in relazione ciò che pensi, ciò che fai e ciò che senti, puoi trovare progressivamente i pensieri utili e le azioni efficaci per il tuo benessere ovvero per esperienze gratificanti ed emozioni nutrienti.
2. DISTACCATI DAL PENSIERO. È solo un pensiero. Un pensiero negativo, ma tu non sei quel pensiero. Tu sei molto di più. Sei altro. La tua identità è fondata sui tuoi valori. Su ciò che è importante per te. Sul tuo essere unico e meritevole d’amore, a prescindere dalle tue prestazioni e dai tuoi risultati… E mentre ignori “tutta la solita negatività”, comincia ad agire in direzione di ciò che veramente conta e può fare la differenza per te e per la vita che vuoi…

Vecchi ritornelli e nuova vita

Sono vecchi ritornelli che ritornano a trovarci. Meglio ancora sono sempre con noi e riemergono disturbanti soprattutto in situazioni sociali quando qualcuno dice o fa qualcosa e noi ci lasciamo ingaggiare da quel ritornello; ad esempio “lei mi fa sentire uno stupido”, “lui mi fa credere che non valgo niente”. O anche in situazioni in cui dobbiamo fare delle prestazioni, lavorative o scolastiche, in cui spesso, indipendentemente dagli accadimenti reali, siamo catturati da pensieri autosvalutanti (non sono capace, sono sempre il solito), depressivi (non riesco, come sempre, come ho potuto caderci di nuovo), ansiogeni (non ce la farò mai) e rabbiosi (capitano tutte a me, ce l’hanno con me).
Il problema non è il pensiero, ma il rimuginare sul pensiero. Lasciarsi catturare in un tentativo mai soddisfacente di controbattere a questi pensieri e sensazioni negative.
Allora ti suggerisco un esercizio.
Scrivi tre cose per te importanti… Tre cose di VALORE che rendono (o renderebbero) la tua vita veramente piena e degna… Ad esempio: amore… curiosità… equilibrio…
Per ogni valore scrivi tre OBIETTIVI per te importanti… Tre traguardi che una volta raggiunti ti faranno sentire appagato quel valore… Ad esempio: per appagare l’amore devo amare i figli e il partner… Avere pochi ma buoni amici intimi… Lavorare con passione…
Per ogni obiettivo scrivi tre ATTIVITÀ per te importanti… Ad esempio: giocare coi miei figli, aiutarli a studiare, insegnare loro qualche abilità; andare al mare col mio partner, fargli una sorpresa, organizzare un viaggio; invitare a cena gli amici, ascoltarli quando ne hanno bisogno, andare insieme al concerto.
A questo punto prenditi un po’ di tempo per trascrivere alcuni dei PENSIERI INVASIVI che vengono a trovarti, non invitati, ma che tu poi non lasci andare via. Ad esempio, non riuscirò… È troppo più grande di me… Sono così e non posso farci niente… Gli altri mi fregano sempre…
Quindi, dopo averne individuati almeno una decina (se vuoi prenditi anche uno o più giorni per creare questa lista, massimo tre giorni), REGISTRALI con la tua voce… Ancora meglio se puoi farli recitare anche da altri e tu registri queste VOCI DISTURBANTI…
Quindi inizia ad ascoltarle… Metti la registrazione… E nota come reagisci: cosa pensi, provi e fai, soprattutto cosa ci fai con questi pensieri… Sono ospiti indesiderati, ma, una volta arrivati, li tratti come i tuoi migliori amici… Solo che non è una festa… Anzi…
Allora… Riprendi i tuoi valori, obiettivi e attività e semplicemente AGISCI DI CONSEGUENZA, ignorando attivamente chi viene a romperti la vita…
Piuttosto che distruggerti nel tentativo (fallimentare) di eliminare la sofferenza, spesso con lo scopo irrealistico di toglierla totalmente dalla tua vita, inizia a dedicare le tue risorse ad impegnarti concretamente per realizzare la tua gioia…

Allenatori del benessere

Sei capace a guardare degli oggetti, ad indicarli col dito e a non ripetere, anche solo dentro te stesso, il loro nome, per come li conosci? Provaci e verifica l’effetto che ottieni. Il nome è la ‘mappa’, l’oggetto è il ‘territorio’. Infatti, di fronte ad un oggetto sferico con cui i bambini (e gli adulti) solitamente giocano, lanciandoselo l’un l’altro, tu pensi a “palla”, un inglese a “ball”, uno spagnolo a “pelota”. È sempre lo stesso oggetto o la stessa cosa (lo chiami “coso” se non sai il nome e “cosare” è l’attività relativa), ma ha nomi diversi ovvero mappe ‘linguistiche’ diverse dello stesso territorio.

Ancora una volta uno spunto dal libro FACCI CASO del collega Gennaro Romagnoli che ho già presentato nel post di giovedì 17 settembre.
L’idea è quella di imparare a prestare attenzione ai ‘processi’ della mente, a come la mente funziona, spesso, purtroppo, a come funziona come fonte di sofferenza. Lo scopo è quello di aumentare la confidenza con la nostra mente e la capacità di padroneggiarla al servizio di scelte consapevoli, responsabili, efficaci rispetto ai nostri obiettivi e valori. In particolare, qui, ora, l’obiettivo concreto è ‘allenare l’attenzione’.
Allenare l’attenzione‘ con pratica intenzionale e deliberata significa concentrarsi sul territorio attraverso i sensi e non attraverso le mappe, per percepire quello che c’è (vedere, udire, sentire, odorare, gustare); quello che c’è e non quello che pensiamo dovrebbe esserci o siamo abituati a vedere.
In terapia, questo significa sviluppare le abilità ‘autoriflessive’ fondamentali a farci rendere conto di come siamo guidati da schemi che tendono a ripetersi e a farci interpretare il mondo sempre allo stesso modo, a guidare le nostre azioni sempre in una medesima direzione, a farci incontrare gli altri (oltre che noi stessi) sempre con le stesse lenti, più o meno distorcenti, apprese in passato, ma ormai non più utili ad un sano adattamento alla realtà attuale (UN ATTIMO PRIMA DI CADERE. Giancarlo Dimaggio, altro libro straconsigliato, intrigante e utile per tutti).
In senso operativo, significa che la persona in terapia impara a rendersi conto di ‘come tende a vivere la vita’, per imparare a ‘cambiare qualcosa’ in modo da ridurre la sofferenza e fare scelte più consapevoli, responsabili e felici. Significa ‘uscire dalla storia che siamo abituati a raccontarci’ e iniziare a fare ‘esperienza diretta’ del mondo e delle relazioni, meno mediata dai soliti schemi mentali, per iniziare a ‘scrivere una nuova storia’ con cui raccontarsi, piena di possibilità e risorse invece che di limiti e impedimenti.
Allenare l’attenzione sostenuta diventa allora una vera e propria meditazione alla portata di tutti. Di tutti quelli che vogliono praticarla in modo “attento”, intenzionale, deliberato, costante. Addestrare l’attenzione diventa una pratica di meditazione potente impiantata sulla capacità (tutta da allenare) di accorgersi quando finiamo nelle nostre mappe e di riportare ‘gentilmente’ l’attenzione ai sensi.
Attenzione sostenuta… Pratica meditativa… Siamo nel campo della mindfulness: la capacità di portare intenzionalmente la propria attenzione al presente, momento per momento, senza giudicare ciò che osserviamo (VIVERE MOMENTO PER MOMENTO. Jon Kabat-Zinn). E dell’acronimo IOS di Gennaro Romagnoli: Intenzione – Ora (nel presente, qui) – Senza giudicare.
Tenere l’attenzione al presente… Accorgersi delle distrazioni… Ritornare ‘gentilmente’, senza giudizio, al focus… Senza farsi ingaggiare dal dialogo massacrante col giudice interiore che ci vuole raccontare le solite storie che ci procurano sofferenza.
‘Attenzione non giudicante’ è attenzione a ciò che è e non a ciò che dovrebbe essere, ad esempio, l’attenzione al respiro come avviene naturalmente e non a come dovrebbe avvenire o vorremmo che avvenisse. Se cerchi di modificare il tuo respiro (e potrebbe essere un obiettivo plausibile) stai seguendo la mappa: “modificare il respiro”; se, invece, osservi al presente il respiro come avviene, senza giudicarlo e senza intenzione alcuna se non quella di osservarlo, allora sei in contatto attraverso i tuoi sensi.
Ecco la struttura base di ogni pratica di attenzione sostenuta o meditativa o mindfulness:
inizia a respirare in modo consapevole (consapevole di tutte le sensazioni che avverti mentre respiri, a cominciare dal percepire l’aria che entra e l’aria che esce) senza interferire, in modo intenzionale e notando tutti i giudizi e i commenti che emergono dalla tua mente (pensieri sostanzialmente, ma anche fantasie, ricordi, preoccupazioni, ecc.). Quando li noti devi lasciarli da parte, gentilmente, e sempre con gentilezza, ritornare al tuo respiro, ogni volta, ancora e ancora e ancora; il compito più importante è notare proprio quando la tua mente inizia a vagare, è quello il momento centrale dove stai davvero allenando la tua attenzione”.
Lo scopo dell’attenzione intenzionale presente e non giudicante è quello di connetterci a noi stessi e notare le sensazioni che esistono già, prestare attenzione a ciò che c’è, nel presente, ma che non siamo abituati a cogliere. Ad esempio, anche nella ‘scansione corporea’ (prestare attenzione intenzionale, non giudicante, ora, qui, al corpo, dalla punta delle dita dei piedi fino alla cima dei capelli…), lo scopo non è sentire il corpo scoprendo nuove sensazioni, ma notare le sensazioni che già si provano e “arrivano dal corpo”.
Lo scopo non è restare sempre focalizzati; è accorgersi di quanto ci distraiamo e tornare gentilmente (senza giudicarci) al focus.
Accogliendo con gentilezza i benefici che arriveranno… Senza aspettarseli… Imparando semplicemente a coglierli…

Dentro e fuori la gabbia dorata

Avrai certamente sentito parlare della zona di comfort. Ognuno ce l’ha. Chi più grande, chi più piccola. Chi flessibile, chi rigida. La puoi allargare e restringere, a seconda dei tuoi bisogni e desideri, del momento di vita che stai attraversando e dell’area di vita che hai in mente. A volte governi tu questa zona di comfort, a volte ti devi adattare a ciò che succede fuori di te.

La zona di comfort è quello spazio mentale e pratico dove tu ti senti a tuo agio e tendenzialmente sperimenti emozioni positive. Ma a volte può diventare un recinto limitante, una gabbia, magari dorata, ma anche piena di acqua stantia e puzzolente. Qualcosa che ti soffoca e spegne la tua vitalità.

Allora ti suggerisco un esercizio di AUTO-ESPLORAZIONE DELLA TUA ZONA DI COMFORT. PER CONOSCERLA E PER “REGOLARLA”, al servizio del tuo benessere e della tua crescita.

Pensa ad un AMBITO della tua vita, che sia individuale o relazionale (puoi farlo per ogni ambito): famiglia, coppia, genitori, figli, amici, ma anche finanze, sport, spiritualità, interessi, sessualità, viaggi, situazione abitativa, ecc. 

Definisci la tua zona di comfort in questo ambito, sostanzialmente definisci IN COSA TI SENTI SICURO E A TUO AGIO E COSA TI SPAVENTA O TI RISULTA SCOMODO IN QUESTA SPECIFICA PORZIONE DELLA TUA VITA; cosa ti appaga e cosa desideri di diverso; cosa è fonte di gioia e cosa è fonte di frustrazione; cosa vuoi mantenere e consolidare e cosa vorresti cambiare e migliorare. Nota come potresti trovarti a tuo agio con emozioni di eccitazione ed entusiasmo o con emozioni di quiete e rilassatezza…

Definisci COSA TI VA DI SPERIMENTARE, cosa ti va di fare “oltre quel recinto” che conosci benissimo; cosa ti senti di sfidare e di rischiare… Ad esempio, se ti va di provare a recuperare qualcosa a cui in passato hai rinunciato…

Individua L’AZIONE MINIMA, un piccolo “tentativo di cambiamento” che senti per te sostenibile (o lo immagini affrontabile). È un tentativo… Non ci devi riuscire, ma ci devi provare… Per vedere cosa succede, per raccogliere le informazioni utili a farti riflettere, comprendere e aggiustare il tiro ovvero per farti trovare QUELL’AZIONE SUCCESSIVA GIUSTA che è per te sostenibile, per farti raggiungere quel poco di cambiamento “sostenibile” (apprendimento, crescita, evoluzione) fuori dalla tua zona di comfort…