Quando le cose non vanno

Quando le cose non vanno come vorresti e ti senti frustrato e deluso, sono utili tre passaggi.
1. SII COMPASSIONEVOLE CON TE STESSO. Non significa farti pietà, compatirti o cercare compatimento dagli altri. Significa invece essere attento alla tua sofferenza, riconoscere, legittimare e rispettare ogni tua emozione dolorosa, senza giudicarti. Anzi, cercando di impegnarti a fare il possibile per alleviarla e superarla.
2. RICONOSCI LA TUA RABBIA COME RISORSA. La rabbia è una parte di te sempre o quasi sempre presente quando ti senti frustrato e deluso, anche se non tutti, per cultura ed educazione, siamo abituati a riconoscerla e tanto meno a maneggiarla. Rabbia non vuol dire essere violento, anche se spesso nell’immaginario comune arrabbiarsi coincide con esprimere la rabbia in modo eccessivo, scomposto, aggressivo. La rabbia, piuttosto, è un’emozione sana che nasce quando ci sentiamo frustrati nei nostri bisogni, delusi da qualcuno o da noi stessi, non rispettati o danneggiati o ingiustamente trattati. È quindi una risorsa, se riconosciuta come legittima, espressa in modo rispettoso di sé e dell’altro e utile a tentare di mettere a posto la situazione fonte della rabbia stessa.
3. Utilizza la cura dell’autocompassione e l’energia della rabbia al servizio di SCELTE UTILI per cercare di ottenere ciò che desideri e di cui hai bisogno. A volte otterrai proprio ciò che volevi. Altre volte dovrai accettare una parte di impotenza. È così… Puoi provare e riprovare, ma probabilmente non sempre tutte le cose andranno proprio a posto. Allora una scelta utile diventa imparare a dire (e interiorizzare) con serenità: “è andata così…”.
Questi tre passaggi, diversi ovviamente in base al contesto e alla persona, sono fondamentali per passare dalla miseria alla meraviglia, come è illustrato con numerosi esempi in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

31. Estate meravigliosa. Trasforma la tua critica nell’espressione del tuo bisogno

Potrai certamente notare anche tu che molti nostri scambi nelle relazioni quotidiane sono pieni di critiche, rimproveri e giudizi che, non proprio amorevolmente, siamo abituati, chi più chi meno, a far circolare nelle nostre comunicazioni. In famiglia e al lavoro, con gli amici e anche con noi stessi…
Le critiche fanno bene se sono espresse in modo rispettoso e mirato a far crescere la persona a cui sono indirizzate…
Le critiche fanno male se sono espresse, più o meno consapevolmente, con aggressività, rabbia e disprezzo che, direttamente o indirettamente, esprimono la frustrazione di chi le sputa come veleno…
Quando c’è frustrazione c’è sempre un bisogno non ascoltato e non appagato…
Allora oggi, per la tua vita meravigliosa, ti suggerisco:
TRASFORMA LA TUA CRITICA NELL’ESPRESSIONE DEL TUO BISOGNO!
Invece di criticare, svalutare, attaccare, aggredire, colpevolizzare, disprezzare, rimproverare e via giudicando, cogli, nei tuoi pensieri, nelle tue emozioni e nelle tue espressioni, qual è il tuo bisogno frustrato e portalo in maniera esplicita all’altro, magari meglio se accompagnato da una richiesta specifica e concreta che puoi fare alla persona affinché possa agire per la soddisfazione del tuo bisogno.
Questo suggerimento non è garanzia di sicuro successo e soddisfazione del bisogno, ma certamente porta almeno tre risultati:
1. Riduci in modo significativo il veleno reciproco…
2. Comprendi meglio cosa vuoi veramente…
3. Capisci come procedere in maniera efficace in direzione della tua soddisfazione…
Se non ti basta allora puoi anche iniziare a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, ordinandolo direttamente in libreria oppure on line.

Il paradosso della ricerca di sicurezza

Succede qualcosa. O semplicemente la pensi, la immagini, la prevedi… Provi ansia e paura. Cerchi riassicurazioni. Ottieni rassicurazione a breve termine, ma un aumento dell’ansia e del bisogno di rassicurazione. E ricomincia il circolo vizioso che alla ricerca di rassicurazione finisce per aumentare la tua ansia o paura.
Oltre il danno la beffa.

Che fare? Due strategie.
1. Prova ad astenerti dal tentativo fallimentare di ricercare una rassicurazione che non arriva mai. Provando e riuscendo ad astenerti dalla ricerca di rassicurazione, almeno per un po’, riuscirai a cogliere meglio i tuoi stati mentali (pensieri, emozioni, sensazioni somatiche) che ti guideranno verso strategie e soluzioni realmente efficaci per regolare la tua ansia o paura.
2. Riconosci le tue distorsioni di pensiero che nelle svariate forme possono ricondursi a due fondamentali:
– Vuoi controllo assoluto e nessuna incertezza!
– Vuoi che tutto sia perfettamente corrispondente ai tuoi bisogni e desideri!

Ecco allora: prova a vivere, agire, pensare fuori da questi due recinti che ti sei costruito intorno. Quando imparerai a scegliere di agire fuori dall’aspettativa/pretesa che tutto sia perfetto e sotto il tuo controllo assoluto, allora, con molta probabilità, imparerai a creare la tua vera realistica serenità.
In fin dei conti, si tratta di insegnare ai tuoi sogni a comunicare con la realtà…

Autoregolazione

Un problema che molto spesso mi riferiscono le persone è l’esaurimento psicofisico da sovraccarico. Sovraccarico di attività, compiti, impegni, doveri. Ad esempio, le situazioni più diffuse: un genitore coi figli, un dipendente/collaboratore col capo, una persona remissiva e compiacente con un’altra invadente e richiedente… A volte anche un figlio coi genitori o tra partner o tra amici. A volte, ancora, con noi stessi siamo molto esigenti, pieni di pretese perfezionistiche, non ci accontentiamo mai delle nostre prestazioni.
Ecco allora tre strategie concrete e coordinate per ridurre il nostro esaurimento e migliorare il nostro benessere.
1. CAPIRE TUTTI, MA NON FARSI CARICO DI TUTTI E DI TUTTO. Comprendere la legittimità del bisogno altrui, imparando contemporaneamente a legittimare i propri bisogni, prima di arrivare all’esaurimento.
2. METTERE CONFINI. Esterni (agli altri) e interni (le pretese che abbiamo verso noi stessi). Riconoscere il proprio limite prima di esaurirsi e scoppiare. Dire qualche no in più, imparando a sciogliere i sensi di colpa.
3. IMPARARE A CHIEDERE oltre che a dare, a prendersi cura di sé oltre che degli altri, a prendersi cura di certi nostri bisogni e piaceri trascurati oltre che dei soliti bisogni legati al dovere.
Insomma, alla fine, si tratta di cominciare a riscrivere, in modo consapevole e responsabile, le regole della tua vita, le regole nelle relazioni e nei tuoi comportamenti.
Oddio! E poi che succederà?
Quello che succederà… Lo affronterai… Imparerai ad affrontarlo forte delle energie recuperate…

Risorse per il tuo sviluppo personale

La crescita personale, la cura di sé, la guarigione del proprio malessere portano la persona a ridurre l’invasività e l’impatto negativo della parte di sé MALATA (sintomi, pensieri distorti, comportamenti disfunzionali, emozioni dolorose e disregolate, dipendenze, problemi interpersonali, ecc.) e a potenziare la parte di sé SANA (risorse, capacità, abilità, competenze, ecc.).
Invase dalla sofferenza, dallo stress, spesso anche da un senso di impotenza, le persone non si rendono conto di avere una parte sana o tendono a dimenticarla o a trascurarla, senza darle il giusto valore di potenzialità e ricchezza al servizio del proprio benessere. Molto spesso questa svalutazione avviene perché le persone non sono state abituate a sviluppare le loro risorse né a potenziare le parti sane, cresciute in un ambiente negativo, problematico, disfunzionale e traumatizzante per lo sviluppo.
RISORSA è tutto ciò che può aiutare la persona ad affrontare stress e difficoltà e a favorire esperienze di benessere e vitalità.
Nel lavoro su di sé, è importante imparare a riconoscere, recuperare e potenziare le risorse, alcune più ampie, altre più specifiche, ad esempio:
talenti, attitudini, interessi e predisposizioni per lo sport, per l’arte, per l’espressione di sé, per specifiche attività creative e ricreative, siano esse più manuali o più intellettuali.
La capacità di nutrire la propria autostima, il senso del proprio valore e la fiducia in se stessi.
La capacità di prendersi cura di sé.
La capacità di riconoscere le proprie difficoltà e chiedere aiuto.
La capacità di affermare se stessi e di creare relazioni sane con gli altri.
La capacità di contatto interpersonale attraverso buone capacità di comunicazione ed espressione di sé.
La capacità di lavorare in modo congiunto e collaborativo in direzione di obiettivi condivisi.
La capacità di affrontare i conflitti in modo sano ed evolutivo.
La capacità di tollerare stress, frustrazioni, delusioni che la vita quotidianamente ci presenta.
La capacità di rialzarsi dopo ogni caduta.
La capacità di prendersi dei rischi e anche la capacità di fare un passo indietro e rinunciare.
La capacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni per metterle al servizio di buone relazioni affettive e per raggiungere i propri obiettivi.
La capacità di tollerare certe emozioni e di regolarle per non esserne sovrastato.
La capacità di riflettere prima di tradurre un impulso in azione.
La capacità di agire senza indugiare in riflessioni eccessive, rimuginazioni sul futuro e ruminazioni sul passato che bloccano l’azione al presente.
La capacità di riconoscere, legittimare, dare valore ed esprimere i propri bisogni. Ad esempio, la capacità di fare richieste specifiche, concrete e mirate.
La capacità di lavorare per realizzare i propri obiettivi.
La capacità di tollerare i propri errori senza esserne distrutti e demotivati.
La capacità di determinazione e autodisciplina.
La capacità di sostenere e modulare una “giusta” ansia di fronte ad una prestazione, un compito, un esame, una prova importante.
La capacità di stabilire confini sani, interni e interpersonali, da rispettare e far rispettare. Ad esempio, la capacità di dire “no”.
La capacità di rilassarsi e regolare la tensione fisica ed emotiva.
La capacità di accettare i propri limiti senza affossare la propria autostima con autocritica spietata e autocolpevolizzazione.
La capacità di sentirsi “sufficientemente al sicuro” anche in situazioni abbastanza imprevedibili ovvero la capacità di essere centrati su se stessi, stabili e solidi nonostante l’ambiente intorno possa non essere necessariamente amichevole.
La capacità di essere autonomi e indipendenti.

Al di là delle risorse su descritte, alcune più specifiche, altre più generali, alcune già a disposizione, altre da apprendere e sviluppare, l’elenco potrebbe essere praticamente infinito perché è RISORSA tutto ciò che ci ha consentito di sopravvivere e adattarci alle condizioni di vita che abbiamo incontrato, quelle favorevoli e quelle stressanti, fino a quelle chiaramente traumatiche. Ed è risorsa tutto ciò che oggi ci consente di affrontare le sfide del quotidiano, più o meno stressanti, e di creare una vita sufficientemente soddisfacente, magari anche molto vicina alla vita che desideriamo…
Da ultimo, ma non per importanza. Essere carente di risorse significa comunque avere alcune risorse, comunque averne sviluppate alcune che ci hanno permesso di vivere, comunque non è una colpa, bensì l’esito di come sono andate le cose quando eravamo piccoli davanti a cose, fatti e persone più grandi di noi… Quindi: tralascia la colpevolizzazione degli altri e l’autocolpevolizzazione, sono quasi sempre sterili, inefficaci e prosciugano le energie fisiche ed emotive… Inizia, anche prima di subito, a fare l’inventario delle risorse che già fanno parte della tua cassetta degli attrezzi e a stilare l’elenco delle tue risorse da sviluppare: sono i tuoi prossimi obiettivi di crescita e sviluppo personale.

L’assedio e il centro

Dall’esterno l’assedio non cambierà. Non cambia: accuse, rimproveri, critiche, giudizi, svalutazioni, colpevolizzazioni.
Inizia allora a cambiare tu. Attraverso tre strategie:
1. FILTRO. Distingui ciò che ti è utile da ciò che non lo è. Usa la critica che ti permette di imparare qualcosa e ti stimola a comprendere e crescere.
2. BARRICATE. Metti i giusti confini. Impara a conoscere le trappole azione-reazione che ti mettono e ti lasciano in circoli viziosi in cui cerchi di giustificarti e finisci per essere sempre più criticato e attaccato, sempre deludente nella percezione dell’altro. Ricordando che nessuno sta al mondo per rendere felice qualcun altro… E se così fosse sarebbe un problema…
3. DISCO ROTTO. Se proprio vuoi rispondere e immunizzarti dalle critiche altrui, trova una piccola semplice frase o espressione e ripeti solo quella come fosse un disco rotto (di quelli di tanti anni fa che si rigavano e ripetevano sempre la stessa traccia). Ad esempio, “non sono cose che ti riguardano”, “io scelgo come meglio credo”, “ho sbagliato e posso imparare”, “quando mi attacchi non ti ascolto…”.
Probabilmente tu conosci e adotti anche altre strategie, più o meno utili e sane, per fronteggiare critiche e giudizi. Molto bene. L’importante è mantenere il centro: tu puoi cambiare te stesso, come pensi e come agisci, a cominciare dal pensiero “non posso cambiare gli altri” e da ogni azione attraverso cui ti fai carico in prima persona della tua felicità…

Rabbia cronica e scelte utili

Quando ti ritrovi a ripensare ad esperienze passate, recenti e remote, fonte di frustrazione e delusione…

Quando sei arrabbiato per ciò che sta accadendo o è appena successo…

Quando dedichi tante energie mentali ed emotive a pensare e ripensare ai rimorsi (per quello che hai fatto) e ai rimpianti (per quello che non hai fatto) …

Quando indugi, senza vedere la fine, a cercare di capire il perché e il per come di certi eventi e di certi comportamenti di certe persone…

Quando ti fai assalire da desideri di rivalsa e piani di vendetta…

Nota con attenzione quali pensieri sono effettivamente utili e quali sono per te solo sfiancanti e addirittura controproducenti…

Nota quanto tempo ed energie sprechi in pensieri ripetitivi senza arrivare ad una riflessione utile, senza comprendere meglio la situazione e senza regolare al meglio la tua emozione…

Nota quanto passa tra la ruminazione e un’azione effettiva e concreta che cerchi una soluzione realmente efficace ai problemi…

Scegli dunque di agire in prima persona per provare a mettere a posto le cose…

Raccogli l’informazione dopo la prima azione e organizza di conseguenza le azioni successive per avvicinarti a ciò che vuoi …

Accetta anche la tua impotenza … Alcune cose non dipendono solo da te e da solo non puoi farci niente…

Volgi lo sguardo altrove… Verso il tuo potere effettivo… Verso ciò che puoi effettivamente fare per ottenere cambiamenti e risultati… A lungo termine…

Controllabile e incontrollabile

Spesso, un po’ tutti, facciamo una certa confusione tra ciò che riteniamo controllabile e ciò che percepiamo come incontrollabile. Questa confusione è uno dei fattori alla base della sofferenza psicologica, se non dell’origine, certamente del perdurare di una parte cospicua della sofferenza.
Ti propongo subito un’auto-esplorazione.

Pensa ad un tuo problema o questione che ti genera sofferenza emotiva: preoccupazione, ansia, frustrazione, umore depresso, rabbia, disgusto, disprezzo, tristezza, senso di colpa, senso di fallimento, angoscia, vergogna, senso di inadeguatezza, senso di impotenza, ecc..

Pensa a cosa, secondo te, determina questa situazione e questa tua sofferenza: eventi esterni, fatti accaduti, comportamento altrui, il tuo comportamento, i tuoi pensieri, le tue aspettative, ecc..

Pensa ad una possibile soluzione di questa situazione problematica, cosa dovrebbe succedere affinché le cose migliorassero e tutto si mettesse a posto, in maniera abbastanza o molto vicina ai tuoi bisogni e desideri.

Pensa a cosa è da te controllabile, cosa effettivamente puoi fare tu per risolvere o contribuire a risolvere il problema.

Avrai capito che non puoi intervenire direttamente sulle altre persone, sul loro comportamento e sui loro pensieri, al limite (e potrebbe essere molto utile) puoi parlare con le persone e chiedere loro cosa desideri facciano per risolvere il problema. Augurandoti una risposta positiva, ma mettendo in conto anche una possibile risposta negativa ai tuoi desideri/bisogni e alle tue richieste.
A quel punto non ti resterà che (e sarà certamente fondamentale) concentrarti su te stesso, su cosa devi fare tu per risolvere la questione.
Noi possiamo controllare (non del tutto, ma un bel po’) ciò che noi pensiamo, come reagiamo, le scelte che facciamo. Quindi, da ultimo, ma assolutamente importante, devi cominciare a mettere in discussione le tue false credenze su cosa di te è controllabile e cosa è incontrollabile. Ovvero devi renderti conto (per smontarle) delle convinzioni auto-sabotanti del tipo:
Io sono fatto così.
Questo è il mio carattere.
È più forte di me.
Non riesco a controllarmi.
Non riesco a fare diversamente.
Non dipende da me.
Non è mia responsabilità.
Sono abitudini radicate.
Avviene in modo automatico.
Sono inconsapevole di quello che faccio e quando lo faccio.
Non ci posso fare niente.
Sono preda delle mie reazioni impulsive.

Inizia a mettere in discussione queste idee e ti si apriranno innumerevoli opportunità di incidere in maniera sostanziale sulla tua vita, come non hai mai fatto prima (perché non ci hai creduto…).

Convivo dunque confliggo

Un pò per scherzo, un po’ seriamente, sono molti quelli che riferiscono un certo “stress da convivenza forzata”, oltre a quello già legato all’emergenza sanitaria e alle negative previsioni sull’economia e sul mondo del lavoro.
Dobbiamo restare a casa con fiducia che tutto andrà bene, lontani dalle nostre occupazioni e abitudini quotidiane, e al momento dobbiamo restare vicini ai nostri intimi. Ciò può favorire una serie di eventi stressanti e conflitti che necessitano di essere governati in modo sano ed utile al mantenimento di relazioni sufficientemente armoniche. Ecco, ad esempio, alcune brevi indicazioni nella forma di strategie comunicative concrete ed essenziali per affrontare l’emergenza della forzata convivenza.

– Osserva con cura le situazioni che sono per te fonte di stress, conflitti, tensioni, ecc.. Invece che farti guidare dai tuoi schemi mentali precostituiti, osserva in modo attento e specifico: cosa è successo, quando, dove, chi è coinvolto, perché è successo secondo te e perché è successo secondo le altre persone coinvolte
– Ascolta, quindi, prima di rispondere
– Ascolta fino alla fine e con attenzione prima di pensare a cosa rispondere
– Invece di colpevolizzare, rimproverare, giudicare, inizia prima di tutto a rispettare il punto di vista dell’altro, cercando di vedere e comprendere il mondo come può vederlo l’altro, a partire dalle sue emozioni e dai suoi bisogni frustrati
– Osserva con attenzione prima di “pre-giudicare”
– Sospendi il giudizio: l’altro, anche molto vicino, è diverso da te, non è obbligato ad essere come tu lo vuoi; ha pensieri, emozioni, bisogni, valori e prospettive sul mondo che possono più o meno sovrapporsi alle tue
– Ascolta la sua verità piuttosto che imporre la tua verità
– Quando ti arriva una critica da parte dell’altro, chiedigli qual è il suo bisogno, cosa vuole effettivamente da te, cosa vorrebbe che tu facessi (e digli, quindi, cosa puoi fare, cosa sei disposto a fare, cosa farai e cosa no…)
– Trasforma la tua critica all’altro nell’espressione del tuo bisogno e desiderio all’altro
– Trasforma la tua pretesa (che equivale ad imporre un obbligo all’altro) in una richiesta (a cui l’altro quindi può dire sì come no)
– Trasforma la tua richiesta ampia, generica, vaga in una più utile e potenzialmente efficace richiesta concreta, specifica, circostanziata: cosa desideri e cosa vorresti che l’altro facesse in termini di comportamenti visibili ed azioni precise

Leggi e rileggi queste brevi indicazioni per capire come ti comporti e come comunichi con l’altro, l’effetto che ottieni e quello che potresti ottenere se cominciassi a modificare qualcosa del tuo modo di pensare, agire, comunicare.

Un equilibrio… In equilibrio

Il disturbo psicologico, come del resto ogni malattia fisica, della persona, con tutta la sua sofferenza, esprime un equilibrio, un adattamento, un compromesso che la persona ha trovato. Un equilibrio tra sé e la realtà, tra sé e gli altri, ma anche tra diverse parti di sé.
Il lavoro di conoscenza di sé, di crescita personale e di cura ha quindi l’obiettivo, prima di tutto, di comprendere il senso di questo equilibrio. Un equilibrio che la persona ha trovato perché lo ha cercato, lo ha scelto, lo ha deciso: ha deciso, con un grado maggiore o minore di consapevolezza, che date certe condizioni, materiali e soprattutto affettive, quello era il modo migliore per governare la situazione, per ottenere il meglio possibile, per cavarsela in quelle specifiche circostanze, per trovare una soluzione al problema di come andare avanti, come vivere, come essere “sufficientemente” felice o non essere “eccessivamente” infelice (solo, abbandonato, rifiutato, non amato, non stimato, stressato, depresso, angosciato, ecc.).
Questa decisione può essere recente o anche molto remota nella storia della persona. Può essere una decisione che la persona rinnova ogni giorno o cambia continuamente o anche un’unica, originaria, decisione che la persona, da bambino, prese “una volta per sempre” (di certo non consapevolmente) come modo migliore per stare al mondo, per ottenere il massimo possibile di gratificazione dei propri bisogni e per ridurre al minimo il grado di frustrazione con cui cimentarsi…
Perché alla fine della fiera, la felicità, di un attimo o di una vita intera, se vogliamo credere alla sua esistenza e per come la vogliamo concepire e perseguire, è una questione di bisogni soddisfatti, desideri conquistati, valori realizzati.
Ecco perché è così importante concepire il lavoro terapeutico e trasformativo come un lavoro di consapevolezza e responsabilità.
Che si tratti di stress o di fobie, di deliri o di dipendenza, di problemi al lavoro o di conflitti interpersonali, piuttosto che di altri sintomi di natura fisica, psicologica e interpersonale, la persona è chiamata da se stessa, dai suoi stessi malesseri, a interrogarsi su qualcosa di “misterioso” che deve essere compreso e a qualche livello “risolto”. Ovvero conoscere e comprendere il proprio funzionamento (pensieri, emozioni, abitudini, reazioni tipiche, modo di comunicare, gestione delle relazioni, ecc.) per “ri-decidere” cosa fare. Per rinnovare le scelte o per introdurre novità. Per continuare a fare ciò che fa da una vita o per cominciare a cambiare. Cominciare a cambiare qualcosa, anche di piccolo, ma veramente… Effettivamente… Realmente… Un pensiero, un’azione, un’abitudine. Comunque “realizzare” qualcosa di “realmente” differente dal precedente. Accogliendo, affrontando ed accettando di vivere nelle conseguenze delle proprie nuove scelte. Per cercare e mantenere un nuovo equilibrio. Fino a quando quell’equilibrio sarà sufficientemente funzionante e fonte di serenità, benessere… Felicità!!!
Pensa ad uno o più ambiti della tua vita, attualmente o con una prospettiva che va indietro nel tempo, e nota di cosa è fatto il tuo equilibrio, a cosa ti serve ora, a cosa ti è servito nel tempo. E… Respira … Ascolta le tue sensazioni ed emozioni… Rifletti … Decidi cosa farne di questo equilibrio…