I nostri problemi. Tre motivi, un’unica soluzione

Siamo abituati a pensare che i nostri problemi dipendano dallo stress, dagli eventi che ci troviamo a vivere, dalle situazioni che ci capitano, dalle sfortune che incontriamo, dalle circostanze avverse di varia natura. Stress, dunque, diversamente inteso ovvero causato da severità e arroganza del capo, negligenza dei collaboratori, divergenze e liti tra fratelli, dal governo ladro e incompetente, da pressioni incalzanti del partner che chiede e vuole, vuole e pretende o atteggiamenti freddi del partner che “non mi fa le coccole come una volta”. Oppure stress da mancanza di tempo, per stare coi figli o con il partner, coi genitori o con gli amici. Oppure stress perché devo restare a casa… Del resto, ha un suo fondo di verità pensare che quello che ci capita, ad esempio, una pandemia virale, condizioni in maniera più o meno potente e massiccia quello che viviamo, la sofferenza come la gioia.

Vero è anche che molto del nostro stato d’animo e del nostro modo di reagire dipende dai nostri pensieri su ciò che ci accade. Dalle nostre interpretazioni. Dalle nostre letture e prospettive sull’evento, più o meno condizionate dalla nostra storia di vita, dalla nostra sensibilità unica, dalla nostra ferita profonda.

Al tempo stesso, e in maniera fondamentale, di fronte a pensieri negativi, emozioni dolorose, preoccupazioni e angosce, rabbia e delusione, tristezza e solitudine, è un nostro specifico atteggiamento che può mantenere e alimentare la sofferenza emotiva. Il nostro pensare continuamente e rimuginare incessantemente su ciò che è successo e su come lo abbiamo vissuto. Restare, insomma, imprigionati dalle catene dei pensieri sui pensieri che pongono il faro su o soffiano sul fuoco di preoccupazioni, sensazioni e pensieri… Ingigantendoli, rendendoli più vivi e dolorosi alla nostra consapevolezza, continuando a lasciarli qui e ora, invece che lasciarli andare, via, per sempre.

Alla fine la soluzione è sempre la stessa: ci vuole CONSAPEVOLEZZA DELLE SCELTE che stai facendo, dei motivi o scopi per cui continui a fare quello che pure ti fa stare male, del continuare a indugiare nel vortice di pensieri apparentemente sensati e finalizzati a risolvere il problema, ma che di fatto di fanno ulteriormente sprofondare nella sofferenza e nell’impotenza.
E ci vuole RESPONSABILITÀ di agire in prima persona, in modo nuovo, smettendo di aspettare soluzioni o cambiamenti dall’esterno, al limite cercare di stimolarli; confrontarsi prima di tutto su cosa noi dobbiamo pensare e fare o non dobbiamo più pensare (rimuginare, ruminare) e fare, abbandonando vecchie abitudini dannose e cominciando a sperimentare nuove azioni, nuove scelte, nuovi modi per governare la nostra sofferenza emotiva.
Se questi due elementi non sono sufficienti e la persona non riesce da sé o con le risorse personali e interpersonali a sua disposizione a fare cambiamenti effettivi e rilevanti, può essere necessario l’apprendimento di uno o più METODI, strategie e tecniche di cambiamento che possono essere apprese all’interno di un percorso terapeutico.

#iorestoacasa… A pensare. Non troppo però…

Questo è un periodo pieno di paure realistiche ed ansie ingannevoli (come quasi sempre è per l’ansia), emozioni generate spesso da pensieri irrealistici, irrazionali, autosabotanti.

Pensa il giusto, dunque.
Pensare e prevedere scenari futuri in un ambiente minaccioso e poco controllabile ci ha permesso di evolverci come specie e adattarci ad un mondo in cambiamento, comunque un mondo imprevedibile e non sempre facilmente governabile. Hai visto il film “I Croods”?
Distingui, quindi, preoccuparti da occuparti e, soprattutto, riflettere da rimuginare. Pensare troppo rischia di trasformare il “valore” del pensiero nel “disvalore” dell’inazione.

Ti PREOCCUPI quando… Hai in mente scenari futuri, più o meno terribili, su cosa potrebbe accadere e ciò ti procura ansia ed altre emozioni (rabbia, angoscia, ecc.) ovvero uno stato psicofisiologico fatto di sensazioni corporee, senso di attivazione e allarme, emozioni e pensieri che sono utili fino a quando ti permettono di prendere una decisione e passare all’azione nella realtà. Azione concreta e specifica da verificare nei suoi effetti, capendo la situazione con accuratezza e modulando l’azione successiva. Ad esempio, abbiamo capito che dobbiamo restare a casa, per ridurre la possibilità di contagio, per contenere la malattia, per proteggere la salute, per tornare il prima possibile alle nostre occupazioni quotidiane.

Ti OCCUPI quando… Resti a casa, segui le prescrizioni governative in termini di rassicurazione dalla minaccia e protezione della salute e, nelle necessarie e giustificate restrizioni alla libertà e nell’impotenza, fai quello che puoi fare, ti prendi cura delle cose importanti per te e occupi il tempo in modo utile e divertente… Per sdrammatizzare, pur mantenendo un contatto adeguato con la realtà…

RIFLETTI quando… Capisci la lezione che questa situazione ti sta insegnando e sai che torneremo alla vita “normale” con la necessità di “cambiare” tutti le nostre “abitudini”, a tutti i livelli, globali e locali, individuali e collettivi, smettendo, solo per fare due esempi, di esaurire le risorse già in esaurimento e di inquinare l’aria che ci nutre…

RIMUGINI quando… Resti intrappolato nel tuo stesso pensiero. Sei impegnato in un’operazione mentale che, paradossalmente, invece che aiutarti a risolvere problemi, ti porta all’esaurimento emotivo e psicofisico tipico dello stress. Un pensiero astrattamente rivolto al futuro incerto, un pensiero a cui non seguono mai una decisione e un’azione concreta. Un pensiero ipotetico e ripetitivo, su scenari catastrofici, spesso solo teorici e poco probabili, che gira su se stesso senza offrirti soluzioni specifiche da adottare in concreto nella realtà per verificare cosa funziona e cosa non funziona, per comprendere e agire di nuovo in conseguenza di ciò che hai capito, fino a praticare la soluzione efficace.

Da ultimo, ma primariamente importante.
Lo so che non è facile, non sempre, non per tutti, abbandonare il rimuginare!!! Ma perché dovrebbe esserlo!?!?!?! Punto. Non ci pensare ulteriormente. Pensa ad occuparti CONCRETAMENTE, invece, di cosa fa veramente la DIFFERENZA nella tua giornata, nelle tue attività, nelle tue relazioni, nella tua qualità di vita, nella cura di te, degli altri, del mondo.

Distorsioni dell’ansia in tempo di emergenza

Di fronte al pericolo coronavirus, un senso di minaccia tanto diffuso quanto non ancora chiaramente definito nei suoi contorni, quantitativi e qualitativi, le parole d’ordine sono: proteggersi e rassicurarsi. Le azioni efficaci a tale scopo sono: restiamo a casa e rispettiamo ogni altra prescrizione governativa sostenuta e orientata dalle competenti autorità sanitarie. Bene. Ma attenzione ad alcuni rischi sempre in agguato in termini di ansia eccessiva e controproducente.
Molte persone spesso “si preoccupano delle loro preoccupazioni” in un circolo vizioso paradossale, che diventa patologico in quanto basato sulla seguente missione impossibile auto-imposta: “smetterò di preoccuparmi solamente quando non avrò più preoccupazioni in testa”!!! Questa è la strada che, a partire dalle buone intenzioni di risolvere un problema, un’ansia, una preoccupazione, porta la persona a confondere le sue previsioni negative con la realtà dei fatti (se mi preoccupo allora c’è da preoccuparsi, se mi preoccupo allora c’è qualcosa di minaccioso da temere) e, credendo che rimuginare all’infinito sia una soluzione efficace, finisce per esaurirsi psicofisicamente, rimanendo di fatto senza una effettiva ed efficace soluzione al problema di partenza, senza più energie mentali ed emotive e anche senza tempo per dedicarsi ad altro visto che è continuamente impegnata nel “pensare fine a se stesso”. Botte… Corna… E chitarra rotta… Dice il saggio.

La soluzione “all’ansia dell’ansia” prevede di smettere di guardare l’ansia per volgere lo sguardo altrove. Come?

4 possibili mosse, di cui puoi diventare progressivamente sempre più esperto:

Prima. Quando ti senti assediato dal pensiero ansioso ripetitivo inconcludente, poni l’attenzione sul RESPIRO e, ogni volta che ti accorgi di distrarti con pensieri ansiosi che invadono la tua mente, riporta semplicemente l’attenzione al respiro. È l’unico tuo scopo in quel momento.

Seconda. Focalizza un tuo pensiero ansioso (lo puoi fare con tutti i pensieri sostanzialmente) e riconoscilo per quello che è… Cioè SEMPLICEMENTE UN PENSIERO. Segui questa traccia, carta e penna. Ad esempio, col pensiero “sarà una catastrofe”… Scrivi “sarà una catastrofe”… Quindi scrivi “sto avendo il pensiero sarà una catastrofe”… Quindi ancora scrivi “noto che sto avendo il pensiero sarà una catastrofe”. Nota gli effetti su di te di questa tecnica di focalizzazione del pensiero rispetto alla tua capacità di distinguere il pensiero dai fatti reali. E quindi di farti sconvolgere da ciò che pensi anche se non è reale.

Terza. DEDICATI AI TUOI PENSIERI ANSIOSI. Creati uno spazio della giornata, uno e uno solamente, per rimuginare. Dieci minuti. Né uno di più, né uno di meno. Metticela tutta, come solo tu sai fare. In modo da lasciare il resto del tuo tempo e delle tue energie per dedicare tutto il tuo impegno a realizzare veramente la vita che vuoi…

Quarta. Lascia stare i pensieri ansiosi. LASCIALI ANDARE. Semplicemente dedicati ad attività per te importanti “senza se e senza ma” … Ecco, già ci stai pensando troppo!

Queste 4 strategie possono essere integrate tra loro e hanno certamente un’efficacia immediata per allontanare l’invasore mentale. Forse per sempre…
Ma non sempre accade questo. Se questi pensieri ansiosi, infatti, dovessero tornare a fare visita, anche se non invitati, allora sarebbe opportuno un aiuto specialistico per comprendere origine, funzione e significato di questi pensieri disturbanti. E per lasciarli fuori di sé veramente per sempre o per renderli meno disturbanti o per imparare a gestirli in modo efficace, semplicemente imparando a non dare loro troppa importanza…

Strategia per trasformare l’ansia dannosa per il futuro in azione utile al presente

L’ansia è uno stato mentale, emotivo e fisico legato alla percezione di minaccia e pericolo.
L’ansia è generata dal pensiero ansioso e dal modo in cui mantieni il tuo pensiero ansioso.
Il pensiero ansioso è un pensiero su futuri scenari negativi, a breve, medio e lungo termine in uno o più ambiti di vita. Previsioni di scenari negativi di varia forma, natura e misura. Previsioni su futuri problemi, catastrofi, tragedie, sciagure varie, ecc. Previsioni su giudizi, critiche e rimproveri che potrebbero arrivarti dagli altri, ecc. Previsioni di malattie, incidenti e accidenti vari.
Chi rimugina continuamente sulle proprie previsioni nefaste sta cercando una rassicurazione che non troverà mai perché non è in grado di trovarla. Forse non sa trovarla perché non ha mai imparato a rassicurarsi. Ma oggi è il primo giorno del resto della sua vita e può sempre iniziare da ora in poi ad imparare a fare quello che non sa fare…

Di fronte ad un tuo pensiero ansioso, dunque o ad un rimuginare ansioso sulla verità o meno della minaccia prevista dal pensiero ansioso preoccupato, invece che continuare a chiederti se il pensiero sia vero o meno, se la minaccia sia presente o meno, se sia grave, probabile, incombente, catastrofica, irreparabile e se puoi affrontarla o meno, semplicemente SPOSTA LA TUA ATTENZIONE. Dedica la tua energia, il tuo tempo, le tue azioni concrete ad occuparti di ciò che è realmente presente. Occupati cioè del tuo problema chiaro del momento e di cosa effettivamente e concretamente puoi e devi fare per risolverlo; occupati del tuo bisogno concreto del momento, di ciò che puoi fare per soddisfarlo. Questo spostamento dell’attenzione e delle altre tue risorse mentali e comportamentali è l’unica strategia utile ed efficace per andare avanti, invece che restare impantanato nell’infinito pensiero ipotetico di quello che forse è vero e forse no, che potrebbe accadere e chissà se accadrà mai…
Vero o non vero? Questo è il problema…
Utile o non utile? Questa è la soluzione!!!

Strategie psicologiche di sopravvivenza alla paura e all’emergenza

Rispetto a ciò che sta succedendo è facile provare le EMOZIONI più DISPARATE. Le emozioni sono informazioni che ci segnalano cosa sta avvenendo nel nostro rapporto con noi stessi e col mondo.
Emozioni numerose e diversificate, a cominciare da PAURA (legata ad un senso di pericolo e minaccia), ANSIA (legata all’imprevedibilità e all’incertezza della situazione), ANGOSCIA (legata ai contorni sfumati e nebulosi dell’indefinita evoluzione della situazione).

Per affrontare questa situazione e queste emozioni sono fondamentali quindi alcune STRATEGIE CONSAPEVOLI e RESPONSABILI:

Raccogli, da fonti autorevoli e competenti, le GIUSTE e REALISTICHE INFORMAZIONI per definire al meglio possibile i contorni della minaccia e del pericolo, in modo da riuscire a cercare le opportune ed efficaci strategie per proteggerti e rassicurarti.

RICONOSCI la tua VULNERABILITÀ e ACCOGLI le tue EMOZIONI che l’accompagnano: ansia, paura, angoscia, frustrazione, rabbia, tristezza, delusione, sentimenti di solitudine, altre ancora. A parte la paura, l’ansia e l’angoscia, già menzionate, è facile, ad esempio, in questo momento, sentirsi STRESSATI e FRUSTRATI per le costrizioni necessarie e per la prolungata convivenza imposta che non sempre riusciamo a tollerare e gestire al meglio; è facile sentirsi DELUSI e ARRABBIATI con qualcuno o qualcosa, non sempre ben definiti, perché le cose avrebbero dovuto e dovrebbero andare diversamente o perché la situazione è sfuggita di mano o è stata mal gestita o perché, semplicemente, non è corrispondente ai nostri desideri … È probabile che arrivi a trovarci anche la TRISTEZZA nel sentire la SOLITUDINE che stiamo vivendo, soprattutto se viviamo soli e non possiamo raggiungere o essere raggiunti dai nostri cari. Le emozioni vanno riconosciute, accolte e va dato loro un senso e un significato che ci aiuti ad attraversarle e superarle in modo utile e positivo.
Di emozioni non si muore. Anzi di emozioni si vive. Impariamo ad essere grati, quindi, alle emozioni che ci aiutano a comprendere ed affrontare le situazioni.

DISTINGUI le EMOZIONI dai PENSIERI CATASTROFICI che le generano e le alimentano. Puoi farti aiutare da carta e penna, facendo un disegno o uno schema a tuo piacere delle distinzioni che ti sto proponendo. Distingui ciò che è una minaccia, più o meno probabile, da ciò che è un pericolo certo. E ciò che potrebbe accadere di spiacevole e doloroso da ciò che temi e prevedi che sarà certamente terribile e catastrofico. Distingui, quindi, ciò che è solo ipotetico da ciò che è incombente, ciò che è lontano da ciò che è imminente. Ciò che è irreparabile da ciò che è rimediabile. Ciò che sarà certamente distruttivo da ciò che potrai, invece, sopportare.

STOP, dunque, ai PENSIERI RIPETITIVI di rimuginio sul futuro e ruminazione sul passato che alimentano l’ansia, l’angoscia e la depressione, senza offrirci veramente soluzioni efficaci per superarle.
E STOP ai PENSIERI “TUTTO o NULLA”: tutto è sbagliato, niente sarà più sereno, ciò che non è buono e perfetto è certamente e assolutamente negativo e catastrofico.

In modo più utile e produttivo, che sprofondare nel lamento vittimistico e nel mulinello dei pensieri disfunzionali, INDIVIDUA i BISOGNI che nascono da queste emozioni e FAI IL POSSIBILE per soddisfarli. Ad esempio, cosa puoi fare attualmente e in modo concreto per rassicurarti e proteggerti (bisogno)? Cosa può servire a consolarti e confortarti (bisogno)? Cosa può essere utile per impiegare il tempo che sei costretto a passare in casa (bisogno)? Come e quanto ti stai impegnando concretamente per affrontare la noia (emozione eventuale) e la costrizione (bisogno)?

Impara a RICONOSCERE e ad avere FIDUCIA nelle tue RISORSE, personali e interpersonali, anche collettive. Cercale, scovale, usale, condividile. È RISORSA tutto ciò che ti può essere UTILE e aiutare a soddisfare i tuoi bisogni, modulare le tue emozioni, affrontare i tuoi problemi, a realizzare ciò che ti piace.

ACCETTA LA REALTÀ per quella che è e smetti di confrontarla, in modo di fatto sterile e improduttivo, con ciò che dovrebbe essere per realizzare appieno i tuoi desideri. Adesso è così!!!

PRENDI il BUONO allora. Sei costretto a casa, ti senti ridimensionato nella tua libertà e nei tuoi progetti, sei preoccupato per il lavoro… Allora dedicati con IMPEGNO a CURARE ciò che solitamente trascuri. Questo è quello che puoi fare ora. Questo è quello che devi fare per tutelare il tuo benessere e quello di chi ami.

Semplicemente, infine e importantissimo, SII “COMPASSIONEVOLE”. Compi, “semplicemente” e “il più possibile che ti è possibile”, atti di gentilezza, bontà, amorevole cura, disponibilità, generosità, calore, presenza, ascolto…

In attesa di trovare il vaccino per il coronavirus, che tu sia favorevole o meno ai vaccini, credo che tu sarai certamente favorevole alla fantasia come vaccino alla noia, alla creatività come antidoto all’abitudine stantia, alla condivisione amorevole ed empatica come fonte di rassicurazione e gioia.

La storiella dei 6 piccioni

Cosa ti sta insegnando la crisi?

Conosci la storiella dei 6 piccioni? C’erano sei piccioni su un albero… Uno pensò di volare… Quanti ne rimasero?

Oggi siamo giustamente preoccupati di qualcosa dai contorni ancora troppo sfumati e nebulosi, quindi fonte di ansia e angoscia; cerchiamo varie forme di protezione, rassicurazione e sostegno alla nostra capacità di resistere, di farcela ad uscire da questo incubo così reale.
E già cominciamo a pensare a quando ne saremo fuori… A cosa dovrà cambiare… A cosa ciascuno di noi dovrà cambiare…
Questo è proprio il momento per comprendere la differenza tra individuare i problemi e trovare le soluzioni. Ma soprattutto tra individuare soluzioni vaghe e tradurle in soluzioni specifiche. E ancora di più tra “pensare” e “praticare” le soluzioni.
Siamo troppo amanti della sicurezza, delle abitudini, delle strade note, della zona di comfort. È normale: la sicurezza e la protezione dai pericoli esprimono il primo fondamentale bisogno dell’essere umano che ci ha permesso di mettere una base sicura per evolverci fino ad oggi. E proprio oggi qualcuno, da molti versanti, in realtà, sostiene che il “sistema evoluto” sia arrivato al collasso. Grazie, allora, coronavirus. Grazie per l’allarme che hai suonato… Prima che l’incendio bruciasse tutto e tutti.
Ora spegniamo l’incendio… Ma dopo non dimentichiamo la lezione… Anzi…
Ciascuno di noi cominci a “scrivere” (non basta pensarlo) quale lezione sta imparando da quello che sta succedendo… E come questo apprendimento sarà guida concreta per nuove azioni… Nuove abitudini… Nuovi modi per prenderci cura della nostra vita…

Proteggi la tua luna

Un maestro zen viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare.

Il maestro tornò e lo sorprese. «Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare,» disse al ladro «e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo».

Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò.

Il maestro si sedette, nudo, a contemplare la luna. «Pover’uomo,» pensò «avrei voluto potergli dare questa bella luna».

… … …

Racconto tanto breve quanto pieno di spunti di esplorazione. Come tante storie zen, anche questa è fatta per essere depositata dentro di sé… E fare da guida in qualche modo…

Dove ti porta questa storia?

A volte ciascuno di noi è un po’ ladro, a volte maestro…

Quando ti comporti come quel ladro?

E quando come il maestro?

Cosa rende ricca la tua vita?

Quando ti ritrovi nudo … A contemplare la luna?

Pensando all’attuale situazione di emergenza sanitaria (in cui purtroppo alcuni hanno perso la vita, altri si sono ammalati più o meno gravemente, tutti dobbiamo sottostare a restrizioni della nostra libertà) e prevedendo la prossima emergenza economica (nuovi disegni di vita collettiva e individuale, con sacrifici e rinunce un po’ per tutti), è fondamentale riconoscere e valorizzare ciò che non può esserci tolto. Questo è il mio invito oggi, a guardare per godere di ciò che è la tua ricchezza: emotiva, interiore, dei rapporti interpersonali. Questo virus ci sta rubando tanto… Possiamo impegnarci a proteggere la nostra luna…

A casa puoi essere padrone

La minaccia è presente. Abbiamo paura di qualcosa che sembra più grande di noi, più potente di noi e che peraltro ancora non conosciamo bene.
La frustrazione è presente. Le cose non vanno come vorremmo o come dovrebbero andare e le nostre reazioni emotive oscillano soprattutto tra paura e rabbia.
La capacità di affrontare minaccia e frustrazione dobbiamo crearla, quotidianamente. Seguendo, tutti, alcune prescrizioni comuni e inventando, ciascuno di noi, qualcosa di specifico e adatto a sé.
Ecco alcune ispirazioni e indicazioni concrete:
1. Accogli le tue emozioni e prenditene cura. È comprensibile che tu sia spaventato, preoccupato, arrabbiato, confuso, ecc. È normale che tu riconosca queste emozioni come sane, comprensibili e legittime reazioni psicologiche a ciò che sta accadendo. Cogli il bisogno (rassicurazione, sfogo, condivisione, ecc.) e trova una risposta utile e percorribile al momento. Rassicurarsi non significa prevedere tutto, controllare ogni cosa, eliminare ogni rischio. Rassicurarsi vuol dire cercare il “massimo di protezione realisticamente ottenibile“. Ma quali sono i contorni di ciò che può rassicurarti? Sono sfumati? Difficili da individuare? Allora, ad esempio, “senza ulteriori pensieri”, sapendo che è “solo temporaneamente”, sostituisci baci e abbracci con bevande calde e risate a crepapelle. Sperando che sia solo temporaneamente!
2. Cerca distrazioni. Solo due momenti quotidiani per aggiornarti. E regolare il tuo comportamento… Altrimenti metti il lievito alla farina…
3. Distogli la tua attenzione dai tuoi pensieri negativi ripetitivi. Sono vento sul fuoco… Usa il tempo per occuparti di ciò che per te è importante invece che preoccuparti rispetto a ciò che non puoi prevedere…
4. Porta la tua attenzione altrove. Anticipa la privavera che sta arrivando, cerca luci, profumi e colori, fatti ispirare dalla tua parte “sanamente folle”, creativa, intuitiva, saggia, intelligente, capace di ogni tipo di adattamento.
5. Ringrazia il momento eccezionale. Quello che sta succedendo ti permette di ripassare una grande lezione: cosa puoi controllare e cosa è fuori dal tuo controllo. Cosa, soprattutto, è parte fondamentale del tuo agire concreto per controllare ciò che può proteggerti.
Molta parte della nostra sofferenza non è tanto dovuta a frustrazione, delusione, pensieri negativi ed emozioni dolorose… Fanno parte della vita… Quanto al modo in cui alimentiamo tutto ciò attraverso il tentativo fallimentare di controllare l’incontrollabile. Tentativi non solo inefficaci, ma anche controproducenti, in quanto contribuiscono a “fissare la sofferenza“, ad aumentare l’intensità delle emozioni negative, la loro comparsa continua, la loro permanenza.
Da ultimo, di certo non per importanza: porta la tua attenzione sull’idea (e la conseguente azione) che ciascuno di noi può sempre impegnarsi per i propri valori. Anche se a volte dobbiamo aggiornare gli scopi, accettando un ridimensionamento dei nostri desideri e delle nostre aspettative, possiamo sempre fare qualcosa, aggiustando la rotta, ma mantenendo la direzione…
“Andrà tutto bene”… “Restiamo a casa” e quando ne saremo fuori… Sarà il momento di iniziare veramente a fare qualcosa di diverso da quello che ci ha portati fin qui…

Il pensiero utile

A volte, può essere utile pensare positivo ovvero percepire il bicchiere mezzo pieno e soprattutto berlo. Altre volte, pensare positivo rischia di incrementare ulteriormente la frustrazione, la delusione, la minaccia, illudendoci che siamo rimasti impantanati nella cioccolata o ancora peggio che ciò che puzza ci deve sembrare un dolce profumo. Il rischio è di restare incastrati nella trappola del pensiero positivo.
Pensare positivo non significa, dunque, scambiare la realtà con il desiderio né confondere ciò che è andato male con qualcosa di diverso. Né sottovalutare minacce e pericoli oggettivi.
Per ridurre la sofferenza, affrontare ciò che ci spaventa, confrontarci con ciò che ci addolora e contrastare lo stress, è utile invece “pensare realisticamente”. Cioè pensare a ciò che è andato storto, e continua ad essere lontano da ciò che vorremmo, come qualcosa di raddrizzabile, come qualcosa di doloroso, ma affrontabile.
Il vero pensiero positivo è quello utile a farci andare avanti… Nonostante ciò che esiste di negativo nella realtà.
Il pensiero utile è quello che prevede “un dopo possibile”… Nonostante ciò che è accaduto.
Un dopo possibile è lo spazio della resilienza ovvero della capacità di resistere a condizioni avverse senza perdere fiducia, speranza e capacità concreta di farcela.
Un dopo possibile è il tempo della creatività per costruire comunque una propria qualità di vita. Un dopo possibile è semplicemente credere nella possibilità di andare avanti e praticare concretamente “ora” questo credo, anche quando la vita ci ha riservato paure e imprevedibilità, frustrazioni e fallimenti, ingiustizie e angosce, perdite e dolori.
Il pensiero veramente positivo e utile è qualcosa potenzialmente a disposizione di tutti, ma che non sempre riusciamo a rendere realtà effettiva e azione concreta. Resta comunque e sempre la speranza e la possibilità di trovare un proprio modo…

Prendersi cura della propria paura

Il coronavirus ci minaccia.
In questo momento di così ampia diffusione di un senso di minaccia imprevedibile e di impotenza, diventa più importante che mai imparare a capire cosa è in nostro potere fare per ridurre il rischio e il pericolo.
Di fronte alla paura dobbiamo saperci proteggere e rassicurare. E questo richiede prima di tutto di definire e conoscere, al meglio possibile, i contorni del pericolo temuto. Richiede, dunque, di affidarci a persone competenti che sappiano fornirci informazioni certe e motivate. Prima ancora che possibilità, indicazioni e strumenti di prevenzione e di riparazione del danno eventuale (contagio e malattia).

https://www.psy.it/vademecum-psicologico-coronavirus-per-i-cittadini-perche-le-paure-possono-diventare-panico-e-come-proteggersi-con-comportamenti-adeguati-con-pensieri-corretti-e-emozioni-fondate

https://emdr.it/index.php/coronavirus-cosa-sta-succedendo/

Cosa può succedere concretamente? Quali rischi corro effettivamente? Quanto è grave e imminente ciò che potrebbe succedere? Cosa sarebbe effettivamente catastrofico e cosa certamente doloroso e spiacevole, ma affrontabile e tollerabile? Quali misure devo adottare preventivamente per ridurre la probabilità che la minaccia diventi danno reale? Quali misure devo adottare eventualmente per rimediare al danno avvenuto? Queste domande, in questo momento, sono quasi più importanti delle risposte, se ci permettono di ragionare con sufficiente lucidità per arrivare a strategie di rassicurazione e protezione realistiche ed efficaci senza abbandonarci all’allarmismo panicante.

Ciascuno noi nella vita cerca di raggiungere gli obiettivi che gli permettono di vivere una vita “piena” ovvero una vita orientata dai valori personali consapevoli, tra cui, in primis, l’amore per sé e per gli altri. Questo, quindi, un ultimo, ma non meno importante, spunto di riflessione e azione. In questo momento di paura, perdita di controllo e anche di riduzione di libertà per le limitazioni di movimento a cui siamo, giustamente, costretti, cerchiamo di mantenere il faro acceso sul nostro impegno concreto a fare ciò che rende la nostra vita una vita di qualità. Molto può toglierci la paura. Non facciamoci togliere l’amore, la cura di sé, la cura degli altri, la comprensione dell’altro e la compassione… che tanto ci confortano nei momenti difficili e tanto carburante ci forniscono per realizzare la vita che vogliamo.