Ansie

La formula razionale dell’ansia dice che la nostra ansia rispetto ad un evento che temiamo è direttamente proporzionale alla gravità per noi dell’evento, alla sua probabilità da noi stimata e all’imminenza dell’evento che crediamo possa accadere. Più un evento è da noi vissuto come grave, probabile e vicino a verificarsi e più sale la nostra ansia. Al tempo stesso, sempre la stessa nostra ansia è inversamente proporzionale alla nostra capacità percepita di tollerare e riparare le conseguenze dell’evento temuto e realizzato. Più sentiamo di poter affrontare ciò che accadrà e di poter mettere a posto eventuali danni e minore sarà la nostra ansia.

Ma la sola testa non sempre governa il nostro agire…

La formula emotiva dell’ansia ovvero la nostra ‘pancia’ dice invece che quando abbiamo l’ansia spesso l’analisi razionale passa in secondo piano, non la consideriamo, non ci facciamo guidare da essa, piuttosto dalla paura che ci porta ed evitare l’evento temuto.

Le viscere sono il nostro vero cervello che guida il nostro agire…

La formula compassionevole dell’ansia ovvero il ‘cuore’ ci invita a ‘stare nell’ansia’… Fiduciosi che ciò che accadrà sarà assolutamente per noi vivibile… Che l’ansia può essere dolorosa, ma non ci distrugge… Che l’ansia passerà… Che la nostra vita non è ridotta alla nostra ansia… Che la nostra vita può essere guidata dalla nostra forza, saggezza, gentilezza e accettazione non giudicante per le cose come sono (anche se spesso le giudichiamo perché le vorremmo diverse da quelle che sono)… Che la nostra vita è disegnata dalle nostre ‘azioni guidate dai nostri valori’… Da cosa per noi è veramente importante…

La prossima volta che ti trovi in compagnia della tua ansia… Chiediti: cosa sto scegliendo? Per cosa per me importante?

Da Natale a Santo Stefano

Quando succede qualcosa di imprevisto e doloroso, hai due strade da percorrere.
Quando arriva improvvisamente qualcosa di indesiderato, PUOI seguire due strategie fondamentali.
Quando, ad esempio, scopri di essere stato tradito, quando ti viene a trovare, non invitata, una malattia, quando ti accorgi che i conti non tornano, quelli materiali e quelli psicologici, quando ti si presenta una grande delusione, nei rapporti affettivi o in quelli lavorativi, hai due strade che DEVI percorrere, fino a quando si ricongiungeranno nella direzione unica della tua serenità.
Puoi perché devi e devi perché puoi: chissà se è solo un gioco di parole o una spinta motivante fondamentale?!
DEVI (perché puoi) essere disponibile interiormente ad accogliere ciò che è arrivato. Non devi combatterlo. Devi conoscerlo per comprenderlo. Per lasciarlo essere, senza volerlo scacciare. Non è facile lo so. È controintuitivo, lo so. Naturalmente o automaticamente, tenderemmo a fare la lotta contro sensazioni spiacevoli e pensieri disturbanti, vorremmo scacciare via angoscia e frustrazione, vorremmo cambiare ciò che purtroppo non possiamo cambiare: ciò che è successo e ciò che non dipende da noi. Comprensibile, ma spesso poco utile, soprattutto se la lotta è fatta a colpi di ruminazione rabbiosa su quanto è successo e sugli altri deludenti; di ruminazione depressiva su quanto non doveva succedere e forse è colpa nostra, del nostro scarso valore e della nostra fragilità; di rimuginio ansioso su ciò che potrebbe succedere ancora e che vorremmo tentare, inutilmente, di prevedere, prevenire e controllare. Purtroppo queste catene di pensieri ripetitivi non ottengono mai l’effetto di rassicurarci o rassenerarci e proprio per questo non finiscono mai.
Ruminazione e rimuginio aggiungono solo dolore evitabile al dolore inevitabile. Conosci il detto “dura da Natale a Santo Stefano”? Ecco: è stato creato per spiegare l’effetto rassicurante e rasserenante del pensiero ripetitivo rimuginante e ruminativo.
Molto più utile è ‘aprirsi’ alla propria esperienza dolorosa e lasciare che compia il suo naturale decorso che va dalla consapevolezza al picco, quindi al calo fino all’esaurimento della sua carica dolorosa.
E contemporaneamente…
PUOI (perché devi) occuparti dei tuoi bisogni e di cosa è veramente importante per te. Puoi prenderti cura delle cose che fanno realmente la differenza nella tua vita. Puoi scegliere con maggiore consapevolezza maturata dall’apertura al dolore. Puoi agire con maggiore responsabilità senza farti travolgere dalle esperienze frustranti e deludenti che ti vengono a trovare. Chiediti, ad esempio: nonostante quello che è accaduto, come posso continuare ad impegnarmi concretamente per creare la vita che vorrei? Come posso agire concretamente per realizzare i miei bisogni e desideri nonostante ogni scelta non sia perfetta e abbia un prezzo da pagare? Quale prima azione utile posso fare e devo fare per avvicinarmi a ciò che vorrei, chiaramente consapevole che a qualcosa devo rinunciare?
Accogliere e agire. Agire e accogliere.
Quello che succede nella nostra vita è importante. Quello che facciamo con ciò che ci è arrivato può fare veramente la differenza…

Il paradosso della ricerca di sicurezza

Succede qualcosa. O semplicemente la pensi, la immagini, la prevedi… Provi ansia e paura. Cerchi riassicurazioni. Ottieni rassicurazione a breve termine, ma un aumento dell’ansia e del bisogno di rassicurazione. E ricomincia il circolo vizioso che alla ricerca di rassicurazione finisce per aumentare la tua ansia o paura.
Oltre il danno la beffa.

Che fare? Due strategie.
1. Prova ad astenerti dal tentativo fallimentare di ricercare una rassicurazione che non arriva mai. Provando e riuscendo ad astenerti dalla ricerca di rassicurazione, almeno per un po’, riuscirai a cogliere meglio i tuoi stati mentali (pensieri, emozioni, sensazioni somatiche) che ti guideranno verso strategie e soluzioni realmente efficaci per regolare la tua ansia o paura.
2. Riconosci le tue distorsioni di pensiero che nelle svariate forme possono ricondursi a due fondamentali:
– Vuoi controllo assoluto e nessuna incertezza!
– Vuoi che tutto sia perfettamente corrispondente ai tuoi bisogni e desideri!

Ecco allora: prova a vivere, agire, pensare fuori da questi due recinti che ti sei costruito intorno. Quando imparerai a scegliere di agire fuori dall’aspettativa/pretesa che tutto sia perfetto e sotto il tuo controllo assoluto, allora, con molta probabilità, imparerai a creare la tua vera realistica serenità.
In fin dei conti, si tratta di insegnare ai tuoi sogni a comunicare con la realtà…

La realtà e la speranza

Di cosa è fatta oggi la realtà. Dipende da come la leggi e da come te la racconti. Fatti. Emozioni. Pensieri. Azioni.
Di cosa è fatta la speranza. Dipende da come te la racconti e come la progetti. Fatti. Emozioni. Pensieri. Azioni.
La realtà oggi è piena di incertezza. Non fosse altro perché ne esistono narrazioni molto differenti. Anche dallo stesso polo. Piena di paura. Rabbia. Preoccupazione. Dispiacere. Confusione. Smarrimento. Angoscia. Impotenza. Anche disperazione. Ogni pensiero sembra sterile. Ogni azione bloccata o percepita come inefficace a trovare finalmente una soluzione. O comunque ogni scelta sembra sempre una coperta troppo corta. E anche questa è una delle narrazioni possibili. Solo una tra le tante.
Per affrontare la realtà, che sia dura o confusa o ingiusta o disperata, come percepita da ciascuno di noi, come ascoltata, letta, raccontata, creduta ‘vera’, c’è bisogno di pensieri che lascino intravedere possibilità e quindi speranza. La fiducia e l’impegno nella possibilità di superare il momento difficile e tornare a ‘cavarcela’ che significa trovare la propria strada. Ognuno a suo modo. Tornare a vivere cercando la propria strada, il senso personale. Il significato e il valore della vita. Nel senso più concreto del termine.
Quali azioni utili?
Le azioni discendono dai pensieri, dalle convinzioni, da ciò che crediamo sia ‘vero’.
Esiste una verità oggettiva o esistono tante verità soggettive quante quelle che possiamo immaginare e raccontare?
Questo è uno di quei momenti, più di altri, in cui ciascuno di noi deve tendere ad ancorarsi a quelle ‘tre certezze’, tre, che possiede, in cui crede, ciascuno ha le sue, che considera pilastri e valori a cui aggrapparsi come riferimento per ‘passare la nottata’. Per un progetto a lungo termine da tenere sempre vivo, accesso, entusiasmante.
Individua questi tuoi pilastri e valori, più o meno di tre che siano, riconoscili e rendili la tua base sicura, in attesa di tornare a vivere la vita che vorresti, in attesa di cominciare a vivere una vita rinnovata dalle esperienze.

Dalla minaccia alla sicurezza

Ti propongo un piccolo esercizio di “attenzione auto-esplorativa” per comprendere la tua sensibilità antica o ferita emotiva legata alla frustrazione di bisogni emotivi e interpersonali fondamentali come il bisogno di calore, protezione e sicurezza; il bisogno di stima e amore; il bisogno di stimolazione e incoraggiamento; il bisogno di appartenenza e inclusione sociale.

Per imparare a comprendere come la tua mente sia “impostata in origine” per cogliere “certi segnali di minaccia interpersonale” e per amplificare certi stati d’animo legati alla frustrazione di bisogni importanti nelle relazioni.

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in ansia o per alimentare la tua ansia e renderla persistente

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti depresso o per alimentare il tuo stato angoscioso e renderlo duraturo

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti arrabbiato o per alimentare la tua frustrazione e delusione e mantenerle sempre presenti…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti in colpa, sbagliato, inadeguato e fallito o per alimentare questi stati dolorosi fino a cronicizzarli…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti continuamente indegno, non amabile o alimentare questi tuoi vissuti e renderli sempre attivi dentro di te…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti ovunque e comunque fragile, debole, vulnerabile o alimentare queste percezioni di te e renderle il tuo unico vestito…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti sempre strano, diverso dagli altri ed escluso alimentando questi vissuti fino a mantenere un profondo ritiro dagli altri e dalla vita

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in qualunque altra tua condizione stressante emotivamente o tendere ad alimentarla e a renderla stabile e onnipresente…

Ora che hai notato la tua tendenza automatica a focalizzare l’attenzione su stimoli per te sensibili, ti invito ad aver fiducia di poter de-automatizzare qualcosa che finora hai ritenuto da te incontrollabile, ti invito a spostare la tua attenzione da quegli stimoli “minacciosi”, “dolorosi”, “sensibili” ad altri stimoli per te “neutri” o anche “positivi”; ad esempio:

  • quando ti accorgi di essere concentrato sullo sguardo giudicante dell’altra persona… inizia ad osservare come è vestita, i colori che porta, le scarpe che indossa, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sui bisogni dell’altro… inizia a notare come tu sei vestito, colori, scarpe, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sulle pretese dell’altro… inizia a pensare a cosa mangerai stasera a cena;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sugli atteggiamenti arroganti e svalutanti dell’altro… inizia a concentrarti sul film che guarderai stasera;
  • quando ti accorgi di essere concentrato su come appari agli occhi dell’altra persona… inizia a trovare nomi di oggetti per ogni lettera dell’alfabeto…

In sintesi: riconosci dove solitamente tendi a focalizzare la tua attenzione… sposta la tua attenzione su stimoli neutri … E verifica l’effetto che fa su di te questo spostamento dell’attenzione… dalla minaccia alla sicurezza…

Se inizi a praticare con costanza questo “spostamento dell’attenzione” diventerai probabilmente più capace di regolare i tuoi stati emotivi, riducendo quelli angosciosi e aumentando quelli più leggeri e sereni…

Inizia e procedi … Procedi senza aspettarti risultati magici e miracolosi… Continua con fiducia e determinazione e gradualmente acquisirai questa importante abilità di autoregolazione emotiva…

Lo scopo dello scopo

Perché è importante quello che fai? Qual è lo scopo di quello che fai?
Perché è importante quello scopo? A cosa ti serve inseguire quello scopo?

In queste domande si racchiude l’essenza del processo esplorativo di sé.
Lo si fa in un percorso terapeutico che la persona ha intrapreso per curare la sua sofferenza emotiva, per affrontare lo stress quotidiano, per risolvere i suoi problemi comportamentali e per superare le sue difficoltà nelle relazioni.
Lo puoi cominciare a fare anche da solo, seguendo alcuni passaggi specifici e l’esempio concreto che ti espongo (ansia sociale) come guida per un’effettiva auto-esplorazione.

1. Individua un tuo problema
2. Individua la strategia che stai adottando per tentare di risolverlo
3. Individua lo scopo che stai perseguendo con questa strategia, oltre un generico “perché voglio risolvere il mio problema” ovvero a cosa mira questa strategia, a cosa ti serve
4. Individua lo scopo dello scopo ovvero perché per te è importante perseguire quello scopo
5. Quale prezzo paghi con questo tuo “comportamento strategico”
6. Effetto della strategia per risolvere il problema
7. Come posso rimodulare lo scopo
8. Come posso rimodulare lo scopo dello scopo in modo che sia meno irrealistico
9. Quali nuovi scopi e nuovi effetti ottengo

Esempio.
1. Ho ansia sociale, timore del giudizio degli altri, del loro giudizio negativo, ad esempio di essere giudicato brutto, grasso, goffo, incapace, strano o altro
2. Sto evitando di uscire
3. Miro ad evitare di espormi allo sguardo degli altri ed essere giudicato negativamente
4. Non posso sostenere di essere giudicato negativamente, è troppo doloroso, “sarebbe” troppo doloroso. È la mia ferita, la mia sensibilità a sentirmi “sbagliato… Incapace… Inadeguato… Difettoso…”. È la mia storia, la storia di una vita. Vorrei nessuna ansia, nessun dolore…
5. Il prezzo che pago (per evitare persone, temuti giudizi, temuta intollerabilità del dolore del giudizio e tutte le sensazioni legate alla mia ferita dolorosa che tende a riemergere) è la solitudine, la mancanza di relazioni che pure desidero (amici, partner, vita sociale), la difficoltà a lavorare con serenità.
6. L’effetto è una sofferenza emotiva legata ad una povera o stressante vita sociale, affettiva e lavorativa.
7. Posso imparare ad affrontare lo sguardo e l’incontro con gli altri, l’eventuale giudizio negativo e l’ansia da giudizio negativo.
8. Posso imparare a sostenere il dolore connesso all’eventuale giudizio negativo temuto.
9. Il mio nuovo scopo non è evitare, ma cercare. Cercare ciò che desidero. Anche rischiando l’emergere della mia dolorosa sensibilità al giudizio. Riesco gradualmente a sperimentarmi in situazioni sociali, sto conoscendo nuove persone, riesco a vivere buoni momenti con gli altri, riesco a tollerare anche momenti di ansia legata alle mie paure di essere giudicato, posso stare con gli altri senza dover necessariamente piacere a tutti o essere simpatico a tutti i costi, mi sono creato la mia piccola ma importante cerchia di frequentazioni; anche al lavoro riesco a concentrarmi meglio in quello che devo fare senza preoccuparmi troppo di cosa vede e pensa l’altro di me.

Ciò che rende “problematico il problema” è che, in genere, il nostro scopo è realistico, sufficientemente realizzabile, ma è sorretto da uno “scopo dello scopo” alquanto irrealistico, al limite dell’impossibile, con criteri elevatissimi per sentirlo soddisfatto. Nell’esempio su esposto: puoi raggiungere lo scopo di evitare situazioni sociali giudicanti e l’ansia conseguente (pur pagando costi emotivi elevatissimi), ma non puoi evitare completamente o eliminare totalmente dalla tua vita ansia, dolore, frustrazione (i costi che paghi stanno peraltro a dimostrarlo: per evitare il dolore da giudizio paghi col dolore da solitudine e restringimento delle tue aree vitali).
Credo che tu sia ora pronto per l’auto-esplorazione…
Trova un tuo problema, segui i passaggi, verifica l’effetto che ottieni: cosa comprendi e cosa intraprendi da ora in poi…

I nostri problemi. Tre motivi, un’unica soluzione

Siamo abituati a pensare che i nostri problemi dipendano dallo stress, dagli eventi che ci troviamo a vivere, dalle situazioni che ci capitano, dalle sfortune che incontriamo, dalle circostanze avverse di varia natura. Stress, dunque, diversamente inteso ovvero causato da severità e arroganza del capo, negligenza dei collaboratori, divergenze e liti tra fratelli, dal governo ladro e incompetente, da pressioni incalzanti del partner che chiede e vuole, vuole e pretende o atteggiamenti freddi del partner che “non mi fa le coccole come una volta”. Oppure stress da mancanza di tempo, per stare coi figli o con il partner, coi genitori o con gli amici. Oppure stress perché devo restare a casa… Del resto, ha un suo fondo di verità pensare che quello che ci capita, ad esempio, una pandemia virale, condizioni in maniera più o meno potente e massiccia quello che viviamo, la sofferenza come la gioia.

Vero è anche che molto del nostro stato d’animo e del nostro modo di reagire dipende dai nostri pensieri su ciò che ci accade. Dalle nostre interpretazioni. Dalle nostre letture e prospettive sull’evento, più o meno condizionate dalla nostra storia di vita, dalla nostra sensibilità unica, dalla nostra ferita profonda.

Al tempo stesso, e in maniera fondamentale, di fronte a pensieri negativi, emozioni dolorose, preoccupazioni e angosce, rabbia e delusione, tristezza e solitudine, è un nostro specifico atteggiamento che può mantenere e alimentare la sofferenza emotiva. Il nostro pensare continuamente e rimuginare incessantemente su ciò che è successo e su come lo abbiamo vissuto. Restare, insomma, imprigionati dalle catene dei pensieri sui pensieri che pongono il faro su o soffiano sul fuoco di preoccupazioni, sensazioni e pensieri… Ingigantendoli, rendendoli più vivi e dolorosi alla nostra consapevolezza, continuando a lasciarli qui e ora, invece che lasciarli andare, via, per sempre.

Alla fine la soluzione è sempre la stessa: ci vuole CONSAPEVOLEZZA DELLE SCELTE che stai facendo, dei motivi o scopi per cui continui a fare quello che pure ti fa stare male, del continuare a indugiare nel vortice di pensieri apparentemente sensati e finalizzati a risolvere il problema, ma che di fatto di fanno ulteriormente sprofondare nella sofferenza e nell’impotenza.
E ci vuole RESPONSABILITÀ di agire in prima persona, in modo nuovo, smettendo di aspettare soluzioni o cambiamenti dall’esterno, al limite cercare di stimolarli; confrontarsi prima di tutto su cosa noi dobbiamo pensare e fare o non dobbiamo più pensare (rimuginare, ruminare) e fare, abbandonando vecchie abitudini dannose e cominciando a sperimentare nuove azioni, nuove scelte, nuovi modi per governare la nostra sofferenza emotiva.
Se questi due elementi non sono sufficienti e la persona non riesce da sé o con le risorse personali e interpersonali a sua disposizione a fare cambiamenti effettivi e rilevanti, può essere necessario l’apprendimento di uno o più METODI, strategie e tecniche di cambiamento che possono essere apprese all’interno di un percorso terapeutico.

#iorestoacasa… A pensare. Non troppo però…

Questo è un periodo pieno di paure realistiche ed ansie ingannevoli (come quasi sempre è per l’ansia), emozioni generate spesso da pensieri irrealistici, irrazionali, autosabotanti.

Pensa il giusto, dunque.
Pensare e prevedere scenari futuri in un ambiente minaccioso e poco controllabile ci ha permesso di evolverci come specie e adattarci ad un mondo in cambiamento, comunque un mondo imprevedibile e non sempre facilmente governabile. Hai visto il film “I Croods”?
Distingui, quindi, preoccuparti da occuparti e, soprattutto, riflettere da rimuginare. Pensare troppo rischia di trasformare il “valore” del pensiero nel “disvalore” dell’inazione.

Ti PREOCCUPI quando… Hai in mente scenari futuri, più o meno terribili, su cosa potrebbe accadere e ciò ti procura ansia ed altre emozioni (rabbia, angoscia, ecc.) ovvero uno stato psicofisiologico fatto di sensazioni corporee, senso di attivazione e allarme, emozioni e pensieri che sono utili fino a quando ti permettono di prendere una decisione e passare all’azione nella realtà. Azione concreta e specifica da verificare nei suoi effetti, capendo la situazione con accuratezza e modulando l’azione successiva. Ad esempio, abbiamo capito che dobbiamo restare a casa, per ridurre la possibilità di contagio, per contenere la malattia, per proteggere la salute, per tornare il prima possibile alle nostre occupazioni quotidiane.

Ti OCCUPI quando… Resti a casa, segui le prescrizioni governative in termini di rassicurazione dalla minaccia e protezione della salute e, nelle necessarie e giustificate restrizioni alla libertà e nell’impotenza, fai quello che puoi fare, ti prendi cura delle cose importanti per te e occupi il tempo in modo utile e divertente… Per sdrammatizzare, pur mantenendo un contatto adeguato con la realtà…

RIFLETTI quando… Capisci la lezione che questa situazione ti sta insegnando e sai che torneremo alla vita “normale” con la necessità di “cambiare” tutti le nostre “abitudini”, a tutti i livelli, globali e locali, individuali e collettivi, smettendo, solo per fare due esempi, di esaurire le risorse già in esaurimento e di inquinare l’aria che ci nutre…

RIMUGINI quando… Resti intrappolato nel tuo stesso pensiero. Sei impegnato in un’operazione mentale che, paradossalmente, invece che aiutarti a risolvere problemi, ti porta all’esaurimento emotivo e psicofisico tipico dello stress. Un pensiero astrattamente rivolto al futuro incerto, un pensiero a cui non seguono mai una decisione e un’azione concreta. Un pensiero ipotetico e ripetitivo, su scenari catastrofici, spesso solo teorici e poco probabili, che gira su se stesso senza offrirti soluzioni specifiche da adottare in concreto nella realtà per verificare cosa funziona e cosa non funziona, per comprendere e agire di nuovo in conseguenza di ciò che hai capito, fino a praticare la soluzione efficace.

Da ultimo, ma primariamente importante.
Lo so che non è facile, non sempre, non per tutti, abbandonare il rimuginare!!! Ma perché dovrebbe esserlo!?!?!?! Punto. Non ci pensare ulteriormente. Pensa ad occuparti CONCRETAMENTE, invece, di cosa fa veramente la DIFFERENZA nella tua giornata, nelle tue attività, nelle tue relazioni, nella tua qualità di vita, nella cura di te, degli altri, del mondo.

Distorsioni dell’ansia in tempo di emergenza

Di fronte al pericolo coronavirus, un senso di minaccia tanto diffuso quanto non ancora chiaramente definito nei suoi contorni, quantitativi e qualitativi, le parole d’ordine sono: proteggersi e rassicurarsi. Le azioni efficaci a tale scopo sono: restiamo a casa e rispettiamo ogni altra prescrizione governativa sostenuta e orientata dalle competenti autorità sanitarie. Bene. Ma attenzione ad alcuni rischi sempre in agguato in termini di ansia eccessiva e controproducente.
Molte persone spesso “si preoccupano delle loro preoccupazioni” in un circolo vizioso paradossale, che diventa patologico in quanto basato sulla seguente missione impossibile auto-imposta: “smetterò di preoccuparmi solamente quando non avrò più preoccupazioni in testa”!!! Questa è la strada che, a partire dalle buone intenzioni di risolvere un problema, un’ansia, una preoccupazione, porta la persona a confondere le sue previsioni negative con la realtà dei fatti (se mi preoccupo allora c’è da preoccuparsi, se mi preoccupo allora c’è qualcosa di minaccioso da temere) e, credendo che rimuginare all’infinito sia una soluzione efficace, finisce per esaurirsi psicofisicamente, rimanendo di fatto senza una effettiva ed efficace soluzione al problema di partenza, senza più energie mentali ed emotive e anche senza tempo per dedicarsi ad altro visto che è continuamente impegnata nel “pensare fine a se stesso”. Botte… Corna… E chitarra rotta… Dice il saggio.

La soluzione “all’ansia dell’ansia” prevede di smettere di guardare l’ansia per volgere lo sguardo altrove. Come?

4 possibili mosse, di cui puoi diventare progressivamente sempre più esperto:

Prima. Quando ti senti assediato dal pensiero ansioso ripetitivo inconcludente, poni l’attenzione sul RESPIRO e, ogni volta che ti accorgi di distrarti con pensieri ansiosi che invadono la tua mente, riporta semplicemente l’attenzione al respiro. È l’unico tuo scopo in quel momento.

Seconda. Focalizza un tuo pensiero ansioso (lo puoi fare con tutti i pensieri sostanzialmente) e riconoscilo per quello che è… Cioè SEMPLICEMENTE UN PENSIERO. Segui questa traccia, carta e penna. Ad esempio, col pensiero “sarà una catastrofe”… Scrivi “sarà una catastrofe”… Quindi scrivi “sto avendo il pensiero sarà una catastrofe”… Quindi ancora scrivi “noto che sto avendo il pensiero sarà una catastrofe”. Nota gli effetti su di te di questa tecnica di focalizzazione del pensiero rispetto alla tua capacità di distinguere il pensiero dai fatti reali. E quindi di farti sconvolgere da ciò che pensi anche se non è reale.

Terza. DEDICATI AI TUOI PENSIERI ANSIOSI. Creati uno spazio della giornata, uno e uno solamente, per rimuginare. Dieci minuti. Né uno di più, né uno di meno. Metticela tutta, come solo tu sai fare. In modo da lasciare il resto del tuo tempo e delle tue energie per dedicare tutto il tuo impegno a realizzare veramente la vita che vuoi…

Quarta. Lascia stare i pensieri ansiosi. LASCIALI ANDARE. Semplicemente dedicati ad attività per te importanti “senza se e senza ma” … Ecco, già ci stai pensando troppo!

Queste 4 strategie possono essere integrate tra loro e hanno certamente un’efficacia immediata per allontanare l’invasore mentale. Forse per sempre…
Ma non sempre accade questo. Se questi pensieri ansiosi, infatti, dovessero tornare a fare visita, anche se non invitati, allora sarebbe opportuno un aiuto specialistico per comprendere origine, funzione e significato di questi pensieri disturbanti. E per lasciarli fuori di sé veramente per sempre o per renderli meno disturbanti o per imparare a gestirli in modo efficace, semplicemente imparando a non dare loro troppa importanza…

Strategia per trasformare l’ansia dannosa per il futuro in azione utile al presente

L’ansia è uno stato mentale, emotivo e fisico legato alla percezione di minaccia e pericolo.
L’ansia è generata dal pensiero ansioso e dal modo in cui mantieni il tuo pensiero ansioso.
Il pensiero ansioso è un pensiero su futuri scenari negativi, a breve, medio e lungo termine in uno o più ambiti di vita. Previsioni di scenari negativi di varia forma, natura e misura. Previsioni su futuri problemi, catastrofi, tragedie, sciagure varie, ecc. Previsioni su giudizi, critiche e rimproveri che potrebbero arrivarti dagli altri, ecc. Previsioni di malattie, incidenti e accidenti vari.
Chi rimugina continuamente sulle proprie previsioni nefaste sta cercando una rassicurazione che non troverà mai perché non è in grado di trovarla. Forse non sa trovarla perché non ha mai imparato a rassicurarsi. Ma oggi è il primo giorno del resto della sua vita e può sempre iniziare da ora in poi ad imparare a fare quello che non sa fare…

Di fronte ad un tuo pensiero ansioso, dunque o ad un rimuginare ansioso sulla verità o meno della minaccia prevista dal pensiero ansioso preoccupato, invece che continuare a chiederti se il pensiero sia vero o meno, se la minaccia sia presente o meno, se sia grave, probabile, incombente, catastrofica, irreparabile e se puoi affrontarla o meno, semplicemente SPOSTA LA TUA ATTENZIONE. Dedica la tua energia, il tuo tempo, le tue azioni concrete ad occuparti di ciò che è realmente presente. Occupati cioè del tuo problema chiaro del momento e di cosa effettivamente e concretamente puoi e devi fare per risolverlo; occupati del tuo bisogno concreto del momento, di ciò che puoi fare per soddisfarlo. Questo spostamento dell’attenzione e delle altre tue risorse mentali e comportamentali è l’unica strategia utile ed efficace per andare avanti, invece che restare impantanato nell’infinito pensiero ipotetico di quello che forse è vero e forse no, che potrebbe accadere e chissà se accadrà mai…
Vero o non vero? Questo è il problema…
Utile o non utile? Questa è la soluzione!!!