Pall8la creativa

Conosci la ball eight? E la palla 8? L’ha ricevuta mio figlio in regalo per Natale. È la palla numero otto del biliardo. Un gioco sfizioso per piccoli e grandi creatori di domande e produttori di risposte. Tu concepisci una domanda, agiti la palla e aspetti la risposta. A prima vista sembra un oroscopo e mai come quest’anno l’oroscopo non ha avuto grande fortuna. In realtà, la risposta non è la verità. È semplicemente un primo stimolo per riflettere su cosa tu vuoi fare rispetto alla domanda che hai posto all’oracolo o meglio che ti sei posto. Chiedi e ti sarà detto? Forse! Chiedi e ti sarà dato? Non sempre funziona così facile! Chiedi a te stesso e impegnati a cercare la strada verso dove vuoi arrivare. Questo è più semplice. Anche se non sembra. Semplice, anche se quasi mai facile. Semplicemente perché è nelle tue mani la palla della tua vita, delle tue scelte, della tua felicità. Buona fine e buon principio…

Cosa vuoi chiedere a Babbo Natale

Ormai è certo. Babbo Natale esiste. Babbo Natale sei tu. E puoi iniziare a stilare la lista dei doni da chiedere a Babbo Natale. Una vera e propria letterina scritta!
Cosa VUOI chiedere a te stesso per realizzare la vita che vuoi… Vuoi smettere di voler controllare tutto e tutti? Vuoi smettere di cercare la perfezione?
Cosa PUOI chiedere a te stesso per impegnarti a realizzare la vita che vuoi… Puoi iniziare a prenderti la responsabilità della tua felicità invece che indugiare nel vittimismo rancoroso? Puoi abbandonare rimorsi e rimpianti e goderti quanto di buono ora appartiene alla tua vita?
Cosa DEVI chiedere a te stesso per cominciare ad agire concretamente per realizzare la vita che vuoi… Devi smettere di aspettarti che le cose e le persone siano proprio come desideri tu! Devi partire nei tuoi progetti anche se non sei completamente pronto! Devi agire per imparare, riflettere e proseguire verso la direzione che hai deciso per te.
Immagina un tempo e uno spazio da BLINDARE, da PROTEGGERE, da CUSTODIRE come il tesoro più prezioso, come li riempiresti?
Comincia a immaginare … Inizia a progettare… Inizia ad agire fin da subito in quella direzione… E buon Natale!

Due fatiche più un’altra

Rimorsi e rimpianti sono i denti velenosi dell’idea di perfezione. Di una vita perfetta. Sono pensieri e stati d’animo dolorosi che mordono dentro. Sono frutti marciti dell’idea di una vita ideale a fronte di una vita reale. Realmente vissuta, un bel po’ scelta e anche capitata. Perché è ovvio che la vita è una. Per come l’abbiamo scelta e continuiamo a sceglierla ogni giorno, ogni istante del nostro procedere in questo mondo. Perché è ovvio che sarebbe potuta essere in infiniti altri modi. Che avremmo potuto scegliere l’altra strada, aprire l’altra porta.
La mente è malata di questo bisogno di perfezione e di onnipotenza. Vorremmo essere tutto e il contrario di tutto. Vorremmo avere tutto e non perdere niente. On/off. O la vita o la morte. Espressioni queste estreme di un rapporto con la realtà che non prevede alcuno scarto tra il nostro desiderio e il suo appagamento. Sempre e comunque.
In mezzo a tanto dolore, tristezza, rabbia e rancore. Paura, vergogna e senso di colpa per ciò che non abbiamo avuto, per ciò che non ci è stato dato e per ciò che non siamo stati capaci di ottenere, dobbiamo farci aiutare.
Spesso nella frustrazione e nella delusione di una giornata o di una vita intera, ci facciamo aiutare dai sogni e dalle fantasie. I sogni a occhi chiusi ci fanno conoscere le infinite potenzialità perdute, le vite vissute che avremmo voluto e vorremmo, ma che restano censurate. Le fantasie a occhi aperti ci immergono in vite da leggere nella vita degli altri, vicini e lontani, reali e immaginari, da assaporare immaginando la loro piena felicità, illusione attraverso cui possiamo nutrirci di ogni occasione, di vivere vite alla perfezione.
Ma almeno altri due altri strumenti sono a nostra disposizione per far pace con la vita.
Dobbiamo farci aiutare dalla ACCETTAZIONE. Dal trovare il senso sereno di quello che è e non il perché lacerante di quello che avrebbe potuto essere.
Dobbiamo farci aiutare dalla GRATITUDINE. Grazie al mondo, alla vita, agli altri, a noi stessi. Riempirci del pieno piuttosto che lamentarci del vuoto.
Certo che non è facile, anzi molto faticoso.
Come dice il saggio, il rischio è di fare due fatiche: ti incazzi e ti scazzi. Tanto ti devi scazzare di fronte alla potenza dell’impotenza, all’onnipotenza dell’imperfezione. Tanto vale scegliere una terza fatica, quell’altra strada che ognuno di noi può tracciare a suo modo…

L’importanza di fare la CAC

Quando hai un problema qualcuno suggerisce di farci una dormita. La notte porta consiglio dice il saggio.
Quando hai un problema è fondamentale farci la CAC. I buoni consigli possono arrivare in tanti modi. Le migliori ispirazioni arrivano nei modi più inaspettati. Per qualcuno c’è proprio una programmazione dell’attività al servizio della soluzione creativa dei problemi. Insomma, cos’è questo potere della CAC?
Quando hai un problema è importante guardarlo, almeno, da tre punti di vista:

CONSAPEVOLEZZA. Devi diventare consapevole degli elementi del problema. Dei fatti e degli eventi. Dei tuoi pensieri, delle tue emozioni, dei tuoi comportamenti. Dei tuoi bisogni. Delle persone coinvolte. Della posta in gioco. Di cosa vuoi, puoi e devi fare per affrontare il tuo problema.

ACCETTAZIONE. Devi imparare ad accettare ciò che non puoi cambiare. Gli altri primariamente. Oltre ai limiti intrinseci alla situazione e i tuoi limiti personali.

CAMBIAMENTO. Devi impegnarti ad agire sugli elementi del problema su cui hai effettivo potere. Su di te sostanzialmente. Sui tuoi pensieri, sulle tue emozioni, sulle tue azioni, sul tuo contributo alle relazioni. Su come puoi organizzarti per realizzare gli scopi per te importanti.

Pensa ad un problema, in qualsiasi ambito della tua vita attuale (potresti fare la CAC anche rileggendo qualcosa del passato): un problema sul lavoro o in famiglia, nella coppia o come genitore, ecc. Potresti anche direttamente focalizzare un sintomo (ansia, depressione, ossessione, alimentazione disregolata, rabbia cronica, dipendenze varie, ecc.) o un comportamento disfunzionale (comportamenti sessuali problematici, aggressivi, remissivi, passivi, evitanti, ecc.). Ed applica lo schema CAC:
– cosa vorrei, potrei e dovrei CONOSCERE di me e della situazione problematica;
– cosa dovrò ACCETTARE …
– cosa posso, voglio e devo CAMBIARE!!!

Pacchetto regalo

Sarà capitato anche a te di ricevere un regalo non proprio gradito. Per Natale, per il compleanno o in qualsiasi altra occasione. Chissà forse hai espresso chiaramente la tua sensazione di non gradimento oppure hai scelto di mascherarla e ci sei riuscito bene oppure ti si leggeva proprio in faccia che… A chi non è capitato?! Magari hai pensato subito a come riciclarlo, se e quando possibile.
Ecco: il 2020 è stato così. Un po’ per un tutti… per niente gradito!!! Certo poi per qualcuno è stato proprio fonte di grande dolore per la perdita di persone care, di grande paura per la minaccia alla salute e al lavoro, di grande rabbia e tristezza per le tante restrizioni e via così. Ed è anche certo che a qualcuno avrà regalato emozioni positive: la gioia per una nascita, per una promozione, per un amore, per un’amicizia ritrovata e per tante altre cose belle che pure questo 2020 avrà regalato.
Chiaro, quest’anno, per tanti versi, un anno speciale, ma certo è che ogni anno è un po’ così, ti presenta un pacchetto completo di gioie e frustrazioni, ricchezze e delusioni.
La vita è così.
Gli altri sono così.
Tu sei così. Un pacchetto completo di qualità e difetti, di limiti e risorse, di ricchezze e povertà.
Non so quanto sia facile accogliere questi regali. Non so quanto sia facile riciclare questi regali. Forse possiamo trovare una forma creativa di riciclaggio, di trasformazione, di evoluzione attraverso il dolore del vuoto e l’amore del pieno che ogni giorno ci regala, che ogni relazione ci propone, che noi stessi siamo. Riciclare ovvero agire per realizzare ciò che per noi è importante, sfidando i nostri limiti e cercando di modificare quanto della realtà frustrante e deludente riusciamo a trasformare.
Riciclare quando e come possibile o semplicemente imparare ad accettare anche ciò che non è proprio gradito. È andata così… Speriamo andrà meglio… Facciamo quello che dobbiamo per farlo andar meglio…

Quanti mila caffè!?

Quanti caffè prendi al giorno? Per ogni caffè che gusti, esprimi qualcosa per cui sei grato. Magari scrivilo su un quadernino che avrai appositamente acquistato per riempirlo con tante cose belle che riempiono la tua vita ora.
Quante sigarette fumi al giorno? Prima di accenderla trova qualcosa per cui sei grato e che rende la tua vita veramente bella e ricca. Così accendi la tua vita. Altrimenti non ti accendere nemmeno la sigaretta.
Quante volte vai sui social? Ogni volta che stai per aprire la solita app, prima di aprirla apri il tuo cuore ad esprimere la gratitudine che provi per ciò che appartiene alla tua vita.
Quante volte imprechi contro qualcosa o qualcuno? Ogni volta che imprechi mettici vicino anche una preghiera di gratitudine. Impegnativo? Sarà bellissimo!
Quante volte ti lamenti per le cose che non vanno come dovrebbero andare e per le persone che non sono come vorresti? Per ogni lamento esprimi anche un gradimento. Cosa ti piace della tua vita per cui puoi essere grato. Alle cose. Agli altri. A te stesso. Alla vita.
Quante volte sbuffi? Ogni sbuffo è un’emozione negativa. Allora vai in pareggio; dopo ogni sbuffata una gratificata: trova cose piacevoli che appartengono alla tua quotidianità, per cui essere grato. Smetti di sbuffare, mettiti a cercare…
Quante volte ti ritrovi a sospirare? Facci caso! Ad ogni sospiro aggiungi un respiro di gratitudine per ciò che la vita ti ha dato, per ciò che gli altri ti hanno dato, per come riesci ad ottenere cose buone della vita.
Insomma hai capito. A fronte di gesti, comportamenti, momenti abitudinari puoi agganciare un atto di gratitudine… Chissà come andrà?
Grazie per l’attenzione che mi hai dedicato e grazie anticipate per la condivisione che vorrai fare di queste parole in gratitudine…

Sofferenza e serenità

A cosa è dovuta la differenza tra sofferenza e serenità?
La preghiera della serenità suggerisce una distinzione importante tra ciò che puoi controllare e su cui ti puoi impegnare e ciò che non puoi controllare e rispetto al quale è meglio non spendere troppe energie.
Io ti suggerisco altre distinzioni importanti.

Distingui un’esperienza deludente e frustrante da un’esperienza catastrofica. Esempio: oggi è stata una giornata storta, lei ti ha lasciato, ma non significa che la tua intera vita è da buttare. Io ti ho fatto un esempio, tu ne trovi altri nella tua vita?

Distingui la spiacevolezza di un’esperienza dall’insopportabilità dell’esperienza. Esempio: il capo mi ha fatto una critica sul mio ultimo lavoro, è stata dura, ma lo posso sopportare e andare avanti con fiducia. Io ti ho fatto un esempio, tu ne trovi altri nella tua vita?

Distingui ciò che preferisci da ciò che deve essere necessariamente e assolutamente in un certo modo. Esempio: mi piacerebbe che alla festa venissero tutti gli invitati, ma se mancherà qualcuno potrò comunque divertirmi. Io ti ho fatto un esempio, tu ne trovi altri nella tua vita?

Distingui ciò che è una singola esperienza negativa da te vissuta dal considerarti per questo una persona negativa o con un destino/futuro negativo. Esempio: sono stato bocciato all’esame, ma posso impegnarmi meglio per la prossima volta, posso e voglio con tutte le mie forze laurearmi, lo merito ed è per me possibile. Io ti ho fatto un esempio, tu ne trovi altri nella tua vita?

Io credo che, anche partendo da situazioni frustranti, deludenti, dolorose, spiacevoli, gran parte della nostra serenità la possiamo scegliere e costruire… E tu?

MUSTURBATIONS

La nostra mente è un albero pieno di nidi. La nostra mente è piena di dovrei, dovresti, dovrebbe, dovrebbero.
Il dover essere si annida dappertutto. Nei nostri pensieri, nelle nostre comunicazioni, nei rapporti interpersonali, nel nostro quotidiano vivere. Guidati da aspettative, più o meno consapevoli, su come dovrebbero andare le cose.
Guidati da pretese su come assolutamente e necessariamente … Io tu egli ella noi voi essi dovrebbero essere… (Dovevo proprio metterla questa). Lo psicoterapeuta americano Ellis le chiamava MUSTURBATIONS.
I nidi sono belli e sono anche utili, rendono l’albero canterino, gioioso, vitale. Possono però diventare nocivi, dannosi, se troppi e di natura pericolosa, feroce.
È importante essere guidati da ambizioni, autodisciplina, forza di volontà, dedizione allo sforzo, con un impegno concreto orientato dai nostri valori e scopi consapevoli.
È pericoloso quando il giusto e sano impegno diventa missione impossibile, perfezionismo tossico, necessità assoluta di raggiungere i propri obiettivi, oltre ogni altra considerazione, ad esempio di salute personale e di rispetto degli altri.
Dove sta la felicità? Probabilmente, per non dire certamente, non sta nella ‘onnipotente ricerca di perfezione’.
Dove sta la felicità? Ognuno ha la sua idea, ognuno la sua strada. Tra ciò che “dovrebbe essere” e ciò che “posso accettare che non sia proprio così”.

Dentro e fuori dal lockdown. Se lo conosci lo padroneggi

Uno dei primi obiettivi di ogni percorso di consapevolezza, cambiamento e cura di sé è imparare o potenziare l’abilità di osservare i propri stati mentali: pensieri, emozioni, sensazioni somatiche (automonitoraggio).
In particolare, è utile identificare gli stati mentali che precedono e che in qualche modo innescano sintomi (attacchi d’ansia, umore depresso, ossessione, ecc.) e comportamenti problematici (impulsi, compulsioni, abitudini dannose, comportamenti aggressivi, comportamenti di evitamento, ecc.).
Ancora più specificamente, è importante dare un nome preciso a determinati stati mentali dolorosi o disfunzionali in modo da riconoscerli con più facilità quando arrivano e quindi riuscire meglio a padroneggiarli. Ad esempio, nomi quali: vuoto, angoscia, furia, disperazione, impotenza, blocco, ecc.
Padroneggiarli in 4 modi almeno:
1. Regolando le emozioni più intense. Esempio: attraverso esercizi e tecniche corporee ed immaginative, producendo sensazioni di calma e conforto che aiutano a recuperare lucidità e capacità di ragionamento, ma anche sensazioni di forza ed energia quando necessario riattivarsi da un senso di torpore, spegnimento e apatia.
2. Producendo pensieri alternativi a quelli negativi, più utili ad affrontare la realtà. Ad esempio: pensieri di sé capace e degno (invece che inetto e privo di valore), pensieri sugli altri affidabili e amorevoli (invece che malevoli e giudicanti), pensieri sul mondo pieno di speranza e possibilità (invece che catastrofico e ingiusto).
3. Prendendo distanza critica dai pensieri negativi. Imparando ad ignorarli. Per farsi guidare da altri pensieri, prospettive e punti di vista. Imparando a tollerare la sofferenza che non possiamo cambiare e contemporaneamente mantenendo la direzione, l’impegno e la determinazione verso la creazione della ‘vita piena’ che vogliamo. Ad esempio, nonostante lutti su cui sei impotente, lockdown vari entro cui devi vivere, dolori inevitabili connessi ai fatti della vita, sensazioni varie di frustrazione e impotenza, puoi sempre fare scelte, svolgere attività e cercare esperienze che ti procurino piacere e senso di realizzazione.
4. Trovando strategie comportamentali alternative, funzionali e utili ad affrontare gli stati mentali problematici e le situazioni in cui si attivano. Quindi sviluppando nuove abilità, accedendo a risorse diverse, sperimentando nuove azioni, prendendo rischi e gradualmente abbandonando gli evitamenti più sterili e dannosi. Esempi? Tutto ciò che ti richiede di affrontare la paura; riconoscerla e comunque andare nella direzione che desideri. Con prudenza quanto basta (non di più) e con tutta la determinazione necessaria a farti andare avanti. Qualcosa otterrai certamente di quello che vuoi. Qualcosa, altrettanto certamente, non sarà ancora per te raggiungibile. Comunque avrai capito meglio te stesso, la situazione e ciò che devi fare per proseguire…

Il ‘noi universale’

Il ‘noi universale’ è un atteggiamento utile a raggiungere la serenità anche di fronte a situazioni negative. Significa credere profondamente di essere parte di un’esperienza comune, universale, esistenziale, e farne guida pratica per il comportamento quotidiano. L’esperienza comune di incontrare, in misure e forme diverse, esperienze di frustrazione, ingiustizia, delusione, impotenza, imperfezione.
Incontrarle e doverle fronteggiare, con gli strumenti più svariati che possiamo inventare.
La frustrazione la incontriamo quando non riusciamo a soddisfare i nostri bisogni, non riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo, incontriamo ostacoli che non riusciamo a superare, quando insomma le cose sono diverse da come le vorremmo.
L’ingiustizia la incontriamo quando il mondo e le esperienze ci sembrano veramente troppo distanti da come dovrebbero essere secondo i nostri valori e principi e anche secondo valori e principi che dovrebbero essere, o almeno così ci sembra, universalmente condivisi.
La delusione la incontriamo quando sono le persone ad essere molto lontane dalle nostre aspettative, da ciò che vorremmo loro facessero, da come, ancora una volta, crediamo giusto.
L’impotenza è parte intrinseca dell’esistenza: possiamo creare e realizzare tanti nostri obiettivi e sogni e dobbiamo anche accettare ciò che è assolutamente fuori dal nostro potere e controllo.
L’imperfezione la incontriamo quando giriamo l’angolo. In ogni angolo del mondo, ogni momento della nostra esistenza è imperfetto nel momento in cui deve essere perfetto e non accettiamo che sia imperfetto. Quando, insomma, siamo vittime di noi stessi che ci siamo imbarcati nella missione impossibile che tutto vada esattamente e sempre come lo desideriamo.
Gli strumenti per fronteggiare queste esperienze universali ovviamente sono differenti in base al tipo di problema specifico, ma è importante siano tutti orientati da un atteggiamento di autocompassione; di sana autocritica mirata a cambiare ciò che possiamo cambiare e che riteniamo giusto cambiare per migliorare la nostra situazione; ma anche di assoluto non giudizio verso noi stessi come persona che, come tutti, ognuno a suo modo, sta facendo il possibile, da una vita, per cavarsela, per farcela… Un atteggiamento, insomma, di gentilezza e cura verso noi stessi…
Farne, del noi universale, guida pratica delle nostre azioni quotidiane vuol dire essere consapevoli delle proprie risorse e abilità, delle proprie possibilità di crescita e dell’impegno ad evolvere costantemente, ma anche consapevoli dei propri limiti, e sereni rispetto a ciò che non è alla nostra portata.
Nella metafora del viaggio dell’eroe, siamo tutti l’eroe che prima o poi deve confrontarsi col drago. Deve sconfiggerlo ma potrebbe anche essere ucciso. Sulla strada che lo porta a liberare il suo popolo dal tiranno, a sconfiggere i ricchi e potenti per aiutare i deboli e i giusti, per liberare la principessa dal castello, per trovare l’amore, per tornare dalla sua gente e rinnovare il regno, per incontrare la sua anima…