Smetto quando voglio

Pensa che quello che pensi hai imparato a pensarlo. Ed è stato proprio un apprendimento intelligente e creativo. E quando lo hai imparato, il tuo modo di pensare e di agire di conseguenza aveva un senso, un valore, uno scopo. Insomma ti è stato utile.
Se oggi alcuni tuoi modi di pensare e comportarti ti creano problemi invece che aiutarti a risolverli, allora è importante che impari a pensare diversamente. Per agire in modo realmente efficace e costruttivo per te e per la vita che vorresti realizzare.
Le tue convinzioni e credenze non sono verità assoluta. Esse si sono formate in momenti specifici della tua vita in cui ti serviva pensare ed agire in quel modo. Ti serviva per salvarti la pelle, per sentirti amato, per sentirti apprezzato, per sentirti incoraggiato e sostenuto, per sentirti parte di gruppi e legami importanti. Ma oggi quel valore potrebbe non esserci più.
Quindi? Penserai…
Quindi, laddove oggi incontri problemi che non riesci a risolvere, sei preda di stati ansiosi che non riesci a comprendere, il tuo umore tende spesso al ribasso, sei assalito da irascibilità e confusione, allora è il caso di andare a conoscere meglio perché pensi quello che pensi, perché fai quello che fai, perché non riesci a superare la tua sofferenza emotiva e interpersonale.
Come? Esistono tanti modi, strade, strumenti, possibilità…
Te ne suggerisco uno molto pratico: sfida i tuoi comportamenti! Mettili alla prova! Mettiti alla prova! Gioca con te stesso. Gioca seriamente e con impegno, come richiede ogni gioco. Prova a smettere di fare alcune cose che fai spesso, da tempo immemore. Può essere un’intrigante sfida a te stesso che per il solo fatto di intraprenderla ti premierà con ricche informazioni su te stesso, su cosa pensi e provi quando sei nei tuoi problemi, su cosa succede se provi a non adottare certe solite strategie disfunzionali. Esempi?
Pensa a situazioni difficili e problemi che attualmente ti sembrano insuperabili… Immagina prima… E metti in pratica poi… L’astinenza!!! Astieniti dal re-agire al solito modo in quelle situazioni, uno o più di uno di alcuni modi tipici di tentare invano di risolvere i problemi:
– smetti di evitare,
– smetti di aggredire,
– smetti di compiacere,
– smetti di sacrificarti in modo estremo,
– smetti di tentare di controllare l’incontrollabile,
– smetti di cercare la perfezione,
– smetti di sottometterti,
– smetti di sedurre compulsivamente,
– smetti di dipendere da sostanze, attività, oggetti, persone,
– smetti di fare tutto da solo,
– smetti di abbuffarti,
– smetti di cercare continue rassicurazioni,
– smetti di rimuginare sul futuro incerto,
– smetti di ruminare sul passato doloroso e frustrante,
– smetti di prenderti carichi indebiti,
– smetti di manipolare gli altri,
– smetti di mentire a te stesso,
– smetti di curare tutti,
– smetti di lavorare 48 ore al giorno,
– smetti di darti addosso come fossi il peggiore dei tuoi nemici,
– smetti di razionalizzare tutto,
– smetti di indossare maschere,
– smetti di farti del male,
– smetti di rimandare.
Cos’altro credi che sarebbe buono per te smettere di fare?
Inizia a smettere e vedi cosa succede.
Ci riesci? Se sì, cosa provi, cosa pensi, cosa impari? Se no, cosa te lo impedisce? Quali paure?
Smetti quando vuoi e soprattutto quando ci provi…
Quanta informazione utile alla tua consapevolezza e alla tua crescita può venir fuori se smetti di leggere e inizi a praticare questi suggerimenti!!!

Vita di qualità

Che tu abbia vent’anni o settanta, che tu stia cominciando a capire qualcosa della vita o ti ritrovi un po’ di volte a cercare di capire la morte, è fondamentale che guardi il tempo che hai davanti. Per impegnarti a creare la qualità della tua vita.

È ovvio che ciascuno di noi affronta tale questione in modo unico e personalissimo, al tempo stesso uno schema orientativo e generalizzabile potrebbe prevedere diversi aspetti e passaggi comuni:
1. Trovare gli attrezzi giusti per affrontare la dose quotidiana di frustrazione, stress e delusione. Ad esempio, imparare a riconoscere le proprie emozioni che permettono l’accesso ai propri bisogni e la chiarezza sulle azioni utili per cercare di trasformare ‘le miserie in meraviglie’, l’insoddisfazione in appagamento.
2. Farsi carico delle proprie ansie e angosce e anche dei propri desideri e del valore che si vuole apportare alla propria vita. Ad esempio, cercare di capire i motivi delle nostre inquietudini per poterle modulare e sostenere e, contemporaneamente, impegnarsi a riempire il nostro tempo con attività che ci fanno entusiasmare. Sempre perché nella vita le miserie sono tante, ma le meraviglie sono infinite.
3. Avere progettualità in diversi ambiti della propria vita. Tanto per fare qualche esempio: lavorare, meglio se con entusiasmo e soddisfazione; creare e consolidare legami significativi (famiglia, lavoro, amici, ecc.); imparare nuove abilità (cucinare, lingua straniera, strumento, ecc.); curare la salute, in tutti i suoi aspetti; organizzare viaggi, piccoli o grandi che siano; cercare hobby vitalizzanti, ecc.
4. Sviluppare una comunicazione ‘intima’, con gli altri e con se stessi. Aprire il proprio cuore e la propria vulnerabilità, con fiducia e compassione, verso sé e verso gli altri. Sviluppare il coraggio di guardarsi dentro e ‘vedere’ quello che c’è, riconoscerlo e accettarlo, invece di lasciarlo agire di nascosto.
5. Ricordarsi che è importante ciò che ci accade, ma primariamente è importante cosa noi facciamo con ciò che ci accade. Anche una brutta malattia, un fallimento, un tradimento, una perdita, sono miserie che possiamo affrontare cercando le meraviglie, dovunque esse siano, in qualsiasi forma esse possano allietarci l’anima e farci ripartire, fino alla fine, dovunque essa sia collocata.

Quando ad una certa… Lo sai che nuova c’è…

Capita ad un certo punto del percorso terapeutico di passare da un estremo all’altro. È l’effetto emergente di tanto lavoro di consapevolezza di sé.
La persona si è ammalata, ha chiesto aiuto, ha cominciato ad osservare il suo funzionamento mentale e nelle relazioni, ha cominciato a comprendere se stesso e molti aspetti del suo modo di stare nei rapporti interpersonali. Ha compreso il senso di molte sue scelte. Antiche e attuali.
Ad un certo punto inizia a scegliere diversamente. Inizia a provarci e magari ci riesce a fare cose diverse ottenendo risultati differenti, reazioni degli altri differenti.
Spesso questo cambiamento porta la persona ad assumere atteggiamenti opposti ai precedenti. Il remissivo diventa aggressivo. L’estroverso si chiude in se stesso. L’accudente compulsivo si fa un po’ più gli affari suoi. Chi si è fatto sempre carico comincia a scaricare ogni peso. Il maestro dei sensi di colpa diventa un egoista seriale. L’eccentrico bizzarro si ricompone, la persona troppo regolare incontra la pazza gioia. E tanti esempi ancora. Ne hai qualcuno da aggiungere?
Atteggiamenti che possono spiazzare gli altri e se stessi. A volte preoccupare. Altre volte invece la persona si gode questa ‘nuova forma’ o modo di essere, pensare e agire.
Certo gli estremi spesso sono causa di problemi. E la persona deve integrare il vecchio e il nuovo, deve trovare la sua giusta posizione e misura, giusta per sé nel rapporto con la realtà, tra la maschera che ha indossato fino a qualche tempo prima e nuove parti di sé emergenti, parti appunto anche molto lontane dalle precedenti. Aspetti oscuri, potenzialmente spaventosi perché ignoti, nuovi. Aspetti carichi di energia vitale che portano la persona in contatto con parti autentiche di sé che ora ha conosciuto e vuole cominciare ad esprimere e mettere alla guida del proprio comportamento.
Questa integrazione richiede alla persona almeno due passaggi, entrambi fondamentali:
1. Godersi gli aspetti positivi del ‘nuovo sé’ (sempre monitorando il contatto adeguato con la realtà), sperimentando un nuovo modo di stare al mondo
2. Chiarire chi vuole essere e cosa vuole costruire nella sua vita da adesso in poi. Sembra un discorso troppo filosofico o astratto, in realtà può essere un processo di consapevolezza e azione molto concreto basato su dare risposte ad alcune domande fondamentali: pensando ai vari ruoli della mia vita che persona voglio essere (metti aggettivi qualificativi come appassionato, sereno, generoso ma non scemo, curioso, capace di farsi rispettare, sanamente egoista, disponibile ma non a disposizione, aperto ma senza farsi invadere, ecc)? Quali comportamenti devo adottare in concreto per essere la persona che voglio essere? Domande chiare, risposte che vanno cercate e applicate giorno per giorno, per tutta la vita…

Manifesto della consapevolezza al servizio del benessere

Per comprendere chi sei e migliorare la qualità della tua vita devi:
1. Comprendere la tua esperienza soggettiva: cosa provi, cosa pensi, cosa fai, cosa vuoi, cosa per te è importante nelle diverse esperienze della tua vita quotidiana
2. Comprendere il modo in cui attribuisci significato agli eventi, il tuo modo di interpretare i fatti, come ti fa soffrire e come ti fa godere e gioire
3. Comprendere il tuo modo di stare nei rapporti interpersonali, che tipo di persone cerchi, che esperienze cerchi con gli altri, come governi le tue relazioni
4. Comprendere il modo in cui cerchi di essere felice, quali obiettivi ti poni e come ti organizzi per raggiungerli
5. Comprendere come impieghi il tuo tempo, in quali attività ed esperienze ti impegni, quali priorità scegli

Per cambiare ciò che vuoi cambiare in direzione della vita che vuoi realizzare devi:
1. Comprendere tutto ciò che ti serve comprendere
2. Creare relazioni appaganti basate sullo scambio d’amore, in tutti i modi in cui lo puoi concepire e soprattutto praticare
3. Impegnarti con azioni concrete e autodisciplina a portare avanti i tuoi desideri e bisogni, obiettivi e valori, progetti e sogni
4. Accettare i tuoi limiti, la tua impotenza, ciò che non puoi comprendere e ciò che non puoi cambiare
5. Continuare a cercare di comprendere ed evolvere

Alzi la mano

Alzi la mano chi crede che il cambiamento sia parte fondamentale dell’esistenza. Che il cambiamento sia parte inevitabile dello scorrere della vita. Che il cambiamento avvenga, sia che tu lo desideri sia che tu ne abbia paura.
Alzi la mano chi si è trovato a dire o pensare di se stesso “io sono fatto così… Io sono così di carattere”. Questa è la mia vita, questa è la mia storia, questo è da dove provengo, questo è ciò che ho imparato, questo è ciò in cui credo.
Alzi la mano chi ha una o più idee per mettere insieme il cambiamento inevitabile e la stabilità in cui ci si riconosce.
Alzi la mano chi pretende o semplicemente desidera che le cose e le persone, compreso se stesso, siano diverse da quelle che sono.
Alzi la mano chi è disposto a cambiare il cambiabile, ad accettare l’inevitabile, a cercare di migliorare e a godere di quello che c’è.
Alzi la mano chi è disposto a muoversi verso le opportunità nonostante la paura e chi preferisce la zona di comfort nonostante la certezza che prima o poi non sarà più confortevole.
Alzi la mano chi sa cosa è veramente importante per sé. Così importante da valere la pena e la gioia di cercarlo con tutte le proprie energie.
Alza la mano e non solo quella per cominciare fin da subito ad agire nella direzione della vita che vuoi, che vuoi veramente, che veramente merita il tuo alzare tutto te stesso.

Another brick in the wall

A volte ci sentiamo chiusi dentro un muro di impotenza. Magari ‘ci sentiamo’ vittime di qualcuno o qualcosa che ‘crediamo’ ci abbia costruito un muro di limiti, ostacoli, impedimenti. Un muro che nel tempo è diventato per noi invisibile, interiorizzato e inconsapevole nella nostra mente, ma che nei fatti ci condiziona, ci blocca, ci impedisce di realizzare una vita soddisfacente.
Avrai certamente notato che la frustrazione è servita col caffè alla mattina.
Così come ti sarai accorto che la delusione è compagna della tua tisana serale.
Certamente tu raggiungi tanti obiettivi, ma anche i fallimenti ti vengono a trovare.
Vero è che tanto acquisisci e tanto perdi, in ogni ambito e in ogni anno della tua vita.

Allora è utile non perdere la lezione. E fare tesoro di:
– Cosa ti ha insegnato l’ultima giornata schifosa…
– Cosa puoi prendere da chi non ti dà ciò che vorresti…
– Cosa puoi apprendere dall’ultimo insuccesso…
– Cosa puoi ricavare da ciò che hai perduto…

Facile a dirsi. Quando lo farai sarà impegnativo quanto fondamentale, per aiutarti a comprendere sempre meglio e agire in modo sempre più efficace nel creare, mattone su mattone, la vita che vuoi e la persona che vuoi essere.

Il muro che costruisci (o che credi ti abbiano costruito intorno) può essere un muro di oppressione e soppressione. E anche un muro di liberazione e realizzazione…

Di fronte ai tuoi problemi

Di fronte ai tuoi problemi hai provato a scappare o rimandare. Fatto. Non ha funzionato!

Di fronte ai tuoi problemi hai provato ad ignorarli, a fare finta non esistessero, non fossero problemi. Fatto. Non ha funzionato!

Di fronte ai tuoi problemi hai cercato di cambiare la realtà frustrante, gli altri deludenti, credendo che il problema stesse sostanzialmente fuori di te. Fatto. Non ha funzionato!

Sei arrivato in terapia perché ciò che hai fatto non ha funzionato. E la sofferenza si è moltiplicata e diffusa in diverse aree e ruoli della tua vita. Sei sempre più stressato, ansioso, triste, angosciato, arrabbiato, impotente, al limite della disperazione.
In terapia puoi cercare un altro modo per fronteggiare i tuoi problemi, fondato sostanzialmente su 4 principi.
1. Comprendere con accuratezza cosa genera la tua sofferenza e cosa c’è da cambiare.
2. Impegnarti con tutte le risorse a tua disposizione, possedute e reperibili, a cambiare quello che puoi cambiare.
3. Accettare, con serenità, ciò che non puoi cambiare.
4. Creare, giorno per giorno, scelta per scelta, la tua vita: con la consapevolezza che una vita ideale per definizione non esiste; con speranza e fiducia di riuscire a creare una vita reale effettivamente appagante.

Amiche nemiche

Le emozioni dolorose ci segnalano i nostri bisogni insoddisfatti e ci spingono all’azione. Dovrebbero, idealmente. Realmente, purtroppo, non sempre è così. Troppo spesso va in un altro modo.
La paura ci tiene fermi al palo, preferiamo il noto stagnante all’ignoto spaventante.
La preoccupazione ci porta a rimuginare invece che ad agire.
La vergogna ci blocca rispetto all’esprimere parti vitali e desideranti di noi stessi, sarebbe un’onta insostenibile sentirsi giudicati per chi siamo e per cosa facciamo.
La tristezza ci porta ad allagarci delle nostre stesse lacrime, e non ci fa cercare il conforto utile e amorevole per superare il momento doloroso.
Il senso di colpa ci fa tentennare dal fare ciò che vorremmo fare; il timore è di far male ad altri, se dessimo seguito ai nostri desideri.
La nostra legittima rabbia si veste di paura di distruggere le nostre relazioni e di restare soli e finiamo per distruggere solo noi stessi tenendola tutta dentro.
L’invidia ci lascia nel rancore invece di farci accendere il motore per migliorare noi stessi.
Il rimorso è come uno sputo addosso e poi un altro e un altro ancora e dimentichiamo che probabilmente ciò che abbiamo fatto ci sembrava giusto allora.
Il rimpianto ci lascia a ruminare sul tempo passato e ci trattiene dal fare ciò che ora è per noi utile fare.
La nostalgia ci ancora con dolore al passato e ci impedisce di vivere con pienezza il presente.
Il dolore, purtroppo inevitabile di fronte a certe delusioni e perdite, se lo neghiamo, finisce per ingigantirsi e gonfiarsi di altri pensieri velenosi ed emozioni tossiche che potremmo, invece, assolutamente evitare.
Quando arrivano certi fatti spiacevoli, dobbiamo imparare a riconoscere i pensieri che ci facciamo sopra e accogliere le emozioni che emergono di conseguenza.
Quando succedono certi eventi, le emozioni che proviamo sono assolutamente naturali e sane e dobbiamo imparare a legittimarle ovvero a considerarle messaggeri importanti rispetto a ciò che ci sta accadendo e ai bisogni che abbiamo.
Se riconosciamo l’emozione e il bisogno, possiamo adottare l’azione più sana e utile per soddisfarlo e ristabilire un nostro equilibrio interno e con la realtà esterna.
Solo così possiamo iniziare veramente bene un nuovo anno… E ogni nuovo giorno del resto della nostra vita…

Trasforma le miserie in meraviglie

Insieme ad augurarti un anno migliore, augurati di essere migliore. Qualunque cosa voglia dire per te ‘diventare migliore’…
Su come si comporterà l’anno nuovo (l’esterno da te, gli altri, vicini e lontani) puoi sperare e aver fiducia, magari incrociare le dita, toccare ferro o qualsiasi altra cosa sei solito toccare per sperare in circostanze favorevoli…
Su come puoi migliorare tu puoi intervenire direttamente!
Con tutta la tua CONSAPEVOLEZZA. Per comprendere il tuo funzionamento, il tuo mondo interiore, i tuoi pensieri e le tue convinzioni, le tue emozioni e le tue passioni, i tuoi desideri, bisogni e sogni…
Con tutta la tua RESPONSABILITÀ. Sapendo che devi agire in prima persona per spostare le cose e cercare di metterle dove più ti piace…
Con tutto il tuo IMPEGNO. Consapevole di cosa per te è importante, devi attivarti con costanza e determinazione a realizzarlo, fermarti per correggerti, fermarti quando proprio oltre non riesci ad andare e, quindi, imparare ad accettare…
Con L’ABILITÀ di TRASFORMARE le MISERIE in MERAVIGLIE… Qualunque cosa tu intenda per ‘miseria’ presente nella tua vita e qualunque ‘meraviglia’ tu voglia creare nella tua vita…

Potresti… Dovresti…

All’inizio dell’anno, come all’inizio di ogni nuovo percorso o impresa, personale, professionale, affettiva, interpersonale, certamente hai degli obiettivi in mente, obiettivi più o meno chiari e ben formulati nella tua testa, obiettivi comunque che vorresti raggiungere.
Al tempo stesso, succede che non tutti gli obiettivi arrivino al goal. Non riusciamo in certe nostre imprese e dobbiamo imparare dal fallimento, dai risultati raggiunti e da quelli non raggiunti. Ma qual è la lezione fondamentale?
Potresti cominciare a chiederti cosa ha causato il mancato raggiungimento dell’obiettivo. Potresti incolpare gli altri, la realtà esterna. Potresti imprecare per la sfortuna. Potresti trovare alibi e giustificazioni che spieghino quello che è successo. Potresti… E magari su qualcosa potresti avere le tue ragioni. Ma questo atteggiamento sarà utile solo se accompagnato dalla vera lezione fondamentale del fallimento.
Cosa ho fatto io di sbagliato? Cosa ho fatto e sarebbe stato meglio non avessi fatto? Cosa sarà meglio non fare la prossima volta che mi metterò ad inseguire il mio obiettivo? Cosa non ho fatto che avrei dovuto fare? Cosa dovrò fare la prossima volta per avvicinare il mio obiettivo?
Potresti, ad esempio, dover formulare in modo più accurato il tuo obiettivo: quali mete, quali azioni, in quale tempo, con quali risorse e strategie.
Potresti, ad esempio, dover fare cose nonostante ti suscitino un po’ d’ansia e paura.
Potresti, ad esempio, smettere di lamentarti e di accusare per iniziare a prenderti la responsabilità diretta del tuo successo.
Potresti, anche, dover rivedere i tuoi piani, accettare certe rinunce, adattarti a certi limiti, rivedere una o più parti del piano e degli obiettivi.
Trova tu altri esempi per te più calzanti. In qualsiasi ambito e ruolo della tua vita: a lavoro, coi collaboratori, col capo, nella coppia, coi figli, con gli amici, nel tempo libero che ti racconti non sia mai abbastanza.
La lezione fondamentale resta sempre quella: prenditi in mano la tua responsabilità per realizzare ciò che più desideri ed è per te importante. Il resto è accettazione dell’impotenza che avrai incontrato e godimento delle cose di valore che avrai ottenuto.