Un po’ e un po’. La vita che vuoi

Un po’ la vita ci capita, un po’ la vita la scegliamo.
Un po’ ti sono capitate sfortune, un po’ sono arrivate cose belle.
Un po’ hai fatto scelte azzeccate, un po’ le hai fatte sbagliate.
Un po’ puoi rimettere mano a ciò che è successo, un po’ devi accettare che puoi fare poco o niente per riaggiustare le cose.
Un po’ c’è da ‘attraversare per elaborare’ rabbia e dolore, paura e ogni altra emozione dolorosa. Un po’ c’è da imparare ad essere grati per ciò che abbiamo e abbiamo conquistato, apprezzarlo e saperne godere.
Questa è la via che dobbiamo tracciare in direzione della serenità! Cos’è per te la serenità?
Questa è la strada che dobbiamo tracciare in direzione della felicità! Cos’è per te la felicità?
Questa è la via che dobbiamo tracciare in direzione della vita che vogliamo! Tu conosci la vita che vuoi?
‘Dobbiamo tracciare’ ovvero diventare consapevoli del nostro funzionamento attuale (pensieri, azioni, relazioni, scelte) e di come è collegato alla nostra storia (cosa abbiamo vissuto, cosa abbiamo capito, cosa abbiamo imparato, cosa abbiamo scelto e cosa continuiamo a scegliere).
‘Dobbiamo tracciare’ ovvero essere consapevoli per essere responsabili, per scegliere oggi, per compiere azioni ora, in direzione della vita che vogliamo! Tu conosci la vita che vuoi?
La vita che vuoi è la direzione ideale; consapevolezza e responsabilità delle scelte che fai tracciano la vita reale, più o meno vicino alla prima. Nel tentare di ridurre lo scarto tra vita ideale e vita reale e nella necessità di accettare ciò che non riesci proprio a cambiare, esiste il tuo impegno effettivo della tua vita concreta. La tua vita concreta è data dalle scelte concrete che fai, guidate, più o meno consapevolmente, dai tuoi valori ovvero da ciò che tu ritieni con la testa e senti con le tue viscere siano le cose importanti per te, scopi e mete da inseguire…

Il potere della tua mente per il tuo benessere

Molte persone hanno convinzioni che non solo generano sofferenza, ma ostacolano anche la via verso il benessere. E questo, oltre che nella vita quotidiana, diventa particolarmente evidente quando arrivano in terapia. In particolare, alcune delle loro credenze si traducono in una scarsa consapevolezza del potere che hanno sul loro stare male e sulla possibilità di stare bene.
Diventa allora fondamentale portare le persone alla CONSAPEVOLEZZA DEL POTERE DELLA LORO MENTE. Ad esempio, alcune persone sono convinte che la loro sofferenza dipenda da qualche disfunzione di origine biologica o del sistema nervoso e ciò impedisce loro di riconoscere quanto, invece, ferme restando alcune difficoltà di origine organica, molto dipenda dal loro modo di rappresentarsi la realtà e dal loro modo di agire nella realtà come rappresentata.
Altri individui sono convinti che i loro problemi dipendano sostanzialmente da altre persone e perciò si sentono vittime passive dell’esterno, arrabbiate e sfiduciate piuttosto che in grado di prendere in mano le redini delle proprie scelte.
Altri ancora sono invece convinti di essere sostanzialmente deboli e inadeguati, incapaci di adottare comportamenti sani e destinati a soccombere di fronte alle avversità della vita e alla forza degli altri.
Un quarto tipo di convinzioni che impediscono di riconoscere il potere della propria mente è tipico di quelle persone che si sentono vittime delle frustrazioni del passato, della loro famiglia disfunzionale, di genitori inadeguati, degli eventi avversi che hanno vissuto; in tal modo non si riconoscono il potere che hanno di rivisitare il senso di ciò che è accaduto, anche delle sfortune e dei traumi, per riuscire comunque oggi a fare scelte sane e in linea coi propri bisogni.
Prima di lavorare su obiettivi specifici (riduzione di ansia, cura della depressione, risoluzione di conflitti, regolazione delle emozioni, miglioramento di relazioni, apprendimento di abilità e nuovi comportamenti, ecc.), è fondamentale portare la persona a diventare consapevole che il potere della guarigione e del benessere equivale in gran parte al potere della sua mente, in particolare della sua capacità di sviluppare modi di pensare e di agire più realistici, sani, adattivi. A partire dalla consapevolezza di ciò che possiamo impegnarci a cambiare e di ciò che possiamo imparare ad accettare come nostro limite e impotenza.

Come cominci a raggiungere i tuoi obiettivi

Gli obiettivi che ti poni nella vita, quelli piccoli e quelli grandi, quelli quotidiani e quelli a lungo termine, cominciano per:
Mi piacerebbe…
Vorrei…
Voglio…
Devo…
Devo assolutamente…
Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, allora occhio a come concepisci i tuoi obiettivi.
“Mi piacerebbe…” esprime più che altro un desiderio, è il punto di partenza, ma non può bastare…
“Vorrei…” è l’espressione di un desiderio che già comincia a contemplare una volontà di esaudirlo, ma ancora non è sufficiente…
“Voglio…” esprime in modo ancora più determinato la volontà di realizzare un desiderio, ma serve un progetto che contenga azioni concrete da svolgere in prima persona…
“Devo…” è ancora più perentorio, lo voglio proprio; a volte è una spinta fondamentale per l’azione, altre volte diventa fonte di un senso di costrizione e stress che possono esitare in malattia, fisica e psicologica…
“Devo assolutamente…” è spesso la via del successo e del raggiungimento ottimale dei propri obiettivi, ma a volte può anche trasformarsi in una trappola per la propria salute, fisica e mentale.
Comincia a guardare i tuoi obiettivi…
Guarda come cominciano e se quel modo ti è utile o ti crea problemi…
Spesso in terapia aiuto le persone a superare un punto in cui sono bloccati:
Riconoscere i propri desideri, bisogni e valori…
Trasformare i propri desideri in obiettivi…
Trasformare gli obiettivi in progetti e programmi…
Trasformare i programmi in azioni concrete…
Trasformare i buoni propositi in passaggi concreti all’azione…
Ma anche a:
Trasformare le missioni impossibili in obiettivi realistici…
Trasformare i “devo assolutamente” in “mi impegno a raggiungere i miei obiettivi, con tutte le mie forze e risorse, ma riesco anche a mettere in conto ed accettare che non tutto posso ottenere …”.
Spesso, proprio in casi come quest’ultimo, è possibile fare un lavoro di trasformazione in profondità sugli scopi che la persona sta cercando di perseguire da una vita. Sono scopi importanti per la persona, appresi fin da piccoli, ma che sono caratterizzati da quel senso di necessità assoluta che li trasforma in missioni auto-frustranti. Solo per fare qualche esempio, tra i più comuni e spesso tra i più disfunzionali: devo farcela assolutamente da solo (non devo mai chiedere aiuto, non devo mai dipendere); devo assolutamente piacere a tutti (non voglio essere antipatico a nessuno); devo essere il migliore in ogni cosa che faccio; non devo mai fermarmi o abbandonare un obiettivo; devo assolutamente creare una famiglia; devo necessariamente laurearmi.
Quando la persona è IRRIGIDITA su questi scopi assolutamente irrinunciabili nel suo vissuto, prima o poi si incammina su strade pericolose per la sua salute e il suo equilibrio psicofisico. L’obiettivo terapeutico diventa allora la FLESSIBILITÀ: rivisitare alcuni scopi, imparare a rinunciare ad altri, senza comunque rinunciare al valore che li orienta, continuando, dunque, ad impegnarsi in direzione della vita che si vuole, accettando, con sufficiente serenità, impotenza, limiti e qualche inevitabile ridimensionamento…

Il permesso

Quante missioni impossibili stai portando avanti nella tua vita? Prova a rintracciarle…
Dicesi ‘missione impossibile’, il tentativo di raggiungere qualche scopo/obiettivo, inconsapevoli della nostra impotenza rispetto ad esso, ignari della nostra mancanza di controllo. Ripeto: prova a rintracciare in quali missioni impossibili ti sei cacciato…
Nota con attenzione i diversi ambiti della tua vita (famiglia, lavoro, amici, cura del fisico, tempo ricreativo, ecc.) per notare se stai inseguendo traguardi di fatto fuori dalla tua portata, almeno in questo momento…
Stai cercando di essere perfetto in ogni cosa che fai?
Stai cercando di mantenere il controllo assoluto su tutto e tutti?
Stai cercando di cambiare gli altri?
Stai aspettando e sperando che cambino da soli per diventare come ti piacerebbero?
Stai cercando di eliminare completamente ansia e stress dalla tua vita?
Stai aspettando che l’altro non faccia richieste invece che iniziare a dire qualche no?
Stai aspettando che gli altri capiscano cosa vuoi invece che iniziare a chiedere?
Quale missione impossibile stai inseguendo al lavoro? E col tuo partner? E coi tuoi figli? E come figlio coi tuoi genitori? E con te stesso?
Avrai capito, le missioni impossibili, oltre che fonte di stress, procurano dosi massicce di frustrazione, delusione, autosvalutazione, senso di fallimento, rabbia, preoccupazione, ecc.
Per prendersi cura del corteo delle ‘emozioni dolorose da missione impossibile’, è importante darsi un permesso fondamentale. Il permesso di essere ‘normale’. Il permesso di inseguire le mete ambiziose che si desiderano, ma ben consapevoli di quando queste si trasformano in mete impossibili. Questo richiede due passaggi:
1. Imparare a conoscere il limite tra possibile e impossibile, diverso da situazione a situazione.
2. Imparare ad accettare quel limite, senza sentirsi deprivati del proprio valore e dell’amore delle persone per noi importanti.
Per arrivare a questo obiettivo, può essere sufficiente la lettura di questo post e un po’ di buona consapevolezza di sé oppure la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line) o ancora può rivelarsi necessario un percorso di crescita personale o una vera e propria psicoterapia.
Datti il permesso…

Braccato…

Spesso ci sentiamo sfruttati dalle persone, manipolati, trattati ingiustamente, perseguitati quasi, con la sensazione di vivere in un mondo ostile e ingiusto.
Forse, sarebbe più giusto dire che siamo perseguitati dalle nostre aspettative verso gli altri, verso la realtà, verso le cose, verso noi stessi. In estrema sintesi, ci aspettiamo perché lo desideriamo un mondo diverso da quello che è.
E che c’è di male? Anzi… Il mondo si muove, si trasforma ed evolve grazie alla frustrazione dei nostri bisogni, grazie al desiderio di cambiare ciò che non ci appaga. Certo. Al tempo stesso, se vogliamo essere soddisfatti e sereni, in direzione dei nostri scopi e valori, in pace con noi stessi e col mondo, invece che in perenne conflitto, abbiamo bisogno anche dell’accettazione. Così è, anche se non mi piace! E se non mi piace faccio due fatiche dice il saggio…
Allora, è importante riconoscere quanto ti senti perseguitato e da cosa… Dal tuo orgoglio, dal tuo dovere, dal rancore, dal piacere, dalla paura, dal dolore, dai rimpianti, dalle missioni impossibili, dal passato, dal bisogno di approvazione, dal futuro, dal vuoto, dai rimorsi, dal tempo, dall’esigenza di perfezione, dall’insostenibilità dell’essere deludente, dalla frustrazione sempre difficile da fronteggiare, dal bisogno di controllo, dall’insicurezza, dalla tua stessa rabbia, dall’incertezza, dalla tua stessa rabbia che non riconosci, dalla tua ferita, dalla tua vanità, dalla tristezza che troppo spesso non ti permetti, dalla tua stessa rabbia che non esprimi, dal tiranno interiore sempre pronto a giudicare “perché tu dovresti…”, “perché tu non sei…”.
Da cos’altro ti senti perseguitato e quanto? Cosa puoi cambiare?
In cosa ti vuoi impegnare?
Cosa devi accettare?

Radio Paranoia

Conosci RADIO PARANOIA? Con Radio Paranoia mi riferisco alle voci incessanti dentro di noi che commentano continuamente il nostro comportamento e quello altrui, procurandoci stati mentali dolorosi.
Queste voci sono i nostri pensieri automatici che abbiamo affinato negli anni a far scattare di fronte alle frustrazioni che la quotidianità ci presenta.
Oltre il danno la beffa. Oltre alla frustrazione di qualche nostro bisogno o la delusione di qualche nostra aspettativa, anche l’autocritica (Radio Autocritica) e il risentimento rabbioso (Radio Risentimento). O qualche altro modo attraverso cui i nostri pensieri automatici aggiungono benzina sul fuoco dei problemi già esistenti. Ad esempio, Radio Ruminazione… Radio Ansia anticipatoria… Radio Recriminazione … Radio Autosvalutazione… Radio Catastrofe… Radio Disastro… Radio È insopportabile… Radio Lamentela… Radio Vittimismo… Radio  Rammarico… Radio Rimprovero… Radio Non mi passerà mai… Radio Non ce la farò… Radio Cosa c’è di sbagliato in me?… Radio Il mondo è ingiusto… Radio La gente non si rende conto… Conosci qualche altra radio? Sei solito ascoltarla? Sei solito seguire le sue indicazioni?
Ecco, qui si trova un punto fondamentale: la radio trasmette e noi non possiamo impedirglielo, lo fa da tempo immemore; ma possiamo smettere di seguirla, possiamo lasciarla sullo sfondo, mentre noi ci dedichiamo alle cose veramente importanti della nostra vita e su cui abbiamo il potere di intervenire.
Per fare questo è richiesta la ‘presenza mentale’, la capacità, che si sviluppa con la pratica, di focalizzare il qui e ora, con intenzione, ad esempio focalizzare il respiro, l’aria che entra e l’aria che esce oppure focalizzare le sensazioni fisiche provenienti da qualche parte del corpo, ad esempio una mano… Ed ogni volta che veniamo catturati dalla radio… Notarlo… E tornare con gentilezza al focus iniziale… Senza giudicarci (anche se pure Radio Giudizio è sempre accesa)… Semplicemente notando la nostra ‘mente catturata e sintonizzata’, per tornare al focus… Con amorevolezza nei nostri confronti…
Questa pratica ci permette… Nel tempo… ‘con la pratica ‘… di dedicare le nostre energie ad azioni utili veramente a fare scelte orientate dai nostri valori che possono efficacemente catturare tutto il nostro impegno e le nostre risorse…

Il prima possibile e non di più

Quando ti senti triste, accogli la tristezza come un messaggio importante per te, identifica ciò che hai perduto e facci qualcosa di utile, il prima possibile. Trova il tuo bisogno e cerca di soddisfarlo, ad esempio trovare conforto o incoraggiamento per affrontare la perdita, la mancanza, il momento difficile. Ben consapevole di ciò che puoi ottenere e di ciò che devi accettare anche se non ti piace.
Quando ti senti spaventato, accogli la paura come un messaggio importante per te, identifica il pericolo o la minaccia che avverti e fai qualcosa di utile, il prima possibile. Trova il tuo bisogno e cerca di soddisfarlo, ad esempio rassicurarti e contenere la minaccia, affrontare l’ignoto con coraggio e fiducia.
Quando ti senti arrabbiato, accogli la rabbia come un messaggio importante per te, identifica il danno o l’ingiustizia subiti o qualsiasi altra situazione sia origine della tua rabbia e facci qualcosa di utile, il prima possibile. Trova il tuo bisogno e cerca di soddisfarlo, ad esempio ristabilisci la situazione che vorresti o ripara il danno. Sempre consapevole che non sempre le cose sono o possono essere come noi vorremmo.
Lo stesso percorso vale per ogni emozione: accoglila con apertura e disponibilità, cercane i motivi, fai qualcosa di utile per trasformare la frustrazione in soddisfazione. Qualcosa sarà proprio come vorresti e qualcosa sarà distante dai tuoi desideri. Funziona così la vita.
Certamente, funzionano così le cose, ma l’aspetto più importante è come affronti ciò che ti capita, quali emozioni vivi e come reagisci alle tue stesse emozioni.
Sentire, pensare e agire. Il prima possibile e non di più. Rifletti il giusto e agisci per tentare di soddisfare i bisogni insoddisfatti. Questo è il segreto per affrontare i propri momenti difficili, invece che cominciare a rimuginare all’infinito su quanto accaduto, sulle emozioni vissute, sugli stati d’animo che ti arrivano, su come avresti dovuto agire o su come avrebbero dovuto agire gli altri, su quanto sei sbagliato o su quanto è sbagliata la vita. Pensieri su pensieri su pensieri che, invece che portarti soluzioni, ti amplificano i problemi.
In sintesi:
Accogli l’emozione, il valore che ti porta…
Rifletti quanto ti è utile, il prima possibile e non di più…
Agisci in modo efficace per risolvere problemi e  soddisfare bisogni…
Goditi il risultato, anche se non perfettamente corrispondente a ciò che volevi…
Accetta con serenità e vai avanti, con apertura alle emozioni, riflessioni utili ed azioni efficaci, guidato dai tuoi valori che definiscono ciò che è importante per te…
Non ti resta, a questo punto, che leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Il problema e il problema

Un problema molto diffuso è l’incapacità di risolvere veramente i problemi. Mi riferisco, in particolare, a qualcosa che certamente sarà capitato anche a te: la soluzione che individui per il problema finisce per diventare un tentativo fallimentare che alimenta il problema, non lo risolve, lo mantiene o addirittura lo peggiora.
Succede con le EMOZIONI dolorose quando il tentativo di sopprimerle per non sentirle finisce per renderle ancora più potenti, dolorose, pronte a trasformarsi in sintomi fisici e psicologici o in difficoltà nelle relazioni. Ad esempio, attacchi di panico, esplosioni di rabbia, abuso di sostanze. Oppure quando tentiamo di reprimerle, le sentiamo, ma cerchiamo di tenerle a bada, ma prima o dopo ci scoppiano dentro o fuori in comportamenti inappropriati alla situazione.
Succede con i PENSIERI quando ci ingaggiamo in processi rimuginativi in cui crediamo di riflettere per comprendere il problema, ma finiamo solo per restare impantanati in ripetizioni sterili degli stessi ragionamenti fini a se stessi e che non ci portano mai a decisioni e scelte utili.
Succede con le PERSONE quando nel tentativo di comprendere gli altri finiamo per non ascoltarli veramente, siamo fissati sui nostri pregiudizi verso gli altri piuttosto che essere veramente aperti e disponibili ad ascoltare ciò che vogliono dirci, osservare ciò che fanno e comprendere il senso dei loro discorsi e delle loro azioni.
Succede in DIVERSI AMBITI della nostra vita quando crediamo che la soluzione sia il cambiamento degli altri e ciò alimenta la frustrazione di ognuno e la delusione reciproca.
Ti invito allora ad osservare come funziona per te in aree specifiche della tua vita, a casa e al lavoro, con gli amici o in momenti di attività in solitaria, nei momenti di svago e in ogni altra situazione in cui PARTI CON UN PROBLEMA E TE LO RITROVI MOLTIPLICATO O GONFIATO.
Ti invito a notare come funzioni tu e quali sono gli esiti quando affronti i problemi che ti trovi di fronte… Cosa finisci per fare, sentire e pensare…
Ti invito anche a capire come fa a risolvere i suoi problemi la protagonista di ‘Alice nel paese delle miserie’, nel mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
La domanda guida per queste osservazioni è: COSA FACCIO (E COSA NON FACCIO) PER RITROVARMI ANCORA PIÙ IMPANTANATO NEL PROBLEMA?
Spesso le varie risposte a questa domanda sono accomunate da una strategia di EVITAMENTO DELLE ESPERIENZE: guidati dalla paura, evitiamo situazioni e persone, evitiamo il contatto con il nostro mondo interiore ed evitiamo di affrontare i problemi.
Una strategia più utile, alla consapevolezza, alla padronanza della nostra esperienza e ad un modo più efficace di affrontare i problemi, è fondata sulla nostra DISPONIBILITÀ INTERIORE AD AVVICINARCI ALL’ESPERIENZA invece che evitarla. Una strategia di apertura, curiosità, sensibilità a ciò che accade fuori e dentro di noi. Una strategia fondata sull’accettazione dell’esperienza, anche quando è dolorosa. Un’accettazione quindi compassionevole verso noi stessi, verso gli altri e verso il mondo. Tutto è ciò che è. Lo accogliamo e proseguiamo sulla nostra strada…

In un mondo che… Cosa devi fare tu…

In un mondo che è sempre più oscuro, fonte di confusione e pieno di incertezze, poche sono le certezze, chiare ed evidenti:
1. Se vuoi migliorare il tuo benessere, oltre che ridurre la tua sofferenza, devi agire su te stesso, impegnarti in prima persona per attivare cambiamenti.
2. Dai tuoi cambiamenti si attiveranno conseguenze ed influenze verso l’esterno, verso gli altri e l’ambiente.
3. Le vie del cambiamento sono infinite.
Ovvero:
A. Smetti di inseguire la missione impossibile di cambiare gli altri o aspettare che cambino. Il cambiamento esterno puoi desiderarlo, devi chiedere e agire per attivarlo, puoi sperare di ottenere ciò che chiedi, devi saper accettare anche i rifiuti, le frustrazioni e le delusioni.
B. Quando cambi tu, certamente gli altri avranno a che fare con una persona diversa e ciò potrà avere un’influenza più o meno grande sul loro comportamento, a volte positiva per te, a volte meno desiderabile. Questo è…
C. Puoi cambiare i tuoi comportamenti e le tue abitudini, puoi cambiare i tuoi pensieri e il tuo modo di pensare, puoi cambiare le tue emozioni e il tuo modo di esprimerle e governarle, puoi agire sulle tue sensazioni somatiche per attivare stati di benessere, puoi imparare a comunicare in modo più efficace con gli altri, puoi imparare a governare i conflitti interpersonali, puoi governare il tuo tempo in modo più consapevole e in linea coi tuoi bisogni e desideri. Puoi coltivare la tua spiritualità al servizio della tua evoluzione personale e chissà quanti altri cambiamenti puoi fare, in ogni ambito, ruolo e relazione della tua vita. La tua fantasia e creatività non hanno limiti…
E puoi anche leggere e trarre ispirazione per i tuoi cambiamenti da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Quando i buoi sono usciti…

Quando arrivano le malattie psicologiche (ansie, fenomeni depressivi vari, attacchi di panico, crisi sul lavoro e nelle relazioni, ecc.) come anche molte malattie fisiche importanti, crediamo, troppo spesso, che siano espressioni della nostra debolezza e magari ce ne vergogniamo anche o ci sentiamo in colpa perché abbiamo creato danno e disagio a noi e a chi ci sta vicino.
In realtà, I SINTOMI CHE CI INVADONO SONO LA TRASFORMAZIONE PATOLOGICA DI SEGNALI CHE IN PRECEDENZA NON ABBIAMO SAPUTO ASCOLTARE.
Segnali di cosa in particolare? Segnali che abbiamo troppo tirato la corda, abbiamo chiesto a noi stessi di essere forti, solo forti, sempre solo ed esclusivamente forti. Ad esempio:
– non ci siamo permessi di fermarci quando eravamo stanchi,
– abbiamo sempre sfidato i nostri limiti oltre ogni ragionevole misura,
– abbiamo alzato sempre più gli standard di successo a cui rispondere,
– abbiamo aumentato a dismisura le richieste che facciamo a noi stessi,
– abbiamo seguito regole sempre più rigide su come ‘dover essere’,
– non ci siamo permessi di dire no a tante richieste che provenivano da nord e sud, da est e ovest,
– non ci siamo concessi di chiedere aiuto e sostegno anche se ne avevamo bisogno.
Ti riconosci in qualcuna di queste situazioni? Hai qualche esempio che riguarda la tua vita o persone che conosci?
La malattia ci mette in contatto con la PAURA: la paura di perdere tante persone e cose preziose della nostra vita, la paura di una vita piena di limiti, fino alla paura della morte, reale o in tante sue forme simboliche. Muore qualcosa.
La paura potrebbe e dovrebbe bastare per portare la persona a fare CAMBIAMENTI INCISIVI nel suo sistema di vita, nella gestione del tempo, degli impegni e delle relazioni. Ad esempio, rallentare, togliere qualche stress, accettare le rinunce delle scelte di cambiamento.
Se questa paura non bastasse, potrebbe rivelarsi utile o necessario un percorso terapeutico per:
– comprendere ed accettare la paura delle perdite,
– comprendere ed accettare la paura del cambiamento,
– comprendere e superare i motivi della resistenza al cambiamento.
Magari prima della terapia, potrebbe anche aiutare leggere ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.