8. Estate meravigliosa. Le tue miserie e le tue meraviglie

Quando inizi a leggere ‘Alice nel paese delle miserie’ (eventualmente ancora non l’avessi preso, ti ricordo che puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line), ti rendi conto che quell’Alice sei proprio tu…
Quando ti immergi gradualmente nella lettura, ti rendi conto che quel libro potresti averlo scritto anche tu, proprio tu, una Alice unica ed originale che si confronta quotidianamente con alcune miserie personali, con alcuni modi di pensare e agire, di gestire emozioni e relazioni, di fronteggiare imprevisti e incertezza, rimorsi e rimpianti, piccoli e grandi stress quotidiani.
Alla fine del viaggio di Alice, ti rendi conto che sei sempre tu, ma non sei più la stessa persona. L’esterno è più o meno lo stesso, ma tu hai acquisito molteplici strumenti e possibilità di fronteggiarlo e padroneggiarlo.
Allora oggi ti suggerisco:
NOTA LE TUE MISERIE… Riconosci i tuoi modi di funzionare (pensare, sentire, agire) che ti procurano stress ed emozioni dolorose… Eventualmente fatti accompagnare da una persona cara e fidata che ti può aiutare a riconoscere le varie forme del tuo malessere quotidiano…
Quindi… IDENTIFICA LE TUE MERAVIGLIE… Cosa già stai facendo che funziona e che genera la tua felice serenità… E anche ciò che potresti cominciare a fare (da subito) per continuare a creare la vita che desideri…

5. Estate meravigliosa. Sposta la vittima

Quanto ancora vuoi affossarti nella tua posizione di vittima? Cos’altro deve succedere affinché tu ti assuma concretamente la responsabilità di agire in prima persona per cambiare ciò che non ti piace nella tua vita?
Ecco il suggerimento di oggi:
INDIVIDUA TUTTE LE VOLTE IN CUI FAI LA VITTIMA O TI SENTI VITTIMA… NON È UNA COLPA… NEMMENO UN ERRORE… È SEMPLICEMENTE QUELLO CHE SEI ABITUATO A FARE…  Fatti aiutare da qualcuno di caro se non ti riesce facile questa consapevolezza del tuo vittimismo sterile e auto-perpetuantesi… Quindi mantenendo una posizione eretta … respira e … … … SPOSTATI DI UN PASSO … e PRENDI DISTANZA fisica da questa tua posizione solita e … Da questa nuova posizione appena abbozzata… COGLI IL TUO BISOGNO e INIZIA AD AGIRE DI CONSEGUENZA…
Per quanto tu non abbia la colpa di una serie di cose che ti sono accadute, certamente hai ora la responsabilità (quindi il potere e la libertà) di fare qualcosa di buono per te con ciò che ti è accaduto!!!
Come sempre… Inizia… correggi il tiro… procedi… sarà una meraviglia … 
Potresti anche iniziare dalla lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’. Puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line.

L’inevitabile e la scelta

Ciascuno di noi ha un proprio modo unico e abituale di reagire alla frustrazione e alla delusione. Lo abbiamo imparato da bambini, lo abbiamo appreso attraverso insegnamenti diretti ed espliciti da parte dei grandi, ma più frequentemente e potentemente attraverso ciò che abbiamo visto e imitato, in modo per lo più inconsapevole. Senza saperlo, con tutta la nostra intelligenza adattativa, creativa e intuitiva, ‘abbiamo scelto’ quale fosse il modo migliore per affrontare qualcosa che ci veniva a trovare nonostante non lo avessimo invitato. Mi riferisco appunto ad esperienze dolorose, frustranti e deludenti con cui ‘abbiamo dovuto’ fare i conti fin da piccoli. Certi comportamenti dei genitori e di altri parenti, di insegnanti e coetanei, di altre persone che hanno rappresentato per noi una palestra per imparare come funziona il mondo e come è utile comportarsi per sentirsi ‘sufficientemente’ sereni e felici, compresi e amati, apprezzati e sostenuti, desiderati all’interno di relazioni, legami e gruppi.
Frustrazione e delusione sono inevitabili… È l’esperienza che viviamo quando le cose e le persone sono diverse da come vorremmo fossero.
Possiamo reagire, più o meno consapevolmente e intenzionalmente, con:
– emozioni varie quali tristezza, angoscia, rabbia, paura, senso di colpa, vergogna, ecc.
– interpretazioni e pensieri molteplici quali “è colpa mia”, “non è giusto”, “ma come ha fatto quella persona a comportarsi così”, “è una catastrofe”, “me lo merito”, “non me lo merito”, “è insopportabile”, “sono sfortunato”, “è quello che dovevo temere”;
– comportamenti diversi quali ritirarsi, aggredire, parlare, chiedere, cambiare direzione (nei desideri e bisogni e con diverse azioni utili), chiudersi in se stessi, ma anche stordirsi, rifugiarsi nell’essere iper-affaccendati (per non sentire e non entrare in contatto coi propri dolori), ecc.
Tendenzialmente reagiamo come abbiamo sempre fatto. A volte ci è utile anche oggi e manteniamo quel modo di reagire; altre volte non è utile, anzi proprio dannoso e disfunzionale e siamo chiamati a modificare qualcosa. Questa sostanzialmente è la via della cura. Questa è la via che ti permette di trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie. In ‘Alice nel paese delle miserie’ (il libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line) troverai numerose indicazioni pratiche per muoverti tra ciò che è stato ed tuttora inevitabile e ciò che puoi sempre scegliere nella direzione della vita che consapevolmente vuoi creare…

Il viaggio infinito della crescita personale

Il viaggio di crescita personale che ciascuno di noi compie è un percorso di AFFRANCAMENTO dalla realtà definita dagli altri e da noi interiorizzata, creduta vera e incontrovertibile e messa a guida del nostro stare al mondo, del nostro pensare, sentire e agire.
La crescita richiede un processo di EMANCIPAZIONE rispetto a ciò che è sempre stato, un cambiamento di quei comportamenti e pensieri che non funzionano più. Richiede di guardare con attenzione la propria storia di vita per capire il senso della nostra traiettoria evolutiva e della nostra identità, il valore di ciò che abbiamo imparato da piccoli e ci ha permesso di sopravvivere fino ad oggi, la funzione di certi nostri comportamenti, credenze e convinzioni che un tempo ci furono d’aiuto, ma che oggi non lo sono più.
Crescere consiste in un vero e proprio percorso di LIBERAZIONE DA VECCHIE REGOLE di comportamento che non sono più adatte ai nostri bisogni e desideri in trasformazione.
Il percorso è definibile in tappe o passaggi. Per ciascuna tappa è importante ‘riflettere e agire’, per comprendere in base agli effetti delle nostre azioni e andare avanti, alternando sapientemente riflessioni e azioni, in direzione del raggiungimento dei nostri desideri e bisogni.
Ecco le 4 fondamentali tappe che si susseguono richiamandosi l’una all’altra.
CONSAPEVOLEZZA. Interrogare e ascoltare la propria storia. Come la conosciamo per come l’abbiamo vissuta e la ricordiamo ora. Come ce l’hanno raccontata e come ce la raccontano gli altri ancora oggi. Come ce l’abbiamo scolpita nel corpo a guida del nostro stare al mondo. Approfondire la nostra storia di vita, le scelte, i bivi, i momenti sfortunati e le opportunità che abbiamo saputo cogliere. Le situazioni in cui altri hanno scelto per noi e quelle in cui siamo andati avanti determinati con tutte le nostre forze e convinzioni.
Guardando la nostra storia e le nostre scelte riusciamo a identificare anche le credenze che abbiamo imparato e che hanno guidato i nostri comportamenti. Le nostre idee e convinzioni su noi stessi, sugli altri, sul mondo, sulla vita, su come funzionano le relazioni, cosa c’è da aspettarsi, cosa è prevedibile. Queste credenze non sono la verità, sono una rappresentazione della realtà, la nostra verità creduta vera e che ci guida costantemente in quello che pensiamo, facciamo e sentiamo.
RISCRITTURA. Esperienze precoci, apprendimenti successivi, credenze e convinzioni che ci accompagnano da una vita si esprimono sostanzialmente in forma di ‘regole’ ovvero di indicazioni interiori che noi diamo a noi stessi su cosa è giusto (e sbagliato) pensare e fare. Su cosa è lecito e proibito sentire, su quali comportamenti possiamo permetterci e quali invece dobbiamo assolutamente evitare. Queste regole nate nella nostra storia hanno avuto un senso, un valore e una funzione che oggi non hanno più. E noi siamo chiamati (da noi stessi) a riscriverle. A ri-decidere cosa oggi è meglio per noi pensare e fare.
SPERIMENTAZIONE. Ripensate le regole, vanno messe alla prova. Vanno sperimentate per essere confermate o scartate, per essere affinate come strumenti adatti al nostro benessere, alla nostra crescita e realizzazione, personale e nei rapporti interpersonali.
CONSOLIDAMENTO. Il tempo ci aiuterà a capire quanto sono adatte a noi le nuove regole. Il tempo ci porterà sollecitazioni, stimoli, opportunità e cambiamenti nella realtà esterna e anche in noi stessi. Alcune vecchie regole resteranno invariate come sempre valide. Nuove regole resteranno solide nel tempo. Altre regole saranno abbandonate o si modificheranno per essere più rispondenti ai nostri bisogni in evoluzione.
E il viaggio continua all’infinito…

Ecco un piccolo esercizio di autoesplorazione e cambiamento per mettere in pratica queste idee.

Scrivi 3 regole che secondo te guidano il tuo comportamento. Potresti ad esempio scrivere:
Io devo…
Io devo…
Io devo…
Oppure:
Se succede questo allora vuol dire che…
Se faccio questo allora vuol dire che…
Se non faccio questo allora succede che…

Ora scrivine altre tre che secondo te guidano il tuo comportamento e ti creano o hanno creato problemi.
Io devo…
Se… Allora…
Io non devo…
Sentiti libero e spontaneo per scriverle come ti vengono anche senza seguire i miei spunti…

Chiediti per ciascuna di queste regole quando l’hai imparata, fatta tua e messa a guida del tuo agire, in che circostanze, a cosa ti è servita.

Chiediti come potresti modificarle per renderle più utili per te.
Io posso…
Io posso…
Io posso…

Inizia a metterle in pratica nei comportamenti in situazioni specifiche. Verifica gli effetti e quali nuove regole mantenere…
E il viaggio continua all’infinito… Eventualmente fatti aiutare anche dalla lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’. Puoi ordinare il libro direttamente in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it e anche su le librerie on line.

AnCoraggio

Ci vuole coraggio per abbandonare i propri schemi di funzionamento mentale, emotivo, comportamentale a cui siamo profondamente e potentemente ancorati.
Ci vuole coraggio per abbandonare ciò che ci fa soffrire, anche se ci fa soffrire, perché, più o meno consapevolmente, abbiamo paura delle conseguenze di togliere l’ancora.
Spesso, in terapia, le persone combattono una battaglia interiore tra “voglio cambiare” e “ho paura di cambiare”. Questa battaglia non sempre è evidente. Soprattutto all’inizio, la persona vede solo il suo desiderio di modificare certi suoi comportamenti o modi di pensare. Ad esempio, voglio smettere di: fumare… reagire sempre aggressivamente… tenere tutto sotto controllo… evitare… reprimere la mia rabbia… sottomettermi… dire sempre sì… fare sempre tutto da solo… accontentare sempre gli altri… inseguire risultati perfetti… E sono solo pochi esempi di una questione che si presenta a molte persone. Nonostante tanti sforzi e tentativi, la persona non riesce a cambiare ciò che pure sta cercando con tutte le sue forze di cambiare.
L’attenzione a quel punto si sposta sulla paura di cambiare. Nonostante la forza del desiderio e il prezzo che paga nel continuare ad indugiare in modi problematici di pensiero e comportamento, la persona è frenata, più o meno consapevolmente, dalla paura delle conseguenze del cambiamento, conseguenze più o meno immaginate e previste con accuratezza.
A volte succede che quando la persona è riuscita ad abbandonare un comportamento che gli creava problemi, la paura del cambiamento pure raggiunto diventa evidente. E ora? E ora che ho smesso di …? E ora che non faccio più…? E ora che non penso più come prima?
E per te com’è? Quali credenze e convinzioni verresti a mettere in discussione a cambiamento avvenuto?
Ti suggerisco un’esplorazione.
Quando immagini di cambiare un comportamento, immaginati senza quel comportamento e chiediti: cosa significa per me? Cosa vuol dire per me come persona?
Quando, invece, sei già riuscito a fare dei cambiamenti che tanto desideravi, chiediti: ora cosa è cambiato oltre al comportamento che ho abbandonato? Cosa vuol dire per me come persona? Oltre ai benefici del cambiamento, c’è qualche conseguenza negativa?
Queste domande esplorative ti apriranno certamente orizzonti lontani verso cui salpare…
Ti suggerisco una mappa per il viaggio: ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o anche su Amazon.

Perché lo fai?!?!

Perché lo fai? Perché non riesco a non farlo!
Perché lo fai? Perché è più forte di me!
Perché lo fai? Perché è incontrollabile!
Perché lo fai? Perché sono così di carattere!
Perché lo fai? Perché sono impulsivo!
Perché lo fai? Perché sono fatto così!
Perché lo fai? Perché sono abituato!
Perché lo fai? Perché non riesco a smettere!
Perché lo fai? Perché ho sempre fatto così!
Perché lo fai? Non lo so!
Perché lo fai? Perché…!
Con tutto il rispetto, probabilmente, se ti ritrovi in qualcuna di queste risposte, ti stai raccontando una balla, una bella bugia.
Fin dai primi mesi di vita, hai sviluppato una serie di convinzioni su di te, sugli altri e sul mondo che nel tempo si sono consolidate in idee rigide su come funzionano le cose e su cosa ti puoi aspettare dagli altri e da te stesso.
L’esito della tua traiettoria evolutiva tracciata dalla tua storia di vita è rappresentato da una serie di ‘regole profonde’, tacite, implicite, procedurali, inconsce, che guidano il tuo pensare e il tuo agire, il tuo sentire e le tue relazioni interpersonali.
I sintomi e i comportamenti automatici fonte di malessere nascono e crescono sul terreno fertile di queste convinzioni che ci portiamo dentro da una vita, con scarsa o nulla consapevolezza.
La psicoterapia lavora sulla superficie dei comportamenti e sul terreno profondo di ciò che abbiamo imparato a credere vero.
Una prima porta di accesso, alla consapevolezza di sé e al cambiamento delle modalità problematiche di pensare, agire e stare nelle relazioni, può essere aperta rispondendo a due domande, semplici da farsi, a cui non è facile rispondere, ma che vale la pena impegnarsi a rispondere:
1. A quale scopo fai quello che fai?
2. Quali pensieri, credenze e convinzioni guidano il tuo comportamento?
Su queste due domande si impianta il lavoro di esplorazione, conoscenza e cura di sé: l’inizio di un viaggio meraviglioso che prima o poi tutti dobbiamo compiere, come ti suggerisco in ‘Alice nel paese delle miserie’, il libro che puoi ordinare direttamente in libreria o sulle librerie on line.

Agenti, sorgenti, miserie e meraviglie

Noi esseri umani siamo agenti attivi dei nostri processi di pensiero e dei nostri comportamenti. È dentro di noi che sorgono stati emotivi e sensazioni corporee generate dai nostri pensieri, siamo noi la fonte delle nostre decisioni. Siamo portatori, più o meno sani, di credenze, convinzioni, scopi, valori, obiettivi, azioni. Siamo noi ad avere il controllo di cosa facciamo con ciò che ci succede.
Sì, è vero tutto questo… e anche no.
Abbiamo il controllo, ma non il totale controllo. Siamo consapevoli di cosa viviamo e cosa scegliamo, ma non del tutto. Qualcuno lo chiama inconscio, qualcuno la chiama conoscenza implicita, qualcuno la chiama memoria corporea tacita. Qualcuno parla di “essenziale invisibile agli occhi”.
Io ti sto parlando di come, molto spesso, il nostro comportamento è guidato da automatismi inconsapevoli che fanno scattare in noi reazioni (emotive, di pensiero e di azione) su cui abbiamo inizialmente poco o alcun controllo. E questo accade soprattutto quando siamo coinvolti in relazioni interpersonali. Come, ad esempio, in alcune ‘miserie’ tipiche nella nostra mente.
Quando, senza rendercene conto:
– vogliamo controllare ciò che non è in nostro potere controllare
– vogliamo cambiare pensieri e comportamenti dell’altra persona
– giudichiamo gli altri perché sono per noi brutti sporchi e cattivi
– giudichiamo noi stessi perché non siamo come vorremmo e dovremmo essere
– ci lamentiamo in modo sterile senza mai passare ad un’azione risolutiva che provi a risolvere il problema per cui ci lamentiamo
– ci sentiamo vittime degli altri e delle circostanze avverse e non sappiamo assumerci la responsabilità del nostro cambiamento
– cerchiamo in tutti i modi di accontentare gli altri per restare sempre insoddisfatti e stressati
– non sappiamo riconoscere i nostri bisogni
– non sappiamo legittimare i nostri bisogni anche quando li abbiamo riconosciuti
– non sappiamo chiedere per i nostri bisogni che pure sentiamo legittimi
– non sappiamo dire no alle richieste degli altri che sentiamo eccessive
– agiamo in modo impulsivo senza riflettere
– rimuginiamo all’infinito senza mai rassicurarci
– ruminiamo su quanto accaduto senza mai trovare pace
– ci aspettiamo o addirittura pretendiamo che gli altri pensino e agiscano come noi
– pretendiamo dagli altri invece di farci carico di ciò che vogliamo ottenere
– vogliamo ottenere tutto e subito ma finiamo per sentirci sempre insoddisfatti e impotenti
– corriamo appresso al tempo ma il tempo non ci basta mai
– aggiungiamo sensi di colpa, vergogna e fallimento ad un dolore che non riusciamo ad accettare
– vogliamo cambiare senza cambiare…

L’esito comune a questi automatismi disfunzionali inconsapevoli e miserevoli è un grado più o meno elevato di frustrazione, delusione, ansia, rabbia, tristezza, sensi di colpa e inadeguatezza, vergogna, fallimento, ecc.

Il lavoro di crescita personale e cura di sé parte proprio dalla consapevolezza dei nostri automatismi, spesso disfunzionali e invisibili ad un occhio non attento. Imparare a notare le nostre tendenze automatiche sia del pensiero sia del comportamento e conseguentemente nell’emozione che proviamo, è un primo  passaggio fondamentale per migliorare il nostro benessere individuale e interpersonale.
Non ti resta a questo punto che andare in libreria (anche on line) e ordinare ‘Alice nel paese delle miserie’, il libro che propone un viaggio di crescita personale che prima o poi tutti dobbiamo compiere…

Tre tipi di perfezionismo patologico

Esiste un perfezionismo sano che è quello che ti permette di alzare il livello delle tue ambizioni e dei tuoi standard, che ti permette di crescere nei risultati che ottieni in uno o più ambiti della tua vita, che ti permette di godere dei risultati raggiunti, apprezzarli, assaporarli, gustarli fino in fondo e che ti permette anche di fermarti quando proprio non ce la fai o ti rendi conto che oltre non puoi andare e riesci ad accettare questo come parte fondamentale della tua crescita ed evoluzione.
Esistono poi tre tipi di perfezionismo patologico.
1. Verso te stesso
2. Verso gli altri
3. Verso la realtà
In tutti i casi è il tuo giudizio a dominare la tua esperienza emotiva.
PERFEZIONISMO PATOLOGICO è sinonimo di PRETESA. Ovvero di OBBLIGO.
Tu DEVI essere…
Gli altri DEVONO essere…
La realtà DEVE essere…
SOLO ED ESCLUSIVAMENTE IN UN UNICO MODO.

1. Pretendi da te stesso SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione, il massimo. Altre possibilità non sono contemplate. E quando questo avviene, perché avviene di non raggiungere sempre il top, ti maltratti con giudizi feroci e spietati, ti senti in colpa e ti vergogni o peggio ti arrabbi con qualcosa di esterno a te (eventi e persone) perché profondamente ti senti così fragile da non riuscire ad accettare qualcosa di meno che perfetto né riesci a metterti realmente in discussione.

2. Pretendi dagli altri SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione. Magari verso i figli o verso i collaboratori, addirittura verso gli amici o gli estranei: non riesci a confrontarti con un comportamento degli altri che sia ‘meno’ di quanto dovrebbe essere, avrebbe dovuto essere, deve essere. E quando succede, perché succede che ti senti deluso dai ‘risultati’ degli altri, invece di mettere in discussione in modo sano e condiviso le tue aspettative e quelle dell’altra persona, magari per rimodulare in modo sano i comportamenti da adottare, finisci solamente per arrabbiarti fino a minare la bontà della relazione. A volte o spesso diventando aggressivo verso l’altra persona, con giudizi sprezzanti e critiche feroci. Rifiuti estremi e punizioni sostanzialmente sempre inefficaci.

3. Pretendi dalla realtà SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la perfezione. Non contempli affatto che le cose, gli eventi, le situazioni siano minimamente diverse da come dovrebbero essere, da come te le aspetti, da come desideri. E quando inevitabilmente succede che si realizzi uno scarto tra realtà e ideale allora provi le emozioni dolorose più svariate: frustrazione, rabbia, tristezza, angoscia.

Diventare consapevoli di quale perfezionismo ci appartenga, capendone il senso, il valore, la funzione, è il primo passo per abbandonarlo, verso una maggiore flessibilità nel proprio comportamento e nelle personali strategie per affrontare il proprio dolore e i problemi nelle relazioni interpersonali. Insomma un primo passo del viaggio dalle miserie alle meraviglie…

Conosci il libro ‘Alice nel paese delle miserie’? Ci puoi trovare una serie di strumenti di consapevolezza e di cambiamento al servizio della tua crescita personale flessibile. Puoi ordinarlo in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o su Amazon.

Missione possibile!!!

Pensa alle missioni impossibili presenti nella tua vita… Ti do qualche suggerimento: tentare di  controllare tutto, impegnarti a controllare tutti, cercare di controllare totalmente te stesso, provare ad essere perfetto, cercare di cambiare gli altri, dover essere sempre al massimo, voler essere sempre felice, impegnarti ad essere sempre, a tutti, a tutti i costi simpatico, cercare di evitare completamente le emozioni dolorose, cercare di scacciare totalmente i pensieri disturbanti. Hai tu suggerimenti da darmi per qualche altra missione impossibile?

Pensa a come sarebbe la tua vita se, una ad una, un passo alla volta, al passo per te più congeniale, cominciassi a smettere di tentare in modo fallimentare, illusorio e frustrante di perseguire le suddette missioni… Pensa… Immagina… Come sarebbe la tua vita… Come ti sentiresti… In cosa saresti occupato… Di cosa ti prenderesti cura… Cosa tralasceresti… Immagina… Senti… Scrivilo…

Decidi ora di iniziare a toglierti qualche ‘peso’… Inizia ad abbandonare qualcuna delle missioni impossibili che hai trovato nella tua vita e vedi l’effetto che fa… Una ad una… Determinato… Al tuo passo… Deciso…

Immagino che, in questo cammino che decidi di iniziare, troverai tante cose, alcune piacevoli, altre meno, probabilmente certi cambiamenti saranno faticosi (ma possibili), altri saranno agevoli e magari ti si apriranno orizzonti meravigliosi…

Puoi trovare un ulteriore aiuto in questa tua missione possibile nel libro ‘Alice nel paese delle miserie’, che puoi ordinare direttamente in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o su Amazon.

Buon viaggio…

Chi lascia la strada vecchia…

Certamente anche tu ti confronterai quasi quotidianamente, anche più volte al giorno, con quella che qualcuno chiama la ‘verità del piffero’: se continui a fare ciò che hai sempre fatto o che fai da tempo immemore, continuerai ad ottenere i soliti esiti. Se vuoi eliminare la frustrazione e alleviare il dolore, ma continui a comportarti sempre allo stesso modo, finirai per mantenere e addirittura alimentare proprio ciò che vuoi combattere e allontanare dalla tua vita. Esempi.
Ti arrabbi e spacchi tutto, nella realtà o nella fantasia (di vendetta e di rivalsa).
Cerchi di alzare ancora e ancora e ancora di più il livello delle tue prestazioni e dei tuoi sforzi.
Cerchi di essere sempre più ineccepibile, senza macchia, lindo e pinto.
Vai in giro con scritto in fronte ‘zerbino’: servizievole, sottomesso, compiacente, al limite del sacrificio.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che poteva essere e non è stato.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che potrebbe essere, ma su cui nessuno ti può dare risposte certe e totalmente rassicuranti.
Fai tutto e sempre da solo e non riesci a riconoscere i tuoi bisogni e chiedere aiuto quando serve (non sia mai).
Lavori 48 ore al giorno e sei costantemente iper-affaccendato, che tu sia il presidente di una multinazionale o una casalinga o un tuttofare iper-disponibile.
Eviti di frequentare persone, ti ritiri in casa, ti chiudi in te stesso, nel tuo mondo fantastico, che forse tanto fantastico non è.
Pratichi qualche forma di dipendenza: alcol, droghe, cibo, gioco d’azzardo, shopping, sesso, social media, attività fisica compulsivi.
Hai altri esempi?
La soluzione, allora, tu mi dirai, è presto fatta: comincia a cambiare qualcosa del tuo modo di pensare e di comportarti e così arriveranno risultati diversi, finalmente riuscirai ad eliminare la tua sofferenza o perlomeno a battere una strada nuova per iniziare a sconfiggere ciò che ti fa soffrire. Giusto! In teoria. In pratica, cambiare richiede di accedere al proprio sano coraggio per affrontare la paura del cambiamento. Perché se a parole incontriamo il nostro desiderio (a volte, a dire il vero, nemmeno a parole), nei fatti ci viene a trovare la paura di perseguire quel desiderio. L’abbiamo appresa nella nostra storia di vita…
Consapevoli di ciò, ti suggerisco l’inizio della strada nuova… Che sta a due passi:
1. Individua il comportamento fallimentare attraverso cui tenti inutilmente di fronteggiare frustrazione, delusione e sofferenza. E anzi finisci per alimentarle. Ti ho dato qualche suggerimento…
2. Prova a non metterlo in atto. Prova ad astenerti. Non ci devi riuscire, ma ci devi provare. Che tu ci riesca o meno e per quanto tempo eventualmente, sarà comunque utile a raccogliere informazioni preziose su di te. Su cosa è successo nella tua mente: cosa hai pensato, quali emozioni e sensazioni hai provato. E su cosa è successo nella realtà esterna, nelle tue relazioni, come hanno reagito altre persone coinvolte. Informazioni fondamentali per comprendere come funzioni e come puoi cambiare alcuni modi di pensare e agire, effettivamente ed efficacemente, in direzione del tuo benessere soggettivo e interpersonale.

Se sei ancora più curioso del rapporto tra strada vecchia e nuova, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (Lino Fusco, youcanprint, 2021).

Per i lettori tecnici e colleghi che volessero approfondire, suggerisco la lettura di “Corpo, immaginazione e cambiamento” di Dimaggio e colleghi (Raffaello Cortina, 2019).

È andata così… Ma almeno ci hai provato… E tanto hai imparato…