Il fumettista e la fotocopiatrice

Pensa “che fico se a una certa” lasci entrare il fumettista che è in te. Non devi saper disegnare né avere doti di scrittura. Lo lasci entrare a casa tua. E gli dici: “prego… a te la matita, la penna, i colori. Puoi disegnare la mia vita…” Perché tu ormai sei diventato una fotocopiatrice.
Prendi un tuo automatismo, una tua abitudine nociva, un tuo comportamento dannoso, una tua dipendenza. … Trovati? Non tutti quelli che hai… Uno… Uno alla volta. Esempi. Fumare, bere e mangiare in eccesso. Usare sostanze. Eccedere nei videogiochi, nel gioco d’azzardo e nell’uso dei social. E anche nell’attività fisica come nel lavorare troppo o nello shopping compulsivo. Attaccare: reagire con impulsività, rabbia aggressiva e violenza. Giudicare giudicare giudicare, gli altri e te stesso, nelle svariate tinte del giudizio, feroce, spietato: svalutazione, colpevolizzazione, rimprovero, ipercritica. Fuggire: evitare, chiuderti in te stesso, ritirarti dagli altri, fare sempre e solo da solo, spegnerti, afflosciarti, smettere di cercare la vitalità.
Tu non sempre lo sai e forse non sempre è così, ma molto spesso sì, questi automatismi sono meccanismi con cui, ormai quasi solo inconsapevolmente, cerchi di regolare il tuo umore, lenire il tuo dolore, quello che provi quando frustrazioni e delusioni sono veramente troppe e troppo intense. Quando ti senti solo, incompreso, non riconosciuto, non considerato, non rispettato, non apprezzato, escluso. Dolore da rabbia, tristezza, colpa, vergogna, solitudine, spegnimento.
Insomma, immaginati sul cammin della tua solita vita … Immaginati chiamare il tuo fumettista… Ce l’hai anche tu dentro… Dagli potere… Matite e colori… Per disegnare un bivio, almeno… O un trivio… Tre, quattro, cinque e anche più alternative a quella che un attimo prima ti sembrava l’unica strada, semplicemente perché la percorri da troppo tempo e ti sembra l’unica… Scatta senza il controllo della tua volontà… O quasi… Hai dimenticato altre possibilità… Te la sei fatta amica… Ci credo, ti aiuta a confortare il dolore… Ma nel tempo … Sono più i problemi che ti procura che quelli che ti risolve…
Allora…
Fermati… Traccia queste strade alternative… Possibilmente più sane delle attuali… Le puoi disegnare… Stanno dentro di te… Mettile a tua disposizione… Provaci e vedi com’è… L’effetto che fa… Nota cosa succede se provi a reggere alla tentazione del solito treno, della solita destinazione… Quali emozioni, sensazioni e pensieri ti vengono a trovare… Cosa puoi imparare per aiutarti a governare il tuo dolore…
Quanto materiale per scrivere una nuova storia!!!
Lo so che non è facile… Ci vogliono coraggio e curiosità, un bel po’ di volontà, la vera voglia di mettersi in discussione, quindi tanta disciplina… Per provare … E provare… E provare… E raccogliere informazioni utili che ti permetteranno di comprendere un po’ meglio te stesso e trovare modi alternativi per fronteggiare lo stress quotidiano, la frustrazione inevitabile e il dolore, attuale e antico quando compare all’orizzonte…
Un aiuto puoi trovarlo anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line e dove puoi trovare numerosi esempi ed esercizi in questa direzione di liberazione dagli automatismi disfunzionali.

Prendi una tua dipendenza

Prendi una tua dipendenza. Ad esempio: sostanze, alcol, gioco d’azzardo, cibo, masturbazione compulsiva, shopping compulsivo, compulsione da social media. Considerale come varie modalità ‘disfunzionali’, abitudini, strategie mentali comportamentali con cui cerchi di fronteggiare il tuo dolore e la tua frustrazione.
E prova a smettere… Ovviamente se vuoi smettere! Perché dovresti smettere? Beh, questo lo sai tu… Magari perché continuare in quel comportamento ti crea problemi individuali e nelle relazioni.
Allora prova a smettere e vedi che succede… Ci riesci? Non ci riesci? Cosa provi quando ‘stai provando a smettere’? E cosa pensi? Cosa provi quando non riesci a smettere e ci ricadi? E cosa pensi?
Probabilmente ti rendi conto di quanto è potente l’automatismo che ti guida, che si è ‘impossessato di te’ e che non riesci ad interrompere, ad abbandonare e nemmeno a ridurre. Ti rendi conto forse che non riesci perché non vuoi veramente. Forse quella abitudine dannosa, quell’automatismo negativo, quella dipendenza vera e propria in realtà svolge una funzione, forse ti serve a qualcosa; ci sarà un perché se la mantieni, nonostante i problemi che ti crea. Insomma, alla fine della fiera della consapevolezza, ti rendi conto che credevi di agire liberamente, volontariamente, facendo scelte consapevoli. E invece no. Invece probabilmente agisci guidato da spinte interne, non sempre chiare e consapevoli, che ti muovono come un burattino. Fili invisibili che sono più forti di te.
Ma allora la questione cambia. Cosa ti serve per cambiare qualcosa che forse vorresti cambiare e che probabilmente non vorresti o non riesci a cambiare? Almeno la questione è cambiata.
Hai provato e riprovato, provato in tutti i modi, ma… Niente… Quella brutta abitudine è ancora tua compagna di viaggio…
Immagina allora che arrivasse qualcuno, qualcuno con falce e mantello nero, a dirti: “guarda che se non smetti, una persona importante per te morirà…”.  Potrebbe essere tuo figlio, il tuo partner, un genitore, un amico o te stesso… Immagina… Entra dentro questo scenario… Immagina che questa minaccia, sentila e riconoscila come fondata… Che fai? E chi lo sa! Immagina che se non smetti muore tuo figlio… … … Stai dentro questo scenario e vedi l’effetto che ha su di te…
Insomma, cosa ti serve per abbandonare un comportamento che ti crea problemi?!
Probabilmente devi andare a cercare dentro di te il senso, la storia del tuo comportamento dentro la storia della tua vita e della persona che sei diventata… Un lavoro impegnativo per prenderti cura di te come non hai mai fatto… E chissà se ora vuoi fare…

Esercitarsi al cambiamento

Individua i tuoi COMPORTAMENTI RICORRENTI, abituali, le tue tendenze tipiche quali (potresti ritrovarti in una o più di una delle seguenti categorie o magari hai qualche tua personalissima modalità ripetitiva di comportamento): compiacere gli altri, cercare di essere perfetto e irreprensibile, essere dominante, cercare di essere sempre forte, competere in modo eccessivo, metterti sempre al centro dell’attenzione o usare modi più o meno sani per farti notare, cercare di tenere tutto sotto controllo, evitare di trovarti in situazioni in cui potresti essere o sentirti giudicato, tentare in tutti i modi di evitare di sentirti deluso o deludente, ecc.
Solitamente, questi comportamenti, anche molto diversi tra loro, rispondono un po’ tutti al bisogno di sentirti amato e apprezzato. Nel tempo, hanno nutrito in te un bisogno d’amore e stima ‘condizionato’ ovvero ti senti amato e stimato ‘se e solo se’ ti comporti in quel modo. Hai imparato a fare quello che fai solitamente, spesso in modo automatico e inconsapevole, per ottenere il ‘minimo indispensabile’ di sentimento di amore, apprezzamento, sostegno, appartenenza.
Non sempre è facile diventare consapevoli di questi automatismi ripetitivi, potresti farti aiutare da qualcuno che ti conosce abbastanza bene e anche dalla scrittura di un diario quotidiano in cui annoti qualcosa del tuo agire che tende a ripetersi. Magari all’inizio piccole cose che gradualmente ti chiariranno alcune di queste tue modalità ricorrenti.
DECIDI di fare qualcosa di diverso, AGISCI concretamente in modo nuovo, magari sfidando i comportamenti che hai individuato, fino a quando incontri resistenza a cambiare, la difficoltà, la paura di cambiare. Probabilmente alcune nuove azioni saranno per te immediatamente disponibili e relativamente facili da praticare, altri comportamenti, invece, saranno per te ostici, difficili, sentiti quasi impossibili. Non riesci a fare qualcosa di nuovo e continui a ricadere nelle solite modalità. E quasi sempre quello che non riesci a fare dipende da qualcosa di cui hai paura. Immagini nella tua testa e senti con tutto il tuo corpo questa paura: paura di conseguenze previste, a volte; paura di qualcosa che nemmeno tu sai ben identificare, altre volte.
Fatti ISPIRARE DALLA PAURA. La devi conoscere, esplorare, capirne il valore, da cosa ti vuole proteggere. Da quale minaccia, da quale pericolo. Quando hai imparato ad avere questa paura. A cosa ti è servita. Con questa consapevolezza acquisita, due atteggiamenti diventano importanti:
1. Sperimentare graduali avvicinamenti ai nuovi comportamenti che vorresti adottare ovvero un graduale avvicinamento alla paura, piano piano, ma con determinazione.
2. Essere disponibile al rischio. Mettere in conto che potrebbe accadere proprio ciò che temi, magari ridimensionando il suo aspetto catastrofico, consapevole delle tue risorse per affrontare qualcosa che potrà essere spiacevole ma che tu hai la capacità di sostenere e superare.
Questa traccia per il cambiamento richiede esercizio: ripetizione, tornare più volte sui vari passaggi, per comprendere meglio come funzioni e come puoi imparare a pensare, sentire e agire in modo nuovo, in direzione dei tuoi obiettivi di benessere e serenità.
Per esercitarti al cambiamento, puoi anche farti ispirare da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Quando sei ansioso e depresso

Quando provi ansia certamente esistono pensieri che accompagnano questo tuo stato emotivo e corporeo. Anche quando ti senti depresso, in tutto il tuo corpo e nei tuoi stati d’animo, certamente esistono pensieri che fanno compagnia al tuo stato psicofisico. Così vale per altri stati mentali, emotivi e fisici, dolorosi e non solo: esistono sempre pensieri, più o meno consapevoli, che li accompagnano, li precedono e li seguono. Pensieri come: “sono in pericolo”, “mi stanno giudicando”, “potrei morire”, “tutti ce l’hanno con me”, “la vita fa schifo”, “come fa la gente a fare certe cose”, “potrei impazzire”, “non valgo niente”, “sono un fallito”, “non sono capace”, “è colpa mia”, “sono sempre il solito cretino”, sono solo pochi esempi, potenzialmente infiniti, di pensieri che contribuiscono a generare, alimentare e mantenere la nostra sofferenza.
Ogni psicoterapia, per ridurre la sofferenza e sviluppare il benessere della persona, deve: concentrarsi sulle sensazioni del corpo (sono informazioni fondamentali per comprendere lo stato psicologico della persona e il suo funzionamento nelle relazioni); concentrarsi sulle emozioni (aiutare la persona a riconoscerle, conoscerle, legittimarle ed autoregolare la loro espressione in modo adeguato ai propri bisogni e scopi, non sempre consapevoli, e ad una necessaria considerazione della realtà); concentrarsi sui comportamenti (per apprendere nuove abilità, condotte e abitudini per sostituire i comportamenti disfunzionali); concentrarsi sui pensieri (credenze, convinzioni, aspettative, previsioni) che tanto contribuiscono all’origine e al mantenimento della sofferenza.
Con questi pensieri, in particolare, possiamo agire in due modi:
1. Provare a cambiare ciò che pensiamo (pensieri automatici, credenze, convinzioni) dimostrando che esistono pensieri alternativi più ‘veri’, realistici ed utili. A volte è possibile, altre volte la verità dei pensieri in cui crediamo è così radicata che un cambiamento così diretto è molto difficile.
2. Provare ad ignorare quei pensieri, considerarli per quello che sono, “sono solo pensieri”, non sono la descrizione della realtà o della persona. “Io sono molto più dei miei pensieri” così come “sono molto più della mia ansia e depressione”.
Queste semplici affermazioni non sono la soluzione a problemi complessi, ovviamente; sono l’inizio di un processo di ‘distanziamento critico’ dai propri pensieri, non per cambiarli né per abbandonarli, ma per dare loro il ‘giusto peso’.
Certi pensieri sono nostri da una vita, abbiamo imparato a ‘credere vere alcune certezze’ quando eravamo piccoli. Idee su noi stessi, sugli altri, sul mondo, sulla vita. Anche pensieri nella forma di aspettative su come dovrebbero e non dovrebbero essere le cose. E ancora pensieri che sorgono spontanei e immediati e che ci procurano malessere.
Obiettivo fondamentale non è tanto o primariamente cambiare il pensiero distorto per sostituirlo con uno più dritto o giusto. È piuttosto indagare il senso e l’origine di quei pensieri nella propria storia di vita. Per comprendere che ciò che allora è stato per noi utile e sensato oggi è diventato per noi disfunzionale e fonte di problemi.
Questo atteggiamento di ‘rivisitazione storica’ e ‘distanziamento’ dai pensieri è accompagnato da un processo, altrettanto importante, di focalizzazione su ciò che, al netto di quei pensieri, resta importante per noi. I nostri valori. I nostri sogni. I nostri obiettivi. I nostri progetti. Cosa vogliamo, cosa dobbiamo fare, cosa possiamo fare e cosa ci impegniamo a fare per generare felicità nella nostra vita nonostante la presenza di problemi e sofferenze.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, potrai trovare numerose strategie pratiche per lavorare con i tuoi pensieri e con le tue emozioni.

Il tuo stile di reattività alla frustrazione

Tutti viviamo frustrazioni perché tutti incontriamo uno scarto tra ideale e reale, tra i nostri desideri e bisogni e l’effettiva possibilità di realizzarli e soddisfarli. A volte sono piccole frustrazioni, altre volte sono frustrazioni dolorose che lasciano ferite.
A parità di frustrazione, tuttavia, ciascuno di noi la affronta in maniera diversa e ne esce fuori in maniera diversa.
Ferma restando la necessità di distinguere da situazione a situazione e fermo restando che ciascuno di noi non sempre reagisce allo stesso modo alle frustrazioni e alle delusioni, è però utile individuare una nostra ‘tendenza tipica’ di reagire e governare quello scarto tra ciò che vorremmo e ciò che otteniamo, tra ciò che avremmo voluto e ciò che abbiamo ottenuto.
Questa diversità è rintracciabile a partire dall’osservazione del dialogo interiore della persona, i pensieri che le girano in testa.
Ad esempio, una frustrazione abbastanza comune, di rilevanza diversa a seconda dei casi, è quando ‘qualcuno fa un ritardo che ci crea difficoltà’. Intanto è utile comprendere quale difficoltà e quanto importante per noi ovvero quanto ha minacciato o pregiudicato i nostri bisogni. Ritardo di 5 minuti o di mezz’ora? Ritardo ad un caffè o ritardo sul lavoro o per prendere un treno?
A questo punto il dialogo interiore potrebbe focalizzarsi in diversi punti e assumere diverse forme. Reazioni possibili (pensieri, stati d’animo e azioni) sono: arrabbiarsi e manifestarlo direttamente oppure tenere dentro la rabbia e mettere il broncio; sentirsi non considerati e restare in silenzio a ruminare su quanto poco importanti siamo per l’altra persona; non sentirsi rispettati e ‘fare la morale’; cercare di comprendere e giustificare l’altra persona, magari invitandola ad essere più puntuale la prossima volta; non notare affatto il ritardo e non sentire la frustrazione; sentire rabbia e dispiacere, ma mantenere un comportamento accondiscendente; giudicare pesantemente la persona per la grave mancanza di rispetto; ecc. È ovvio che potrei continuare all’infinito con esempi di reazioni possibili tenendo conto della diversa importanza che quella frustrazione riveste per la persona e per il rapporto interpersonale.
Queste varie modalità, soprattutto quando sono tipiche della persona, originano nella storia dell’individuo. Quando hai imparato a reagire come reagisci? A cosa ti è servito? A cosa ti serve oggi? Potresti reagire in altri modi? Perché no? Se sì, perché non lo fai?
Quando una persona mi chiede aiuto, nella diversità dei problemi e delle situazioni riportate, lavoro per aiutarla a comprendere il suo ‘stile di reattività alla frustrazione’, per cercarne il senso e il valore per quella persona ed eventualmente per cercarne un altro più utile in termini di adattamento alla realtà, efficacia personale e serenità nei rapporti interpersonali. Verso un comportamento più maturo, consapevole e responsabile.
Le miserie che viviamo un po’ tutti nella quotidianità (‘Alice nel paese delle miserie’ è il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line) possono essere intese anche come difficoltà che incontriamo a fronteggiare le frustrazioni che ogni giornata ci presenta.

Dal masticare al masticazzi

A volte il masticare è proprio amaro, caro. Spesso, cara, come ben saprai da tante fonti, la vita non fa sconti. Stress e delusioni, ingiustizie e rotture di… scatole…
Allora ecco cosa ti suggerisco oggi (e per tutto il resto della tua vita).
SCEGLI DI PASSARE DAL MASTICARE AL MASTICAZZI. Un’ispirazione generale per ciascuno di noi, per il proprio percorso di cura di sé ed evoluzione personale. Puoi farlo attraverso la psicoterapia così come attraverso innumerevoli altre strade e strumenti al servizio della tua consapevolezza e responsabilità…
Scegli di passare dal rimuginare e ruminare (su sintomi, pensieri, preoccupazioni, rabbia, angoscia, conflitti, relazioni insoddisfacenti, ecc.) all’assunzione di un atteggiamento più sano e utile verso problemi, stress, conflitti, frustrazioni e delusioni.
Puoi pensarci all’infinito, masticare catene di pensieri con cui tu stesso ti imprigioni legato al palo, bloccato, incapace di muoverti e di un reale comportamento efficace alla soluzione dei problemi.
Il masticazzi, invece, ti propone diverse opzioni, strade da percorrere, scelte, attività da praticare:
– Smettere di pensarci senza mai agire. Smetti dunque di riflettere per riflettere alla ricerca di una soluzione che non arriva mai (perché rivolta ad un futuro sempre comunque incerto o ad un passato che non puoi modificare); inizia invece a riflettere per agire al presente e verificare l’esito delle tue azioni.
– Continuare progressivamente ad adottare azioni concrete e specifiche per avvicinare il più possibile la situazione reale a quella desiderata.
– Accettare quella quota di scarto ineliminabile tra reale e ideale (non puoi ottenere sempre e tutto ciò che vuoi; continua a provarci, ma impara anche a riconoscere e rispettare il limite e un certo grado di impotenza).
– Impegnarti a cambiare ciò che è in tuo potere: i tuoi pensieri, le tue azioni, le tue emozioni fino a quando ci riesci (anche il controllo di sé non è assoluto).
– Attivare la compassione (verso te stesso, verso gli altri, dagli altri).
– Prima di tutto dare a te stesso il permesso di ricevere la compassione da parte degli altri (amore, accudimento, tenerezza, comprensione, gentilezza, assenza di giudizio). Sai farlo? Non è così scontato…
– Essere compassionevole verso te stesso: gentile invece che giudicante, usando l’autocritica nella misura in cui ti è utile a farti correggere gli errori senza torturarti in modo spietato.
– Essere compassionevole con gli altri: siamo tutti sulla stessa barca, tutti esseri imperfetti che cercano di cavarsela al meglio, tutti meritevoli di perdono, anche e soprattutto quando dobbiamo pagare il prezzo delle conseguenze delle nostre scelte.
– Spostare l’attenzione da immagini e pensieri di stress e minaccia ad immagini compassionevoli: pensieri, fantasie, ricordi, previsioni di amore e vicinanza, abbracci e calore, forza e saggezza, curiosità e gioco, calma e sicurezza. Sosta il più possibile con la tua mente su queste immagini fonte di conforto, rassicurazione, calma, serenità, pace interiore, gioia e vitalità. Attingi alle tue esperienze o sbizzarrisciti con la tua immaginazione per trovare queste immagini.
– Assumersi la responsabilità di quello che pensiamo, che facciamo e che scegliamo in base ai nostri valori ovvero: fatti carico in pieno di come scegli di stare al mondo e nelle relazioni, momento per momento.
– Assumersi veramente la ‘responsabilità compassionevole’ ovvero darsi il permesso di praticare il bene verso se stessi e verso gli altri, a cominciare dal definire ciò che vuol dire per te Bene, Amore ed Allegria…
Nonostante la vita possa essere tremendamente dolorosa, ciascuno di noi può sempre accedere ad altre possibilità…
E quando la scelta si fa dura e sorge la paura, fatti aiutare dalla lettura… Puoi iniziare, tanto per darti un suggerimento, da ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Cambiare senza cambiare

Se io ti chiedessi come vorresti essere tra 3 o 5 anni, probabilmente tireresti fuori una serie di desideri riguardanti uno o più ambiti della tua vita… Negli affetti e al lavoro; come coppia, come genitore e come figlio; nelle amicizie e nel tempo ricreativo, ecc.  Più di questo e meno di quello… Meglio in questo… Più rilassato qui… Più brillante là… E forse verrebbe fuori anche qualche area della tua vita in cui tra qualche anno vorresti essere e sentirti proprio come ti senti ora… Appagato… Realizzato… Pieno… Sereno… Ecc.
Questa lista di desideri, avrai intuito, potrebbe essere una mappa che da ora in poi ti potrebbe guidare per comprendere al meglio cosa dovresti fare per realizzarli… Cosa pensare… Cosa fare… Con quali risorse e strategie… Con quali aiuti… Sempre con la responsabilità in prima persona e la consapevolezza che il vero cambiamento parte dal cambiare se stessi e non la realtà esterna a noi…
Al tempo stesso, probabilmente, questa lista di desideri, nel mentre ci impegniamo a raggiungerli, ci metterebbe in contatto con le nostre paure… Piccole e grandi…
Molto probabilmente, le paure più grandi sarebbero, pur nella diversità da caso a caso:
1. La paura di non riconoscersi e di non essere riconosciuti dagli altri (perdita del senso di identità individuale e sociale: chi sono? Chi diventerei?)
2. La paura di perdere i benefici della situazione attuale, anche quando insoddisfacente (paura di lasciare l’usato garantito a favore del nuovo pieno di incertezza)
3. La paura di perdere amore e stima (da parte degli altri e da parte di sé) legate agli equilibri attuali, anche se pieni di dolore e frustrazione.

Queste tre grandi categorie di paure spiegano perché ‘LE PERSONE VOGLIONO CAMBIARE SENZA CAMBIARE’ (una delle miserie che sottende tutte le altre miserie della nostra umana esperienza e umana imperfezione) e perché nonostante si dichiarino intenzionate al cambiamento abbiano molte resistenze a realizzarlo.
Sulla base di questa consapevolezza che la persona matura in terapia, si inizia un percorso graduale ed effettivo di cambiamento.
Intanto potresti iniziare dalla lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

Un’idea sulla psicoterapia

La persona arriva a chiedere un aiuto psicoterapeutico perché da sola o con le risorse del suo contesto sociale e affettivo non è riuscita ad alleviare la sua sofferenza.
Arriva in terapia con sintomi e malesseri vari, fisici, emotivi, interpersonali. È più o meno consapevole dei motivi della sua sofferenza e ancora meno consapevole del ‘manuale di istruzioni’ che segue per arrivare a soffrire.
È un manuale appreso chissà quando, consolidato nel tempo e che prevede alcuni modi tipici di pensare, agire, intrattenere relazioni e gestire lo stress fisico ed emotivo.
La terapia prevede tre fasi o tre aspetti tra loro interconnessi e che si richiamano continuamente:
1. Conoscere il manuale di istruzioni.
2. Riscrivere alcune parti di questo manuale di istruzioni.
3. Mettere alla prova le nuove regole fino a consolidarne di nuove e più utili al proprio benessere.
Soprattutto nelle relazioni interpersonali, che tanta parte giocano nella sofferenza, la persona arriva con un manuale del tipo:
– Ho un desiderio o bisogno
– Cerco di soddisfarlo
– Incontro la frustrazione e la delusione
– Tento di reagire in modo utile a ridurre frustrazione e delusione
– Finisco, mio malgrado, per mantenerle ed alimentarle.
All’inizio, dunque, terapeuta e paziente cercano di comprendere nel dettaglio come funziona questo ‘manuale di sofferenza’.
Per arrivare a scrivere un ‘manuale di soddisfazione’, serenità e benessere che funziona così:
– Ho un desiderio o bisogno
– Cerco di soddisfarlo
– A fronte della solita frustrazione e delusione
– Inizio io a dare risposte diverse a questi stati di insoddisfazione
– Agendo diversamente, ottengo probabilmente risposte diverse dall’esterno, comunque ottengo informazioni e sulla base delle nuove informazioni raccolte agirò di conseguenza, fino a raggiungere la massima soddisfazione possibile, cambiando ciò che posso cambiare e accettando ciò che devo accettare.
In sintesi: a fronte del tuo desiderio/bisogno frustrato e delle tue aspettative deluse, inizia a fare qualcosa di diverso dal solito, perlomeno provaci e verifica cosa succede, ad esempio:
– affronta invece di evitare
– confrontati invece di ritirarti
– apriti invece di chiuderti
– dì no, invece che compiacere
– parla invece di restare in silenzio
– comunica in modo rispettoso invece che violento
– esprimi i tuoi pensieri invece che nasconderti
– cerca di restare lucido invece che stordirti
– mantieni il contatto con le tue emozioni invece che fuggirle
– arrabbiati sanamente invece che sottometterti
– affronta con fiducia nei tuoi mezzi invece di rimuginare
– risolvi invece di ruminare
–  agisci invece di fantasticare.
Hai qualche altro esempio?
Provando a cambiare qualcosa certamente cambia qualcosa. E dalla consapevolezza che potrai acquisire da questi cambiamenti scaturiranno nuove possibilità per il tuo benessere…

39. Estate meravigliosa. Autoregolazione

Cosa non ti permetti di fare ORA seguendo una regola appresa ALLORA?
Potrai certamente trovare, in diversi ambiti di vita e nelle relazioni, alcuni tuoi modi di funzionare (pensare e agire) che seguono regole che hai imparato tanto tempo fa, in cambio di amore e stima da parte di chi ti ha cresciuto. E di cui non sempre sei consapevole. Anzi quasi mai. Alcune di queste regole sono utili e sensate ancora oggi, altre puoi certamente scartarle o rivisitarle per armonizzarle alla persona che sei oggi, coi tuoi valori, obiettivi, bisogni e desideri.
Oggi, per la tua meraviglia, ti suggerisco:
TROVA LE REGOLE INTERIORI CHE TI HANNO GUIDATO PER UNA VITA E, UNA PER UNA, UN PASSO ALLA VOLTA, INIZIA A RISCRIVERLE, AD ADATTARLE ALLA PERSONA CHE SEI OGGI…
Magari per questo tuo impegno puoi farti aiutare anche dalla lettura del mio libro, ‘Alice nel paese delle miserie’, puoi ordinarlo direttamente in libreria oppure on line.

34. Estate meravigliosa. Io (non) piango

“Io nun piango pe’ quarcuno che more,
Non l’ho fatto manco pe ‘n genitore
Che morenno m’ha ‘nsegnato a pensare,
Non lo faccio per un altro che more.
Io nun piango quanno scoppia ‘na guera,
Er coraggio de’ l’eroi stesi in tera,
Io lo premio co’ du’ fiori de serra,
Ma nun piango quanno scoppia ‘na guera.
Io piango, quanno casco nello sguardo
De’ ‘n cane vagabondo perché,
Ce somijamo in modo assurdo,
Semo due soli al monno.
Me perdo, in quell’occhi senza nome
Che cercano padrone,
In quella faccia de malinconia,
Che chiede compagnia.
Io nun piango quanno ‘n omo s’ammazza,
Il suo sangue nun me fa tenerezza,
Manco se allagasse tutta ‘na piazza,
Io non piango quanno ‘n omo s’ammazza.
Ma piango, io piango sulle nostre vite,
Due vite violentate.
A noi, risposte mai ne abbiamo date,
Ecco perché la sete…
Io piango, su tutto er tempo che ce resta
E me ce sento male.
Domani, se non sbajo è la tua festa;
La prima senza viole… la prima senza viole… la prima senza viole…”
Dalla poesia del Califfo, per la tua vita meravigliosa, oggi ti suggerisco:
DAI A TE STESSO IL PERMESSO DI PIANGERE…
PIANGI PER CIÒ CHE TI FA PIANGERE…
CERCA COSA TI FA PIANGERE… E LASCIATI ANDARE AD UN PIANTO LIBERATORIO…
Pianto di dolore e di paura, di rabbia e tristezza, di solitudine e angoscia, ma anche di gioia ed eccitazione, di amore e gratitudine. Insomma, pianto di emozioni…
Il pianto è il comportamento comunicativo fondamentale del neonato e del bambino. Ma ad un certo punto tutti, chi più chi meno, abbiamo imparato a non piangere, a ‘scegliere’ di non piangere seguendo regole e dettami provenienti dai grandi. Abbiamo bisogno di amore, accettazione e stima e per questo, tra le altre cose, abbiamo appreso la regola “non devi piangere”.
La crescita personale passa anche attraverso il superamento dei divieti imposti allora, ormai anacronistici, ma che continuiamo ad auto-imporci ora. Lo espongo in tanti esempi anche in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.
Ah, Ah, Ah, dimenticavo: ogni tanto, anzi spesso, ogniqualvolta ne senti il bisogno o semplicemente lo desideri, lasciati anche andare a tante grasse, ricche e rigeneranti risate… Ah, Ah, Ah… Ah, Ah, Ah… Ah, Ah, Ah… … … Uuuuuuuuu….