La storiella dei 6 piccioni

Cosa ti sta insegnando la crisi?

Conosci la storiella dei 6 piccioni? C’erano sei piccioni su un albero… Uno pensò di volare… Quanti ne rimasero?

Oggi siamo giustamente preoccupati di qualcosa dai contorni ancora troppo sfumati e nebulosi, quindi fonte di ansia e angoscia; cerchiamo varie forme di protezione, rassicurazione e sostegno alla nostra capacità di resistere, di farcela ad uscire da questo incubo così reale.
E già cominciamo a pensare a quando ne saremo fuori… A cosa dovrà cambiare… A cosa ciascuno di noi dovrà cambiare…
Questo è proprio il momento per comprendere la differenza tra individuare i problemi e trovare le soluzioni. Ma soprattutto tra individuare soluzioni vaghe e tradurle in soluzioni specifiche. E ancora di più tra “pensare” e “praticare” le soluzioni.
Siamo troppo amanti della sicurezza, delle abitudini, delle strade note, della zona di comfort. È normale: la sicurezza e la protezione dai pericoli esprimono il primo fondamentale bisogno dell’essere umano che ci ha permesso di mettere una base sicura per evolverci fino ad oggi. E proprio oggi qualcuno, da molti versanti, in realtà, sostiene che il “sistema evoluto” sia arrivato al collasso. Grazie, allora, coronavirus. Grazie per l’allarme che hai suonato… Prima che l’incendio bruciasse tutto e tutti.
Ora spegniamo l’incendio… Ma dopo non dimentichiamo la lezione… Anzi…
Ciascuno di noi cominci a “scrivere” (non basta pensarlo) quale lezione sta imparando da quello che sta succedendo… E come questo apprendimento sarà guida concreta per nuove azioni… Nuove abitudini… Nuovi modi per prenderci cura della nostra vita…

Deve arrivare la crisi!?

In questi giorni da più parti (dalla persona comune allo scienziato, da nonna all’esperto, dai social media al non troppo vicino di casa) e da più prospettive (psicologica, sociologica, politica, economica, religiosa, esoterica, materiale, spirituale, ecc.), un po’ da tutto il mondo, occidentale e orientale, da Sud e da Nord, si racconta una storia. È una lettura simbolica dei fatti attuali. La storia del corona virus come effetto, nemmeno troppo imprevedibile, dei nostri comportamenti: di ciascuno di noi come singolo e di noi come intera collettività “global”… Che avremmo dovuto aspettarci, prima o poi, qualcosa che assomiglia ad una sorta di tentato suicidio collettivo, per “volontaria ignoranza” o per dipendenza incurabile dal dio successo in tutte le sue manifestazioni (soldi, potere, immagine, ecc.).

Non abbiamo visto… Non abbiamo voluto vedere… Non abbiamo voluto capire… Non abbiamo voluto fermarci… Ed ora siamo intrappolati dalle nostre stesse trappole…
Allora, il coronavirus “ci sta dicendo”, come ogni sintomo che parla al malato: “metti in discussione il tuo assetto abituale di pensieri e comportamenti…”. Non mi addentro in discorsi riguardanti livelli globali, i cui sintomi, espressione di una crisi, potrebbero essere, ad esempio, il terrorismo internazionale, la crisi finanziaria, il problema dell’immigrazione, il controllo della privacy, la deriva informatica, tante aberrazioni tecnologiche, piuttosto che lo sfruttamento dell’Amazzonia, l’estinzione di tante specie o l’inquinamento ambientale…
Ad un livello individuale, possiamo, invece, chiederci: deve arrivare ogni volta una crisi (virus, incidente automobilistico, chili e chili di sovrappeso, analisi sballate, un tradimento nella coppia, licenziamento, disistima e disamore delle persone della nostra cerchia, ecc.) per iniziare a creare uno stile di vita personale e interpersonale sano, consapevole, responsabile?!
Quanto vogliamo continuare a nasconderci dietro scuse infantili, alibi da immaturi e giustificazioni senza attributi, a prendercela con gli altri lontani (poteri forti, poteri nascosti, governo ladro, ecc.) e vicini (colpa del partner, del capo, dei collaboratori, dei genitori, dell’amico, ecc.) o peggio ancora con sfortuna e destino?
Il coronavirus ci sta ricordando: “Se continui a fare quello che hai sempre fatto otterrai quello che hai sempre ottenuto…”. Una “verità del piffero” che può essere un invito, a livello individuale e anche collettivo, prima di tutto e in maniera sostanziale, ad un più equilibrato utilizzo delle nostre risorse, a partire dal tempo e dal modo in cui, attraverso il tempo che scegliamo, creiamo la nostra vita, di buona o pessima qualità.
Quindi, rassicurati e protetti dal ligio responsabile rispetto delle misure che ci vengono prescritte, è ora che, veramente, ciascuno di noi, a livello individuale (“non fermi restando” gli altri livelli globali, culturali, politici, sociali, economici,ecc.), dia senso e seguito a queste domande per capire il valore delle proprie scelte, piccole e grandi: a cosa dedichi solitamente il tuo tempo (le tue energie, le tue risorse, la tua attenzione)? Di cosa ti prendi cura? Cosa trascuri? In che modo ti prendi cura dei valori (persone, relazioni, te stesso, salute, amore) per te veramente importanti? Cosa ti sta insegnando questa crisi? E quando ne saremo fuori, che succederà?

Proteggi la tua luna

Un maestro zen viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare.

Il maestro tornò e lo sorprese. «Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare,» disse al ladro «e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo».

Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò.

Il maestro si sedette, nudo, a contemplare la luna. «Pover’uomo,» pensò «avrei voluto potergli dare questa bella luna».

… … …

Racconto tanto breve quanto pieno di spunti di esplorazione. Come tante storie zen, anche questa è fatta per essere depositata dentro di sé… E fare da guida in qualche modo…

Dove ti porta questa storia?

A volte ciascuno di noi è un po’ ladro, a volte maestro…

Quando ti comporti come quel ladro?

E quando come il maestro?

Cosa rende ricca la tua vita?

Quando ti ritrovi nudo … A contemplare la luna?

Pensando all’attuale situazione di emergenza sanitaria (in cui purtroppo alcuni hanno perso la vita, altri si sono ammalati più o meno gravemente, tutti dobbiamo sottostare a restrizioni della nostra libertà) e prevedendo la prossima emergenza economica (nuovi disegni di vita collettiva e individuale, con sacrifici e rinunce un po’ per tutti), è fondamentale riconoscere e valorizzare ciò che non può esserci tolto. Questo è il mio invito oggi, a guardare per godere di ciò che è la tua ricchezza: emotiva, interiore, dei rapporti interpersonali. Questo virus ci sta rubando tanto… Possiamo impegnarci a proteggere la nostra luna…

Provare per comprendere

Ti rendi conto che alcuni tuoi comportamenti ti creano problemi e sofferenza, in ambito personale e nei rapporti con gli altri, a casa, al lavoro, in altre situazioni. Alcuni tuoi comportamenti che pure dovrebbero essere soluzioni diventano problemi, lasciano immodificati i problemi per cui sono sorti e ne creano addirittura altri. Un esempio comunemente diffuso: per evitare situazioni che ti mettono ansia o che ti fanno arrabbiare o ti generano stress, tendi ad evitarle, ma quelle emozioni negative non scompaiono o addirittura aumentano e nel frattempo ti sei privato anche di fare alcune esperienze.
Alcune domande allora possono esserti utili.
Perché FAI quello che fai?
Per OTTENERE cosa fai quello che fai?
Per EVITARE cosa fai quello che fai?
Cosa potrebbe accadere SE NON FACESSI quello che di solito fai?
Cosa temi che ACCADREBBE se smettessi di continuare a fare quello che fai?
Queste domande possono essere di enorme aiuto per comprendere cosa porta una persona a perseverare in alcuni comportamenti che pure le creano problemi. Altri esempi potrebbero essere tutti quelli legati ad abitudini dannose come fumare, bere e mangiare in eccesso, frequentare troppo i social, stare continuamente connessi o comunque rapiti dallo smartphone… Per non parlare di altri comportamenti che sono vere e proprie dipendenze…
Perché lo fai? È qualcosa di automatico e più forte di te? Allora, dopo tante domande, che spero ti siano state utili per comprendere tante cose… Puoi anche usare una strategia pratica, per comprendere ancora meglio e magari per riuscire ad abbandonare certi comportamenti problematici.
PROVA A NON FARLO!!!
Ma se è un comportamento automatico non riesco a controllarlo?!?! Ok. Provaci. Non devi riuscirci. Devi provarci… Provarci per capire.
Prova a non attuare il solito comportamento e vedi che succede… Cosa riesci a fare… Cosa non riesci a modificare… Cosa pensi… Cosa provi… Quanto riesci a resistere “senza farlo”… Quando riprendi a farlo… Cosa comprendi… In cosa ti aiuta questa consapevolezza…
Devi provarci… Provarci per capire. Capire per riuscire a liberarti del comportamento fonte di sofferenza…

L’assedio

Sei idiota
Sei pesante
Sei terribile
Sei insopportabile
Sei una delusione
Non sei capace
Non sei adatto
Non sei all’altezza
Non è per te
Non mi far arrabbiare o rendere triste o far preoccupare…

Tuo padre tante volte ha pronunciato parole simili rivolgendosi a te. O così ti sono arrivate anche da uno sguardo, da un rimprovero, da un atteggiamento.
Tua madre tante volte può aver usato parole simili o così le hai interiorizzate vedendo il suo comportamento nei tuoi confronti o percependo i suoi stati d’animo.
Forse anche altre persone, più o meno importanti della tua vita, ti hanno circondato con parole e giudizi simili.
Su queste parole e giudizi tu hai costruito pezzi importanti dell’idea di te, rispondendo alla domanda, anche solo implicita dentro te: chi sono?
Mi auguro che tu abbia ricevuto anche messaggi di amore e stima che insieme ai precedenti abbiamo contribuito a creare solide fondamenta della tua personalità, della tua autostima e del senso del tuo valore come persona unica e degna. Te lo auguro…
Oggi ti dici queste cose, continui a dire a te stesso ciò che ti è stato detto molte volte. Soprattutto, purtroppo, sono i messaggi negativi che rimbombano più pesantemente. L’assedio una volta esterno è diventato interno. E ti senti idiota, pesante, sbagliato, colpevole, immeritevole e compagnia brutta.
Questo dialogo interno, per lo più inconsapevole, condiziona le esperienze che fai e come le fai, oltre che la tua autostima. Sono messaggi potenti alla persona, ricevuti forse più volte, dalle persone più importanti della tua vita, magari con toni emotivi intensi. Sono messaggi che insieme ad altri hanno definito i confini del tuo senso di identità.
Questo assedio è un automatismo di cui puoi diventare consapevole e che puoi quindi cominciare a de-automatizzare.
Ascolta questo dialogo interiore: le parole e i pensieri che ti girano in testa… Le emozioni che provi quando sei “sotto attacco”… Le sensazioni che ti arrivano dal corpo…
Non sei abituato a fermarti ed ascoltarti… Puoi comunque sempre cominciare… Oggi è il momento giusto…
Conoscere questi automatismi ti permette di fare una prima fondamentale chiarezza su cosa solitamente guida i tuoi vissuti, le tue interpretazioni delle cose che ti accadono, le tue emozioni, i tuoi bisogni, le tue azioni. Per iniziare ad uscire dall’assedio.
Non esistono esercizi miracolosi, formule magiche o soluzioni preconfezionate… Esiste la tua disponibilità a fare un lavoro profondo su te stesso per prenderti cura di te come non hai mai fatto e per dirigerti in modo più consapevole e autonomo verso la vita che vuoi.

Le “regole” killer

Esistono “regole di vita” che girano nella nostra testa sottoforma di frasi e pensieri (dialogo interiore), più o meno consapevoli, che generano sofferenza e alimentano circoli viziosi in cui ogni motivo ne alimenta altri e viene a sua volta alimentato.

Tante più ne hai di queste regole, tanto più soffri, tanto più ti è utile e necessario farci qualcosa.

Ecco alcune di queste regole “auto-persecutorie”:

Le cose devono essere in un unico modo!
Le persone devono essere come voglio io!
Io devo essere come dovrei essere (e la persona si impone degli standard impossibili da raggiungere, sia come caratteristiche personali sia come prestazioni)!
Io non valgo niente se non sono come dovrei essere!
Le cose o sono perfette o fanno schifo!
Se le cose non vanno come devono andare sarà una catastrofe per me assolutamente terribile e insopportabile!

Quali di queste regole ti appartengono? Ne conosci altre? Ne segui altre?

Vivendo nel recinto di queste rigidissime autoimposizioni, la persona non può che essere perennemente sofferente.
Per uscirne deve introdurre flessibilità dove c’è rigidità. Un maggiore senso di possibilità dove tutto sembra già scritto. Riconoscere e attivare concretamente un maggiore potere personale di ridefinire in modo più realistico e adatto a sé le personali regole di comportamento e di incontro con gli altri e la vita.

Inizia da subito allora. Fatti ispirare da quanto detto e trova le tue “regole killer”. Scrivile sottoforma di pensieri imperativi o doveri assoluti, riguardanti te, gli altri, la realtà.
Io devo… Sempre…
Io non devo… Mai…
Gli altri devono…
Tizio deve…
Caio non deve…
La realtà (la vita, il mondo) deve… non deve…
Individua dove agiscono queste regole, in quali ambiti e relazioni della tua vita, la sofferenza che ti generano…
E prova a riscriverle in modo che siano più adatte a un tipo di vita più serena e soddisfacente per te…
Ovviamente comincia a seguirle e vedi che succede…
Quando e quanto ci riesci e cosa provi…
Quando e quanto è difficile e cosa provi…
Cosa impari e come puoi proseguire…

Dare una nuova forma

Pensa a diversi ambiti e ruoli della tua vita… Pensa ai tuoi pensieri… Ai pensieri che ti fai in certe situazioni importanti della tua vita, importanti per il tuo benessere o per il tuo stress…… Pensa a come questi pensieri guidano il tuo comportamento, quindi la tua soddisfazione o la tua sofferenza e…
Trasforma il “devo assolutamente” in dovrei, potrei, ma anche no…
Trasforma il “bisogno assoluto” di qualcosa in una preferenza: sarebbe meglio la avessi, ma potrei farne anche a meno e continuerei comunque a vivere una vita piena di possibilità…
Trasforma una “catastrofe immaginata” in un “semplice” scenario negativo, che potrebbe accadere, ma non sicuramente e seppure accadesse sarei in grado di affrontarlo …
Trasforma il timore o la certezza di “insopportabilità” di qualcosa nella sensazione e convinzione che potrai comunque farcela ad affrontare la situazione… Sarà dura, ma ce la farò…
Trasforma le generalizzazioni “mai”, “sempre”, “tutto” e “niente” in un atteggiamento propositivo… Ogni situazione o problema è affrontabile se lo vedi in modo dettagliato e specifico piuttosto che farti assalire dall’idea di qualcosa troppo grande per te… È tosta, ma ce la farò…
Trasforma “l’autosvalutazione generalizzata” sulla tua persona in un’autocritica su un comportamento specifico… Non sono sbagliato… Ho sbagliato… Non sono cretino… Ho fatto una cretinata…

Trasforma l’idea che “tutto questo non è facile” nella convinzione che è certamente impegnativo, ma ho tutte le possibilità e le risorse per farcela a ridurre una parte di sofferenza più o meno grande per sostituirla con una parziale ma rilevante soddisfazione…

Trasforma… E disponiti ad affrontare le conseguenze, positive e negative, del cambiamento che stai portando avanti…

E troverai la via per affrontare i problemi, superare frustrazioni e delusioni, ridurre lo stress, lasciarti aperta la possibilità di stare bene nonostante molte cose vadano storte…