In tanti sensi

L’uomo moderno è il più ricco della storia, ma non è felice. Anche se la vita nelle sue città è più sicura che in passato, è incalzato da una nuova paura teme di “non andare bene” ed è in perenne infruttuosa ricerca del modo giusto di apparire, amare, comunicare, essere.
Dietro questa insicurezza c’è un vuoto profondo. È quello lasciato dai sensi, antica guida dell’uomo fin da quando fissava l’impronta delle mani sulle pareti delle caverne, ma di cui ha gradualmente smesso di servirsi soprattutto negli ultimi due secoli. Sono i tuoi sensi, infatti, i primi a dirti chi sei e cosa devi e puoi fare.
L’uomo moderno ha sognato di sostituirli con strumenti tecnologici, con centrali di informazioni precise, pronte a connettersi e comunicare al suo bisogno o comando. Si è così realizzata la fantasia di collegare direttamente la mente umana al mondo, tagliando fuori il corpo, fardello da sempre ingombrante e, dopo l’abbandono dei sensi, terreno di caccia della cosmetica e della chirurgia estetica.
Sicurezza personale, spontaneità e benessere nascono dall’armonica e continua comunicazione tra la personalità individuale e i nostri sensi, antiche e perfette centrali di informazione, comunicazione e relazione con gli altri e con il mondo.
(Claudio Risé).

Chi non sta dentro questa descrizione si faccia avanti

Come ti fai guidare dai tuoi sensi?

Bussola fondamentale o perfetti sconosciuti?
Amici fidati o nemici pericolosi?
Guide utili o fonti fuorvianti?

Piccolo suggerimento: “fermati” almeno tre volte al giorno ed esplora la tua esperienza usando i 5 sensi… Disconnettiti dai soliti canali attivi di comunicazione e relazione ed entra in “contatto consapevole” attraverso i tuoi sensi …

Presto!!! Presto!!! Tardi!!! Tardi!!!

C’era una volta un bambino per il quale nulla era abbastanza veloce: mentre mangiava la minestra chiedeva già il budino, il sole non era ancora tramontato che voleva già vedere la luna, il primo giorno di scuola si informava sulle vacanze e a Natale già gioiva per la Pasqua. Dei libri leggeva sempre solo l’ultima pagina e poiché parlava più in fretta di quanto potesse pensare, i suoi stessi genitori lo ritenevano un vero e proprio balbuziente. Nella fretta metteva i piedi così sbadatamente uno davanti all’altro che inciampava in continuazione e naturalmente non desiderava nulla più ardentemente che diventare finalmente adulto.
Una notte venne a trovarlo in sogno un mago che gli disse: “ti faccio crescere e aggiungo anche tre desideri se in cambio mi dai 50 anni della tua vita!”. Il bambino non indugiò un momento e disse: “voglio diventare ricco e potente e poi anche famoso”. E così accadde …
E quando l’uomo ricco guardò nello specchio vide che era vecchio … E quando l’uomo potente guardò nello specchio vide che era solo … E quando l’uomo famoso guardò nello specchio, la sua fronte era solcata da rughe di preoccupazione. Allora si spaventò e chiamò sua madre e lei si avvicinò al letto e posò la mano sulla sua fronte. Il bambino si svegliò e disse lentamente e distintamente: “mi devo alzare o ho ancora tempo?”. (Favola tedesca)

Il tempo è quello che scegli (desideri, bisogni, scopi) e quello a cui scegli di rinunciare (altri desideri, altri bisogni, altri scopi)…
Banale… Quanto fondamentale consapevolezza per guidare la tua azione verso la creazione della vita che vuoi…

La soluzione al falso problema dell’autostima

Esistono infiniti modi per abbassare la propria autostima. Basta che pensi a tutti i motivi per cui tu non sei proprio come vorresti essere. Tu non sei esattamente corrispondente al tuo ideale. Tu non sei perfetto. E siccome nessuno è perfetto (o tutti lo siamo a seconda di ciò a cui vuoi credere) tanto vale smettere di giudicarsi. Smettere di stimare sé, smettere di fare la stima di sé, smettere di valutarsi negativamente, smettere di autosvalutarsi. Ecco la soluzione. Semplice, no?! Non proprio. Siamo così abituati a valutarci (e svalutarci) che smetterla sembra un’impresa impossibile.
Siamo cresciuti a latte e giudizio e siamo così esperti nel giudicare che è veramente un’impresa sfidante la nostra zona di comfort. Il nostro comfort è paradossalmente stare all’interno del giudicare.
Non solo. Di fronte al nostro essere fallibili ovvero portatori sani di errori tendiamo a scambiare il singolo comportamento sbagliato con tutta la persona… E ci sentiamo sbagliati! Un vero e proprio party in onore della disistima o bassa stima di sé. A cui siamo tutti invitati e tutti prima o poi partecipiamo.
E quindi?
E quindi inizia a renderti conto del tuo giudicarti… Inizia a notare:
Su cosa lo fai … Per quali comportamenti …
Quando lo fai…
Quanto lo fai… Spesso… A volte… Raramente… Sempre…
Dove lo fai…
In presenza di chi preferibilmente tendi a farlo…
Come lo fai… Ti critichi… Ti rimproveri… Ti colpevolizzi… Ti dai del fallito… Ecc….
Quali etichette solitamente usi per affossare la tua autostima… Cattivo… Fallito… Indegno… Incapace… Fragile… Difettoso… Colpevole… Senza attributi… Ecc….
Perché lo fai… A cosa ti serve… A cosa ti serve veramente … Ti serve a crescere… A migliorare… Ad imparare… A stare meglio… A comprendere meglio te stesso e gli altri… Quale effetto ottieni realmente …

Già questa prima auto-osservazione dovrebbe fornirti una chiarezza importante per smetterla di farti un problema di autostima… Almeno per farti rendere conto di come torturi te stesso… Quindi puoi iniziare a definire chiaramente qual è il vero problema ovvero come il problema dell’autostima generi gli altri tuoi problemi nelle attività o prestazioni individuali e nelle relazioni interpersonali.
“Se proprio non ce la fai”… Invece di autodisprezzarti in modo spietato, adotta una “autovalutazione realmente utile” di tue azioni specifiche in precise circostanze, per comprendere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato di quello che hai fatto rispetto ad un tuo obiettivo. Impara e correggi… Senza indugiare  nel giudizio severo contro te stesso…

Un gentile richiamo al disordine

Spesso organizziamo la nostra vita in base a certi imperativi categorici assoluti quali:
Devo essere sempre e comunque forte in ogni ambito in ogni circostanza…
Devo andare di corsa e anche di più, sbrigarmi, affrettarmi, non ho tempo da perdere né tempo da dedicare ad altro che non sia il solito…
Devo occuparmi delle mie cose, ma devo anche far contenti gli altri, anzi spesso è meglio accontentare gli altri che mettere i miei bisogni in primo piano, devo prendermi cura degli altri anche se trascuro me stesso…
Devo sforzarmi ad ogni costo, chi dorme non piglia pesci, più mi sforzo e più ottengo, devo spingermi oltre ogni mio limite…
Devo fare le cose in modo perfetto, devo fare tutto e assolutamente in modo ineccepibile…
Dentro questi imperativi potrai trovare certamente anche i tuoi, forse qualcuno ti riguarda di più e forse qualcuno non ti riguarda affatto, ti invito comunque a cercare le tue regole di comportamento che segui solitamente e che devi seguire assolutamente… Altrimenti…
Queste “regole imperative autocostrittive” sono sicuramente utili in una certa misura perché ti fanno funzionare ad alto livello nel raggiungere i tuoi obiettivi nei diversi ambiti di vita per te importanti, contemporaneamente e inevitabilmente ti portano a trascurare altre aree della tua vita, altri tuoi bisogni, altri tuoi ruoli.
Dopo un po’ c’è una parte di te che ti richiama al disordine. Ti invita, più o meno gentilmente, ad accedere anche ad altre parti di te, meno performanti probabilmente, ma più vitalizzanti nella misura in cui ti permettono di abbandonare la rigidità dei tuoi soliti modi di essere, stressati e auto-stressanti.
Più o meno gentilmente vuol dire che se non ti accorgi da solo di aver superato il limite nel vivere troppo in un solo ed unico modo, allora compaiono segnali di malessere che ti invitano ancora abbastanza gentilmente ad osservarti con attenzione e a metterti in discussione. Il messaggio è: attenzione, stai tirando troppo la corda, qualunque cosa voglia dire per te. Se non cogli questi segnali e continui per la tua solita strada piena di stress e mancato ascolto di certi tuoi bisogni, allora compaiono i sintomi. Solitamente non proprio gentili e di piacevole compagnia. Sintomi fisici che possono riguardare ogni distretto corporeo. Sintomi psichici quali ansia, depressione, ossessioni, irritabilità, impulsività, disregolazione alimentare, dipendenze, ecc. Sintomi relazionali: problemi a lavoro, in famiglia, nella coppia, ecc.
Il lavoro che “devi fare”, per diventare consapevole delle tue scelte e responsabile dei tuoi cambiamenti in meglio, è ascoltare segni, segnali o sintomi che ti invitano a riscrivere in modo più flessibile e adatto a te quelle regole, a riordinare le tue scelte in modo da trovare il tuo unico nuovo equilibrio tra ciò che curi e ciò che trascuri…

Perché lo fai e perché vuoi continuare a farlo

I nostri comportamenti possono avere alcune direzioni specifiche, solo in parte per noi consapevoli. I comportamenti mirano:
• a soddisfare bisogni
• a realizzare desideri
• a raggiungere obiettivi
• a vivere in base a certi valori
• a creare e mantenere relazioni soddisfacenti
• a regolare le nostre emozioni, a fornirci sollievo da dolori emotivi
• ad esprimere pensieri ed emozioni
• a sostenere l’autostima.
Ogni comportamento a qualcosa servirà!
Esistono comportamenti utili a tali scopi e comportamenti non utili, disfunzionali, addirittura dannosi a noi stessi e alle nostre relazioni, nocivi per la nostra salute fisica e psichica, ad esempio tutte le abitudini negative, le condotte eccessive, fino alle vere e proprie dipendenze. Eppure, anche questi comportamenti problematici a qualcosa serviranno! Ad esempio, a cosa ti serve evitare certe situazioni? A cosa ti serve controllare certe persone? A cosa ti serve urlare? A cosa ti serve tacere? A cosa ti serve rinchiuderti nel silenzio? A cosa ti serve dormire ogni giorno fino a tardi? A cosa ti serve stare sveglio fino a tardi? A cosa ti serve digiunare? A cosa ti serve abbuffarti?
Come sappiamo tutti, per esperienza diretta e di persone a noi vicine, molte volte vorremmo abbandonare certe nostre azioni scomposte e distruttive, ma non ci riusciamo. Pur riconoscendo che “fanno male” non riusciamo a smettere. Cosa mantiene queste condotte disfunzionali? Certamente la risposta va cercata nella situazione specifica, caso per caso; al tempo stesso, alcune idee su cui riflettere possono essere valide per tutti. Ricordando prima di tutto che quello che facciamo ha un senso e un valore per noi, quindi esprime un qualche tipo di intelligente capacità di adattamento. Al tempo stesso, pur riconoscendo il valore complessivo per la persona, il singolo comportamento può e deve essere “criticato” per gli effetti negativi che procura alla persona stessa, ai suoi obiettivi, alle sue relazioni.
Partiamo, quindi, dal presupposto che: quello che facciamo è quello che scegliamo e quello che scegliamo è quello che vogliamo. Quello che facciamo è una nostra scelta, più o meno consapevole, comunque è frutto di “parti di noi, più o meno grandi”, che hanno l’intenzione di adottare quel comportamento. A qualcosa servirà!
L’idea guida per comprendere perché lo facciamo, perché vorremmo smettere e perché continuiamo a farlo è quella di interrogarci sulla funzione e sull’intenzione di quel comportamento. A qualcosa servirà!
Non sempre è facile. Spesso è difficilissimo. Parliamo, in molti casi, di comportamenti così radicati che ci sembra impossibile cercarne il senso e il valore. Ma impossibile non è.
Comprendere quindi per cambiare. Come?
In maniera solo apparentemente paradossale, tentare di cambiare per comprendere ed imparare a cambiare in modo efficace e duraturo.
L’idea “in pratica” è: prova a non farlo e verifica cosa succede… Quello che riesci a fare e quello che non riesci a fare, ciò che ottieni e ciò che resta immutato, ciò che provi e ciò che pensi, una volta che hai provato a cambiare uno specifico comportamento che vuoi abbandonare (almeno una parte di te vuole abbandonarlo!), ti forniranno informazioni utili per capire e andare avanti fino a dove riesci ad arrivare…

Una possibilità. Esplorare la propria autobiografia

Quando un problema non si risolve nonostante tu stia cercando da tempo di trovare una soluzione… Ad esempio, non riesci a farti valere sul lavoro…
Quando vorresti cambiare un comportamento, ma non ci riesci nonostante quel comportamento ti generi sofferenza… Ad esempio, resti passivo e silenzioso di fronte a chi ti tratta male…
Quando continui ad incappare nei soliti errori… Ad esempio, continui a rimandare perché non sei mai soddisfatto del tuo lavoro…
Quando tendi e vivere le relazioni sempre allo stesso modo negativo… Ad esempio, reagisci sempre in modo aggressivo e gli altri alla lunga scappano…
Può essere utile interrogare la tua storia di vita. La tua biografia. Chi sei e come ci sei diventato. Esplorare la tua storia di apprendimento che ti ha portato ad imparare a pensare come pensi e ad agire come agisci.
Dopo aver individuato i comportamenti che ti creano problemi, che tendono a ripetersi, che tendi a ripetere e vorresti comprendere meglio, magari per cambiare qualcosa, alcune domande ti forniscono la traccia per questa autoesplorazione al servizio delle tue nuove scelte possibili.
Quando ho imparato? Che età avevo? Qual è il primo ricordo di una situazione simile a quella odierna?
Dove ho imparato? A casa? A scuola?
Con chi ho imparato? Coi genitori, con gli insegnanti, con altre persone importanti?
Chi mi ha insegnato cosa?
Come ho imparato? Ho visto fare… Ho sentito dire… Ho imitato qualcuno… Ho intuito come comportarmi…
Perché? Per ottenere cosa… Per soddisfare quali bisogni… In base a quali pensieri…
Domande semplici, risposte non sempre facili da trovare. Mai scontate comunque.
Per comprendere il senso di qualcosa che oggi non sembra averlo. Un aiuto per cambiare qualcosa che oggi si ripete e fa soffrire.

Perché dovrei mettermi in discussione?!

Molte persone hanno l’idea che per stare meglio dovrebbero eliminare alcune fonti di stress. E questo, a volte, è anche vero. Come si fa? Ad esempio, potremmo cominciare ad eliminare fisicamente alcune persone? Probabilmente non è la strada giusta. Quello che possiamo fare è al limite allontanarcene. Eh?! Ma non sempre si può!!! Che faccio mi licenzio perché non mi piace il capo o il collega?! Oppure posso cambiare partner ogni due giorni o due mesi?!
Molte persone arrivano a chiedere un aiuto psicologico quando non hanno ancora trovato la soluzione al loro stress. E presto l’idea che si sviluppa nel dialogo psicologico è che sia la persona che deve mettersi in discussione.
Ma come? Gli altri sono str…essanti e io devo cambiare? Questo fa proprio arrabbiare un po’ tutti. Eppure il nostro potere è proprio quello di intervenire su di noi per fare quello che possiamo fare per ottenere ciò che vorremmo ottenere. Che non significa che la persona sia sbagliata, colpevole o incapace. O che debba stravolgere l’intera personalità. Vuol dire semplicemente che noi possiamo agire su noi stessi per ottenere dei cambiamenti (indirettamente anche sugli altri e nelle interazioni con gli altri).
Noi possiamo e dovremmo cambiare certe nostre abitudini e certi comportamenti.
Noi possiamo e dovremmo cambiare certi nostri modi di pensare.
Noi possiamo e dovremmo cambiare certi modi di governare e vivere le relazioni interpersonali.
Il resto verrà da sé… Perché resta poco altro da fare una volta che hai messo veramente in discussione te stesso, in alcuni specifici e rilevanti comportamenti e pensieri. Resta da prendere i risultati positivi di questo percorso e accettare ciò che non è andato come avresti voluto…
Insomma, un’altra versione, l’ennesima, della preghiera della serenità: agisci dove hai il potere di muovere effettivamente ed efficacemente le cose, accetta ciò che non puoi controllare direttamente, soprattutto impara a distinguere i due fronti…
Subito all’opera quindi. Poni attenzione ad un tuo problema o stress e individua cosa potresti cambiare per orientare in senso per te più favorevole la situazione…
Potresti cambiare gli altri o l’esterno da te?
Potresti cambiare certe tue azioni?
Potresti sviluppare nuovi modi di pensare?
Potresti avvicinare le persone in modo differente?
Cosa potresti cambiare? E cosa cambierebbe? Inizia a verificare e vedi che succede…

Conosci te stesso!? Proviamo?!

Chi non si è mai cimentato in questa operazione? Conoscere se stesso per padroneggiare se stesso, per realizzare la vita che si desidera… Più o meno funziona così. Ed esistono infiniti modi per conoscere te stesso… E per realizzare la vita che più ti aggrada… Ora te ne suggerisco uno basato su una piccola grande sfida a te stesso. In particolare, ti do una semplice indicazione da cui potrà scaturire una grande scoperta…
PROVA A NON FARLO… Ecco la semplice indicazione.
Ti suggerisco una serie di situazioni che forse ti riguardano, certamente qualcuna ti riguarda e qualcun altra probabilmente ti è completamente estranea…
L’indicazione è la stessa per tutti noi che vogliamo conoscere noi stessi… Proviamo a non farlo… Proviamo a non adottare i soliti automatismi… Proviamo a non mettere in atto i soliti comportamenti… Proviamo e vediamo cosa succede… Cosa succede fuori di noi e soprattutto dentro di noi: le “sensazioni fisiche” che arrivano alla coscienza, le “emozioni” che viviamo, i “pensieri” che facciamo…
Proviamo… Non dobbiamo necessariamente riuscirci… Dobbiamo provarci, almeno un po’, almeno qualche minuto, almeno un piccolo tentativo di cambiamento…
Proviamo… Se ci riusciamo… Bene! Se non ci riusciamo… Bene ugualmente! In entrambi i casi avremo ottenuto una conoscenza in più su noi stessi…
Pronto? Le mie indicazioni sono necessariamente un po’ generiche, tu pensa a situazioni specifiche e concrete che ti riguardano nella tua quotidianità…
Prova a non reagire al solito modo aggressivo, rabbioso, violento…
Prova a non ritirarti nel solito silenzio…
Prova a staccare da lavoro qualche minuto prima…
Prova a staccare almeno una volta dal tuo senso del dovere per dedicarti ad un qualche tuo piacere…
Prova ad accontentarti della tua prestazione…
Prova ad alzare la testa… E la schiena… E le spalle…
Prova ad accettarti per come sei…
Prova a chiedere aiuto…
Prova a fare da solo…
Prova a lasciare andare il controllo…
Prova a dedicarti alle attività e alle persone veramente importanti per te…
Prova a non pretendere che gli altri siano come tu li vuoi…
Prova a fidarti…
Prova a stare senza far niente…
Prova a non aggredire ancora il cibo…
Prova a mettere prima il piacere…
Prova a non colpevolizzare…
Prova a non colpevolizzarti…
Prova a fregartene di cosa pensa l’altro e fai ciò che ti fa stare bene…
Prova a dire di no…
Prova ad abbandonare rimorsi e rimpianti…
Prova a chiedere per un tuo bisogno o desiderio…
Prova a deludere l’altro…
Prova a smettere di rimuginare…
Prova ad esprimere cosa pensi, cosa senti e cosa vuoi…
Prova a non accendere l’ennesima sigaretta…
Prova a posare quel bicchiere…
Prova a non farti la solita cannetta…
Prova a non andare ancora una volta sui social…
Prova a dire “è andata così” senza ruminarci ancora…
Prova a non…
Prova a…
Prova ad aggiungere qualche tuo automatismo che sei solito praticare…
Prova e vedi “cosa provi”… “Cosa pensi”… “Cosa senti”… “Cosa fai”… “Cosa scopri di te…”.
Certamente prova e riprova, con costanza e attenzione al tuo mondo interno, conoscerai tanto di te…

Vorrei, ma… Dolorose profezie…

Vorresti essere amato, ma senti di non meritarlo. Allora non chiedi l’affetto che vorresti per timore di non riceverlo… E finisce che non lo ricevi…

Vorresti coccole, ma credi che non ci siano persone disponibili per te… Tanto vale stare soli… E le coccole non arrivano…

Vorresti essere apprezzato, ma sotto sotto non ci credi nemmeno tu; per questo ti stai impegnando al massimo, ma non sei mai soddisfatto di te per cui rinvii il lavoro, la presentazione del tuo lavoro, la condivisione dei tuoi sforzi e quindi non ti arriva l’apprezzamento tanto desiderato…

Vorresti essere stimato, ma credi di non valere; ogni segno di stima, che pure ti arriva dall’esterno, dagli altri, dai buoni risultati effettivi che raggiungi, non attecchisce, boicottato dall’immagine negativa di te che ti porti dentro…

Vorresti cimentarti in un’impresa, ma temi di non essere supportato e per questo rinunci e resti al palo…

Vorresti andare a vivere da solo, ma ti senti in colpa immaginando le reazioni dei tuoi genitori (li lasci soli? Li abbandoni? Li preoccupi?) e quindi resti a casa raccontandoti una qualunque storia di auto-sabotaggio…

Vorresti invitare quella persona ad uscire, ma credi di non essere alla sua altezza, sono mesi che vorresti chiederle un appuntamento e… intanto quella persona esce con altre persone…

Vorresti farti valere sul lavoro, ma temi di essere giudicato per la tua timidezza o criticato perché non parli bene in pubblico; cerchi allora di non farti notare ed effettivamente per gli altri risulti invisibile, ti ignorano e non notano le tue qualità…

Vorresti far parte del gruppo dell’ufficio che va a mensa insieme, tutti i giorni, ma ti immagini incapace di stabilire una buona comunicazione con loro, e continui così a mangiare in solitudine…

Vorresti andare in palestra, ma ti senti goffo, impacciato e temi di essere deriso… Non ci vai e resti solo… E non in forma…

Vorresti far parte di un gruppo, ma ti senti diverso e hai paura di essere giudicato ed escluso per le tue stranezze… Rinunci… Nessuno ti può conoscere perché eviti ogni possibile contatto con i membri di questo gruppo… Resti solo…

Hai altri esempi che riguardano la tua vita e le tue relazioni? Ti sei mai trovato in quelle situazioni dove, purtroppo, la profezia dolorosa si avvera? Cosa deve succedere per bloccare questi cicli interpersonali dolorosi?
In psicoterapia si lavora anche su questo: per valorizzare i tuoi legittimi desideri di relazioni sane e nutrienti; per intercettare le credenze auto-sabotanti, a cominciare dalle convinzioni negative che hai su te stesso; per trovare strategie funzionali ad affrontare la frustrazione e la delusione che incontri; per comprendere meglio la tua esperienza interna (desideri, bisogni, sensazioni somatiche, emozioni, pensieri); per comprendere le interpretazioni distorte che ti portano a vivere esperienze dolorose nelle relazioni interpersonali; per iniziare quindi ad agire in modo diverso ed ottenere risultati soddisfacenti nei tuoi rapporti con le persone. Per ridurre la sofferenza e aumentare il benessere.

Dalla minaccia alla sicurezza

Ti propongo un piccolo esercizio di “attenzione auto-esplorativa” per comprendere la tua sensibilità antica o ferita emotiva legata alla frustrazione di bisogni emotivi e interpersonali fondamentali come il bisogno di calore, protezione e sicurezza; il bisogno di stima e amore; il bisogno di stimolazione e incoraggiamento; il bisogno di appartenenza e inclusione sociale.

Per imparare a comprendere come la tua mente sia “impostata in origine” per cogliere “certi segnali di minaccia interpersonale” e per amplificare certi stati d’animo legati alla frustrazione di bisogni importanti nelle relazioni.

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in ansia o per alimentare la tua ansia e renderla persistente

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti depresso o per alimentare il tuo stato angoscioso e renderlo duraturo

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti arrabbiato o per alimentare la tua frustrazione e delusione e mantenerle sempre presenti…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti in colpa, sbagliato, inadeguato e fallito o per alimentare questi stati dolorosi fino a cronicizzarli…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti continuamente indegno, non amabile o alimentare questi tuoi vissuti e renderli sempre attivi dentro di te…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti ovunque e comunque fragile, debole, vulnerabile o alimentare queste percezioni di te e renderle il tuo unico vestito…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti sempre strano, diverso dagli altri ed escluso alimentando questi vissuti fino a mantenere un profondo ritiro dagli altri e dalla vita

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in qualunque altra tua condizione stressante emotivamente o tendere ad alimentarla e a renderla stabile e onnipresente…

Ora che hai notato la tua tendenza automatica a focalizzare l’attenzione su stimoli per te sensibili, ti invito ad aver fiducia di poter de-automatizzare qualcosa che finora hai ritenuto da te incontrollabile, ti invito a spostare la tua attenzione da quegli stimoli “minacciosi”, “dolorosi”, “sensibili” ad altri stimoli per te “neutri” o anche “positivi”; ad esempio:

  • quando ti accorgi di essere concentrato sullo sguardo giudicante dell’altra persona… inizia ad osservare come è vestita, i colori che porta, le scarpe che indossa, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sui bisogni dell’altro… inizia a notare come tu sei vestito, colori, scarpe, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sulle pretese dell’altro… inizia a pensare a cosa mangerai stasera a cena;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sugli atteggiamenti arroganti e svalutanti dell’altro… inizia a concentrarti sul film che guarderai stasera;
  • quando ti accorgi di essere concentrato su come appari agli occhi dell’altra persona… inizia a trovare nomi di oggetti per ogni lettera dell’alfabeto…

In sintesi: riconosci dove solitamente tendi a focalizzare la tua attenzione… sposta la tua attenzione su stimoli neutri … E verifica l’effetto che fa su di te questo spostamento dell’attenzione… dalla minaccia alla sicurezza…

Se inizi a praticare con costanza questo “spostamento dell’attenzione” diventerai probabilmente più capace di regolare i tuoi stati emotivi, riducendo quelli angosciosi e aumentando quelli più leggeri e sereni…

Inizia e procedi … Procedi senza aspettarti risultati magici e miracolosi… Continua con fiducia e determinazione e gradualmente acquisirai questa importante abilità di autoregolazione emotiva…