Chiarezza e possibilità: dalle miserie alle meraviglie

Noi siamo oggi quello che abbiamo imparato ad essere ieri. ‘Qui e ora’ ripetiamo, quasi del tutto inconsapevolmente, ciò che imparammo ‘lì e allora’. Questo è e questo potrebbe andare bene per tutta la vita. Quando, invece, sorgono problemi e sofferenza, individuale e nei rapporti interpersonali, allora è il momento di fare maggiore chiarezza.
Senti la sofferenza e provi varie strade per ridurla.
Senti il bisogno di aiuto e cerchi strumenti e possibilità diverse. Un amico, un parente, qualcuno che ti conosce e ti vuole bene. Un gruppo, un partner, la parrocchia, un libro di auto aiuto. Un cammino spirituale. Se non bastano queste strade, arrivi in psicoterapia.
In psicoterapia, impari ad osservare quello che c’è ma solitamente non vedi. Quello che ti guida da dentro, ma a cui solitamente non presti attenzione.
In psicoterapia, puoi imparare a conoscere il tuo modo di stare al mondo, con te stesso e con gli altri, appreso in passato e ripetuto innumerevoli volte fino a diventarne esperto. Sei esperto di te stesso (anche se quasi mai lo sai consapevolmente), ovviamente esperto di ciò che pratichi da sempre. Esperto delle tue miserie, dei tuoi modi di pensare, agire ed essere che hai imparato in antichità perché ti sono serviti, ma che oggi ti procurano più dolore che sollievo.
In psicoterapia, puoi conoscere te stesso, soprattutto i tuoi modelli ricorrenti di comportamento e relazione, ciò che fai da una vita, ma di cui sei poco consapevole. Conoscere le tue miserie per impegnarti a trasformarle nelle tue meraviglie. Nuovi modi di pensare, regolare le tue emozioni, trattare i tuoi bisogni, agire per i tuoi scopi, decidere per i tuoi obiettivi, scegliere per i tuoi sogni.
Quando senti l’espressione “conosci le tue miserie” a cosa ti fa pensare?
Quando senti l’espressione “puoi sempre trasformare le tue miserie in meraviglie” a cosa ti fa pensare?
Quello che pensi sulle tue miserie e sulle possibili meraviglie che puoi creare nella tua vita, in che modo può guidare le tue azioni, da oggi in poi e per il resto della tua vita?

Come puoi trasformare le tue miserie nelle tue meraviglie

Sei nella miseria quando confondi ciò che puoi controllare con ciò che non puoi controllare…
Sei nella miseria quando vuoi cambiare le altre persone…
Sei nella miseria quando ti perseguiti con giudizi feroci che non ti danno scampo…
Sei nella miseria quando sguazzi nella lamentela fine a se stessa…
Sei nella miseria quando indugi nella pretesa e non riesci mai ad essere soddisfatto…
Sei nella miseria quando continui a fare la vittima…
Sei nella miseria quando resti fermo ad aspettare che le cose arrivino da sole…
Sei nella miseria quando pensi troppo senza agire o agisci senza pensare…
Sei nella miseria quando metti sempre gli altri prima dei tuoi bisogni…
Sei nella miseria quando ti incastri in missioni impossibili…
Sei nella miseria quando ti aspetti che gli altri sentano, pensino e agiscano esattamente come fai tu…
Sei nella miseria quando ti ritrovi a sentirti o completamente impotente o addirittura onnipotente…
Sei nella miseria quando ti fai gestire dal tempo degli altri e il tempo a te non basta mai…
Sei nella miseria quando non riesci a comunicare efficacemente per risolvere i conflitti…
Sei nella miseria quando aggiungi dolore evitabile al dolore inevitabile…
Sei nella miseria quando vuoi tutto e pure subito…
Sei nella miseria quando dichiari di voler cambiare ma di fatto non fai niente di realmente efficace per ottenere ciò che desideri…
Sei nella miseria quando…
E sei anche nella miseria quando…
Ti vengono in mente altre miserie?
Insomma, quanto puoi esclamare: “sono proprio nella miseria!!!”?
E, soprattutto, come puoi trasformare le tue miserie, una, qualcuna o moltissime, nelle tue meravigliose meraviglie?

Comincia a riflettere sulle tue miserie…

Comincia a sentire le emozioni che provi quando sei nella miseria…

Comincia ad identificare quali sono i tuoi bisogni sani e realistici che da troppo tempo stai facendo aspettare…

E, soprattutto, alla luce di questa consapevolezza, comincia ad agire come non hai mai fatto…

Buon viaggio…

Quando hai deciso

Quando hai deciso che dovevi essere sempre perfetto per essere felice? Non lo hai deciso? Allora perché ogni volta che fai un errore ti dai addosso in modo feroce come se avessi infranto un patto di sangue con la vita?
Quando hai deciso che dovevi essere sempre forte? Non lo hai deciso? Allora perché quando vivi un momento di debolezza sei assalito dalla più sprezzante delle vergogne e tendi rifiutare la tua fragilità e a nasconderla a te stesso prima che agli altri?
Quando hai deciso che nella vita dovevi sempre accontentare gli altri? Non lo hai deciso? Allora perché in ogni occasione finisci sempre per farti in quattro per tutti e solo per te non resta mai niente?
Quando hai deciso che nella vita dovevi sempre e comunque correre e sforzarti oltre misura fino a trascurare i più basilari bisogni di quiete e riposo? Non lo hai deciso? Allora perché la tua giornata è scandita da mille impegni (dove ce ne vanno molti di meno) tranne che dall’impegno a prenderti cura di te?
Ti vengono in mente altri contratti che hai firmato con la vita e con te stesso?
Sembra l’uccello del malaugurio, in realtà è la saggezza dentro di te che ti dice: se continui a vivere all’interno di queste decisioni che porti avanti da una vita, prima o poi il prezzo che pagherai diventerà troppo grande rispetto ai vantaggi che ricavi da queste scelte.
La tua saggezza ti vuole invitare a prendere nuove decisioni. Ad investire il tuo tempo, le tue risorse, le tue energie in direzioni diverse da quelle che porti avanti da una vita e che oggi sono fonte di tanta tua sofferenza.
Pensa ad un’area della tua vita, ad un ruolo che incarni, ad una relazione. Poni l’attenzione ad un comportamento che tipicamente ti caratterizza in quell’ambito, addirittura ad una scelta che adotti da una vita… E dai a te stesso una diversa possibilità di agire… Un nuovo permesso a te stesso per cominciare da una piccola nuova azione a cambiare ciò che sembra scritto da una vita…

Trova i tuoi imperativi

TROVA I TUOI IMPERATIVI

Devo essere forte, sempre
Non devo cedere, assolutamente
Devo riuscire, sempre
Non devo commettere mai errori
Devo tenere tutto sotto controllo
Non devo chiedere aiuto
Devo sbrigarmi, sempre
Non devo adagiarmi, mai
Devo portare gli altri a fare ciò che io voglio
Non devo mostrare le mie difficoltà
Devo sforzarmi e anche di piu
Non devo esprimere le mie emozioni
Devo essere perfetto
Non devo deludere mai
Devo…
Non devo…
Trova altri esempi che ti riguardano più da vicino, oltre a quelli suggeriti… Trovali in quello che pensi e che fai ogni giorno… Trovali osservando con attenzione come ti comporti nelle relazioni… Alcuni possono saltare immediatamente agli occhi, altri sono più nascosti eppure enormemente potenti nel guidare la tua esperienza quotidiana e le tue azioni.

INDIVIDUA ALCUNE SITUAZIONI IN CUI FUNZIONI IN BASE A QUESTI IMPERATIVI ASSOLUTI… A casa, col partner, coi figli o con i genitori, con fratelli o con amici; al lavoro, con colleghi, capi o subordinati. Col vicino, col fruttivendolo, sui social. Con te stesso…

Chiediti (e rispondi): COSA SUCCEDEREBBE SE NON SEGUISSI QUESTO IMPERATIVO? QUALI EMOZIONI VIVREI? COSA PENSEREI?

FOCALIZZATI su uno (uno alla volta) e PROVA A NON SEGUIRLO… Verificando l’effetto che fa su di te (emozioni e pensieri) e sulle tue relazioni…

Fare questo ‘esperimento’ è utile per ottenere informazioni fondamentali su come funzioni in varie situazioni e relazioni, ti aiuta a comprendere il modo in cui, attraverso i tuoi pensieri e le tue azioni, arrivi a vivere emozioni di gioia e soddisfazione o, al contrario, di sofferenza e frustrazione.
Buon proseguimento…

Fosforo

Chissà se il pesce si interroga sull’acqua? Probabilmente no. Per quanto contenga molto fosforo, non arriva fino a tanto.
Interrogarsi su sé in relazione all’ambiente in cui si vive è fondamentale per comprendere il proprio funzionamento e quindi anche il modo in cui generiamo la nostra sofferenza e il nostro benessere.
Le nostre esperienze emotive, quelle felici e quelle stressanti, dipendono dal nostro comportamento all’interno del contesto in cui agiamo. Più nello specifico, a volte ci ritroviamo incastrati in certi meccanismi disfunzionali, individuali e nella relazione con altre persone. Ci siamo incastrati, forse un tempo, tanto tempo fa. Continuiamo a ripetere l’incastro da quel tempo e a tutt’oggi.
Che sia una questione di fosforo?! Non riusciamo a capire cosa ci fa soffrire, non riusciamo a districarci da meccanismi patologici, non riusciamo a liberarci da modalità relazionali e comportamenti attraverso cui ci auto-procuriamo sofferenza. Urgono esempi. Come quando tendi a compiacere gli altri. Come quando tendi ad essere sempre aggressivo con gli altri. Come quando sei borbottone vittimista e aspetti (e speri) che l’altro faccia quello che devi fare tu per risolvere i problemi. Come quando ti chiudi in te stesso. O quando eviti tutto per evitare il giudizio degli altri ed eviti di vivere. Come quando pretendi. Oppure offendi. O magari tendi ad essere perfetto in ogni relazione (ma senti di non riuscirci mai) o esigi dall’altro perfezione. E quando vuoi controllare l’incontrollabile. Quando dici sì anche se vorresti dire no. Quando fai sempre da solo e non chiedi mai aiuto. Quando vorresti cambiare, te stesso o le tue relazioni, pur continuando a fare sempre le stesse cose. Hai qualche altro esempio?
Forse il fosforo è la capacità di lavorare su se stessi, per accedere ad una nuova consapevolezza di sé utile per un comportamento più liberamente scelto.
Quando fai chiarezza sul tuo mondo interiore e su come funzioni nelle relazioni, puoi fare scelte responsabili e più in linea con i tuoi bisogni e desideri, tenendo conto delle tue paure e dei rischi che vuoi prenderti, se continuare ad agire al solito modo o se cominciare ad introdurre gradualmente cambiamenti nel tuo modo di pensare e agire.
Un principio pratico di cambiamento prevede che inizi a provarci. Trova un’area della tua vita dove credi di poter iniziare ora a cambiare qualcosa. Trova una relazione dove senti che è arrivato il momento giusto per introdurre qualche novità in quello che fai o in quello che dici. Trova qualcosa di nuovo e semplicemente prova a metterlo in atto: affronta ciò che eviti, chiedi invece di fare sempre da solo, permettiti di essere imperfetto, lascia un po’ di controllo, inizia a dire qualche no. Così tanto per iniziare, per sperimentare e capire ed imparare…

Smetto quando voglio

Pensa che quello che pensi hai imparato a pensarlo. Ed è stato proprio un apprendimento intelligente e creativo. E quando lo hai imparato, il tuo modo di pensare e di agire di conseguenza aveva un senso, un valore, uno scopo. Insomma ti è stato utile.
Se oggi alcuni tuoi modi di pensare e comportarti ti creano problemi invece che aiutarti a risolverli, allora è importante che impari a pensare diversamente. Per agire in modo realmente efficace e costruttivo per te e per la vita che vorresti realizzare.
Le tue convinzioni e credenze non sono verità assoluta. Esse si sono formate in momenti specifici della tua vita in cui ti serviva pensare ed agire in quel modo. Ti serviva per salvarti la pelle, per sentirti amato, per sentirti apprezzato, per sentirti incoraggiato e sostenuto, per sentirti parte di gruppi e legami importanti. Ma oggi quel valore potrebbe non esserci più.
Quindi? Penserai…
Quindi, laddove oggi incontri problemi che non riesci a risolvere, sei preda di stati ansiosi che non riesci a comprendere, il tuo umore tende spesso al ribasso, sei assalito da irascibilità e confusione, allora è il caso di andare a conoscere meglio perché pensi quello che pensi, perché fai quello che fai, perché non riesci a superare la tua sofferenza emotiva e interpersonale.
Come? Esistono tanti modi, strade, strumenti, possibilità…
Te ne suggerisco uno molto pratico: sfida i tuoi comportamenti! Mettili alla prova! Mettiti alla prova! Gioca con te stesso. Gioca seriamente e con impegno, come richiede ogni gioco. Prova a smettere di fare alcune cose che fai spesso, da tempo immemore. Può essere un’intrigante sfida a te stesso che per il solo fatto di intraprenderla ti premierà con ricche informazioni su te stesso, su cosa pensi e provi quando sei nei tuoi problemi, su cosa succede se provi a non adottare certe solite strategie disfunzionali. Esempi?
Pensa a situazioni difficili e problemi che attualmente ti sembrano insuperabili… Immagina prima… E metti in pratica poi… L’astinenza!!! Astieniti dal re-agire al solito modo in quelle situazioni, uno o più di uno di alcuni modi tipici di tentare invano di risolvere i problemi:
– smetti di evitare,
– smetti di aggredire,
– smetti di compiacere,
– smetti di sacrificarti in modo estremo,
– smetti di tentare di controllare l’incontrollabile,
– smetti di cercare la perfezione,
– smetti di sottometterti,
– smetti di sedurre compulsivamente,
– smetti di dipendere da sostanze, attività, oggetti, persone,
– smetti di fare tutto da solo,
– smetti di abbuffarti,
– smetti di cercare continue rassicurazioni,
– smetti di rimuginare sul futuro incerto,
– smetti di ruminare sul passato doloroso e frustrante,
– smetti di prenderti carichi indebiti,
– smetti di manipolare gli altri,
– smetti di mentire a te stesso,
– smetti di curare tutti,
– smetti di lavorare 48 ore al giorno,
– smetti di darti addosso come fossi il peggiore dei tuoi nemici,
– smetti di razionalizzare tutto,
– smetti di indossare maschere,
– smetti di farti del male,
– smetti di rimandare.
Cos’altro credi che sarebbe buono per te smettere di fare?
Inizia a smettere e vedi cosa succede.
Ci riesci? Se sì, cosa provi, cosa pensi, cosa impari? Se no, cosa te lo impedisce? Quali paure?
Smetti quando vuoi e soprattutto quando ci provi…
Quanta informazione utile alla tua consapevolezza e alla tua crescita può venir fuori se smetti di leggere e inizi a praticare questi suggerimenti!!!

La competizione ci ha preso la mano

La motivazione agonistica è parte fondamentale dei rapporti umani e della sopravvivenza della specie. Stabilire la gerarchia di rango è utile per accedere a risorse limitate. Ce lo abbiamo scritto dentro, è nella nostra natura: dobbiamo competere per cavarcela… Conosci qualcosa che fai e che non misuri col più e col meno? Quello è più… quello è meno… superiore… inferiore… migliore… peggiore…
Ma… Ci siamo fatti prendere la mano dalla competizione… Forse è una generalizzazione eccessiva, forse no: siamo tutti, chi più chi meno, appunto, iperattivati per raggiungere ciò che dobbiamo raggiungere. Tu hai la tua, io la mia, noi tutti ne abbiamo una, almeno una. Chissà cosa poi, chi lo sa veramente COSA DOBBIAMO RAGGIUNGERE.
Fatto sta che questo stato di attivazione, dopo un po’, non lo reggiamo. È semplicemente troppo. Richiede di essere regolato. Dovremmo darci una regolata. Cosa abbiamo trovato (certo non da ieri)? Le dipendenze!!!
Quante forme di dipendenza conosci? E quante ne pratichi? Tabacco, alcol, sostanze varie, cibo compreso. Gioco d’azzardo, shopping compulsivo, sesso compulsivo, spesso coadiuvato da pornografia. Dipendenze affettive (da persone, dai soldi, dal potere), dipendenza da lavoro, iperattivismo, perfino dipendenza dall’attività fisica e sportiva. Dipendenza da internet e da tutto il mondo dei social media. Hai visto ‘the social dilemma’? Insomma, un po’ tutto, fatto troppo, fino a farci male…
Allora…
Prova a non fare quello da cui sei dipendente… Ti accorgerai di quanto è difficile, magari ci riesci per un po’, ma ti costa fatica e una serie di sensazioni connesse alla ‘mancanza’. Sensazioni disagevoli, fastidiose, irritazione, malessere, nervoso, senso di esaurimento. Uso volutamente espressioni generiche di sofferenza perché effettivamente a questo livello c’è uno stato generalizzato di malessere che riguarda in modo diffuso tutto il corpo. Uno stato di ‘strana’ percezione dell’organismo che può oscillare dal sentirti teso e attivato al sentirti intorpidito e confuso.
Ti stai privando di un abituale regolatore dell’umore e non è un bel regalo quello che ti stai facendo.
Cosa c’è? C’è da andare a scoprire…
Fermarsi e ascoltarsi come non siamo abituati a fare.
Può ‘bastare’ (già ti immagino dire quanto non è per niente facile)? Può bastare prendersi del tempo per sé (in modo sistematico e non occasionale) e dedicarsi con attenzione a restare consapevoli del respiro (non ti dico cosa immagino tu stia pensando…). Basta davvero. Serve qualcosa di diverso per esplorare e capire cosa ci gira dentro per cui siamo diventati tutti dipendenti da qualcosa, che prima o poi, tanto o poco, ci porterà problemi.
Essere presenti al proprio respiro è la forma più basilare di ancoraggio a se stessi. Di consapevolezza di sé. Di attenzione a sé. Diventiamo allora dipendenti dal ‘tempo di cura per noi stessi’. E se lo facciamo tutti impariamo anche a stare meglio con gli altri.
Regaliamoci ‘tempo per stare’ senza dover fare, produrre, arrivare prima, arrivare primi…
Non occasionali consumatori, ma costantemente impegnati a prenderci cura di noi stessi, in modo sano, come solitamente non facciamo. Stare col proprio respiro in modo consapevole è solo uno strumento, può essere il tuo inizio, una possibilità da integrare con ogni altra strategia tu possa trovare per ‘essere’ più che ‘dover essere’…

Astinenza

L’astinenza è la via regia della comprensione.
Astenersi, provarci almeno per un po’, ad astenersi dai modi che siamo soliti usare è utile per governare le nostre emozioni difficili.
Tutti noi funzioniamo in questo modo. Per una serie di fattori e di motivi, lungo l’arco della nostra storia di crescita, adattamento e sviluppo della personalità, abbiamo imparato, abbiamo dovuto imparare a fronteggiare ciò che ci inquieta, ci addolora, ci angoscia, ci fa sentire vulnerabili e insicuri.
Per anestetizzarci dal dolore psicologico e relazionale, abbiamo imparato ad evitare e controllare, ad aggredire e compiacere, ad essere servizievoli o molto egoisti, a cercare la perfezione, a sentirci in colpa, a sacrificarci per gli altri o pretendere sottomissione. Ovviamente a bere e drogarci, abbuffarci di cibo, sesso, social e shopping, fino ad auto-infliggerci dolore fisico per non sentire quello emotivo.
Per certi versi, all’inizio, anche le modalità palesemente disfunzionali hanno funzionato da risorse di gestione emotiva; progressivamente sono diventati ostacoli ad una nostra vita autentica, piena, di reale incontro con gli altri e soprattutto con noi stessi.
Se faccio quello che faccio non sento, non contatto il mio dolore, non mi conosco, non conosco veramente le fonti dell’angoscia e non posso quindi affrontare in modo veramente utile i problemi.
Quando inizio ad astenermi, almeno inizio a provarci, posso imparare ad essere attento a ‘cogliere’ cosa succede dentro di me: cosa provo, cosa sento nel corpo, cosa penso. È l’apertura della consapevolezza profonda, nel senso di conoscere ciò che effettivamente mi procura dolore e cosa posso fare di diverso per risolvere questo dolore…
Sei pronto a provare?

Stress autoprocurato e autocura

Quanto ti ritrovi nelle seguenti forme comuni di STRESS AUTOPROCURATO?

DEVI PIACERE A TUTTI, in tutti i modi e a tutti i costi. Le aspettative degli altri diventano guida del tuo pensare e agire. Una specie di sottomissione volontaria alla volontà altrui. Soddisfare i bisogni degli altri è il modo che hai trovato per soddisfare il tuo bisogno di sentirti amato e apprezzato… Più o meno consapevolmente…

DEVI ESSERE PERFETTO in TUTTO ciò che fai, in ogni occasione, con ogni persona. Solo così credi di sentirti a posto, ma di fatto non ti senti ‘mai abbastanza’…

DEVI ESSERE FORTE, SEMPRE, comunque. Senza mai sentire, tantomeno mostrare, i momenti di fragilità. Altrimenti ti sentiresti in balia di nemici minacciosi che ti faranno la pelle…

DEVI CONTROLLARE TUTTO, SEMPRE. Oltre ogni normale quotidiana necessità di governare con consapevolezza e responsabilità le tue scelte, le tue attività, i tuoi progetti. Oltre ogni ragionevole buon senso… Oltre ogni giusta misura… Per coltivare l’illusione di eliminare ogni incertezza dalla tua vita …

Conosci e pratichi altre modalità per procurarti stress?

Per iniziare il tuo percorso di autocura da questi generatori di sofferenza, ti suggerisco due linee di lavoro, indipendenti, ma anche consequenziali:

IMMAGINATIVA. Chiediti e rispondi sinceramente a te stesso: cosa succederebbe se mi permettessi di smettere di compiacere? Cosa succederebbe se mi permettessi di non cercare la perfezione in ogni attività? Cosa succederebbe se mi permettessi di sentirmi vulnerabile e di mostrarlo? Cosa succederebbe se mi permettessi di lasciare un po’ il controllo in certe mie esperienze e relazioni?

SPERIMENTALE. Inizia ad astenerti, prova a non farlo. Prendi il coraggio dove lo hai messo quella volta che lo hai nascosto a te stesso, il coraggio per: agire autenticamente, anche se agli altri potresti non piacere; per lasciarti alle spalle il volere essere perfetto; per sentirti libero di essere anche fragile; per abbandonare la ricerca del controllo assoluto. Prova e raccogli i risultati dell’esperimento… Prova ad astenerti e prendi nota di cosa succede in te (cosa provi, cosa senti nel corpo, cosa pensi) e nelle tue relazioni… Prova e trova la lezione…

Sfida ai tuoi automatismi disfunzionali

Noi funzioniamo in gran parte in base ad automatismi. Automatismi di pensiero e di azione. Modalità che si ripetono uguali a se stesse, molte volte al giorno e in diversi contesti di vita. La nostra identità si organizza intorno a questi nostri automatismi. Questi automatismi hanno uno scopo, un senso, un valore e vanno rispettati. Gli automatismi sono economici, ci fanno risparmiare energie da dedicare a tutti i nostri interessi e scopi. Solo che a volte i nostri automatismi sono così rigidi che ci procurano problemi invece che farci stare bene.

Comincia allora ad osservare i tuoi automatismi, semplici o complessi che siano: osserva i tuoi automatismi, mentre li stai per attivare, mentre li stai mettendo in atto o dopo averli messi in atto. Conta tutte le volte che riesci ad individuare un tuo automatismo, in qualsiasi ambito di vita: a casa, a lavoro, da solo, con gli altri; automatismo nel comportamento, automatismo di pensiero, automatismo corporeo, automatismo emotivo, ecc.. Ecco alcuni esempi:

  • dico sempre sì;
  • non dico mai no;
  • tendo a non esprimere le mie opinioni;
  • tendo a reprimere le mie emozioni;
  • non chiedo mai aiuto;
  • non chiedo mai quello che voglio;
  • aspetto che gli altri capiscano ciò di cui ho bisogno;
  • mi trattengo e poi esplodo;
  • mi mordo le labbra quando sono arrabbiato;
  • sospiro almeno 187 volte al giorno;
  • allargo le mani quando mi sento rimproverata;
  • sbuffo se mi sento controllata;
  • i miei piedi ballano ‘nervosi’ sotto al tavolo. 

Riconoscili… Contali… Senza giudicarli. Qualcosa significheranno. Qualcosa vogliono comunicare a te e agli altri. A qualcosa serviranno. Spesso sono meccanismi con cui ci proteggiamo dal contatto con emozioni dolorose, protezione che a lungo termine ci crea più problemi di quanto sollievo ci procura nell’immediato. Ad esempio:

  • quando eviti una situazione sociale per timore del giudizio;
  • quando rimandi un compito lavorativo o un appuntamento per timore di non essere all’altezza;
  • quando cerchi di accontentare gli altri per evitare il conflitto;
  • quando non riesci a farti valere e resti bloccato;
  • quando ti chiudi nel tuo silenzio e nella tua solitudine;
  • quando cerchi di dare di più anche se sei già sull’orlo dell’esaurimento;
  • quando aggredisci l’altro e altro non riesci a fare;
  • quando abusi di sostanze (cibo, droga, alcol, tabacco, ecc.);
  • ma anche quando abusi del gioco d’azzardo, di internet o dei social media.

Allora… Scegli ora un automatismo su cui vuoi focalizzare la tua attenzione…

Osservalo… Notalo in azione…
Prova a fermarlo… E ascolta cosa succede dentro di te: cosa provi e cosa pensi… Se sei riuscito a fermarlo e anche se non ci sei riuscito…
Nota quali bisogni emergono e come puoi agire per cercare di soddisfarli…
Prova e vedi l’effetto che fa…

Questa semplice attivazione contiene la strada maestra che porta dalla consapevolezza e l’elaborazione dei propri meccanismi ripetitivi disfunzionali fino al cambiamento degli stessi o all’imparare a sostenerli e governarli in modo più utile ed efficace rispetto a prima…