Perché dovrei mettermi in discussione?!

Molte persone hanno l’idea che per stare meglio dovrebbero eliminare alcune fonti di stress. E questo, a volte, è anche vero. Come si fa? Ad esempio, potremmo cominciare ad eliminare fisicamente alcune persone? Probabilmente non è la strada giusta. Quello che possiamo fare è al limite allontanarcene. Eh?! Ma non sempre si può!!! Che faccio mi licenzio perché non mi piace il capo o il collega?! Oppure posso cambiare partner ogni due giorni o due mesi?!
Molte persone arrivano a chiedere un aiuto psicologico quando non hanno ancora trovato la soluzione al loro stress. E presto l’idea che si sviluppa nel dialogo psicologico è che sia la persona che deve mettersi in discussione.
Ma come? Gli altri sono str…essanti e io devo cambiare? Questo fa proprio arrabbiare un po’ tutti. Eppure il nostro potere è proprio quello di intervenire su di noi per fare quello che possiamo fare per ottenere ciò che vorremmo ottenere. Che non significa che la persona sia sbagliata, colpevole o incapace. O che debba stravolgere l’intera personalità. Vuol dire semplicemente che noi possiamo agire su noi stessi per ottenere dei cambiamenti (indirettamente anche sugli altri e nelle interazioni con gli altri).
Noi possiamo e dovremmo cambiare certe nostre abitudini e certi comportamenti.
Noi possiamo e dovremmo cambiare certi nostri modi di pensare.
Noi possiamo e dovremmo cambiare certi modi di governare e vivere le relazioni interpersonali.
Il resto verrà da sé… Perché resta poco altro da fare una volta che hai messo veramente in discussione te stesso, in alcuni specifici e rilevanti comportamenti e pensieri. Resta da prendere i risultati positivi di questo percorso e accettare ciò che non è andato come avresti voluto…
Insomma, un’altra versione, l’ennesima, della preghiera della serenità: agisci dove hai il potere di muovere effettivamente ed efficacemente le cose, accetta ciò che non puoi controllare direttamente, soprattutto impara a distinguere i due fronti…
Subito all’opera quindi. Poni attenzione ad un tuo problema o stress e individua cosa potresti cambiare per orientare in senso per te più favorevole la situazione…
Potresti cambiare gli altri o l’esterno da te?
Potresti cambiare certe tue azioni?
Potresti sviluppare nuovi modi di pensare?
Potresti avvicinare le persone in modo differente?
Cosa potresti cambiare? E cosa cambierebbe? Inizia a verificare e vedi che succede…

Conosci te stesso!? Proviamo?!

Chi non si è mai cimentato in questa operazione? Conoscere se stesso per padroneggiare se stesso, per realizzare la vita che si desidera… Più o meno funziona così. Ed esistono infiniti modi per conoscere te stesso… E per realizzare la vita che più ti aggrada… Ora te ne suggerisco uno basato su una piccola grande sfida a te stesso. In particolare, ti do una semplice indicazione da cui potrà scaturire una grande scoperta…
PROVA A NON FARLO… Ecco la semplice indicazione.
Ti suggerisco una serie di situazioni che forse ti riguardano, certamente qualcuna ti riguarda e qualcun altra probabilmente ti è completamente estranea…
L’indicazione è la stessa per tutti noi che vogliamo conoscere noi stessi… Proviamo a non farlo… Proviamo a non adottare i soliti automatismi… Proviamo a non mettere in atto i soliti comportamenti… Proviamo e vediamo cosa succede… Cosa succede fuori di noi e soprattutto dentro di noi: le “sensazioni fisiche” che arrivano alla coscienza, le “emozioni” che viviamo, i “pensieri” che facciamo…
Proviamo… Non dobbiamo necessariamente riuscirci… Dobbiamo provarci, almeno un po’, almeno qualche minuto, almeno un piccolo tentativo di cambiamento…
Proviamo… Se ci riusciamo… Bene! Se non ci riusciamo… Bene ugualmente! In entrambi i casi avremo ottenuto una conoscenza in più su noi stessi…
Pronto? Le mie indicazioni sono necessariamente un po’ generiche, tu pensa a situazioni specifiche e concrete che ti riguardano nella tua quotidianità…
Prova a non reagire al solito modo aggressivo, rabbioso, violento…
Prova a non ritirarti nel solito silenzio…
Prova a staccare da lavoro qualche minuto prima…
Prova a staccare almeno una volta dal tuo senso del dovere per dedicarti ad un qualche tuo piacere…
Prova ad accontentarti della tua prestazione…
Prova ad alzare la testa… E la schiena… E le spalle…
Prova ad accettarti per come sei…
Prova a chiedere aiuto…
Prova a fare da solo…
Prova a lasciare andare il controllo…
Prova a dedicarti alle attività e alle persone veramente importanti per te…
Prova a non pretendere che gli altri siano come tu li vuoi…
Prova a fidarti…
Prova a stare senza far niente…
Prova a non aggredire ancora il cibo…
Prova a mettere prima il piacere…
Prova a non colpevolizzare…
Prova a non colpevolizzarti…
Prova a fregartene di cosa pensa l’altro e fai ciò che ti fa stare bene…
Prova a dire di no…
Prova ad abbandonare rimorsi e rimpianti…
Prova a chiedere per un tuo bisogno o desiderio…
Prova a deludere l’altro…
Prova a smettere di rimuginare…
Prova ad esprimere cosa pensi, cosa senti e cosa vuoi…
Prova a non accendere l’ennesima sigaretta…
Prova a posare quel bicchiere…
Prova a non farti la solita cannetta…
Prova a non andare ancora una volta sui social…
Prova a dire “è andata così” senza ruminarci ancora…
Prova a non…
Prova a…
Prova ad aggiungere qualche tuo automatismo che sei solito praticare…
Prova e vedi “cosa provi”… “Cosa pensi”… “Cosa senti”… “Cosa fai”… “Cosa scopri di te…”.
Certamente prova e riprova, con costanza e attenzione al tuo mondo interno, conoscerai tanto di te…

Vorrei, ma… Dolorose profezie…

Vorresti essere amato, ma senti di non meritarlo. Allora non chiedi l’affetto che vorresti per timore di non riceverlo… E finisce che non lo ricevi…

Vorresti coccole, ma credi che non ci siano persone disponibili per te… Tanto vale stare soli… E le coccole non arrivano…

Vorresti essere apprezzato, ma sotto sotto non ci credi nemmeno tu; per questo ti stai impegnando al massimo, ma non sei mai soddisfatto di te per cui rinvii il lavoro, la presentazione del tuo lavoro, la condivisione dei tuoi sforzi e quindi non ti arriva l’apprezzamento tanto desiderato…

Vorresti essere stimato, ma credi di non valere; ogni segno di stima, che pure ti arriva dall’esterno, dagli altri, dai buoni risultati effettivi che raggiungi, non attecchisce, boicottato dall’immagine negativa di te che ti porti dentro…

Vorresti cimentarti in un’impresa, ma temi di non essere supportato e per questo rinunci e resti al palo…

Vorresti andare a vivere da solo, ma ti senti in colpa immaginando le reazioni dei tuoi genitori (li lasci soli? Li abbandoni? Li preoccupi?) e quindi resti a casa raccontandoti una qualunque storia di auto-sabotaggio…

Vorresti invitare quella persona ad uscire, ma credi di non essere alla sua altezza, sono mesi che vorresti chiederle un appuntamento e… intanto quella persona esce con altre persone…

Vorresti farti valere sul lavoro, ma temi di essere giudicato per la tua timidezza o criticato perché non parli bene in pubblico; cerchi allora di non farti notare ed effettivamente per gli altri risulti invisibile, ti ignorano e non notano le tue qualità…

Vorresti far parte del gruppo dell’ufficio che va a mensa insieme, tutti i giorni, ma ti immagini incapace di stabilire una buona comunicazione con loro, e continui così a mangiare in solitudine…

Vorresti andare in palestra, ma ti senti goffo, impacciato e temi di essere deriso… Non ci vai e resti solo… E non in forma…

Vorresti far parte di un gruppo, ma ti senti diverso e hai paura di essere giudicato ed escluso per le tue stranezze… Rinunci… Nessuno ti può conoscere perché eviti ogni possibile contatto con i membri di questo gruppo… Resti solo…

Hai altri esempi che riguardano la tua vita e le tue relazioni? Ti sei mai trovato in quelle situazioni dove, purtroppo, la profezia dolorosa si avvera? Cosa deve succedere per bloccare questi cicli interpersonali dolorosi?
In psicoterapia si lavora anche su questo: per valorizzare i tuoi legittimi desideri di relazioni sane e nutrienti; per intercettare le credenze auto-sabotanti, a cominciare dalle convinzioni negative che hai su te stesso; per trovare strategie funzionali ad affrontare la frustrazione e la delusione che incontri; per comprendere meglio la tua esperienza interna (desideri, bisogni, sensazioni somatiche, emozioni, pensieri); per comprendere le interpretazioni distorte che ti portano a vivere esperienze dolorose nelle relazioni interpersonali; per iniziare quindi ad agire in modo diverso ed ottenere risultati soddisfacenti nei tuoi rapporti con le persone. Per ridurre la sofferenza e aumentare il benessere.

Dalla minaccia alla sicurezza

Ti propongo un piccolo esercizio di “attenzione auto-esplorativa” per comprendere la tua sensibilità antica o ferita emotiva legata alla frustrazione di bisogni emotivi e interpersonali fondamentali come il bisogno di calore, protezione e sicurezza; il bisogno di stima e amore; il bisogno di stimolazione e incoraggiamento; il bisogno di appartenenza e inclusione sociale.

Per imparare a comprendere come la tua mente sia “impostata in origine” per cogliere “certi segnali di minaccia interpersonale” e per amplificare certi stati d’animo legati alla frustrazione di bisogni importanti nelle relazioni.

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in ansia o per alimentare la tua ansia e renderla persistente

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti depresso o per alimentare il tuo stato angoscioso e renderlo duraturo

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti arrabbiato o per alimentare la tua frustrazione e delusione e mantenerle sempre presenti…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti in colpa, sbagliato, inadeguato e fallito o per alimentare questi stati dolorosi fino a cronicizzarli…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti continuamente indegno, non amabile o alimentare questi tuoi vissuti e renderli sempre attivi dentro di te…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti ovunque e comunque fragile, debole, vulnerabile o alimentare queste percezioni di te e renderle il tuo unico vestito…

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per sentirti sempre strano, diverso dagli altri ed escluso alimentando questi vissuti fino a mantenere un profondo ritiro dagli altri e dalla vita

Nota, nelle tue relazioni interpersonali, i segnali che cogli nell’altro e le domande, i pensieri e le riflessioni che fai per entrare in qualunque altra tua condizione stressante emotivamente o tendere ad alimentarla e a renderla stabile e onnipresente…

Ora che hai notato la tua tendenza automatica a focalizzare l’attenzione su stimoli per te sensibili, ti invito ad aver fiducia di poter de-automatizzare qualcosa che finora hai ritenuto da te incontrollabile, ti invito a spostare la tua attenzione da quegli stimoli “minacciosi”, “dolorosi”, “sensibili” ad altri stimoli per te “neutri” o anche “positivi”; ad esempio:

  • quando ti accorgi di essere concentrato sullo sguardo giudicante dell’altra persona… inizia ad osservare come è vestita, i colori che porta, le scarpe che indossa, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sui bisogni dell’altro… inizia a notare come tu sei vestito, colori, scarpe, ecc.;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sulle pretese dell’altro… inizia a pensare a cosa mangerai stasera a cena;
  • quando ti accorgi di essere concentrato sugli atteggiamenti arroganti e svalutanti dell’altro… inizia a concentrarti sul film che guarderai stasera;
  • quando ti accorgi di essere concentrato su come appari agli occhi dell’altra persona… inizia a trovare nomi di oggetti per ogni lettera dell’alfabeto…

In sintesi: riconosci dove solitamente tendi a focalizzare la tua attenzione… sposta la tua attenzione su stimoli neutri … E verifica l’effetto che fa su di te questo spostamento dell’attenzione… dalla minaccia alla sicurezza…

Se inizi a praticare con costanza questo “spostamento dell’attenzione” diventerai probabilmente più capace di regolare i tuoi stati emotivi, riducendo quelli angosciosi e aumentando quelli più leggeri e sereni…

Inizia e procedi … Procedi senza aspettarti risultati magici e miracolosi… Continua con fiducia e determinazione e gradualmente acquisirai questa importante abilità di autoregolazione emotiva…

Vuoto per pieno

Se smettessi di fare ciò che ti fa male…
Se abbandonassi alcuni tuoi comportamenti problematici…
Se interrompessi alcune tue abitudini malsane…
Se spezzassi alcuni circoli viziosi che sei solito alimentare…
Se non facessi più quello che sai non devi fare…
Se non rimuginassi più sul futuro incerto visto che non lo puoi controllare…
Se non ruminassi più sul tuo passato doloroso visto che non lo puoi cambiare…
Se non cercassi di cambiare gli altri visto che è un’impresa fallimentare…
Se non ti cimentassi più in missioni impossibili, “ma chi te lo fa fare…?!”
Se smettessi di inseguire la perfezione, per goderti ciò che sai realizzare…
Se…
… Come impiegheresti il tuo tempo, le tue risorse, le tue energie?
… Di cosa riempiresti la tua giornata e la tua vita?
… Cosa faresti per essere la persona che vuoi essere?
… Cosa faresti per creare vero valore nella tua vita?

Non ti resta che mettere “azione”…

Esplorazione… Riflessione… Azione…

Questa è la via essenziale per il tuo cambiamento, per la tua crescita personale…

Il senso e l’esperimento

Quello che fai ti serve, ma rappresenta spesso anche un problema. Alcuni tuoi comportamenti soddisfano certi tuoi bisogni, ma ti creano anche difficoltà emotive e interpersonali. Ecco alcuni esempi.

Stai chiuso in casa per evitare il giudizio della gente, ma così ti precludi di incontrare persone e creare relazioni.

Per essere apprezzato e per apprezzarti insegui la perfezione di ogni tua prestazione lavorativa, ma così facendo esaurisci completamente e continuamente ogni tua risorsa e non ti lasci spazio per altro, oltre a restare quasi sempre insoddisfatto e addirittura non riuscire a fornire prestazioni eccellenti, sul lavoro.

Hai bisogno di essere apprezzato, amato, ben voluto, ma adotti comportamenti così goffi e affettati che finisci per mostrarti ridicolo e ciò ti fa sprofondare dalla vergona e ti fa sentire il rifiuto o il disprezzo degli altri.

A volte, lo riconosci chiaramente, sei consapevole di quello che fai e anche a cosa ti serve; alcune volte, lo riconosci appena il tuo comportamento e intuisci vagamente quale bisogno soddisfa; altre volte, lo ignori completamente, ma comunque quello che fai è qualcosa che ha sempre uno scopo, svolge una funzione per te, ha un senso e un valore, altrimenti non lo faresti. Al tempo stesso, e spesso, quello che fai ti crea anche problemi, è controproducente, ha un costo elevato, tanto ti dà e tanto ti toglie. Ecco qualche altro esempio di “comportamento finalizzato” di cui puoi essere più o meno consapevole di quando, come e perché lo metti in atto:

  • mettere in ordine, pianificare e organizzare in modo eccessivo;
  • procrastinare fino all’inazione completa;
  • essere costantemente iperattivo;
  • sedurre in modo compulsivo;
  • reagire sempre in modo impulsivo e aggressivo;
  • essere servizievole, iper-disponibile e auto-sacrificale, oltre ogni umana misura;
  • ritirarsi in un proprio mondo fantastico evitando i contatti reali con gli altri;
  • essere intransigente, severo e spietato nei giudizi, nelle critiche e nella colpevolizzazione, con se stessi e con gli altri;
  • manifestare atteggiamenti di chiusura affettiva e intima; controllare in modo maniacale la propria immagine sociale.

Tutti i comportamenti dipendenti, inoltre (sostanze, anche alcol e cibo, gioco d’azzardo, internet, social media, tecnologia, iper-lavoro), possono rientrare in questa categoria di strategie, di cui sei più o meno consapevole, ma che sicuramente sono attività finalizzate ad uno scopo, in generale a governare o regolare stati emotivi dolorosi.

Per aiutarti a comprendere meglio scopo, funzione, senso e valore di quello che fai…

Per aiutarti a comprendere quando i costi e gli effetti controproducenti sono maggiori degli scopi che soddisfi e dei risultati che ottieni…

Per aiutarti a comprendere quali strade alternative esistono per raggiungere quegli scopi senza pagare un prezzo troppo elevato (nei termini dei problemi che ti procurano quei comportamenti quasi automatici e sempre pronti a scattare) …

Esiste una strategia che puoi cominciare ad applicare. Un esperimento: PROVA A NON FARLO!!!

Quando ti rendi conto di esserci ricaduto, di adottare quel comportamento che tanto ti dà e molto di più ti toglie, che ti fornisce benefici a caro prezzo… PROVA A NON FARLO… Non devi riuscirci… devi provarci e vedere cosa succede… cosa succede dentro di te e nelle reazioni degli altri… cosa provi, cosa pensi, cosa fai, cosa fanno gli altri, se ti dicono qualcosa, se leggi in loro delle intenzioni, ecc.

SE CI RIESCI avrai ottenuto il risultato di ridurre un tuo comportamento problematico e probabilmente di capire molto meglio a cosa ti serve e con cosa puoi sostituirlo…

SE NON CI RIESCI avrai ottenuto, comunque, delle informazioni sul tuo funzionamento personale e nelle relazioni; quindi potrai essere motivato ulteriormente a proseguire l’esperimento per comprendere ancora meglio, magari fino ad ottenere un cambiamento per te importante.

 

Di fronte al rinnovarsi della ferita emotiva

Di fronte ad un dolore che spesso torna a trovarti…
Di fronte ad un errore che spesso tendi a ripetere…
Di fronte ad un incastro da cui non riesci ad uscire…
Di fronte ad una storia che sembra sempre uguale a se stessa…
Di fronte alla sensibilità antica che si fa sempre attuale…
Di fronte ai tuoi soliti, rigidi modi di agire …

Quando ti senti solo e incompreso…
Quando per l’ennesima volta ti sei chiuso a bere da solo…
Quando continui a pagare il costo elevatissimo di una decisione che sai che devi prendere ma non riesci a prendere…
Quando ancora una volta sei stato lasciato perché sei troppo…
Quando ti senti, come sempre, abbandonato… rifiutato… giudicato… sbagliato… colpevole… difettoso…
Quando continui ad essere inflessibilmente controllante e ossessivo… aggressivo e arrogante… compiacente e servizievole… perfezionista e volto all’autosacrificio … critico e sprezzante… autocritico e autosvalutante… freddo e distaccato… chiuso ed evitante…

È arrivata l’ora che inizi a chiederti:
Dove ho imparato a…?
Quando ho imparato a…?
Chi mi ha insegnato a…?
Come? In che modo? Attraverso quali parole? Attraverso quali esperienze?
Perché? A che scopo? Per ottenere cosa?
Sto forse ripetendo una storia che non è solo mia?

Cercare l’origine dell’attualità che si ripete in modo auto-frustrante è un passo importante per comprendere e iniziare a fare qualcosa di nuovo con questa sensibilità antica che si rinnova oggi come una ferita dolorosa e sanguinolenta…
Per arrivare ad una prospettiva duplice sul senso della ripetizione, al tempo stesso “comprensiva” e “trasformativa…” Qualcosa che può suonare dentro di sé come: “a quel tempo, in quel contesto, piccolo bambino, con la mia mente infantile, con poche risorse e strumenti semplici per comprendere ciò che stava avvenendo e ciò che stavo vivendo, ho creduto, inconsapevolmente, che questo mio modo di fare che oggi si ripete a rinnovare la mia sofferenza, fosse in qualche modo utile. Comunque è quello che ho trovato per cavarmela, per farcela ad andare avanti, per tentare di ottenere almeno il minimo indispensabile di sicurezza, protezione, amore, approvazione, stima, sostegno. Ho cominciato ad applicarlo per gestire più situazioni e nel tempo è diventato il mio marchio di fabbrica, il mio modo tipico di stare al mondo, di pensare, di agire, di costruire le relazioni interpersonali. Oggi, da adulto, in alcune o molte circostanze, sembro ancora quel bambino che sembra vivere e deve adattarsi ancora a quel mondo antico e non mi accorgo che quelle condizioni originarie sono mutate”.

È solo l’inizio di un percorso per smettere di ripetere il passato doloroso e cominciare a creare un presente più sereno…

Ciò che rende problematico un problema

Un problema comune a molte persone è rappresentato dalle proprie “idee positive” riguardo ai propri problemi. Ad esempio, le persone con comportamenti dipendenti (dipendenza affettiva, da sostanze, da gioco d’azzardo, da internet, da social media, da lavoro, da attività fisica, ecc.), le persone con sintomi ossessivi o chi organizza la sua vita attraverso innumerevoli evitamenti di persone e situazioni, così come le persone continuamente impegnate a rimuginare su minacce eventuali, a ruminare su errori del passato o su torti subiti.
Queste persone credono che questi comportamenti “sintomatici” siano “utili” ad ottenere qualche scopo, in maniera a volte consapevole, a volte inconsapevole, ad ottenere lo scopo di: raggiungere un sollievo emotivo e regolare le proprie emozioni; controllare o prevedere la realtà; stare a posto con la coscienza; farsi rispettare; prevenire un futuro infausto; espiare colpe o altri scopi ancora.
A causa di queste “convinzioni sull’utilità dei propri comportamenti problematici”, nonostante paghino prezzi elevatissimi per i suddetti comportamenti, in termini di impiego di risorse personali (mentali, emotive, di tempo, di salute, di soldi, ecc.) e di problemi interpersonali (abbassamento delle prestazioni in ogni ambito di vita, lavorativa, affettiva, personale, con aumento di sentimenti di incomprensione reciproca con gli altri e conflittualità), le persone manifestano una grande resistenza al cambiamento, una grande difficoltà ad abbandonare i comportamenti fonte di sofferenza. Il pensiero più o meno consapevole rispetto al proprio comportamento è “ancora non ha funzionato, ma funzionerà!” Oppure: “anche se alla lunga le cose non cambiano, almeno provo un momento di sollievo!”
Per questo in terapia le persone devono lavorare su:
1. Riconoscere il costo elevato dei propri comportamenti e sintomi
2. Riconoscere queste convinzioni sull’utilità degli stessi come credenze di fatto disfunzionali e irrealistiche
3. Legittimare gli scopi a cui tendono i comportamenti
4. Rivisitare i criteri per sentire di aver raggiunto gli scopi e sentirsi soddisfatti
5. Abbandonare alcuni scopi, che hanno un senso per la persona, ma sono palesemente irrealistici e irrealizzabili. L’esempio tipico è lo scopo di controllare tutto e tutti.
6. Trovare strategie veramente utili, efficaci e meno costose per raggiungere gli scopi e soddisfare i bisogni individuati.

Valido il motivo, inefficace il metodo

I tuoi genitori stavano sempre in guerra e tu ti chiudevi in stanza sperando in una tregua… Oggi sei esperto nell’evitare ogni forma di conflitto!
Tuo fratello era gravemente malato e tu hai imparato a non chiedere niente per te… Oggi sei esperto nel fare sempre e comunque tutto da solo!
Tuo padre è morto che tu eri ancora bambino e molto presto hai dovuto imparare ad essere grande… Diventando esperto nel seguire doveri e responsabilità senza mai concederti esperienze di piacere e relax!
Tua madre era spesso aggressiva e tu sceglievi il silenzio per non inquietarla… Fino a diventare nel tempo maestro nell’arte del non disturbare!

Questi sono solo alcuni esempi di numerosissime traiettorie possibili in cui ciascuno di noi è riuscito a cavarsela pagando un prezzo enorme per aver sviluppato solo una parte delle proprie potenzialità e per aver ucciso altre parti di sé sane e vitali.

Ciascuno di noi ha un suo proprio modo di funzionare che ha imparato nel corso della sua vita. La vita può essere concepita come una storia di apprendimenti per cavarcela, per risolvere problemi, per trovare strade verso i nostri desideri. Abbiamo così tutti dovuto imparare a camminare e a parlare, a leggere e scrivere, a fronteggiare persone e situazioni, a pensare in modo utile e a governare le nostre emozioni. In questo percorso, più o meno accidentato, abbiamo imparato a stare al mondo, a stare con noi stessi e con gli altri.
Allora, ti suggerisco un principio, su cui riflettere per agire, che può accomunare tutti gli apprendimenti di una vita che ci hanno permesso di arrivare fin qui, fin dove ciascuno di noi è arrivato. È un principio di consapevolezza al servizio del cambiamento.
Se è vero che hai fatto di tutto per cavartela nel posto in cui sei cresciuto…
Se è vero che le strategie che hai trovato ti hanno permesso di trovare una tua strada per allontanarti dal dolore e per avvicinarti alla felicità…
Se è vero che queste strategie hanno avuto anche un costo elevato in termini di rinunce, limiti, privazioni…
Se è vero che è valido il motivo e inefficace il modo…
Allora, restando validi e legittimi i tuoi bisogni di sopravvivenza (bisogno di essere amato e stimato), i tuoi scopi di vita e i tuoi desideri di felicità e autorealizzazione, oggi devi e puoi trovare altre strategie, magari meno costose emotivamente o diversamente costose, con rinunce, limiti e privazioni per te oggi più sostenibili. Nuove strade, nuove modalità di pensiero e azione, nuove regole per l’espressione di te, nuove strategie per la comunicazione efficace, nuovi modi di stare con te stesso e con gli altri.
Da ora in avanti, dunque, pensando a diversi ambiti, ruoli e relazioni della tua vita, magari focalizzando quelli per te più sensibili rispetto al tuo desiderio di cambiare qualcosa…
Continua a considerare valido e legittimo ciò che vuoi ottenere (sempre se congruo con la realtà e la tua coscienza personale)… E cerca nuove possibilità… Nuove strategie… Nuovi comportamenti…
Una volta immaginate queste nuove strade non ti resta che cominciare a percorrerle e vedere l’effetto che fa… Questo è uno dei molteplici modi in cui si può descrivere un percorso terapeutico!

Il passato doloroso e la vita di qualità. Esercizio

L’unico momento che esiste è il presente. Al presente noi abbiamo il potere di orientare la qualità della nostra vita.
Ti propongo un esercizio di autoesplorazione (meglio se ti aiuti scrivendo), sulla tua storia di vita, di apprendimento e di cambiamento.
È un esercizio impegnativo quanto potente per quello che riesce a darti…
Scrivi a ruota libera senza giudicarti per quello che senti, che pensi e che scrivi…

Pensando al tuo PASSATO DOLOROSO…
Scrivi:
Cosa rende doloroso il mio passato …
Come ho reagito e mi sono adattato al mio passato doloroso…
Chi sono diventato anche grazie al mio passato doloroso…
Di cosa sono diventato esperto (certi modi di pensare, sentire, agire) dovendo crescere e adattarmi nelle condizioni di vita che mi sono capitate senza troppe possibilità di scelta…
Quali prezzi ho pagato…
A cosa ho dovuto rinunciare…
Cosa ho imparato dal mio passato doloroso…

Quando il tuo PASSATO DOLOROSO TENDE a RITORNARE al PRESENTE, scrivi:
L’impatto che il mio passato doloroso ha sulla mia esperienza attuale…
Le strategie mentali e i comportamenti antichi che tendo a ripetere…
Le sensazioni corporee che avverto…
Le emozioni che provo…
I pensieri che arrivano alla mia mente…
I bisogni che emergono…
Le azioni che metto in atto…
Le abitudini, una volta utili, che oggi non lo sono più…

IMMAGINANDO di CREARE il TUO FUTURO, da ora, ti propongo delle ispirazioni e indicazioni. Segna quelle in cui ti rispecchi e che ti risuonano dentro come desideri e possibilità che vuoi realizzare. Personalizza queste indicazioni e fanne ispirazione per tue azioni concrete…
Cosa posso fare di diverso, da oggi in poi, col mio passato doloroso che tende a tornare…
– Posso riconoscere il dolore e considerarlo/sentirlo comunque tollerabile, sostenibile affrontabile.
– Posso riconoscere che non sono più quel bambino di una volta, piccolo di fronte ai grandi, con pochi strumenti e risorse per affrontare quel dolore.
– Posso riconoscere la mia sensibilità a provare e rivivere quel dolore senza per questo farmi condizionare il comportamento in modo rigido e assoluto.
– Posso riconoscere il dolore quando torna a trovarmi e imparare a lasciarlo andare, “passare senza disturbare”…
– Posso vivere la mia vita, posso impegnarmi a creare la vita che voglio nonostante il dolore che tende a tornare…

Il mio passato è doloroso e tende a tornare…
Il mio presente è doloroso, ma lo posso tollerare!!!
Il mio futuro è radioso quando lo inizio a creare…

Ringraziati… Ora… Per come, in passato, sei stato capace di trovare una tua strada, anche tortuosa e faticosa, che ti ha permesso di arrivare fino ad oggi…
Ringraziati… Ora… Per come, da oggi in poi, puoi tracciare una nuova strada per te utile a creare la vita che vuoi…