Il cartello. Una storia su come racconti le storie

Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello con la scritta: “Sono cieco, aiutatemi per favore”.

Un uomo che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello. Si chinò e versò altre monete. Poi prese il cartello, lo girò e scrisse un’altra frase.

Quello stesso pomeriggio quell’uomo tornò dal non vedente e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo: chiese se fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto. L’uomo rispose “Niente che non fosse vero. Ho solo riscritto il tuo in maniera diversa”, sorrise e andò via. Il non vedente non seppe mai che sul suo cartello c’era scritto: “Oggi è primavera… ed io non la posso vedere.”

… dal web …

Potrebbe sembrare una semplice storiella ad un corso di marketing e pubblicità. In realtà, riguarda anche altro: il modo in cui percepisci, interpreti e racconti le esperienze che vivi… che può fare un’enorme differenza in quello che generi, nella realtà che crei, nei risultati che ottieni…

Entrambi i cartelli dicono cose vere, il primo parla più che altro il linguaggio della “razionalità” ed è una descrizione di una realtà “oggettiva”; il secondo forse parla al cuore, permette una maggiore o più profonda comprensione della realtà oggettiva, forse è più efficace nel momento in cui favorisce una diversa immedesimazione ed empatia…

A cos’altro ti fa pensare questa storiella?

La tigre e la fragola. Una storia come la vuoi tu

Un uomo che camminava per un campo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto ad un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando l’uomo guardò giù, dove, in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce!

… 101 Storie Zen …

Le storie zen sono sempre caleidoscopi … puoi girarli e rigirarli e vedere infinite luci, colori, forme, immagini… Come la mente: hai infinite possibilità di dare senso, significato e valore alla realtà che incontri…

La mia prima reazione quando ho letto questa storiella è stata qualcosa del tipo “Sì, vabbè…”. Nella realtà “vera”, in una situazione del genere, ci sarebbe spazio probabilmente per poco altro, oltre alla paura e all’angoscia.

O forse no. Hai sempre la scelta di gustare la fragola anche quando la situazione è disperata, i pericoli sono reali, tutto ti va contro e sei sul punto di morire, realmente o emotivamente.

Se nella vita vedi solo tigri affamate, una e anche un’altra e un’altra ancora, probabilmente vivrai sempre con un senso di minaccia, pericolo, diffidenza, chiusura, cercando di evitare il più possibile situazioni che tu percepisci come piene di tigri. Finendo per evitare anche la vita e la vitalità.

Se percepisci solo (o quasi sempre) precipizi, prima o poi riuscirai a cadere e farti male…

Se percepisci topi ficcanaso dappertutto, non ti sentirai mai a tuo agio con le persone…

Se la vite ti sostiene, ma non hai veramente fiducia, beh allora vivrai in attesa della futura morte certa e nel frattempo non vivrai la vita presente…

Se sai gustare la fragola…

La tenuta di terra. Una storia per tutti i poeti del mondo

Un contadino, stanco della solita routine quotidiana, tra campi e duro lavoro, decise di vendere la sua tenuta. Dovendo scrivere il cartello per la vendita decise di chiedere aiuto al suo vicino che possedeva delle doti poetiche innate. Il romantico vicino accettò volentieri e scrisse per lui un cartello che diceva:

«VENDO un pezzettino di cielo, adornato da bellissimi fiori e verdi alberi, con un fiume, dall’acqua cosi pura e dal colore più cristallino che abbiate mai visto…».

Fatto ciò, il poeta dovette assentarsi per un po’ di tempo; al suo rientro però, decise di andare a conoscere il suo nuovo vicino. La sua sorpresa fu immensa nel vedere il solito contadino, impegnato nei suoi lavori agricoli.

Il Poeta domandò quindi: «Amico, non sei andato via dalla tenuta?» Il contadino rispose sorridendo:
«No, mio caro vicino! Dopo aver letto il cartello che avevi scritto, ho capito che possedevo il pezzo più bello della terra e che non ne avrei trovato un altro migliore».

Nota come puoi accedere al “poeta che è in te” … per imparare a cogliere la bellezza e la ricchezza che appartengono a te e alla tua vita… ed iniziare veramente a goderne appieno…

Dal letame nascono i fior. Una storia sulla perfezione e sul valore

C’era una volta un’anziana donna che aveva due grosse anfore appese alle estremità di una canna che portava sulle spalle. Una delle anfore aveva una crepa e perdeva un po’ d’acqua, mentre l’altra era perfetta e conservava sempre tutta l’acqua.
Alla fine del lungo cammino, dal fiume a casa, la vecchia donna restava con un’anfora piena solo a metà. Per due anni interi andò avanti così…
L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di far notare la sua perfezione.

Dopo due anni, che all’anfora difettosa sembrarono un fallimento senza fine, l’anfora disse alla donna: “io mi vergogno del mio difetto e dei guai che ti procuro”.
L’anziana signora sorrise: “non hai notato che dal tuo lato della strada risplendono i fiori, ma non dal lato dell’altra anfora? Io ho messo dal tuo lato della strada dei semi di fiori, perché ero consapevole del tuo difetto. Ora tu li annaffi ogni giorno quando torniamo a casa. Per due anni ho potuto raccogliere questi meravigliosi fiori e ornare la tavola con essi. Se tu non fossi esattamente così, come tu sei, non esisterebbe questa bellezza che adorna la nostra casa”.

… … …

Come spesso accade nella nostra vita quotidiana, le cose non sempre sono proprio quello che sembrano … Le ferite, i dolori, i fallimenti, le imperfezioni possono esprimere possibilità di bellezza, nutrimento e vitalità… Basta saper guardare con attenzione… Piantare semi e prendersene cura…

Due gocce d’olio. Una storia sul segreto della felicità

Un giovane chiese al più saggio di tutti gli uomini il segreto della felicità. Il saggio suggerì al giovane di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore. “Ti chiedo solo un favore” disse il saggio, consegnandogli un cucchiaino su cui versò due gocce d’olio. “Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza far cadere l’olio”.

Dopo due ore il giovane tornò e il saggio gli chiese: “Hai visto i fantastici arazzi della sala da pranzo? Hai passeggiato nei magnifici giardini? Hai notato le belle pergamene?”. Il giovane, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d’olio.

“Torna indietro e guarda le meraviglie del mondo” disse il saggio. Il giovane prese il cucchiaino e riprese a passeggiare; questa volta osservò tutte le opere d’arte. Notò i giardini, le montagne, i fiori. Tornò dal saggio e riferì particolareggiatamente tutto quello che aveva visto. “Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato?” chiese il saggio. Guardando il cucchiaino il ragazzo si accorse che gli erano cadute. “Questo è l’unico consiglio che ho da darti” concluse il saggio: “il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino”.

… Storia tratta da Paulo Coelho (L’alchimista) …

Per trovare il segreto della felicità inizia a cercare la “tua” felicità, ciò che è importante e vitale per te…

Per trovare il segreto della felicità inizia a cercare quali sono le meraviglie per te …

Per trovare il segreto della felicità inizia a prenderti cura delle due gocce d’olio… qualsiasi cosa siano per te …

Il cavallo. Una storia sul vittimismo e sulle possibilità

In un villaggio viveva un vecchio molto povero, ma perfino i re erano gelosi di lui perché aveva un bellissimo cavallo bianco; non si era mai visto un cavallo di una simile bellezza, una forza, una maestosità… i re offrivano prezzi favolosi per quel cavallo, ma l’uomo diceva a tutti: “Questo cavallo non è un animale per me, è come una persona. E come si può vendere una persona, un amico?”. L’uomo era povero, la tentazione era forte, ma non volle mai vendere quel cavallo.

Un mattino scoprì che il cavallo non era più nella stalla. L’intero villaggio accorse e tutti dissero: “Vecchio sciocco! Lo sapevamo che un giorno o l’altro ti avrebbero rubato il cavallo. Sarebbe stato molto meglio venderlo. Potevi ottenere il prezzo che volevi. E adesso il cavallo non c’è più, che disgrazia!”.

Il vecchio disse: “Non correte troppo! Dite semplicemente che il cavallo non è più nella stalla. Il fatto è tutto qui: il resto è solo giudizio. Se sia una disgrazia o meno non lo so, perché questo è solo un frammento. Chissà cosa succederà in seguito?”. Ma la gente rideva, avevano sempre saputo che era un po’ matto.

Dopo quindici giorni, una notte, all’improvviso il cavallo ritornò. Non era stato rubato, era semplicemente fuggito, era andato nelle praterie. Ora non solo era ritornato, ma aveva portato con sé una dozzina di cavalli selvaggi.

La gente di nuovo accorse e disse: “Vecchio, avevi ragione tu! Quella non era una disgrazia. In effetti si è rivelata una fortuna”.

Il vecchio disse: “Di nuovo state correndo troppo. Dite semplicemente che il cavallo è tornato, portando con sé una dozzina di altri cavalli… chissà se è una fortuna oppure no? È solo un frammento. Fino a quando non si conosce tutta la storia, come si fa a dirlo? Voi leggete solo una parola in un’intera frase: come potete giudicare tutto il libro?”.

Questa volta la gente non poteva dire nulla, magari il vecchio aveva ragione di nuovo. Non parlavano, ma nell’intimo sapevano bene che il vecchio aveva torto: dodici bellissimi cavalli, bastava domarli e poi si potevano vendere per una bella somma.

Il vecchio aveva un unico figlio, un giovane che iniziò a domare i cavalli selvaggi. E dopo una sola settimana, cadde da cavallo e si ruppe le gambe. Di nuovo la gente accorse, dicendo: “Hai dimostrato un’altra volta di avere ragione! Non era una fortuna, ma una disgrazia. Il tuo unico figlio ha perso l’uso delle gambe, ed era l’unico sostegno della tua vecchiaia. Ora sei più povero che mai”.

Il vecchio disse: “Sempre a dare giudizi, è un’ossessione. Non correte troppo. Dite solo che mio figlio si è rotto le gambe. Chissà se è una disgrazia o una fortuna?… non lo sa nessuno. È ancora un frammento, non ne sappiamo di più…”.

Accadde che qualche settimana dopo il paese entrò in guerra, tutti i giovani del villaggio furono reclutati a forza. Solo il figlio del vecchio fu lasciato a casa perché era uno storpio. La gente piangeva e si lamentava, da ogni casa tutti i giovani erano stati arruolati a forza, tutti sapevano che la maggior parte non sarebbe mai più tornata, perché era una guerra persa in partenza, i nemici erano troppo potenti.

Di nuovo, gli abitanti del villaggio andarono dal vecchio e gli dissero: “Avevi ragione, vecchio: la tua è stata una fortuna. Forse tuo figlio rimarrà uno storpio, ma almeno è ancora con te. I nostri figli se ne sono andati, per sempre. Almeno lui è ancora vivo, a poco a poco ricomincerà a camminare, magari solo zoppicando un po’…”.

Il vecchio, di nuovo, disse: “Continuate sempre a giudicare. Dite solo che i vostri figli sono stati obbligati a partire per la guerra e mio figlio no. Chi lo sa… se è una fortuna o una disgrazia. Nessuno lo può sapere veramente. Solo Dio lo sa, solo l’Universo lo può sapere”.

Non giudicare, altrimenti non sarai mai unito alla totalità. Sarai ossessionato dai frammenti, vorrai trarre delle conclusioni basandoti solo su dei particolari. Una volta che hai espresso un giudizio, hai smesso di crescere. Di fatto, il viaggio non finisce mai. Un sentiero finisce e ne inizia un altro. Una porta si chiude e un’altra se ne apre…

… racconto di Osho …

La vita ci presenta fatti, alcuni obiettivamente drammatici, probabilmente pochi… ci privano di ogni speranza… il resto è il nostro significato. La maggior parte della nostra felicità o del nostro stress dipende da come diamo senso alle cose, da come leggiamo gli eventi che ci accadono, da come siamo abituati a leggere le cose in un unico rigido modo, che spesso ci vede vittime degli eventi stessi o delle “cattive intenzioni” delle persone o della sfortuna che “viene sempre a cercarmi” …

Poni attenzione a come tendi a vivere gli eventi in modo auto-sabotante… e vai a cercare altre possibilità per te più positive… Se credi che non ci siano… devi semplicemente imparare a cercare meglio …

Quando sarai felice. Una storia di adesso

C’era un uomo che quando era ragazzo e andava a scuola continuava a dire: «Ah! quando lascerò la scuola e comincerò a lavorare, allora sarò felice». Lasciò la scuola, cominciò a lavorare e diceva: «Ah! quando mi sposerò, sarà la felicità!». Si sposò, e in capo a pochi mesi constatò che la sua vita mancava di varietà, e allora disse: «Ah, come sarà bello quando avremo dei bambini!». Vennero i bambini, ed era un’esperienza affascinante, ma piangevano tanto, anche alle due di notte, e il giovane sospirava: «Crescano in fretta!». E i figli crebbero, non piangevano più alle due di notte, ma facevano una stupidaggine dopo l’altra e cominciarono i veri problemi. E allora l’uomo sognò il momento in cui sarebbe stato di nuovo solo con sua moglie: «Staremo così tranquilli!». Adesso è vecchio, e ricorda con nostalgia il passato: «Era così bello!»

… … …

La vita è adesso… quando ti impegni a realizzarla guidato dai tuoi valori consapevoli, da cosa è veramente importante per te e muove ogni tua azione, più o meno consapevolmente… Tra limiti e possibilità … tra potere e impotenza… tra ciò che puoi controllare e ciò che non dipende da te …

Adesso è la gioia … Adesso è il dolore… Solo adesso hai la possibilità di creare la vita che vuoi…