Perché dovrei mettermi in discussione?!

Molte persone hanno l’idea che per stare meglio dovrebbero eliminare alcune fonti di stress. E questo, a volte, è anche vero. Come si fa? Ad esempio, potremmo cominciare ad eliminare fisicamente alcune persone? Probabilmente non è la strada giusta. Quello che possiamo fare è al limite allontanarcene. Eh?! Ma non sempre si può!!! Che faccio mi licenzio perché non mi piace il capo o il collega?! Oppure posso cambiare partner ogni due giorni o due mesi?!
Molte persone arrivano a chiedere un aiuto psicologico quando non hanno ancora trovato la soluzione al loro stress. E presto l’idea che si sviluppa nel dialogo psicologico è che sia la persona che deve mettersi in discussione.
Ma come? Gli altri sono str…essanti e io devo cambiare? Questo fa proprio arrabbiare un po’ tutti. Eppure il nostro potere è proprio quello di intervenire su di noi per fare quello che possiamo fare per ottenere ciò che vorremmo ottenere. Che non significa che la persona sia sbagliata, colpevole o incapace. O che debba stravolgere l’intera personalità. Vuol dire semplicemente che noi possiamo agire su noi stessi per ottenere dei cambiamenti (indirettamente anche sugli altri e nelle interazioni con gli altri).
Noi possiamo e dovremmo cambiare certe nostre abitudini e certi comportamenti.
Noi possiamo e dovremmo cambiare certi nostri modi di pensare.
Noi possiamo e dovremmo cambiare certi modi di governare e vivere le relazioni interpersonali.
Il resto verrà da sé… Perché resta poco altro da fare una volta che hai messo veramente in discussione te stesso, in alcuni specifici e rilevanti comportamenti e pensieri. Resta da prendere i risultati positivi di questo percorso e accettare ciò che non è andato come avresti voluto…
Insomma, un’altra versione, l’ennesima, della preghiera della serenità: agisci dove hai il potere di muovere effettivamente ed efficacemente le cose, accetta ciò che non puoi controllare direttamente, soprattutto impara a distinguere i due fronti…
Subito all’opera quindi. Poni attenzione ad un tuo problema o stress e individua cosa potresti cambiare per orientare in senso per te più favorevole la situazione…
Potresti cambiare gli altri o l’esterno da te?
Potresti cambiare certe tue azioni?
Potresti sviluppare nuovi modi di pensare?
Potresti avvicinare le persone in modo differente?
Cosa potresti cambiare? E cosa cambierebbe? Inizia a verificare e vedi che succede…

Il gioco della vita. Esercizio

Pensa a tante scelte di vita che hai fatto. Più o meno importanti. In diversi ambiti e ruoli oltre che in diversi momenti della tua vita. Alcune chiaramente consapevoli e proprio volute, altre più inconsapevoli, forse meno chiare per te, per i dubbi e le incertezze con cui le hai portate avanti. Certamente di alcune sei proprio soddisfatto, anche orgoglioso, altre ti hanno lasciato l’amaro in bocca, rimorsi per ciò che hai fatto, rimpianti per ciò che non hai scelto.
Capita un po’ a tutti e dobbiamo anche saper dire “è andata così” (“l’ho fatta andare così”).
Meno scontata è la capacità di stare oggi in ciò che ti suscita questa ricognizione del tuo passato, molto antico o anche recentissimo. Cosa provi e cosa pensi guardando queste tue scelte?

Nota, quindi, alcuni tratti in comune che puoi rintracciare in queste scelte.
Sono sempre il solito…
Come sempre è andata che…
Ancora una volta mi sono ritrovato a …
La morale è sempre che…
Prova a completare queste frasi (o cerca le frasi che trovi più adatte a te, per trovare un senso ricorrente in tante delle tue scelte) e vedi cosa emerge alla tua consapevolezza…

Nota, quindi, un bisogno imperioso che ti ha sempre guidato. Più o meno consapevolmente. Qualcosa del tipo: “ho lottato tutta la vita per …”. Esempi: ho lottato tutta la vita per un bisogno di amore, di essere stimato, di sfida, di successo, di senso, di essere il primo, di essere diverso da mia madre; per superare mio padre, evitare di sentirmi inferiore, sentirmi vivo, cercare di essere perfetto, cercare mio padre, consolare mia madre, rendere felici i miei genitori, controllare le esplosioni rabbiose degli altri, prendermi cura degli altri, sentirmi al sicuro, nascondere i miei difetti, proteggere le persone a cui voglio bene, evitare figuracce, ecc..

Nota che vita positiva hai costruito intorno a questo bisogno, quale valore hai seminato e raccolto sulla base di questo imperativo interno che ha guidato molte tue azioni e scelte…

Nota quali sono stati (e/o sono tuttora) gli effetti negativi di questo stile di vita. Quali prezzi hai pagato. Quali rinunce e quali autolimitazioni ti sei imposto…

Chiediti, ancora, cosa potrebbe succedere “se smettessi di organizzare il mio comportamento sempre ed esclusivamente in relazione a questo mio bisogno”: cosa proveresti, come ti sentiresti, cosa penseresti, cosa faresti…

Individua cosa oggi può veramente dare senso, direzione, significato e valore alla tua vita…

Ed inizia ad agire in modo coerente a questo nuovo “valore” che vai cercando di vivere e creare…

Il catalogo magico

Immagina un catalogo da cui puoi scegliere … E puoi scegliere di cambiare…
Quello che ti è capitato e non hai potuto scegliere, a cominciare dai genitori e da quello che hanno scelto loro per te… E che oggi in qualche aspetto cambieresti…
Quello che hai potuto scegliere, ma che, a quel tempo, hai scelto un’altra cosa, un’altra strada, un’altra persona, un altro percorso di studi, un altro lavoro, un altro qualche cosa che oggi in qualche modo cambieresti…
Quello che hai scelto e che sceglieresti di nuovo, ancora più consapevole, ancora più convinto e per cui oggi sei grato appartenga alla tua vita…
Comincia da questo catalogo ideale per cominciare, con consapevolezza, a dirigerti verso la persona che avresti voluto essere … Per diventare la persona che oggi puoi diventare…
Prima la consapevolezza… Poi l’azione… Ovvero cominciare ad agire per mettere in pratica i tuoi sogni ed obiettivi…
Probabilmente non tutto sarà possibile, certamente sarà un percorso impegnativo… Ma che vale la pena iniziare a percorrere da subito…
Sembra che oggi sia veramente il primo giorno del resto della tua vita che tu concretamente puoi iniziare a realizzare…

La fonte dei tuoi problemi

Pensa ad una situazione in cui hai vissuto emozioni negative (stress, ansia, tensione, frustrazione, delusione, rabbia, paura, tristezza, dolore, senso di colpa, vergogna, ecc.).
Pensa a cosa è successo in questa situazione: chi ha fatto cosa… Eventualmente quale ciclo di azioni e reazioni si è attivato tra te e le altre persone.
Pensa ai motivi per cui questa situazione è per te emotivamente negativa e stressante. Perché un certo comportamento dell’altra persona è per te fonte di problemi e sofferenza.
Ora quindi ti trovi ad avere due fonti dei tuoi problemi e stati d’animo negativi:
1. Quello che ha fatto l’altra persona (cosa e come).
2. Quello che tu hai pensato rispetto al comportamento dell’altra persona (perché).
Chiediti dunque:
Come posso intervenire su queste due fonti?
Come posso intervenire in maniera effettivamente utile per ridurre la mia sofferenza emotiva?
Cosa posso fare rispetto al comportamento dell’altra persona?
Cosa posso fare rispetto al mio pensiero?
Quale soluzione è per me attualmente praticabile ed efficace?

Quali potrebbero essere le conseguenze di ogni possibile soluzione?

Rifletti e agisci… E buona soluzione!!!

Conosci te stesso!? Proviamo?!

Chi non si è mai cimentato in questa operazione? Conoscere se stesso per padroneggiare se stesso, per realizzare la vita che si desidera… Più o meno funziona così. Ed esistono infiniti modi per conoscere te stesso… E per realizzare la vita che più ti aggrada… Ora te ne suggerisco uno basato su una piccola grande sfida a te stesso. In particolare, ti do una semplice indicazione da cui potrà scaturire una grande scoperta…
PROVA A NON FARLO… Ecco la semplice indicazione.
Ti suggerisco una serie di situazioni che forse ti riguardano, certamente qualcuna ti riguarda e qualcun altra probabilmente ti è completamente estranea…
L’indicazione è la stessa per tutti noi che vogliamo conoscere noi stessi… Proviamo a non farlo… Proviamo a non adottare i soliti automatismi… Proviamo a non mettere in atto i soliti comportamenti… Proviamo e vediamo cosa succede… Cosa succede fuori di noi e soprattutto dentro di noi: le “sensazioni fisiche” che arrivano alla coscienza, le “emozioni” che viviamo, i “pensieri” che facciamo…
Proviamo… Non dobbiamo necessariamente riuscirci… Dobbiamo provarci, almeno un po’, almeno qualche minuto, almeno un piccolo tentativo di cambiamento…
Proviamo… Se ci riusciamo… Bene! Se non ci riusciamo… Bene ugualmente! In entrambi i casi avremo ottenuto una conoscenza in più su noi stessi…
Pronto? Le mie indicazioni sono necessariamente un po’ generiche, tu pensa a situazioni specifiche e concrete che ti riguardano nella tua quotidianità…
Prova a non reagire al solito modo aggressivo, rabbioso, violento…
Prova a non ritirarti nel solito silenzio…
Prova a staccare da lavoro qualche minuto prima…
Prova a staccare almeno una volta dal tuo senso del dovere per dedicarti ad un qualche tuo piacere…
Prova ad accontentarti della tua prestazione…
Prova ad alzare la testa… E la schiena… E le spalle…
Prova ad accettarti per come sei…
Prova a chiedere aiuto…
Prova a fare da solo…
Prova a lasciare andare il controllo…
Prova a dedicarti alle attività e alle persone veramente importanti per te…
Prova a non pretendere che gli altri siano come tu li vuoi…
Prova a fidarti…
Prova a stare senza far niente…
Prova a non aggredire ancora il cibo…
Prova a mettere prima il piacere…
Prova a non colpevolizzare…
Prova a non colpevolizzarti…
Prova a fregartene di cosa pensa l’altro e fai ciò che ti fa stare bene…
Prova a dire di no…
Prova ad abbandonare rimorsi e rimpianti…
Prova a chiedere per un tuo bisogno o desiderio…
Prova a deludere l’altro…
Prova a smettere di rimuginare…
Prova ad esprimere cosa pensi, cosa senti e cosa vuoi…
Prova a non accendere l’ennesima sigaretta…
Prova a posare quel bicchiere…
Prova a non farti la solita cannetta…
Prova a non andare ancora una volta sui social…
Prova a dire “è andata così” senza ruminarci ancora…
Prova a non…
Prova a…
Prova ad aggiungere qualche tuo automatismo che sei solito praticare…
Prova e vedi “cosa provi”… “Cosa pensi”… “Cosa senti”… “Cosa fai”… “Cosa scopri di te…”.
Certamente prova e riprova, con costanza e attenzione al tuo mondo interno, conoscerai tanto di te…

Nonostante

Nonostante il tuo dolore, la tua ferita
Nonostante il tuo passato, le persone con cui sei cresciuto, quelle che hai incontrato, quelle che ti hanno fatto male
Nonostante il tuo carattere, chi credi di essere e la gabbia che ti senti addosso
Nonostante le tue convinzioni limitanti e auto-sabotanti
Nonostante il tuo senso di inadeguatezza e incapacità
Nonostante le tue paure e il tuo senso di impotenza che ti bloccano

Tu puoi sempre fare qualcosa di buono e utile per te…
Tu puoi sempre farci qualcosa anche se non arrivi ad essere perfettamente soddisfatto…
Tu puoi sempre prenderti cura della tua ferita dolorosa…
Tu puoi sempre imparare a lasciare il passato nel passato e vivere ora…
Tu puoi sempre iniziare a svincolarti da condizionamenti antichi…
Tu puoi sempre liberarti da imposizioni rigide su come devi essere, come devi pensare, cosa devi fare e cosa non devi fare…
Tu puoi sempre scegliere con chi stare e il modo in cui stare con le persone…

Nonostante la tua infelicità… Tu puoi sempre fare qualcosa per essere felice…
Nonostante tu creda di non avere scelta … Tu puoi sempre scegliere… Anche di farti ispirare o non dare alcun valore a quello che hai letto finora…

Vorrei, ma… Dolorose profezie…

Vorresti essere amato, ma senti di non meritarlo. Allora non chiedi l’affetto che vorresti per timore di non riceverlo… E finisce che non lo ricevi…

Vorresti coccole, ma credi che non ci siano persone disponibili per te… Tanto vale stare soli… E le coccole non arrivano…

Vorresti essere apprezzato, ma sotto sotto non ci credi nemmeno tu; per questo ti stai impegnando al massimo, ma non sei mai soddisfatto di te per cui rinvii il lavoro, la presentazione del tuo lavoro, la condivisione dei tuoi sforzi e quindi non ti arriva l’apprezzamento tanto desiderato…

Vorresti essere stimato, ma credi di non valere; ogni segno di stima, che pure ti arriva dall’esterno, dagli altri, dai buoni risultati effettivi che raggiungi, non attecchisce, boicottato dall’immagine negativa di te che ti porti dentro…

Vorresti cimentarti in un’impresa, ma temi di non essere supportato e per questo rinunci e resti al palo…

Vorresti andare a vivere da solo, ma ti senti in colpa immaginando le reazioni dei tuoi genitori (li lasci soli? Li abbandoni? Li preoccupi?) e quindi resti a casa raccontandoti una qualunque storia di auto-sabotaggio…

Vorresti invitare quella persona ad uscire, ma credi di non essere alla sua altezza, sono mesi che vorresti chiederle un appuntamento e… intanto quella persona esce con altre persone…

Vorresti farti valere sul lavoro, ma temi di essere giudicato per la tua timidezza o criticato perché non parli bene in pubblico; cerchi allora di non farti notare ed effettivamente per gli altri risulti invisibile, ti ignorano e non notano le tue qualità…

Vorresti far parte del gruppo dell’ufficio che va a mensa insieme, tutti i giorni, ma ti immagini incapace di stabilire una buona comunicazione con loro, e continui così a mangiare in solitudine…

Vorresti andare in palestra, ma ti senti goffo, impacciato e temi di essere deriso… Non ci vai e resti solo… E non in forma…

Vorresti far parte di un gruppo, ma ti senti diverso e hai paura di essere giudicato ed escluso per le tue stranezze… Rinunci… Nessuno ti può conoscere perché eviti ogni possibile contatto con i membri di questo gruppo… Resti solo…

Hai altri esempi che riguardano la tua vita e le tue relazioni? Ti sei mai trovato in quelle situazioni dove, purtroppo, la profezia dolorosa si avvera? Cosa deve succedere per bloccare questi cicli interpersonali dolorosi?
In psicoterapia si lavora anche su questo: per valorizzare i tuoi legittimi desideri di relazioni sane e nutrienti; per intercettare le credenze auto-sabotanti, a cominciare dalle convinzioni negative che hai su te stesso; per trovare strategie funzionali ad affrontare la frustrazione e la delusione che incontri; per comprendere meglio la tua esperienza interna (desideri, bisogni, sensazioni somatiche, emozioni, pensieri); per comprendere le interpretazioni distorte che ti portano a vivere esperienze dolorose nelle relazioni interpersonali; per iniziare quindi ad agire in modo diverso ed ottenere risultati soddisfacenti nei tuoi rapporti con le persone. Per ridurre la sofferenza e aumentare il benessere.

Cosa succede nella stanza della terapia

Molte persone hanno un’immagine distorta del lavoro psicoterapeutico o quantomeno un’idea semplicistica. Spesso hanno “immagini polarizzate”: di una persona che va in terapia solo ed esclusivamente per “sfogarsi” e lo psicoterapeuta completamente silenzioso che ascolta e permette al paziente di “vomitare” quanto di indigesto la vita gli propone. Un’altra immagine sarebbe, invece, quella di un paziente completamente “passivo e dipendente,” infantile e immaturo, incapace di vivere la propria vita, alla ricerca di un terapeuta “santone onnisciente” ed esperto del segreto della vita, pronto ad elargire consigli magici e direttive straordinarie su cosa fare e cosa non fare per prendere la via della felicità. In mezzo a questi due estremi, sono diffuse altre immagini o idee più o meno realistiche di cosa significa fare una psicoterapia, un lavoro su se stessi di cura, guarigione e crescita personale. Rispetto a queste immagini un po’ “cinematografiche” c’è una realtà ben diversa.
Senza pretendere di esaurire in poche righe un argomento così delicato e complesso, posso fornire un’idea del senso e del valore di un percorso terapeutico e di una relazione d’aiuto.
Il terapeuta aiuta la persona a districarsi nei meandri delle sue frustrazioni, delusioni e stress quotidiani affinché la persona arrivi a prendere decisioni autonome, consapevoli e responsabili per risolvere i suoi problemi, ridurre la sua sofferenza, creare il suo benessere e creare le condizioni per realizzarsi.
Il terapeuta aiuta ad esplorare il mondo interno e le circostanze esterne che rappresentano il problema della persona, per arrivare a trovare una soluzione che emerge dal processo condiviso di riflessione ed elaborazione.
Le circostanze esterne sono i fatti, gli eventi, cosa è successo, cosa le persone coinvolte in una situazione specifica hanno detto e fatto.
Il mondo interno è costituito dalle emozioni della persona, dai suoi stati d’animo e dall’intensità di questi; dai pensieri della persona, dalle sue credenze e convinzioni, alcune già chiare ed evidenti, altre implicite, più nascoste e che pure governano, in modo rilevante, la condotta della persona e i suoi vissuti emotivi; dalle disposizioni all’azione o impulsi che la persona ha in quelle circostanze, cosa la persona vorrebbe fare e dire; dalle azioni effettive che la persona adotta, cosa concretamente la persona dice e fa; dai bisogni, desideri e valori che sono in ballo nella questione specifica, eventualmente in conflitto dentro la persona o in conflitto coi bisogni, desideri e valori delle altre persone coinvolte.
A volte, l’analisi di una situazione attuale nei contorni così definiti può essere sufficiente per aiutare la persona a trovare la sua strada. Altre volte, quasi sempre in realtà, le questioni attuali conducono la persona a visitare e rivisitare alcuni aspetti della sua storia di vita, di come fin da piccola ha imparato a cavarsela nel mondo.
Da questa esplorazione congiunta, la persona che ha chiesto aiuto può ricavare una serie di elementi di conoscenza per agire nella realtà cercando di risolvere problemi e realizzare se stessa.
Imparando a riconoscere ed accettare che quasi mai esistono soluzioni facili o indolori.
Imparando quindi ad apprezzare il valore delle proprie scelte, oggi come ieri, tra le migliori possibili per una parziale soddisfazione, più o meno grande.
Imparando comunque ad essere grata per ciò che appartiene alla propria vita, per ciò che riceve dagli altri e ciò che può donare agli altri.

Scopi irrealistici e sofferenza reale

Ti è mai capitato di impegnarti tanto per un traguardo, tanto tempo e fatica, e, una volta raggiunto, restare deluso, con l’amaro in bocca e insoddisfatto. Hai proprio raggiunto ciò che volevi e per cui ti sei tanto speso e… arrivato… ti dici qualcosa del tipo: è tutto qui?! Oppure la gioia dura poche ore appena… A malapena.
A volte riusciamo a raggiungere anche obiettivi molto ambiziosi e sfidanti che ci hanno richiesto tante energie fisiche e mentali… E … Una volta raggiunto il traguardo restiamo insoddisfatti… Magari viviamo una soddisfazione tanto desiderata ma che dura poco.
Molta parte della nostra sofferenza nasce dal voler raggiungere scopi irrealistici. Magari abbiamo ottenuto ciò che avremmo voluto ma non ci sentiamo come avremmo voluto sentirci.
Abbiamo raggiunto un obiettivo ma non lo scopo che lo motivava. Ad esempio, la persona ansiosa cerca di prevedere certe specifiche situazioni per affrontarle con maggiore sicurezza ma non raggiunge mai la sensazione di controllo assoluto (scopo irrealistico); una persona ossessiva cerca di mettere tutto a posto ma non elimina mai completamente il dubbio di qualcosa fuori posto (scopo irrealistico della certezza assoluta); una persona che cerca di portare il ragionamento e la discussione dalla sua parte, ma resta con la sensazione che l’altro non sia pienamente d’accordo né abbia proprio le stesse convinzioni (scopo irrealistico di controllo totale sugli altri).
Molta parte della nostra sofferenza nasce dal desiderio, spesso inconsapevole, di un mondo “reale” “ideale”!!! Un mondo reale, interno prima che esterno, completamente privo di frustrazione e dolore. Insomma un mondo ideale. Che si tratti del proprio corpo o della propria mente, delle proprie relazioni o delle proprie prestazioni, lo scopo irrealistico è sostanzialmente lo stesso: rendere il reale come l’ideale. Ciò, per quanto sia quasi sempre un desiderio/pensiero abbastanza nascosto dentro la persona, finisce per lasciarla sempre delusa, mai veramente appagata tanto meno grata di ciò che appartiene alla propria vita e alle proprie realizzazioni… Che, per definizione, non sono idealizzazioni!!!
Comprendere quanto siamo catturati da questo funzionamento è un passo decisivo verso la serenità, l’accettazione grata e il reale impegno a costruire la propria qualità di vita.

L’assedio e il centro

Dall’esterno l’assedio non cambierà. Non cambia: accuse, rimproveri, critiche, giudizi, svalutazioni, colpevolizzazioni.
Inizia allora a cambiare tu. Attraverso tre strategie:
1. FILTRO. Distingui ciò che ti è utile da ciò che non lo è. Usa la critica che ti permette di imparare qualcosa e ti stimola a comprendere e crescere.
2. BARRICATE. Metti i giusti confini. Impara a conoscere le trappole azione-reazione che ti mettono e ti lasciano in circoli viziosi in cui cerchi di giustificarti e finisci per essere sempre più criticato e attaccato, sempre deludente nella percezione dell’altro. Ricordando che nessuno sta al mondo per rendere felice qualcun altro… E se così fosse sarebbe un problema…
3. DISCO ROTTO. Se proprio vuoi rispondere e immunizzarti dalle critiche altrui, trova una piccola semplice frase o espressione e ripeti solo quella come fosse un disco rotto (di quelli di tanti anni fa che si rigavano e ripetevano sempre la stessa traccia). Ad esempio, “non sono cose che ti riguardano”, “io scelgo come meglio credo”, “ho sbagliato e posso imparare”, “quando mi attacchi non ti ascolto…”.
Probabilmente tu conosci e adotti anche altre strategie, più o meno utili e sane, per fronteggiare critiche e giudizi. Molto bene. L’importante è mantenere il centro: tu puoi cambiare te stesso, come pensi e come agisci, a cominciare dal pensiero “non posso cambiare gli altri” e da ogni azione attraverso cui ti fai carico in prima persona della tua felicità…