Come si risolve e perché non si risolve un conflitto interpersonale

Quando qualcuno continua ad essere arrabbiato con te, ma non manifesta l’intenzione di affrontare le questioni in sospeso o irrisolte, continuando solo ad accusarti e colpevolizzarti per come ti sei comportato… Chiedigli cosa puoi fare per affrontare insieme la situazione, chiuderla, definirla, chiarirla per andare avanti o chiudere la relazione. E aspetta la risposta dell’altro…

Quando tu continui ad indugiare in accuse e colpevolizzazioni verso una persona per cui provi rabbia e dolore, dolore e rabbia, chiediti di cosa hai bisogno per affrontare seriamente la questione irrisolta e definire la vostra relazione, chiuderla o fare un salto di qualità. E chiedi all’altro cosa può fare per aiutarti in questa direzione…

Questo è ciò che fa l’adulto. Se non riuscite a farlo, allora si tratta di interrogare il “bambino ferito” dentro l’adulto. Dentro ciascuno di voi. Perché non riuscite a staccarvi dalla ripetizione dolorosa di rabbia, rancore, desiderio di vendetta, senso di ingiustizia, ecc.? Di cosa avete bisogno per affrontare in modo responsabile e maturo i motivi del contendere? Quali bisogni più o meno nascosti vi portano a sostare nella ripetizione dolorosa e inefficace
Rispondere a queste domande è il modo per trovare la strada, per divenire consapevoli di ciò che anima il conflitto e per scegliere cosa farne, assumendosi la responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte. Ignorare queste domande significa perpetuare la propria e l’altrui sofferenza.
Aspettarsi che tutto questo sia facile significa alimentare un’illusione tipicamente infantile; predisporsi ad affrontare la difficoltà della situazione significa sperimentarsi da adulto di fronte alle proprie paure per ampliare la propria capacità di scelta matura e responsabile.
Fortunatamente non si tratta di un percorso “tutto o niente”. Puoi cominciare a sperimentarti in qualche conflitto, in alcune aree di vita, per allargare successivamente la tua capacità di governare ogni tuo conflitto interpersonale e ogni fonte di frustrazione. Buon inizio…

Ansiagram

Oggi ti aiuto a scattare una fotografia della tua ansia. Chissà?!?! Potrebbe esserti d’aiuto per capire come funzioni. Per comprendere come “entri in ansia”. Potresti tenerla per te o anche condividerla, magari per farti aiutare a superare quei momenti… Per imparare “come uscire dall’ansia”. Esempi. L’ansia da appuntamento, per non perdere il treno. L’ansia da esame, per non restare indietro. L’ansia sociale, per non essere sulla bocca di qualcuno. L’ansia da stress, per non restare soffocato. L’ansia da prestazione, per non fallire. Quali altre ansie ti saltano in mente?
L’ansia, rispetto ad un evento che temiamo potrebbe accadere, è direttamente proporzionale alla gravità dell’evento temuto ovvero al potere dell’evento di minacciare o compromettere gravemente i nostri scopi (desideri, bisogni, obiettivi, sogni, ideali). Quanto è pericoloso quell’evento? Quale rischio correrei se si verificasse? Quali miei bisogni sarebbero minacciati? Quale grado di frustrazione dovrei fronteggiare? Ad esempio, quanto è grave l’evento “essere morsi da un cobra”?
L’ansia è anche direttamente proporzionale alla probabilità che l’evento temuto accada. A parità di gravità dell’evento, l’ansia è tanto maggiore quanto lo ritengo più probabile a manifestarsi. Quanto è probabile “essere morsi da un cobra”?
L’ansia, quindi, è anche direttamente proporzionale all’imminenza dell’evento. Quando accadrà? Quando mi morderà un cobra?

L’ansia è, invece, inversamente proporzionale alla capacità che abbiamo di tollerare, sopportare, affrontare il peso dell’evento. Lasciando stare il cobra, quanto riusciamo a sostenere il carico emotivo psicologico di un evento che temiamo è direttamente connesso alla nostra sensibilità a quell’evento ovvero al grado in cui quell’evento è per noi importante rispetto ai nostri scopi,valori e al nostro stile di vita. Per qualcuno, ad esempio, essere bocciati è una questione di vita o di morte per altri è poco più che un fastidio; per una singola persona l’essere giudicati incapaci su certe aree di vita è doloroso mentre lo è meno in altri ambiti: se mi dici brutto mi offendi se mi dici scemo mi è indifferente…

L’ansia è anche inversamente proporzionale alla possibilità che percepiamo di avere potere di riparare all’evento, di poterlo superare “verso un dopo possibile”. Insomma ci fa male ma non ci distrugge. Come un eucalipto, ci piega ma non ci spezza… Non ci sradica. Ne usciamo malconci, ma vivi e pronti a riprendere il nostro cammino dentro il nostro progetto di vita…
L’ansia, dunque, in estrema sintesi, è inversamente proporzionale al grado di controllo che crediamo di avere, a quanto percepiamo di poter influire sul corso degli eventi in modo favorevole nonostante l’evento accaduto. A quanto crediamo di farcela a riprendere il nostro cammino nonostante ostacoli e incidenti di percorso.

Il tutto all’interno di una personalissima sensibilità all’ansia, acquisita con la crescita, frutto della propria esperienza e storia di vita, una personalissima tendenza ad entrare in all’erta, anzi in allarme, per una, poche, molte o innumerevoli cose, aspetti ed eventi. Qualcosa che potremmo definire temperamento ansioso nella sua parte “naturalmente” presente fin dalla nascita e carattere ansioso nella parte “appresa” nel contesto delle proprie relazioni primarie.
Certo, quando proviamo ansia non riusciamo ad essere chiaramente consapevoli di questi costituenti. Conoscerli anticipatamente ci permette di governare la cosiddetta “ansia anticipatoria”, quella che compare in anticipo rispetto ad un evento “atteso, previsto come pericoloso e quindi temuto”. Conoscerli ci aiuta a prevenire e a gestire alcune se non tutte le situazioni per noi ansiogene fino a togliere loro questo potere di generare ansia. E fino a renderle disagevoli, ma affrontabili e sostenibili.

La coppia felice

La relazione di coppia ideale è quella con tanti partner quanti ne servono per realizzare i tuoi bisogni e desideri.
Le relazioni reali solitamente prevedono un unico partner che, per quanto meraviglioso possa essere e per quanto possa essere capace di soddisfare i tuoi bisogni e desideri, sarà, comunque, anche fonte di un qualche grado di frustrazione e delusione. Non sempre corrisponderà al modello che hai in testa e nel cuore. Anche se all’inizio puoi aver vissuto nell’illusione della perfezione.
È un po’ come “ricordati che devi morire…” Una verità tanto banale, quanto fondamentale, se la tieni a mente e ne fai guida ispirata del modo di vivere la tua relazione di coppia.
Hai bisogno di un partner sensibile, accogliente, rassicurante, protettivo, fedele, affidabile, stimolante, disponibile, romantico, appassionato, grande amante, generoso, comprensivo, intelligente, anche bello, ricco e simpatico. Che altro ancora? Insomma, capace di esaudire ogni tua richiesta, ogni tuo desiderio, ogni tuo bisogno.
Il tuo inconscio, inoltre, chiede che sia un po’ come mamma e un po’ come papà. E anche un po’ diverso da mamma e un po’ diverso da papà. Insomma cosa ti aspetti dal tuo partner? Come deve essere? Cosa stai chiedendo al tuo partner? Quanto il tuo partner reale è vicino al tuo ideale? E come te la vivi questa grande o piccola differenza tra come lo vorresti e come è?
In queste poche annotazioni sembra si possa trovare il segreto della coppia felice…
In cui è utile che tu smetta di aspettarti o addirittura pretendere che il tuo partner sia quello che deve essere per te… E inizi, invece, a scegliere con consapevolezza e responsabilità cosa vuoi farne della tua frustrazione, della tua delusione, della tua relazione.

Di più …di meno … di-verso

Immagina oggi di vivere una giornata in cui ti fai guidare completamente, assolutamente ed esclusivamente da ciò che vuoi. Da ciò che desideri e da ciò che vuoi fare per realizzare questi tuoi desideri…Il trionfo del principio di piacere!!! Immergiti totalmente in questa giornata così come la puoi immaginare e nota cosa succede dentro di te… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai… Magari pensi di farne la tua ispirazione per la tua giornata ideale e ti senti eccitato, entusiasta, al settimo cielo, in fibrillazione… O magari pensi (anche) che è una sciocchezza improponibile vivere in questo modo e ti senti uno scemo anche solo ad immaginarlo e provi delusione, dispiacere, rabbia… Nota cosa pensi… Cosa senti… Cosa fai… Nota quindi lo scarto tra questa tua giornata immaginata e una tua giornata tipo… Come è andata ieri o come solitamente vanno le tue giornate… Come le fai andare e come ti senti costretto a viverle…

Quindi immagina oggi di vivere una giornata giornata in cui ti fai guidare completamente, assolutamente ed esclusivamente da ciò che devi fare, da ciò che è giusto fare, da ciò che ti dice la tua coscienza, la tua morale, il grillo che parla solitamente dentro di te… Il trionfo del senso del dovere!!! Immergiti totalmente in questa giornata così come la puoi immaginare e nota cosa succede dentro di te… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai…Magari ti senti profondamente soddisfatto e integro per come sei in linea con la tua morale personale provando gioia ed orgoglio oppure ti senti profondamente stressato, frustrato, arrabbiato, malinconico anche perché continuamente minacciato dal senso di colpa… Nota cosa pensi… Cosa senti… Cosa fai… Nota quindi lo scarto tra questa tua giornata immaginata e una tua giornata tipo… Come è andata ieri o come solitamente vanno le tue giornate… Come le fai andare e come ti senti costretto a viverle…

Quindi immagina oggi di vivere una giornata in cui ti fai guidare completamente, assolutamente ed esclusivamente da ciò che vogliono gli altri, da ciò che ti chiedono e da ciò che immagini tu debba fare per accontentarli… Che trionfo!!! Immergiti totalmente in questa giornata così come la puoi immaginare e nota cosa succede dentro di te… Cosa senti… Cosa pensi… Cosa fai…Magari ti senti proprio contento di agire cercando di essere simpatico e ben voluto e cercando di evitare di essere giudicato egoista e sentirti colpevole oppure ti senti esausto perché nonostante tu abbia esaurito le tue energie non riesci mai ad accontentare tutti alla perfezione e magari non ti è restata nemmeno una briciola di tempo per prenderti cura di te anche perché non ti è rimasta la lucidità per capire cosa vuoi veramente, quali sono i tuoi bisogni e desideri più autentici… Nota cosa pensi… Cosa senti… Cosa fai… Nota quindi lo scarto tra questa tua giornata immaginata e una tua giornata tipo… Come è andata ieri o come solitamente vanno le tue giornate… Come le fai andare e come ti senti costretto a viverle…

Quindi fatti guidare dalla tua consapevolezza maturata finora per organizzare la tua giornata reale… Ora … Da adesso in poi… Cosa dovresti mettere di più… Cosa dovresti mettere di meno… Cosa dovresti fare di diverso… Nella tua giornata reale rispetto a quelle immaginate… Nota cosa pensi… Cosa senti… Cosa vuoi… Cosa fai… Quanto riesci ad andare verso la giornata che desideri… Quanto te lo permetti… Cosa te lo impedisce… Cosa devi fare per dirigerti verso la vita che desideri…

Anche Totò è stato un bambino innocente

Osserva lamento e giudizio come modalità comuni dell’attività quotidiana, anzi come le attività più comuni del quotidiano vivere e convivere. Lamentarsi di una realtà insoddisfacente diversa da come la desideriamo. Si tratti di cose o persone, si tratti di un lamento manifestato all’esterno o solo latente, dentro la persona, lamentarsi è sostanzialmente associato a giudicare quella realtà insoddisfacente perché non si adatta ai nostri desideri, non risponde positivamente ai nostri bisogni, non è come noi la vorremmo.

A questo lamentarsi giudicante si associano quindi una serie di emozioni. Rabbia, in primis, per… Ma anche tristezza per… Paura per… Senso di colpa per… Vergogna per… Disprezzo per… E altro ancora… Difficilmente emozioni positive sono compagne del lamento giudicante…

È fondamentale, dopo tanto lamentarsi, accedere al dolore… Alla propria ferita e sensibilità. La propria storia di vita ha tracciato i solchi della personale sensibilità a quelle frustrazioni, delusioni, mancanze, ingiustizie, violenze di cui ci lamentiamo.

E, alla fine, solo l’amore cura il dolore. Attribuire senso per smettere di giudicare, comprendere la ferita dolorosa dietro ogni comportamento, anche il più aberrante. Che non significa affrancare la persona da necessarie responsabilità rispetto al proprio agire, ma semplicemente incorniciare le azioni in un significato più ampio in cui possono trovare spazio anche l’amore e la gratitudine.

Queste 4 fasi così accennate (lamento giudicante, reazioni emotive negative, accesso al dolore, amore e gratitudine) delineano un possibile percorso di cura e di guarigione delle ferite. Anche dopo grandi frustrazioni e ingiustizie, delusioni e disperazione, si può superare un enorme dolore accedendo alla propria capacità di perdonare, amare ed essere grati. Un percorso di cura e di evoluzione personale…

4  ostacoli al cambiamento

Ti presento 4 grandi motivi che rendono difficile intraprendere un percorso di crescita personale o terapeutico o anche motivi che di fatto rendono inefficace ogni tentativo di reale, effettivo e duraturo cambiamento.

1. VOLER EVITARE IL CONTATTO DOLOROSO CON LA CONSAPEVOLEZZA. Guardare in faccia i problemi è difficile un po’ per tutti, spesso vuol dire riattivare ferite da cui spesso preferiamo fuggire. A volte è più facile raccontarsi realtà diverse da quelle che pure conosciamo bene, preferiamo o riusciamo solamente a reprimere; piuttosto che sentire le nostre emozioni, finiamo dunque per anestetizzarci dal nostro dolore, fino a perdere contatto con la nostra natura più autentica e vitale. L’anestesia, anche attraverso le forme più svariate di dipendenza, può essere utile a breve termine, ma a lungo andare è un modo per autodistruggerci.
La psicoterapia è un invito al contatto emotivo liberatorio e trasformativo. Un invito al coraggio nonostante la paura.

2. CONTINUARE A DARE LA COLPA dei propri problemi ALL’ESTERNO piuttosto che mettersi in discussione e assumersi la piena responsabilità di come stiamo contribuendo alla nostra sofferenza. Sarebbero gli altri i colpevoli della nostra sofferenza. Sono gli altri che dovrebbero cambiare. In realtà, non si tratta di sentirsi in colpa o di giudicarci colpevoli del nostro dolore, il senso di colpa è della “mente infantile”. Si tratta piuttosto di cominciare finalmente ad assumerci la responsabilità “adulta” di quello che pensiamo e facciamo per contribuire ora, come in passato, alla nostra infelicità. Come sarebbe per te se le critiche che ricevi fossero fondate e ti potessero aiutare a capire meglio te stesso per agire in modo più utile ed efficace rispetto ai tuoi bisogni ed obiettivi? Come sarebbe per te se i tuoi difetti fossero proprio veri e ti aiutassero a comprendere come migliorare la tua capacità di realizzare i tuoi desideri? Come sarebbe per te se ti prendessi la responsabilità dei tuoi errori in modo da favorire incontri e relazioni per te più soddisfacenti?
Comunque, se non siamo colpevoli del nostro passato, siamo sicuramente responsabili del nostro agire presente e futuro.
La psicoterapia è un invito alla responsabilità adulta; nonostante la ferita che ci portiamo dentro, ad attivarci per cambiare in prima persona.

3. MANTENERE LA CONVINZIONE CHE “NON È POSSIBILE CAMBIARE”. Mantenere la convinzione che “io sono così di carattere e non ci posso fare niente”, “così sono nato e così morirò”. Mantenere convinzioni rigide sull’immodificabilità del destino scritto per ciascuno di noi.
La psicoterapia è un invito a comprendere cosa è possibile cambiare rispetto a cosa siamo invece impotenti. Per essere saggi da capire la differenza e coraggiosi per impegnarci con tutte le nostre risorse a dirigere la nostra vita verso le mete desiderate. Un percorso che richiede impegno disciplinato, pazienza, creatività e rigore.

4. PENSARE CHE IL CAMBIAMENTO SIA UNA PERDITA DI IDENTITÀ, viverlo come uno sconvolgimento della personalità, spaventarsi di poter diventare “qualcun altro” … Il cambiamento in realtà non è on/off, tutto o niente, felice o infelice, sano o malato. Né significa adattarsi a cosa e come gli altri vorrebbero per noi. Il cambiamento è un processo di apprendimento, ciascuno lo realizza a suo modo e a suo tempo.
La psicoterapia è un invito a camminare al proprio ritmo, un passo alla volta, a scegliere in base ai propri bisogni, ad affrontare la vita come più liberamente ci aggrada, a scoprire come si preferisce condurre la propria vita indipendentemente da chiunque voglia imporci la sua volontà…

Comprendere quanto ci imprigionano questi 4 grandi motivi è già un passo decisivo per l’evoluzione personale…

Il nucleo depressivo

Sei depresso!?! Ma che ti manca? Quante volte lo hai sentito o pensato, di te o di altre persone?!
C’è una depressione come reazione fisiologica a qualcosa di doloroso, una perdita, un lutto, una separazione, un fallimento o qualche esperienza simile. È una reazione di tristezza, angoscia e altre emozioni dolorose che in un certo arco di tempo passano, quando hanno svolto la loro funzione sana di far confrontare la persona con ciò che è accaduto nella sua vita per poi riadattarsi e tornare a vivere in direzione della propria idea di vita felice e che vale la pena di essere vissuta…
C’è, invece, una depressione che non è così “facilmente” spiegabile e comprensibile. È la depressione della persona che entra in un tunnel senza luce dove diventa difficile trovare il senso, il significato, la direzione. Cosa sta accadendo nella mente del depresso che non riesce a superare la reazione fisiologica ad un momento o esperienza dolorosa? Anzi, a volte, addirittura, nemmeno si riescono a rintracciare i “motivi dolorosi” della depressione.
Ciò che manca al depresso non è ciò che ha perso (persona, situazione, condizione, la stima di sé, la stima da parte degli altri, ecc.) o ciò rispetto al quale ha fallito o si sente fallito. Al depresso manca la sensazione, l’idea e la possibilità avvertita internamente di poter vivere anche senza ciò che ha perso. Ovvero ha perso questa sensazione o prospettiva di “un dopo possibile” nonostante la perdita e/o il fallimento. Manca la sensazione di poter essere felice anche se ha fallito. Manca la possibilità, non avvertita internamente, di poter vivere la propria vita di qualità anche se non è perfettamente corrispondente a come la vorrebbe… A come era prima… A come sarebbe giusto che fosse… A come è quella degli altri…
Ogni percorso di cura della depressione deve arrivare a toccare questo nucleo essenziale del depresso, per aiutarlo a farci i conti come non ha ancora fatto, invece che farsi sovrastare da questo manto oscuro che non rende possibile né praticabile, anzi nemmeno pensabile, un “dopo”.