Quando hai veramente deciso di cambiare

La decisione di cambiare prevede di fare un CONTRATTO CON SE STESSI. Un accordo tra la parte di sé che DESIDERA GUARIRE, crescere e migliorare e una parte che “resiste”, SI OPPONE, ha paura, non ha voglia, vuole continuare a prendersi i benefici secondari della sofferenza.
Quindi, dopo aver fatto chiarezza sulla tua sofferenza e sui suoi significati, sui tuoi desideri e sugli obiettivi che vuoi perseguire, devi IMPEGNARTI CON TE STESSO a FARE QUELLO CHE C’È DA FARE…
Significa essere consapevole di quello che ad un certo punto “devi fare” e “puoi fare solo tu”.
Significa prenderti la responsabilità in prima persona di “uscire dalla ripetizione” del tuo dolore, dei tuoi schemi nocivi e dei tuoi deleteri comportamenti abituali.
Significa “agire diversamente da come hai sempre fatto“, si tratti di smettere o di cominciare a fare.
Significa “esporti alle possibili conseguenze negative” del tuo comportamento nuovo, esporti alle reazioni degli altri (critica, rifiuto, chiusura, freddezza, allontanamento, ecc.) e alle tue reazioni interiori (dolore, paura, senso di colpa, vergogna, ecc.).
Significa avere “fiducia che molte conseguenze saranno positive“, gli altri saranno meno ostili e giudicanti di quanto credi da una vita, tu potrai provare sorpresa, eccitazione, curiosità, entusiasmo.
Significa che quando hai deciso veramente di cambiare… Hai deciso di essere disposto a innumerevoli fallimenti… Fino a quando riuscirai!!!

Quando cambi

CAMBI QUANDO SPEZZI UN’AZIONE ABITUALE che da troppo tempo continui a mettere in atto. Forse ti porta dei vantaggi, forse avrà un senso e uno scopo. Certamente ti procura più danni di quanti benefici ti arreca, sicuramente ti crea più problemi di quanti te ne risolve. Pensa, ad esempio, alle tue abitudini alimentari, a come gestisci il tempo, a come sei abituato a trattare gli altri e a farti trattare.

CAMBI QUANDO ADOTTI UN NUOVO PUNTA DI VISTA, una nuova prospettiva sulle cose che finora ti sono sembrate sempre le stesse, quando sviluppi pensieri divergenti rispetto al solito modo di considerare la realtà. Un nuovo sguardo sul senso delle cose, sul comportamento delle persone, sul tuo personale agire, pensare e sentire. Prova, ad esempio, a “cogliere i bisogni” dietro il comportamento “sbagliato” o “inadeguato” di una persona. Non per giustificare. Per comprendere. Prova, ad esempio, a trovare almeno 5 motivi o bisogni per cui fai quello che fai in certe specifiche circostanze; prova a rispondere più volte alla domanda “perché faccio quello che faccio?”

CAMBI QUANDO SENTI DIVERSAMENTE. Quando non ti spaventano più certe possibilità o le metti in conto come evenienze che seppure dovessero realizzarsi le potrai sostenere ed affrontare. Quando sei riuscito a trasformare la rabbia in azioni efficaci per soddisfare i tuoi bisogni, quando le cose che prima ti facevano arrabbiare ora riesci ad accettarle, quando la rabbia per gli altri che ti deludono sei riuscito a trasformarla in profonda comprensione e rispetto del modo in cui l’altro cerca di cavarsela nel mondo. Quando la tristezza e il vuoto lasciano il posto a nuovi progetti sostenibili per creare la tua vita felice, anche senza le persone che non ci sono più e le cose che hai perduto. Quando hai trasformato il senso di colpa in senso di responsabilità. Quando smetti di vergognarti per quello che non sei e cominci a valorizzare le qualità che hai e la persona che sei. Quando hai versato l’ultima lacrima del tuo dolore e sei più sereno e saggio. Quando senti legittime anche parti di te “brutte, sporche e cattive” senza per questo farne guida del tuo agire e dei tuoi scopi di vita. Quando ti senti ok anche se non sei perfetto. Quando finalmente ti senti grato per quello che ogni giorno illumina la tua vita.

CAMBI QUANDO…

Mantra della ferita

Quando ti senti assalire dal dolore più disperato per come si è comportato un tuo genitore o un altro adulto che ti ha maltrattato o abusato in qualche modo e grado … o quella volta in cui …

Quando ti senti preda della rabbia più intensa ricordando quella volta in cui tua madre ti lasciò da solo… tuo padre ti rinchiuse nella stanza al buio … o quella volta in cui …

Quando ti senti tremare dalla paura più agghiacciante che ti riporta a quando da bambino vedevi i tuoi genitori litigare ferocemente… o quella volta in cui …

Quando ti senti avvolgere da una cupa tristezza ripensando ai tuoi genitori che non si prendevano affatto cura di te … o quella volta in cui …

Quando l’angoscia pervade tutto il tuo corpo rievocando l’impotenza che vivevi di fronte alla violenza dei grandi … o quella volta in cui …

Quando ti senti umiliato e pieno di vergogna come quando da piccolo i tuoi genitori parlavano davanti a tutti delle tue “piccole debolezze da bambino” … o come quella volta in cui …

Quando ti senti in colpa se fai qualcosa che non piace a qualcuno a cui vuoi bene in maniera simile a tante tante volte in cui eri terrificato dallo sguardo rimproverante di tua madre e di tuo padre … o come quella volta in cui …

Quando ti senti vittima del destino che ti ha regalato quel padre e quella madre…

Comincia a recitare come un mantra purificatore “NON CE L’HA FATTA… ERA IL SUO LIMITE!”

NON CE L’HA FATTA a comportarsi come avrebbe dovuto… ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a proteggermi … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a prendersi cura di me … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a rispettarmi … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a riconoscere e considerare il mio punto di vista … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA a guidarmi e sostenermi … ERA IL SUO LIMITE!

NON CE L’HA FATTA … ERA IL SUO LIMITE!

Recita il mantra tutte le volte che vuoi e senti l’effetto che fa …

Recita il mantra su tutte le sensazioni, le emozioni, i ricordi che vuoi e senti l’effetto che fa …

Oltre ogni giudizio e colpevolizzazione, oltre ogni vittimismo e impotenza, questo mantra può fornirti un accesso molto utile per te alla tua ferita… per riconoscerla… legittimarla… curarla…

Tre modi di reagire alla ferita… Ed altre possibilità

Ci sono tre tipiche reazioni di fronte al proprio malessere, alle relazioni problematiche attuali e al bambino ferito che ci portiamo dentro e che governa inconsciamente quello che succede oggi. Tutti quanti noi ci possiamo ritrovare ad adottarle tutte, al tempo stesso ciascuno di noi finisce per averne una come modalità dominante o prevalente di far fronte alla personale sofferenza.

ANESTESIA. Quando eviti il contatto con le emozioni che provi, quando cerchi di spegnerle, abbassarne il volume, soffocarle. Quando fai finta che vada tutto bene. Quando sminuisci il livello della tua sofferenza.

PASSIVITÀ. Quando hai facilità a trovare e sentire il tuo dolore, assumendo atteggiamenti che assomigliano ad una resa o rassegnazione passiva di fronte a quello che ti è successo, che continua a ripetersi nelle relazioni attuali e che credi non cambierà mai.

CONTRASTO. Quando combatti contro la tua sofferenza, purtroppo finendo per alimentarla. Passi al contrattacco con l’idea, più o meno consapevole, di liberarti dell’aggressore, di attaccare chi senti responsabile della tua sofferenza. Di fatto, continui solo ad acuire il tuo stato di stress emotivo.

Queste tre modalità possono essere utili se non adottate in maniera esclusiva. Possono essere importanti in certi momenti, ma limitati nel tempo. Poi devono lasciare il passo alle altre strategie di regolazione emotiva, in modo da trovare “un’adeguata integrazione”, riuscendo ad attingere a ciascuna modalità per affrontare il proprio dolore e curarlo, per trasformarlo in qualcosa di meno angosciante e limitante.

Chi tende a tenersi lontano dalla propria sofferenza deve imparare gradualmente, ma costantemente, ad avvicinarsi ai nuclei più dolorosi e rabbiosi del suo sentire. Deve legittimare ogni emozione che prova: l’emozione è parte vitale di noi che ci informa di cosa non va e di cosa dobbiamo correggere per stare meglio. È importante quindi imparare a riconoscere quando siamo spaventati e cercare rassicurazione; quando siamo tristi e cercare consolazione; quando siamo arrabbiati e cercare protezione e aggiustamento delle cose. E così via per ogni emozione. L’emozione, “contattata appieno”, può allora essere modulata nella sua intensità e regolata nella sua espressione.

Chi tende a sguazzare nel dolore è importante che impari anche a mandarlo fuori di sé, ad attraversarlo per superarlo e lasciarselo per sempre alle spalle. Anche il dolore più intenso può essere lenito, anche la ferita più profonda può avvicendarsi con la possibilità di un futuro più luminoso.

Chi tende a bruciare di rabbia è bene che inizi a creare oltre che distruggere, ad accedere realmente ai propri bisogni insoddisfatti e impari a chiedere per essi in modo sano ed utile. Altrimenti resta solo il senso del conflitto e la sconfitta perenne che rinnova la frustrazione, la delusione, l’ingiustizia e il danno.

Ecco un esercizio di esplorazione per favorire la tua consapevolezza…

Pensa a situazioni attuali per te fonte di malessere, sofferenza, frustrazione, delusione.

Cerca di capire come tendi a reagire.

Individua i benefici e i limiti di questa tua modalità tipica…

E inizia a praticare anche le altre due …

E altre ancora…

L’applauso di una sola mano

Ogni persona nella vita ha un bisogno fondamentale di sentirsi amato e accettato… Fondamentale nel senso che è un bisogno che costituisce le “fondamenta” dell’identità, della stima di sé e del sentirsi degni di amore e felicità… Bisogno più o meno intenso e consapevole, anche in base a come sono state le esperienze dei primi anni di vita…
Insomma un bisogno di sentirsi amati e accettati… “Incondizionatamente” … Senza se e senza ma… Oltre ogni sì, però… Anche se l’amore e l’accettazione “incondizionati”, a volte o spesso, assomigliano all’applauso di una sola mano…
La vita quotidiana mette a dura prova, infatti, questo sentirsi amati senza condizioni… Ogni comportamento viene giudicato come più o meno adeguato a “come dovrebbe essere” e questo è necessario e anche utile affinché ciascuno di noi impari ad avere comportamenti efficaci ed efficienti, al lavoro o nei vari ruoli affettivi… Il problema sorge quando scambiamo il giudizio sul nostro comportamento come un giudizio su noi come persona, quando confondiamo una nostra azione “brutta” col sentirci “brutti” e sporchi e “cattivi”…
La storia di vita di ciascuno di noi, chi più chi meno, è piena di episodi in cui siamo stati lontani dal sentirci accettati totalmente…
La quotidiana lotta per riuscire a realizzare la vita che vogliamo ci sfida continuamente su questo piano: fin da piccoli abbiamo imparato a competere per briciole d’amore e stima…
Lottiamo per essere i primi, i migliori, o perlomeno per ottenere un successo per noi gratificante, per superare qualcuno, per superare noi stessi. Infatti, potremmo dire che il migliore è chi si migliora sempre… anche se nella vita c’è chi è più bravo di qualcun altro … più forte di .. e più capace di… chi è migliore di…
In ogni ambito di vita c’è chi arriva primo, chi arriva secondo, chi arriva ultimo e comunque possiamo dire che il migliore è sempre chi si migliora sempre…
L’ambizione, la competitività, la ricerca dell’eccellenza e del primeggiare allora sono valori fondamentali che possono guidare la persona verso risultati importanti nei diversi ambiti di vita. Sempre ben consapevoli di due aspetti. Fondamentali.
Primo. C’è una giusta misura per cui quel valore diventa dis-valore, disfunzionale. La competitività che diventa aggressività, violenza, sopraffazione, assenza di ogni scrupolo e limite morale. L’ambizione sfrenata in un certo ambito, esempio lavorativo economico, che porta a trascurare ogni altra area di vita: niente famiglia, niente amici, niente affetti, niente svago.
Secondo. Comunque sia, la prestazione, anche la ricerca ambiziosa del primato assoluto, non riguarda la ricerca dell’amore e dell’accettazione che “dovrebbero” essere incondizionati, indipendenti dal successo ottenuto o dalla performance … Consapevolezza necessaria per sentirsi amati e accettati… a prescindere …
Quando la persona arriva ad “amar-si” e “accettar-si”, ad amar sé e ad accettar sé, nonostante errori e imperfezioni, delusione e fallimenti, dolori e rabbie, ha finalmente trovato la seconda mano… Non tanto o non primariamente per applaudirsi… Quanto per accarezzarsi e farsi accarezzare… Per abbracciarsi e farsi abbracciare… Per sentire quell’amore primario… Senza se e senza ma!!!

Datti il permesso

Il corpo malato e la psiche sofferente sono il canale di accesso alle emozioni represse. Le emozioni dolorose segnalano i bisogni frustrati. Dai bisogni insoddisfatti è possibile rintracciare relazioni dolorose. Le relazioni dolorose sono l’origine delle scelte individuali. Ciò che abbiamo cominciato a praticare da piccoli per sopravvivere nel posto dove siamo capitati è diventato ciò di cui siamo diventati esperti. La nostra esperienza è il nostro copione, il nostro progetto distorto di felicità. Il copione è ciò che abitualmente esprimiamo: come pensiamo, come ci comportiamo, come incontriamo gli altri, come tendiamo a costruire relazioni.
L’incontro terapeutico, individuale e in gruppo, è l’incontro tra persone dove il singolo individuo mette sotto una lente di ingrandimento tutta la sua storia, la sua personalità, le sue abitudini, le sue decisioni antiche, le sue scelte attuali. Nella relazione terapeutica, accogliente, protetta, sicura, non giudicante, “diversa in qualche grado e forma dalle relazioni delle origini e anche da quelle attuali”, ricominciando dal sentire le sensazioni e le emozioni, legittimando i propri sentimenti, vissuti e pensieri, imparando a superare le paure di morte, solitudine, rifiuto e abbandono, la persona comincia a “riemergere dalle ceneri” di quella che è sempre stata e comincia a “sperimentare nuove scelte possibili”, rivivificando parti sepolte di sé, parti sane, creative, vitali, energizzanti. Questa è l’essenza del cambiamento, questa è la traccia del percorso di crescita e sviluppo personale, questa è una nuova possibilità che ogni persona si può dare.

È facile… Se sai come farlo… E se inizi a farlo…

Nel campo della crescita personale esistono due atteggiamenti diffusi per promuovere il cambiamento personale.
Uno che ti esorta a smettere. SMETTILA!!! Smettila di fumare, di mangiare male, di rimandare, di preoccuparti, di arrabbiarti, di incaponirti, di inseguire la perfezione, di colpevolizzarti, di giudicare, di lamentarti, e via così…

L’altro, invece, è il COME SI FA… O la sua variante COME PUOI… Come farsi mille amici… Come parlare al capo… Come risolvere i problemi di coppia… Come organizzare una vacanza in tenda… Come puoi diventare più assertivo… Come puoi perdere peso senza perdere entusiasmo… Come puoi imparare a scalare in sette mosse… E via così… Atteggiamento sostenuto da una comunicazione che vuole mandare al tuo inconscio il messaggio che “puoi farlo” … Che c’è un metodo, un modo, strategie e strumenti per te accessibili. Atteggiamento solitamente accompagnato dalle espressioni “se lo vuoi veramente” e” se lo fai”…
Della serie è facile SMETTERE di… se sai COME FARLO … E se inizi a farlo… Una variante della verità del piffero!
Anche questo blog è pieno di articoli che invitano a smettere… o a cominciare… usando varie strategie mentali e comportamentali.
Spesso mi ritrovo a dire anche ai miei pazienti, in momenti precisi del loro percorso: “fai questo o quest’altro e vedi l’effetto che fa”. Questa esortazione, quando la persona è pronta a riceverla e a mettersi in gioco come non ha fatto fino a quel momento, è molto potente perché contiene diversi messaggi, possibilità e ingredienti per il cambiamento e la crescita personale:
Lo puoi fare…
Puoi farlo ora…
Puoi verificare quello che funziona e i risultati che ottieni…
Puoi verificare quello che non funziona e le informazioni che ne puoi trarre per aggiustare il tiro…
Puoi conoscere le tue paure, i tuoi limiti, le tue resistenze al cambiamento…
Puoi conoscere i bisogni che ti portano a restare aggrappato alle solite modalità, abitudini e dipendenze…
Puoi scegliere con maggiore consapevolezza… Puoi scegliere il prezzo da pagare e quello che non vuoi pagare…
Puoi renderti conto di quello a cui non vuoi rinunciare e di quello che sei disposto a lasciar andare…
Puoi agire in modo responsabile, concreto ed efficace…

Focalizza, dunque, ora qualcosa che vuoi smettere di fare o qualcosa che vuoi cominciare a fare…
Cerca di capire di cosa hai bisogno per attivarti, di quali strumenti e strategie…
Cercale…
Inizia ad agire …