Il paradosso della ricerca di sicurezza

Succede qualcosa. O semplicemente la pensi, la immagini, la prevedi… Provi ansia e paura. Cerchi riassicurazioni. Ottieni rassicurazione a breve termine, ma un aumento dell’ansia e del bisogno di rassicurazione. E ricomincia il circolo vizioso che alla ricerca di rassicurazione finisce per aumentare la tua ansia o paura.
Oltre il danno la beffa.

Che fare? Due strategie.
1. Prova ad astenerti dal tentativo fallimentare di ricercare una rassicurazione che non arriva mai. Provando e riuscendo ad astenerti dalla ricerca di rassicurazione, almeno per un po’, riuscirai a cogliere meglio i tuoi stati mentali (pensieri, emozioni, sensazioni somatiche) che ti guideranno verso strategie e soluzioni realmente efficaci per regolare la tua ansia o paura.
2. Riconosci le tue distorsioni di pensiero che nelle svariate forme possono ricondursi a due fondamentali:
– Vuoi controllo assoluto e nessuna incertezza!
– Vuoi che tutto sia perfettamente corrispondente ai tuoi bisogni e desideri!

Ecco allora: prova a vivere, agire, pensare fuori da questi due recinti che ti sei costruito intorno. Quando imparerai a scegliere di agire fuori dall’aspettativa/pretesa che tutto sia perfetto e sotto il tuo controllo assoluto, allora, con molta probabilità, imparerai a creare la tua vera realistica serenità.
In fin dei conti, si tratta di insegnare ai tuoi sogni a comunicare con la realtà…

L’autostima è servita!

Se è vero che ogni errore è un’occasione per imparare abilità e affinare capacità possedute…
Se è vero che l’importante è rialzarsi una volta in più di quante volte si è caduti…
Se è vero che non esistono fallimenti ma esistono solo esperienze da cui apprendere e crescere…
Se è vero che un insuccesso è comunque un risultato per capire cosa va migliorato, cosa va tralasciato e cosa va potenziato…
… Allora perché è così facile distruggere la propria autostima e il senso del proprio valore a fronte di esperienze dolorose di frustrazione, delusione, fallimento rispetto alle aspettative iniziali?
La risposta va cercata nell’equazione soggettiva interiore, più o meno consapevole ed emotivamente carica, per cui la parte sta per il tutto o ancora meglio un comportamento sta per l’intera persona o ancora un’esperienza negativa macchia l’intera persona in modo negativo, doloroso, fallimentare e indelebile.
Su questa equazione si lavora in terapia. Per rivisitarla con la testa, per comprenderla col cuore, per riconsiderarla con tutto il corpo. Per riscriverla. Fino a quando la persona non solo si convince, ma arriva a ‘sentire profondamente’ che nessuna esperienza fallimentare, nessun rifiuto, nessun giudizio possono mettere in discussione il valore incondizionato di sé come persona…

Di che colore sono le tue relazioni?

Tu puoi scegliere che tipo di rapporti avere con gli altri, ma tu non puoi cambiare gli altri.

Pensa ad alcuni tuoi rapporti e nota cosa noti…
Da quali emozioni sono solitamente caratterizzati… Cosa ti fa arrabbiare… Cosa ti rende felice in quel rapporto… Cosa ti rattrista… Cosa ti preoccupa in quel rapporto…
Le emozioni sono il colore del rapporto.
Le emozioni ti segnalano cosa va e cosa non va nel rapporto. Cosa vorresti cambiare, cosa vorresti migliorare, cosa vorresti potenziare in quel rapporto. Cosa vorresti… E cosa dovresti fare per colorare quel rapporto come più ti aggrada… Cosa dovresti fare tu e cosa non dovresti fare … Cosa puoi fare e cosa non puoi fare … Ad esempio, puoi parlare, puoi dire come ti senti, puoi esprimere cosa ti piacerebbe, puoi proprio fare una richiesta specifica: io vorrei… E poi ti devi fermare e aspettare la risposta dell’altra persona.
Aspetta la risposta, ma attento alle tue aspettative verso l’altra persona. Le aspettative e le sorelle cattive, le pretese, possono essere per te e per la relazione piuttosto pericolose… Lo sai: aspettarsi è lecito come anche rispondere in modo diverso dalle aspettative altrui… Pretendere è sempre rischioso, perché di fatto stai obbligando l’altro a darti ciò di cui hai bisogno; pochi rapporti funzionano bene se basati su chi obbliga e chi esegue. Possono funzionare a breve termine, ma a lungo andare la relazione si avvelena.
Allora, consapevole che tu hai abbastanza controllo su ciò che fai, ma scarso potere su ciò che fa l’altro, inizia a notare le tue aspettative e le tue pretese e trasformale in “semplici” espressioni di desideri, bisogni e richieste. E soprattutto, mentre speri di ricevere risposte positive, mettiti anche nella giusta disposizione d’animo per accettare anche quelle negative…
Il futuro di quella relazione sarà una conseguenza di questo tuo atteggiamento…

Tu non puoi cambiare gli altri, ma tu puoi scegliere che tipo di rapporti avere con gli altri.

Autoregolazione

Un problema che molto spesso mi riferiscono le persone è l’esaurimento psicofisico da sovraccarico. Sovraccarico di attività, compiti, impegni, doveri. Ad esempio, le situazioni più diffuse: un genitore coi figli, un dipendente/collaboratore col capo, una persona remissiva e compiacente con un’altra invadente e richiedente… A volte anche un figlio coi genitori o tra partner o tra amici. A volte, ancora, con noi stessi siamo molto esigenti, pieni di pretese perfezionistiche, non ci accontentiamo mai delle nostre prestazioni.
Ecco allora tre strategie concrete e coordinate per ridurre il nostro esaurimento e migliorare il nostro benessere.
1. CAPIRE TUTTI, MA NON FARSI CARICO DI TUTTI E DI TUTTO. Comprendere la legittimità del bisogno altrui, imparando contemporaneamente a legittimare i propri bisogni, prima di arrivare all’esaurimento.
2. METTERE CONFINI. Esterni (agli altri) e interni (le pretese che abbiamo verso noi stessi). Riconoscere il proprio limite prima di esaurirsi e scoppiare. Dire qualche no in più, imparando a sciogliere i sensi di colpa.
3. IMPARARE A CHIEDERE oltre che a dare, a prendersi cura di sé oltre che degli altri, a prendersi cura di certi nostri bisogni e piaceri trascurati oltre che dei soliti bisogni legati al dovere.
Insomma, alla fine, si tratta di cominciare a riscrivere, in modo consapevole e responsabile, le regole della tua vita, le regole nelle relazioni e nei tuoi comportamenti.
Oddio! E poi che succederà?
Quello che succederà… Lo affronterai… Imparerai ad affrontarlo forte delle energie recuperate…

E che avrò detto mai!?

Spesso succede qualcosa e reagiamo in modo aggressivo. Se non fisicamente, almeno psicologicamente, ad esempio esprimiamo critiche feroci, giudizi severi, rimproveri sprezzanti a chi ci ha detto o fatto qualcosa.
A volte, è chiaro l’accaduto e anche come lo abbiamo vissuto: qualcuno ci ha offeso o insultato o danneggiato o per prima criticato ingiustamente o svalutato o minacciato o deluso o qualcos’altro che può rendere alquanto comprensibile il senso della nostra reazione di contrattacco e di difesa, di autoprotezione fisica e psicologica. Ci vogliamo far rispettare e non accettiamo che qualcuno ci tratti in quel modo.
In altri casi, la questione è un po’ più misteriosa, enigmatica. Né noi né l’altro sappiamo spiegarci in maniera chiara cosa è successo, cosa ha determinato la nostra reazione che sembra spropositata. Siamo impazziti? Abbiamo perso il controllo? Siamo permalosi fino alla sospettosità paranoica?
“E che ti ho detto cotica!?” si dice dalle mie parti… Probabilmente in altri luoghi esistono altri modi e linguaggi, ciascuna persona ne può trovare uno almeno, per esprimere sconcerto, a volte sdegnoso, a volte paura e rabbia, di fronte alla reazione eccessiva e di primo acchito incomprensibile.
In questi casi, è utile interrogare il nostro mondo interiore. Cosa mi ha attivato quello che l’altra persona ha detto o fatto? Cosa ho provato, quali emozioni e sentimenti? Cosa ho pensato? Quali bisogni ho sentito frustrati? Quali scopi ho immaginato compromessi? Qual è stata la ‘minaccia’ che ho vissuto?
Queste domande e simili, trova le tue, possono veramente illuminare ciò che all’inizio era completamente oscuro e soprattutto possono aiutare la persona a governare meglio quella frustrazione all’interno della relazione. Ad esempio, imparando a dire come si è sentita, cosa avrebbe desiderato, come avrebbe voluto essere trattata…

Necessariamente e assolutamente

Perché dovresti essere necessariamente e assolutamente promosso e, invece, essere bocciato sarebbe una orribile, insopportabile catastrofe che dimostrerebbe che sei una persona priva di valore e destinata ad una vita insignificante?

Perché ti dovrebbe dire necessariamente e assolutamente sì e, invece, se lei/lui ti dicesse no sarebbe un orribile, insopportabile rifiuto catastrofico che dimostrerebbe che non sei una persona interessante e che certamente ciò sarà per te l’inizio della solitudine perenne?

Perché il tuo capo dovrebbe necessariamente e assolutamente accettare la tua richiesta (aumento, trasferimento, ricollocazione, ecc.) e, invece, se non l’accettasse, sarebbe per te un’orribile, catastrofica, insopportabile onta vergognosa che dimostrerebbe il tuo scarso valore e la fine di ogni possibilità di carriera?

Perché il tuo amico avrebbe necessariamente e assolutamente dovuto invitarti alla festa e, invece, non avendoti invitato, ti ha messo in un’orribile, insopportabile, catastrofica situazione di esclusione e derisione da parte degli altri fino al punto che credi che da ora in poi sarai lo zimbello di tutta la compagnia (ammesso che non ti escludano)?

Perché un’esperienza per te frustrante e deludente, assolutamente diversa da come avresti voluto fosse e avrebbe dovuto essere, è per te una orribile, insopportabile catastrofe che sta a significare quanto di più negativo per te come persona (brutta, sporca, cattiva, sfortunata, indegna, non amabile) fino al punto di considerarla l’inizio di una serie di pesanti dolori e guai infiniti?

Perché ciò che è solo l’inizio è per te l’inizio della fine?

Insomma 4 domande sono fondamentali e, soprattutto, le risposte che dai a te stesso possono indirizzarti verso la sofferenza o la serenità:

  1. Perché e cosa SAREBBE DOVUTO assolutamente succedere di diverso da ciò che è accaduto?
  2. Perché e cosa rende INSOPPORTABILE ciò che ti è accaduto?
  3. Perché e cosa rende CATASTROFICO ciò che ti è accaduto?
  4. Cosa significa per te, per la PERSONA CHE SEI, ciò che è accaduto? 

Nota le risposte che solitamente dai a queste domande, che anche tu, in un modo o nell’altro ti sarai trovato a farti… E nota l’effetto che hanno sul tuo umore, sui tuoi stati d’animo, sui tuoi comportamenti…

Prova a dare risposte più utili per te, per raggiungere veramente i tuoi scopi di vita, e verifica cosa ottieni…

MUSTURBATIONS

La nostra mente è un albero pieno di nidi. La nostra mente è piena di dovrei, dovresti, dovrebbe, dovrebbero.
Il dover essere si annida dappertutto. Nei nostri pensieri, nelle nostre comunicazioni, nei rapporti interpersonali, nel nostro quotidiano vivere. Guidati da aspettative, più o meno consapevoli, su come dovrebbero andare le cose.
Guidati da pretese su come assolutamente e necessariamente … Io tu egli ella noi voi essi dovrebbero essere… (Dovevo proprio metterla questa). Lo psicoterapeuta americano Ellis le chiamava MUSTURBATIONS.
I nidi sono belli e sono anche utili, rendono l’albero canterino, gioioso, vitale. Possono però diventare nocivi, dannosi, se troppi e di natura pericolosa, feroce.
È importante essere guidati da ambizioni, autodisciplina, forza di volontà, dedizione allo sforzo, con un impegno concreto orientato dai nostri valori e scopi consapevoli.
È pericoloso quando il giusto e sano impegno diventa missione impossibile, perfezionismo tossico, necessità assoluta di raggiungere i propri obiettivi, oltre ogni altra considerazione, ad esempio di salute personale e di rispetto degli altri.
Dove sta la felicità? Probabilmente, per non dire certamente, non sta nella ‘onnipotente ricerca di perfezione’.
Dove sta la felicità? Ognuno ha la sua idea, ognuno la sua strada. Tra ciò che “dovrebbe essere” e ciò che “posso accettare che non sia proprio così”.

Dentro e fuori dal lockdown. Se lo conosci lo padroneggi

Uno dei primi obiettivi di ogni percorso di consapevolezza, cambiamento e cura di sé è imparare o potenziare l’abilità di osservare i propri stati mentali: pensieri, emozioni, sensazioni somatiche (automonitoraggio).
In particolare, è utile identificare gli stati mentali che precedono e che in qualche modo innescano sintomi (attacchi d’ansia, umore depresso, ossessione, ecc.) e comportamenti problematici (impulsi, compulsioni, abitudini dannose, comportamenti aggressivi, comportamenti di evitamento, ecc.).
Ancora più specificamente, è importante dare un nome preciso a determinati stati mentali dolorosi o disfunzionali in modo da riconoscerli con più facilità quando arrivano e quindi riuscire meglio a padroneggiarli. Ad esempio, nomi quali: vuoto, angoscia, furia, disperazione, impotenza, blocco, ecc.
Padroneggiarli in 4 modi almeno:
1. Regolando le emozioni più intense. Esempio: attraverso esercizi e tecniche corporee ed immaginative, producendo sensazioni di calma e conforto che aiutano a recuperare lucidità e capacità di ragionamento, ma anche sensazioni di forza ed energia quando necessario riattivarsi da un senso di torpore, spegnimento e apatia.
2. Producendo pensieri alternativi a quelli negativi, più utili ad affrontare la realtà. Ad esempio: pensieri di sé capace e degno (invece che inetto e privo di valore), pensieri sugli altri affidabili e amorevoli (invece che malevoli e giudicanti), pensieri sul mondo pieno di speranza e possibilità (invece che catastrofico e ingiusto).
3. Prendendo distanza critica dai pensieri negativi. Imparando ad ignorarli. Per farsi guidare da altri pensieri, prospettive e punti di vista. Imparando a tollerare la sofferenza che non possiamo cambiare e contemporaneamente mantenendo la direzione, l’impegno e la determinazione verso la creazione della ‘vita piena’ che vogliamo. Ad esempio, nonostante lutti su cui sei impotente, lockdown vari entro cui devi vivere, dolori inevitabili connessi ai fatti della vita, sensazioni varie di frustrazione e impotenza, puoi sempre fare scelte, svolgere attività e cercare esperienze che ti procurino piacere e senso di realizzazione.
4. Trovando strategie comportamentali alternative, funzionali e utili ad affrontare gli stati mentali problematici e le situazioni in cui si attivano. Quindi sviluppando nuove abilità, accedendo a risorse diverse, sperimentando nuove azioni, prendendo rischi e gradualmente abbandonando gli evitamenti più sterili e dannosi. Esempi? Tutto ciò che ti richiede di affrontare la paura; riconoscerla e comunque andare nella direzione che desideri. Con prudenza quanto basta (non di più) e con tutta la determinazione necessaria a farti andare avanti. Qualcosa otterrai certamente di quello che vuoi. Qualcosa, altrettanto certamente, non sarà ancora per te raggiungibile. Comunque avrai capito meglio te stesso, la situazione e ciò che devi fare per proseguire…

Extraterrestre… portami via

Ammettiamo che tu abbia una certa idea di te. Un’idea negativa. Più o meno consapevole. Che guida il tuo comportamento, che ti crea problemi, con te stesso e con gli altri. Ad esempio: sono incapace, incompetente, inadeguato. Oppure: sono impotente, debole, fragile. O anche: sono uno che perde l’autocontrollo, faccio sempre guai, risulto a tutti antipatico. Problemi di autostima e problemi interpersonali all’orizzonte, se parti da questo presupposto… Problemi e sofferenza emotiva.
Sembrano idee di te tutte simili: esprimono un’idea generalizzata di te. Sei così sempre. In ogni circostanza. Da solo. Con tutti.
Mi verrebbe da chiederti: come fai a dirlo? Portami esempi…
Ti potresti fare aiutare da un extraterrestre a cui dovresti spiegare cosa significa quell’idea generalizzata di te. Prova un po’ a spiegare al tizio verde, così li ha visti chi li ha visti, cosa significa essere, ad esempio, un ‘totale incapace’, l’idea che hai di te e come ti senti. Come glielo dimostreresti? Trova le prove…
Inizia a spiegargli quando, dove, cosa fai, come lo fai e perché puoi definirti un ‘totale incapace’…
Non ci provare!!! Non ci devi solo provare. Ci devi proprio riuscire a dimostrare al nostro amico colorato perché sei proprio e incontrovertibilmente un ‘totale incapace’.
Dai, mettiti alla prova, dimostra ad ET che sei proprio quello che credi di essere e vediamo se riesci a convincerlo della tua stessa convinzione negativa. Puoi portare esempi concreti che dimostrino il tuo essere ‘totalmente incapace’?
Cosa ti dice che sei proprio così? Da cosa lo capisci? Te lo dicono gli altri? Lo credi da sempre? Te lo dicono in famiglia? Al lavoro? Cosa rende così solida la tua rocciosa convinzione di essere ‘un totale incapace’?
Ti posso dare un altro suggerimento? Prova a raccontare al nostro amico, che non sa proprio nulla di come funzioniamo noi umani, cosa significa per te essere la ‘persona opposta’ a ciò che credi profondamente di te. Ad esempio, inizia a dire quali sono le caratteristiche che rendono una persona un ‘perfetto capace’. Porta esempi di persone che conosci e che sono ‘perfettamente capaci’, sempre, in tutto ciò che fanno.
Infine, primariamente importante (se mi sono spiegato): se sei riuscito a capirti… se il nostro amico è riuscito a capirci qualcosa… se riesci a capirlo, cerca di comprendere cosa ti risponde … Che idea si è fatta di te…

Compagne di viaggio

Sono le paure le più fedeli compagne del nostro viaggio quotidiano alla ricerca della felicità.
Paura di commettere errori, di sbagliare…
Paura di deludere gli altri, di non piacere…
Paura di non piacere a se stessi, di non essere abbastanza bravi…
Paura di perdere il controllo, di essere sopraffatti dall’incertezza e di sprofondare nell’insicurezza…
Paura di sentirsi fragili, di mostrare il fianco…
Paura del giudizio, di essere condannati al rifiuto, alla vergogna e alla solitudine… Per non essere perfetti… Per non comportarci come gli altri si aspettano da noi… Per non essere all’altezza di come dovremmo essere… Per non essere forti e in controllo di tutto…
Quali altre paure sono tue compagne di viaggio?
La paura è un ostacolo lungo il tuo percorso di crescita, ma può diventare tua amica se ti muove all’azione. Se ti attiva fino al punto di agire concretamente per farla sparire. Azioni per proteggerti… Per rassicurarti… Per calmarti… Per confortarti… Per rafforzarti… Per farti riprendere il tuo cammino, rimosso l’ostacolo. Fino al prossimo…
Ecco allora un nuovo viaggio possibile…
Inizia a notare quando hai fatto salire queste compagne di viaggio sul tuo stesso treno… E quando ancora oggi ti circondi di paure…
Nota a cosa ti serve tenertele così strette…
Nota, anche, cosa dovresti fare per lasciarle scendere alla prossima fermata… E cosa è difficile fare per lasciarle andare…
Nota, infine, cosa succede, cosa provi e cosa pensi, cosa impari, ogni volta che effettivamente ti lasci indietro una tua paura…