Le forme del tuo ‘potere al servizio del benessere’ sono infinite

Grande o piccolo che sia, tu hai sempre un certo grado di potere su come ‘approcciare’ le cose che ti succedono.
A parità di eventi negativi o avversità (trova tu gli esempi della tua vita quotidiana o esempi di situazioni accadute tempo fa), tu puoi imparare ad essere consapevole di come ‘STAI SCEGLIENDO DI REAGIRE’ e quindi puoi prenderti la responsabilità di ‘RE-AGIRE IN MODO DIVERSO’.
Forse, a volte, non sembra proprio una scelta, quando siamo mossi da impulsi e automatismi. Ma se non lo è, lo può comunque diventare: puoi diventare sempre più capace di AGIRE IN MODO CONSAPEVOLE (delle tue emozioni, delle tue sensazioni, dei tuoi bisogni, dei tuoi impulsi, dei tuoi desideri, delle tue abitudini, dei tuoi pensieri) e RESPONSABILE delle tue azioni, facendoti carico delle conseguenze di ciò che hai fatto o non fatto.
Più nello specifico, puoi riconoscere ed usare:
– il potere di dare SIGNIFICATI diversi alle cose che ti accadono e con ciò di vivere emozioni e situazioni positive o negative;
– il potere di continuare a SOSTARE nelle situazioni dolorose ALIMENTANDOLE con processi di pensiero rimuginativi (ansia per il futuro incerto, anche molto prossimo) e ruminativi (angoscia e/o rabbia per il passato frustrante, anche molto recente);
– il potere di ACCETTARE ciò che non puoi cambiare, senza giudicarlo, senza continuare a combatterlo inutilmente;
– il potere di essere GENTILE CON TE STESSO perché ce l’hai messa tutta, ce la stai mettendo tutta e sei un essere umano imperfetto, parte dell’intera umanità imperfetta…

Alla base della cura di sé

Alla base della cura di sé c’è la consapevolezza di 4 aspetti della propria esperienza.
COSA PROVI! Emozioni quali tristezza, rabbia, paura, senso di colpa, vergogna, ecc. Anche emozioni quali gioia, entusiasmo, eccitazione, curiosità e altre ‘positive’ a cui siamo meno abituati e su cui sostiamo per minor tempo.
COSA PENSI! Pensieri ansiosi o depressivi o ossessivi o rabbiosi. Anche pensieri gioiosi ovviamente, spero almeno. Così come aspettative, fantasie, ricordi e altre produzioni del pensiero.
COSA SENTI NEL CORPO! Sensazioni fisiche quali tensione, pesantezza, rigidità, vuoto, contratture, formicolio, ecc. Sensazioni più o meno intense e fastidiose, a volte alternate con sensazioni di leggerezza, vigore, forza, rilassamento, calma.
COSA FAI! Comportamenti ‘problematici’, aggressivi o di chiusura, dipendenze, abitudini alimentari disfunzionali, ecc. Ovviamente anche comportamenti di amore e compassione verso sé e gli altri, oltre a tutti quei comportamenti sani e utili per raggiungere i propri obiettivi.

Quando sorgono problemi e sofferenza, il problema non è avere queste emozioni, pensieri, sensazioni e comportamenti. Il problema è la loro RIGIDA PERSISTENZA.

Il problema non è provare certe emozioni, il problema è essere ‘cronicamente’ arrabbiati, tristi, preoccupati; sentirsi perennemente in colpa, pieni di vergogna, inadeguati.

Il problema non è avere certi pensieri, ma è il modo in cui li ‘alimentiamo’ pensando e ripensando sui pensieri, rimuginando e ruminando fino a tenere i pensieri bloccati nella nostra mente, invece che utilizzarli per risolvere problemi o lasciarli andare…

Il problema non è provare certe sensazioni nel corpo, ma sviluppare blocchi rigidi, una vera e propria ‘corazza’ pesante e dolorosa.

Il problema non è un singolo comportamento, ma l’utilizzare esclusivamente alcuni comportamenti e non avere sufficiente flessibilità nello scegliere i comportamenti più adatti alle varie situazioni.

‘Riconoscere’ cosa proviamo, pensiamo, sentiamo e facciamo in una specifica situazione in cui ci troviamo è un primo passaggio fondamentale per ‘comprendere’ e per poter attuare le strategie migliori per affrontare al meglio ciò che stiamo vivendo.

Riconoscere le proprie rigidità e modalità ripetitive offre poi la possibilità di comprendere il senso di certe situazioni che si ripetono, in cui ci ritroviamo spesso e (mal)volentieri… Comprendere il senso, la funzione che svolgono ora questi modi che si ripetono… Comprendere a volte l’origine di questi modi, scelte che un tempo ebbero per noi una funzione importante di adattamento ma che non sono più adatti alle situazioni attuali…

A partire da queste basi di comprensione di sé si sviluppa un percorso di cura, in direzione di una maggiore consapevolezza di sé e di un’aumentata libertà di scegliere…

PAPA

Quando sei frustrato e deluso… Triste, stressato, angosciato, arrabbiato… Non importa quale sia il tuo credo religioso, fatti comunque guidare dal P.A.P.A.

Pensa a qualche evento recente o anche più antico in cui le cose sono andate ‘diversamente da come volevi…’

P. Individua la tua PRETESA. Cosa ti aspettavi dalla realtà che ti ha deluso. Cosa doveva essere ‘assolutamente presente’ per sentirti soddisfatto. A volte non si tratta di una pretesa, ma solo di un tuo ‘bisogno legittimo’ a cui un’altra persona non ha risposto in modo soddisfacente per te. Quello che resta è il tuo stato d’animo addolorato, arrabbiato, deluso.

A. ACCETTA che esista qualcosa che non puoi ottenere, che non puoi controllare, che non puoi cambiare. Non dico che ti debba piacere. Dico che, a volte o spesso, incontriamo, noi esseri umani, situazioni imperfette rispetto alle quali siamo impotenti.

P. Individua POSSIBILITÀ. A fronte di un certo grado di ‘impotenza’ che devi accettare, in quanto essere umano come me e come il papa, scopri il tuo ‘potere’ di adottare nuove strategie per cercare di raggiungere ciò che desideri, impegnandoti a controllare e cambiare ciò che è effettivamente in tuo potere.

A. ATTIVATI concretamente per ridurre quanto più possibile lo scarto tra frustrazione e soddisfazione, tra ciò che vorresti e ciò che effettivamente riesci a realizzare ed ottenere. Inizia a ‘fare quello che devi fare’ per avvicinarti il più possibile alla realtà desiderata e per accettare la parte deludente della realtà. Attivarsi significa quindi soprattutto all’inizio: fare chiarezza su ciò che è veramente importante per te, valori, bisogni e desideri; inventare strade e strategie; iniziare a percorrere il tuo cammino, modificando le strategie in base all’esperienza che vai facendo, abbandonando quelle che non funzionano e mantenendo quelle più efficaci. Ciò che otterrai, in quanto essere umano imperfetto in un mondo imperfetto, sarà in parte gratificante (speriamo tanto) e in parte deludente… Così è…

Autoritratti

Pensa alla tua più grande forza… Qual è?
Pensa alla tua più grande debolezza… Qual è?
Pensa al tuo più grande fallimento… Qual è?
Pensa al tuo più grande successo… Qual è?
Pensa ad una tua parte ‘cattiva’ (se la trovi)… Come la puoi descrivere?
Pensa ad una tua parte ‘buona’ (se la trovi)… Come la puoi descrivere?
Se metti per iscritto questi pensieri che ti ho invitato ad avere, quello che potrà emergere è un tuo autoritratto… Un’immagine di te che tu hai prodotto attraverso quei pensieri e come li hai trascritti…
Adesso ti potrei chiedere di pensare a:
– le tue risorse e i tuoi limiti…
– le tue parti ‘sane’ e quelle ‘malate’ per come le puoi intendere tu…
– i tuoi sogni realizzati…
– rimorsi e rimpianti…
– progetti in corso…
– progetti abbandonati…
Anche scrivendo questi pensieri avrai un autoritratto…
Hai altri pensieri attraverso cui definire il tuo autoritratto? Puoi veramente sbizzarrirti e creare tanti ritratti di te… Dipende dalle cose a cui pensi… Dalle domande che ti fai… Da un atteggiamento che puoi coltivare in te volto alla curiosità, all’esplorazione e al gioco: ecco vedi, verrebbe fuori un ritratto di te di ‘bambino artista creativo’. Ti ci ritrovi? Comunque è una potenzialità a tua disposizione quella di cercare risposte dentro di te… Immagini… Ricordi… Pensieri…

Ora che hai delineato uno o più ritratti di te o forse un bell’autoritratto articolato e variopinto e che puoi continuare a creare per tutta la vita, cosa emerge alla tua consapevolezza?
Cosa pensi?
Quali emozioni provi?
Quali sensazioni corporee affiorano?
Questo è un piccolo giochino che come tutti i giochi è molto serio e che puoi giocare ogni volta che vuoi, da solo o in compagnia, magari anche adattandolo o rivisitandolo come più ti aggrada… Così tanto per usare uno degli infiniti modi per conoscere te stesso…
La cosa bella e divertente è che i tuoi pensieri definiscono ritratti di te ma tu non sei quei ritratti, come l’immagine allo specchio o una fotografia non ritraggono la pienezza della persona che sei…
Siamo culturalmente abituati a conoscere noi stessi e gli altri attraverso etichette definitorie come quelle che io ti ho invitato ad usare (forte, debole, buono, cattivo, successo, fallimento, sano, malato, ecc.). Queste etichette sono utili alla comprensione reciproca e alla comunicazione tra persone. Solo che hanno un grande rischio: rischiano di alimentare giudizi e pregiudizi quindi incomprensioni e conflitti o anche rischiano di bloccare le infinite possibilità che le persone hanno di vedere se stessi e agire di conseguenza.
Allora, ti chiedo nuovamente: cosa pensi? Cosa provi? Quali sensazioni fisiche avverti ‘in questo momento’?
L’esperienza presente, ciò che senti nel corpo, pensi e provi, ‘qui e ora’, è la fondamentale base di partenza di ogni esplorazione…
Buon viaggio…

A proposito di viaggi, ti ricordo il libro che ho pubblicato a febbraio: ‘Alice nel paese delle miserie’ – Un viaggio di crescita personale che prima o poi tutti dobbiamo compiere.

Puoi averlo su ordinazione: in libreria o sul sito dell’editore youcanprint.it o anche su Amazon.

Ancora buon viaggio…

Tra la mia e la tua pretesa è possibile l’intesa

Probabilmente sarà capitato anche a te, nelle tue relazioni, di riconoscerti in reazioni scomposte ed eccessive a situazioni attuali che non sembrano giustificare la tua risposta emotiva e comportamentale. L’altro (partner, figlio, collega, capo, genitore, amico) dice o fa qualcosa e tu reagisci in maniera esagerata…
Siamo semplicemente dentro un’altra miseria comune: la pretesa.
La nostra pretesa origina dalla nostra ferita ovvero dalla nostra storia di bambini (siamo tutti esseri umani feriti, più o meno grandemente). Come siamo stati trattati dalle persone significative della nostra storia, soprattutto se questo trattamento ci ha procurato dolore, ha creato in noi un condizionamento per cui oggi tendiamo a reagire a certe situazioni per noi sensibili come se venissimo trattati in modo simile all’originario. Anche se nei fatti non è così, anche se non è nelle intenzioni dell’altro, ciò che conta è come noi ci sentiamo quando l’altro ha detto o fatto qualcosa.
Se sono stato sempre fortemente criticato dai miei genitori, tenderò a percepire critiche dappertutto…
Se sono stato trattato ingiustamente, troppo spesso e troppo ferocemente, vivrò oggi quasi tutto e quasi sempre come un’ingiustizia nei miei confronti…
Se sono stato abbandonato, facilmente oggi mi sentirò abbandonato anche solamente se un mio amico decide di uscire anche con un altro suo amico…
Se ‘lì e allora’…
Oggi ‘qui e ora’ …
Completa a tuo (s)piacimento…
Il nostro dolore del momento deriva da una fonte che va oltre questo momento.
Le nostre reazioni possono sembrare agli altri e a noi stessi irrealistiche e irrazionali, ma il nostro dolore è molto molto reale e fa molto molto male…
I nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri sentimenti ‘qui e ora’ non sono quelli dell’adulto, sono quelli del ‘bambino ferito dentro di noi’ che continua ad aspirare, ad aspettarsi, a cercare, a pretendere ciò che non ha ricevuto ‘lì e allora’…
Dietro molta della nostra sofferenza personale e nelle relazioni esiste questo funzionamento interiore… Questo ‘bambino ferito’ che governa da dentro l’adulto…

Quale cura?
Cominciare a riconoscere quel bambino ferito in azione…
Riconoscere le sue emozioni come valide e legittime, comprensibili, sensate…
Riconoscere i bisogni frustrati che esprimono quelle emozioni… Semplicemente il bisogno di essere amato e curato, apprezzato e valorizzato, sostenuto e incoraggiato, incluso e desiderato…
Riconoscere i comportamenti problematici attuali e provare ad interromperli… Provare significa fare qualcosa di diverso ma anche prevedere che probabilmente alcuni comportamenti sarà difficile abbandonarli semplicemente con uno sforzo di volontà… Provare a cambiarli, a non metterli in atto ci permette, comunque, di comprendere quali sono le difficoltà, le paure e altre emozioni che rendono difficile il cambiamento… In questo modo sarà possibile esplorare in modo sempre più accurato la ferita fino a quando alcuni cambiamenti cominceranno ad emergere come possibili, reali, effettivi…

Questo è sostanzialmente ciò che avviene in un percorso di cura della ferita in psicoterapia… Meglio se condito da un atteggiamento di compassione verso di sé e verso gli altri ovvero dentro una cornice di ‘saggia gentilezza amorevole’ verso di sé e verso gli altri, di riconoscimento che le umane miserie accomunano tutti quanti noi e che il cambiamento efficace e duraturo comincia dall’accettare la nostra sofferenza, la nostra storia e le nostre (e altrui) umane imperfezioni…

Quando il bambino ferito di ciascuna persona è riconosciuto, compreso e curato, i problemi attuali nella relazione possono essere affrontati in modo più sano, consapevole, libero e responsabile…

Chi lascia la strada vecchia…

Certamente anche tu ti confronterai quasi quotidianamente, anche più volte al giorno, con quella che qualcuno chiama la ‘verità del piffero’: se continui a fare ciò che hai sempre fatto o che fai da tempo immemore, continuerai ad ottenere i soliti esiti. Se vuoi eliminare la frustrazione e alleviare il dolore, ma continui a comportarti sempre allo stesso modo, finirai per mantenere e addirittura alimentare proprio ciò che vuoi combattere e allontanare dalla tua vita. Esempi.
Ti arrabbi e spacchi tutto, nella realtà o nella fantasia (di vendetta e di rivalsa).
Cerchi di alzare ancora e ancora e ancora di più il livello delle tue prestazioni e dei tuoi sforzi.
Cerchi di essere sempre più ineccepibile, senza macchia, lindo e pinto.
Vai in giro con scritto in fronte ‘zerbino’: servizievole, sottomesso, compiacente, al limite del sacrificio.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che poteva essere e non è stato.
Pensi, in maniera ripetitiva quanto sterile, a ciò che potrebbe essere, ma su cui nessuno ti può dare risposte certe e totalmente rassicuranti.
Fai tutto e sempre da solo e non riesci a riconoscere i tuoi bisogni e chiedere aiuto quando serve (non sia mai).
Lavori 48 ore al giorno e sei costantemente iper-affaccendato, che tu sia il presidente di una multinazionale o una casalinga o un tuttofare iper-disponibile.
Eviti di frequentare persone, ti ritiri in casa, ti chiudi in te stesso, nel tuo mondo fantastico, che forse tanto fantastico non è.
Pratichi qualche forma di dipendenza: alcol, droghe, cibo, gioco d’azzardo, shopping, sesso, social media, attività fisica compulsivi.
Hai altri esempi?
La soluzione, allora, tu mi dirai, è presto fatta: comincia a cambiare qualcosa del tuo modo di pensare e di comportarti e così arriveranno risultati diversi, finalmente riuscirai ad eliminare la tua sofferenza o perlomeno a battere una strada nuova per iniziare a sconfiggere ciò che ti fa soffrire. Giusto! In teoria. In pratica, cambiare richiede di accedere al proprio sano coraggio per affrontare la paura del cambiamento. Perché se a parole incontriamo il nostro desiderio (a volte, a dire il vero, nemmeno a parole), nei fatti ci viene a trovare la paura di perseguire quel desiderio. L’abbiamo appresa nella nostra storia di vita…
Consapevoli di ciò, ti suggerisco l’inizio della strada nuova… Che sta a due passi:
1. Individua il comportamento fallimentare attraverso cui tenti inutilmente di fronteggiare frustrazione, delusione e sofferenza. E anzi finisci per alimentarle. Ti ho dato qualche suggerimento…
2. Prova a non metterlo in atto. Prova ad astenerti. Non ci devi riuscire, ma ci devi provare. Che tu ci riesca o meno e per quanto tempo eventualmente, sarà comunque utile a raccogliere informazioni preziose su di te. Su cosa è successo nella tua mente: cosa hai pensato, quali emozioni e sensazioni hai provato. E su cosa è successo nella realtà esterna, nelle tue relazioni, come hanno reagito altre persone coinvolte. Informazioni fondamentali per comprendere come funzioni e come puoi cambiare alcuni modi di pensare e agire, effettivamente ed efficacemente, in direzione del tuo benessere soggettivo e interpersonale.

Se sei ancora più curioso del rapporto tra strada vecchia e nuova, ti suggerisco la lettura di ‘Alice nel paese delle miserie’ (Lino Fusco, youcanprint, 2021).

Per i lettori tecnici e colleghi che volessero approfondire, suggerisco la lettura di “Corpo, immaginazione e cambiamento” di Dimaggio e colleghi (Raffaello Cortina, 2019).

È andata così… Ma almeno ci hai provato… E tanto hai imparato…

5 minuti

Hai appena iniziato a leggere, anzi stai proprio ora leggendo un post che può essere veramente importante per te… Prima di continuare nella lettura ti chiedo cortesemente di fermarti e dedicarti 5 minuti di silenzio… … … … …
Fatto? Cosa è successo? Sei riuscito a fermarti e a ‘stare’ nel silenzio? Di cosa era ‘pieno’ il tuo silenzio? Stai leggendo senza esserti fermato? Cosa è successo? Quali pensieri sono venuti a trovarti? E quali stati d’animo? Finisci di leggere e poi ci provi? (Forse qualcuno non sta facendo come te e ha già deciso di smettere di leggere queste poche righe… Ha deciso di dedicare il suo tempo, le sue energie e la sua attenzione ad altro. Chissà qualcun altro ha allungato il suo silenzio…).
Credo sia importante per ciascuno di noi diventare consapevoli del modo in cui impieghiamo le nostre risorse fisiche e mentali, come utilizziamo il nostro tempo per prenderci cura dei nostri bisogni, quanto tempo sprechiamo a trascurare i nostri bisogni veramente importanti per noi.
Ora non voglio toglierti altro tempo… Dedicati (altri) 5 minuti di silenzio… E buone scelte…

La compassione e la meraviglia

Una delle miserie in cui siamo tutti più frequentemente incastrati è quella per cui vogliamo cambiare le altre persone. Ti è mai successo? Certe volte vorresti cambiare il partner perché proprio non ti capisce e vai su tutte le furie o sprofondi nella tristezza … Certe volte è il capo o il collaboratore o il collega che si permette di non essere proprio come tu vorresti che fosse… Altre volte è tuo figlio o tua madre o tua sorella che non si rende conto di quello che dice, che pensa e che fa… A volte capita anche con gli amici e perfino con gli sconosciuti o col fruttivendolo che dovrebbe essere esattamente come tu lo vuoi…
“Ma come si permette ‘questa gente’, vicina e lontana, di essere per me fonte di frustrazione e delusione?” Con questi pensieri spesso accompagni le tue giornate stressanti…
Qui si rende evidente un’altra nostra tipica miseria di esseri umani imperfetti: la pretesa. Pretendiamo che tutto (tutto… tutti…) sia esattamente come noi lo vogliamo… “E perché dovrebbe essere diversamente?” Forse esagero… Forse no…
Fermo restando che ogni caso è a sé e consapevole del rischio di generalizzare, ti invito a riflettere su alcune questioni e soprattutto ad esplorare cosa succede dentro di te quando ti ritrovi vittima di te stesso e delle tue miserie…
Pensa ad una tua relazione, più o meno importante e significativa: coppia, lavoro, figli, genitori, suoceri, generi, fratelli, amici, fruttivendoli, parrucchieri, automobilisti, personaggi famosi, personaggi social, ecc.; come vedi la relazione può essere molto reale, intima e quotidiana o anche più immaginaria e in teoria ‘leggera’…
Pensa ad un episodio specifico: una lite col partner, un problema col figlio,un disappunto nel traffico o una foto su Instagram…
Individua cosa l’altro ha detto e fatto… Cerca di essere specifico e concreto descrivendo il comportamento ‘visibile’ dell’altro e non la tua interpretazione (che comunque esiste)…
Individua cosa tu hai provato e pensato… Qui puoi tirare fuori tutte le tue interpretazioni,i tuoi pensieri, i tuoi giudizi e tutto il corteo di emozioni che si portano dietro… Ad esempio: “ma come ha fatto l’altro a fare quello che ha fatto”? (pensieri)… “Provo rabbia, tristezza, confusione, sconcerto, ansia, preoccupazione, senso di colpa, delusione”… ecc. (emozioni)…
Nota cosa è successo tra voi e dentro di te per cui sei passato dal vedere cosa l’altro ha detto e fatto a fare quei pensieri e sentire quelle emozioni… Probabilmente questo è lo spazio della tua ‘ferita emotiva’: ciò a cui sei particolarmente sensibile e che ti genera queste reazioni che sono in te abbastanza tipiche… Tutti quanti noi abbiamo delle ‘aree sensibili’ che fanno scattare certe reazioni in modo ricorrente… Ad esempio: ti sei sentito umiliato o criticato o rifiutato o hai sentito di perdere il controllo (di te, dell’altro, della situazione) o ti sei sentito abbandonato o non ascoltato o non compreso o non riconosciuto nei tuoi bisogni o non rispettato per le tue emozioni o chissà cos’altro…
Tutti abbiamo queste ‘ferite che nascono dalla nostra storia, recente o antica’… tutti abbiamo vissuto eventi e abbiamo costruito relazioni che hanno lasciato in noi questa ‘sensibilità dolorosa o cicatrice’…
Ogni volta che scatta la ferita (magari a partire da ciò che l’altro ha detto e fatto), cerca di cogliere cosa sta succedendo dentro di te: emozioni, pensieri, sensazioni fisiche, ricordi, immagini…
Nota la ‘tua tendenza a reagire al solito modo’: tendi a incolpare l’altro, a giudicarlo; tendi a sentirti in colpa e criticarti; pretendi che l’altro sia diverso da come è, pretendi da te stesso di essere diverso da come sei…
Sono le tue ‘miserie’ in azione ma ciò non significa che tu sia ‘miserevole’ o debba condannarti per questo tuo modo di sentire, pensare e reagire… Sei semplicemente umano, sensibile, fallibile, imperfetto… come tutti quanti noi su questa terra…
Hai allora l’opportunità di trasformare la tua miseria nella tua meraviglia… Come?
Sviluppando ‘compassione verso di te’ innanzitutto… Come?
1. Riconosci che sei parte di un’umanità imperfetta. A tutti capita di fare errori e di reagire in modo ‘eccessivo. Tutti abbiamo la nostra personale ferita…
2. Accogli e accetta le tue reazioni, soprattutto le tue emozioni e i tuoi bisogni frustrati…
3. Sii gentile e comprensivo verso te stesso… In modo da ‘calmare e confortare il tuo dolore’… Puoi usare tutte le strategie sane e utili che sono a tua disposizione…

Lo so che è difficile: sviluppare compassione verso di sé (ancora più che verso gli altri) è un comportamento a cui non siamo abituati. Ma puoi iniziare sempre a sviluppare un’abitudine, semplicemente iniziando a praticare quel comportamento che potrà diventare abitudine…

Essere compassionevoli non significa farci andar bene tutto del nostro e dell’altrui comportamento; significa piuttosto predisporci ad affrontare meglio problemi, stress, frustrazioni, delusioni e sofferenza. Sviluppare compassione, verso sé come verso gli altri, ci permette di affrontare i problemi, i conflitti e le incomprensioni in modo più utile e proficuo. Tutti noi abbiamo la responsabilità di affrontare i nostri problemi e di scegliere in modo consapevole e utile… Farlo attraverso un atteggiamento compassionevole può fornire possibilità migliori per favorire il nostro benessere e la qualità delle nostre relazioni, quindi anche il benessere altrui…

Oggi è la giornata mondiale della frustrazione

Un giorno ti svegli e vorresti che la tua giornata fosse semplice e lineare. “Voglio questo, ottengo questo”. Facile facile. Se non facile, almeno possibile, alla tua portata. E a volte è così. Evvai…
Quasi mai è così. Quasi sempre tra desiderio (o bisogno) e sua realizzazione incontri ostacoli. Impedimenti naturali, ambientali, come quando piove il giorno che avevi deciso di andare al mare… Succede! Molto spesso gli ostacoli sono interpersonali: qualcuno non vuole agevolare il tuo percorso verso la soddisfazione. A casa come al lavoro, nel traffico e anche con gli amici e in ogni altra circostanza in cui l’altro ‘umano’ non si è svegliato con i tuoi stessi desideri e bisogni e anzi ne ha alcuni proprio in conflitto coi tuoi. Potrai certamente trovare innumerevoli esempi di questa frustrazione e delusione quotidiana: le cose e gli altri non sono esattamente come tu vorresti. Succede!
Alcune strade, allora, ti si presentano all’orizzonte.
Potresti sperare nel vento favorevole…
Potresti aspettare che l’altro capisca la situazione per te frustrante e ti agevoli nel percorso verso la tua soddisfazione. Spesso aspettare risulta un’eternità…
Potresti chiedere se per cortesia l’altro possa fare dei cambiamenti che tu desideri e che puoi anche indicargli, proprio per aiutarlo a capire e cambiare. A volte funziona, non sempre, non spesso, quasi mai, quasi mai quando è qualcosa per te importante.
Potresti addirittura pretendere che l’altra persona faccia ciò che deve fare per renderti contento, insomma potresti obbligarlo. Non è proprio la strada più fruttuosa, può a volte farti ottenere qualcosa nell’immediato, ma pagherai quasi sempre un deterioramento della relazione.
Potresti impegnarti a trovare un’altra strada in direzione dei tuoi desideri, bisogni e valori, una strada alternativa dove non incontri quegli ostacoli. Chissà…
Ricordati comunque che oggi è la giornata mondiale della frustrazione… Qualunque sia l’oggi in cui stai leggendo… Ma tu hai infinite possibilità per andare dalla tua situazione attuale ad una più desiderata… Così come a volte devi mettere in conto la rinuncia e l’accettazione di ciò che non è andato come avresti voluto… Siamo umani… Meravigliosamente limitati e imperfetti…

La differenza

Oggi un esercizio breve breve e tanto potente.
Pensa ad una tua relazione importante: coppia, lavoro, amicizia, genitore-figlio, ecc.
Inizia a riflettere o addirittura ruminare su ‘cosa non va’ in questa relazione: bisogni frustrati, aspettative deluse, aspri conflitti, desideri inconciliabili, torti subiti, senso di ingiustizia, assenza di reciprocità, sentirti incompreso, non sostenuto, non rispettato, quasi ‘solo’ all’interno di questa relazione.
Nota quali emozioni scaturiscono da questi pensieri, più o meno ripetitivi; rabbia, tristezza, preoccupazione, disgusto, dolore, solitudine, sensi di colpa, sensi di inadeguatezza, impotenza, fallimento, vergogna, ansia, angoscia, disperazione, ecc.
Ora pensa alla stessa relazione e a ‘cosa va’ in questa relazione, in particolare focalizza la tua attenzione sui ‘momenti buoni’ tra voi, sulla disponibilità dell’altro, sulla sua premura e attenzione ai tuoi bisogni e desideri, sulla reciproca soddisfazione, sul sentirvi connessi, anche intimi a seconda della relazione, sull’altro comprensivo e gentile, supportivo, vicino.
Nota, quindi, quali emozioni scaturiscono da questa tua focalizzazione dell’attenzione: gioia, serenità, pienezza, amore, orgoglio, nutrimento, felicità, appagamento, entusiasmo, gratitudine, ecc.
E quindi?!
Due insegnamenti. Almeno due.
È importante individuare ciò che ‘non va’ e impegnarsi con azioni concrete a trasformare la frustrazione in soddisfazione (ogni scelta comportando un rischio)…
È importante imparare a focalizzare l’attenzione su ciò che ‘va’ per nutrirsene, per godere della soddisfazione che già è a disposizione nella relazione…
Almeno due insegnamenti. Aspetto i tuoi suggerimenti…