Il ruolo nel copione

Spesso soffriamo quando ci sentiamo incastrati in un ruolo da cui non riusciamo ad uscire. Lo abbiamo, quasi sempre inconsapevolmente, scelto tempo fa, lo abbiamo ‘incarnato’ nel tempo fino ad abituarci ed abituare gli altri a vederci e trattarci in base a ciò che il ruolo prescrive. Spesso questi ruoli sono i due poli di un continuum. Ad esempio, forte e fragile, passivo e aggressivo, ritirato e accentratore, iperaccudente e perennemente bisognoso,  inibito e impulsivo, iperprudente e sconsiderato, sempre saggio e sempre infantile, compulsivamente autonomo e totalmente dipendente, eccessivamente egoista ed eccessivamente disponibile, umile e arrogante, sempre mediatore e perennemente burrascoso, eccessivamente compiacente e ribelle ad oltranza. Ti riconosci in qualcuno di questi? Hai altri esempi? Conosci qualcuno che incarna uno di questi ruoli alla perfezione?
Il ruolo è fatto di modi tipici di agire, modi tipici di pensare, modi tipici di stare in rapporto con gli altri. Ogni ruolo è in qualche misura rigido ovvero la persona segue, più o meno consapevolmente, certe regole ‘previste e prescritte’ dal ruolo.
All’inizio certi comportamenti sono stati utili, hanno avuto un significato nella storia della persona, hanno avuto un valore per l’adattamento e la crescita dell’individuo. Nel tempo si sono irrigiditi fino a tal punto che la persona sa comportarsi solo in quel modo e gli altri riescono a vederla e interagire con lei sempre e solo al solito modo. Questo, a lungo andare, genera sofferenza per il singolo che si ritrova ad agire sempre in base allo stesso copione.
In psicoterapia, dopo aver compreso le modalità tipiche e il senso del ruolo, oggi e tempo fa, la persona inizia a lavorare in direzione di certi obiettivi specifici fondati su due criteri: aumentare la flessibilità ed integrare vecchie modalità con nuove strategie. Quindi, ad esempio, imparare ad essere forti e anche mostrare la propria fragilità al bisogno, quando utile e necessario; imparare a farsi rispettare, senza farsi schiacciare e senza prevaricare gli altri; imparare ad esporsi un po’ esprimendo emozioni e chiedendo per i propri bisogni, senza diventare istrionici e manipolativi; imparare a riflettere il giusto prima di passare all’azione; imparare anche a chiedere aiuto e imparare a fare anche da solo; imparare a prendersi qualche rischio pur continuando a proteggersi da pericoli insensati; imparare a dire no e a chiedere, pur mantenendo un’adeguata attenzione ai bisogni degli altri; imparare ad affermarsi senza per questo umiliare gli altri con violenza e disprezzo.
Rendere più flessibile il proprio comportamento integrando il vecchio e il nuovo consente di alleviare la sofferenza e aprirsi a nuove possibilità per governare le relazioni interpersonali e lo stress quotidiano. Per passare insomma dalla miseria alla meraviglia, come trovi più volte illustrato in ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line.

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