Tra il male e il bene

Quando stai male, quando soffri, vorresti:
– azzerare i sintomi fisici e psicologici
– estirpare la malattia
– eliminare le emozioni dolorose
– scacciare i pensieri negativi
– abbandonare i comportamenti problematici
– cambiare le condizioni esterne frustranti e deludenti (cambiare le persone e le situazioni).
Tutti questi desideri sono assolutamente comprensibili come volontà di tornare a stare bene… Ma tra il male e il bene c’è da capire bene! Attraverso alcune consapevolezze importanti:
– ‘togliere i sintomi’ è giustamente il primo obiettivo che vorresti raggiungere, ma non sempre è il primo ad essere raggiunto in quanto è l’esito di ciò che fai con i tuoi pensieri, con le tue emozioni, con i tuoi comportamenti e con le tue relazioni
– la ‘malattia psicologica’ non è qualcosa che arriva a caso e se ne va all’improvviso; essa è prima di tutto la comparsa di un segnale di rottura di un equilibrio precedente che ci invita a mettere in discussione la nostra vita, le nostre scelte, il nostro modo di vivere situazioni e relazioni
– le emozioni ‘dolorose’ a volte sono utili perché sono adeguate a ciò che ci è successo; vanno riconosciute, legittimate, accettate, ad esempio siamo tristi per la morte di una persona cara, arrabbiati per un danno subito, preoccupati in attesa di un responso importante
– le emozioni dolorose possono essere ‘negative’ se disfunzionali ovvero legate a pensieri distorti, eccessive nella loro intensità e durata, disturbanti rispetto alla nostra capacità di prendere decisioni, bloccanti rispetto ai nostri problemi, limitanti le nostre scelte
– i pensieri possono essere ‘dolorosi ma realistici’ come quando pensiamo seriamente a cambiare lavoro perché non riusciamo in quello che stiamo facendo; ma possono essere anche ‘dolorosi e disfunzionali’ perché sono distorti e rigidi, generando emozioni eccessivamente dolorose e ostacolando la nostra capacità di risolvere i problemi; inoltre, a volte, il modo migliore per scacciare i nostri pensieri disturbanti è ignorarli, senza cercare di cambiarli, ma scegliendo altri pensieri da cui far discendere le nostre azioni
– i nostri ‘comportamenti disfunzionali’ possono essere abbandonati solo dopo averli sostituiti con altre opzioni a nostra disposizione per soddisfare i nostri scopi e bisogni, ad esempio, se bere è l’unico modo che conosco per alleviare il dolore, allora prima devo trovare un’alternativa per regolare il mio dolore e solo a quel punto potrò cominciare a smettere di bere
– ‘cambiare l’esterno da sé’ probabilmente è l’impresa più fallimentare che possiamo tentare; è meglio dedicare le nostre energie a cambiare noi stessi per ‘influenzare indirettamente’ il cambiamento di persone e situazioni fuori di noi.
Con questi aspetti di consapevolezza, acquisita progressivamente, ad esempio all’interno di un percorso terapeutico, possiamo impegnarci per trasformare lo ‘stare male’ nello ‘stare bene’…
Anche nel mio libro ‘Alice nel paese delle miserie’, che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, suggerisco diversi passaggi di consapevolezza per trasformare le nostre miserie nelle nostre meraviglie.

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