Quando sei ansioso e depresso

Quando provi ansia certamente esistono pensieri che accompagnano questo tuo stato emotivo e corporeo. Anche quando ti senti depresso, in tutto il tuo corpo e nei tuoi stati d’animo, certamente esistono pensieri che fanno compagnia al tuo stato psicofisico. Così vale per altri stati mentali, emotivi e fisici, dolorosi e non solo: esistono sempre pensieri, più o meno consapevoli, che li accompagnano, li precedono e li seguono. Pensieri come: “sono in pericolo”, “mi stanno giudicando”, “potrei morire”, “tutti ce l’hanno con me”, “la vita fa schifo”, “come fa la gente a fare certe cose”, “potrei impazzire”, “non valgo niente”, “sono un fallito”, “non sono capace”, “è colpa mia”, “sono sempre il solito cretino”, sono solo pochi esempi, potenzialmente infiniti, di pensieri che contribuiscono a generare, alimentare e mantenere la nostra sofferenza.
Ogni psicoterapia, per ridurre la sofferenza e sviluppare il benessere della persona, deve: concentrarsi sulle sensazioni del corpo (sono informazioni fondamentali per comprendere lo stato psicologico della persona e il suo funzionamento nelle relazioni); concentrarsi sulle emozioni (aiutare la persona a riconoscerle, conoscerle, legittimarle ed autoregolare la loro espressione in modo adeguato ai propri bisogni e scopi, non sempre consapevoli, e ad una necessaria considerazione della realtà); concentrarsi sui comportamenti (per apprendere nuove abilità, condotte e abitudini per sostituire i comportamenti disfunzionali); concentrarsi sui pensieri (credenze, convinzioni, aspettative, previsioni) che tanto contribuiscono all’origine e al mantenimento della sofferenza.
Con questi pensieri, in particolare, possiamo agire in due modi:
1. Provare a cambiare ciò che pensiamo (pensieri automatici, credenze, convinzioni) dimostrando che esistono pensieri alternativi più ‘veri’, realistici ed utili. A volte è possibile, altre volte la verità dei pensieri in cui crediamo è così radicata che un cambiamento così diretto è molto difficile.
2. Provare ad ignorare quei pensieri, considerarli per quello che sono, “sono solo pensieri”, non sono la descrizione della realtà o della persona. “Io sono molto più dei miei pensieri” così come “sono molto più della mia ansia e depressione”.
Queste semplici affermazioni non sono la soluzione a problemi complessi, ovviamente; sono l’inizio di un processo di ‘distanziamento critico’ dai propri pensieri, non per cambiarli né per abbandonarli, ma per dare loro il ‘giusto peso’.
Certi pensieri sono nostri da una vita, abbiamo imparato a ‘credere vere alcune certezze’ quando eravamo piccoli. Idee su noi stessi, sugli altri, sul mondo, sulla vita. Anche pensieri nella forma di aspettative su come dovrebbero e non dovrebbero essere le cose. E ancora pensieri che sorgono spontanei e immediati e che ci procurano malessere.
Obiettivo fondamentale non è tanto o primariamente cambiare il pensiero distorto per sostituirlo con uno più dritto o giusto. È piuttosto indagare il senso e l’origine di quei pensieri nella propria storia di vita. Per comprendere che ciò che allora è stato per noi utile e sensato oggi è diventato per noi disfunzionale e fonte di problemi.
Questo atteggiamento di ‘rivisitazione storica’ e ‘distanziamento’ dai pensieri è accompagnato da un processo, altrettanto importante, di focalizzazione su ciò che, al netto di quei pensieri, resta importante per noi. I nostri valori. I nostri sogni. I nostri obiettivi. I nostri progetti. Cosa vogliamo, cosa dobbiamo fare, cosa possiamo fare e cosa ci impegniamo a fare per generare felicità nella nostra vita nonostante la presenza di problemi e sofferenze.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, potrai trovare numerose strategie pratiche per lavorare con i tuoi pensieri e con le tue emozioni.

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