Elogio della flessibilità

Spesso la vita ci chiede di cambiare. A volte, è un percorso naturale nel ciclo di vita, come quando iniziamo a lavorare o ci sposiamo; altre volte, ci è quasi ‘imposto’ da eventi negativi (come un lutto o un licenziamento o una malattia importante); altre ancora, sono eventi belli e positivi che ci richiedono comunque un adattamento, ad esempio la nascita di un figlio o quando andiamo ad abitare nella casa che tanto abbiamo desiderato.
A volte, questi cambiamenti sono abbastanza semplici, impegnativi ma assolutamente gestibili e alla nostra portata. Altre volte, un certo tipo di cambiamento e adattamento sembra assolutamente fuori dalle nostre possibilità, pratiche ed emotive, non riusciamo a gestire la nuova situazione, siamo incagliati in vecchie modalità di comportamento che sembrano scolpite nella pietra. Siamo preda della nostra rigidità. Siamo abituati a fare quello che abbiamo sempre fatto e non riusciamo a fare diversamente, a volte qualcosa di diverso non riusciamo nemmeno a concepirlo o immaginarlo.
Probabilmente in queste situazioni siamo vittime del nostro ‘passato che ritorna’. Siamo sensibili a ciò che sta succedendo oggi perché, in un modo più o meno consapevole, ci riporta a qualcosa di simile che abbiamo vissuto tanto tempo prima.
È la nostra ‘ferita emotiva che ritorna a farsi sentire’, la nostra sensibilità e vulnerabilità a certi temi ed eventi. Siamo nel nostro ‘bambino ferito’, coi suoi traumi, anche se anagraficamente siamo adulti. La frustrazione attuale ci riporta emotivamente ad antiche frustrazioni di nostri bisogni primari (quando ci siamo sentiti trascurati invece che curati con amore, ignorati invece che riconosciuti nella nostra preziosa unicità, scoraggiati o peggio umiliati nei nostri tentativi di padroneggiare il mondo).
Quello che sta succedendo oggi e stiamo vivendo ‘ora’ è connesso, dentro di noi, a ciò che vivemmo ‘allora’.
Quando il dolore si fa troppo intenso e non riusciamo a risolvere i problemi attuali allora è utile chiedere aiuto ad una psicoterapia.
Non sempre, ma spesso, la psicoterapia è la cura del ‘bambino ferito’ che dall’interno guida l’esperienza e il comportamento dell’adulto.
La cura della ‘ferita’ prevede:
– riconoscere il legame tra dolori attuali e dolori antichi
– riconoscere la tendenza automatica a risolvere i problemi e i dolori di oggi con vecchie modalità apprese tanto tempo fa ed ora non più utili
– inventare nuove modalità per curare il dolore che ritorna: nuovi modi di pensare, agire, regolare le emozioni e governare le relazioni
– sperimentare gradualmente i nuovi modi integrando il nuovo col vecchio.
Anche Alice (‘Alice nel paese delle miserie’ è il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line) è una bambina ferita; diventata adulta deve imparare a prendersi cura delle sue ferite interiori per vivere la meraviglia del mondo.

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