Riappropriarsi del proprio potere di scegliere

Credo tu sappia che: ‘è impossibile non scegliere’. E che ci vuole coraggio (forza, sensibilità, incoscienza, consapevolezza) per farsi carico della responsabilità di ciò che si sceglie.
Qualcuno, a volte, per comprendere, spiegare, addirittura giustificare le proprie scelte tira in ballo il caso o l’inconscio o il volere degli altri. È una scelta, anche questa, di sottrarsi al proprio potere di scegliere in modo attivo, consapevole e responsabile.
Anche da bambini, quando più naturalmente le nostre scelte sono fortemente orientate, guidate, anche molto condizionate dagli adulti, la nostra parte saggia e intuitiva ‘ha scelto’, quasi totalmente in modo inconsapevole, come rispondere agli stimoli degli adulti e come adattarsi al loro volere. La compiacenza come la ribellione, il silenzio ordinato come la trasgressione più rumorosa, nelle varie forme in cui possono esprimersi, sono sempre tipi di ‘decisioni’ che fin dall’età più precoce abbiamo imparato a prendere, a ripetere e a consolidare come ‘le scelte migliori’ che abbiamo ‘creduto’ fossero a nostra disposizione per accaparrarci il minimo indispensabile di amore, vicinanza, cura, approvazione, stima e appartenenza all’interno dei nostri legami significativi. E tutto questo percorso di scelte, più o meno chiare, per noi come per gli altri, è quello che comunemente delinea la ‘formazione della personalità’.
La nostra personalità certamente risente di predisposizioni genetiche e temperamentali, ma è soprattutto un processo di scelte, per lo più inconsapevoli nei primi anni di vita e progressivamente sempre più chiare nel loro senso, orientate dalla necessità di adattarsi al contesto affettivo e materiale in cui ci si è trovati.
Al tempo stesso, fin da molto presto, per quanto possibile e a partire da piccole scelte, lo sviluppo del proprio modo di essere, pensare, agire e stare al mondo e con gli altri è il frutto di un processo di affermazione autonoma delle proprie inclinazioni autentiche e di liberazione dai condizionamenti che da piccoli ‘abbiamo scelto di seguire’. Potrai rintracciare certamente innumerevoli esempi nella tua storia di vita, dall’inizio fino ad oggi, di situazioni che ti sei ‘trovato a vivere’ e all’interno delle quali hai ‘trovato la tua strada’. Hai imparato (hai scelto) a dire quello che pensi oppure a tenere i tuoi pensieri per te. Hai ‘scelto’ di esprimere le tue emozioni oppure no; ad esprimerle chiaramente, ma non tutte, a mostrare la tua rabbia, ma non la tua paura, ad esempio. Hai imparato ‘come ci si deve comportare’, scegliendo di sacrificare parti più o meno grandi della tua spontaneità naturale.
Questo processo di crescita personale è un mix di pressioni esterne e volontà personale.
Spesso le persone che mi chiedono aiuto presentano sintomi fisici e psicologici che sono l’espressione mascherata di un certo grado di squilibrio interno tra inclinazioni naturali e vitali e un eccessivo adattamento alle regole dei contesti di vita in cui la persona è cresciuta e che anche oggi si trova a vivere.
L’aiuto si rivolge a tre ambiti:
1. Riduzione della sofferenza attraverso il riconoscimento dei motivi del proprio malessere
2. Riappropriazione del proprio potere di essere ‘agente attivo’ del proprio pensare, sentire, agire (scegliere)
3. Sperimentazione, apprendimento e consolidamento di nuovi modi di pensare, agire e governare le relazioni, maggiormente in linea con i propri desideri autentici, i personali bisogni troppo a lungo frustrati, sempre all’interno di un necessario equilibrio con la realtà, materiale e interpersonale.
In ‘Alice nel paese delle miserie’, il mio libro che puoi ordinare direttamente in libreria oppure on line, potrai trovare numerosi esempi di queste ‘decisioni precoci’ al servizio dell’adattamento e della possibilità di ‘darsi il permesso di nuove decisioni’ al servizio della cura e della crescita personale.

7 pensieri riguardo “Riappropriarsi del proprio potere di scegliere”

  1. Buongiorno, molto interessante e cbiaro. Grazie.

    Nel mondo della psicologia si sente parlare di cristallizzazione come una condizione individuale in cui il riaprropiarsi del potere di scegliere viene compromesso.
    Ci può parlare di questo aspetto interessante?
    Grazie ancora e buona giornata.
    Fabio

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    1. Grazie a Lei Fabio. Potrebbe farmi un esempio di cristallizzazione? In che contesto teorico o pratico lo ha sentito? Nel mio discorso, anche in questo post, il potere di scegliere, nella specificità di ogni situazione, ha un confine, una delimitazione. A volte per eccesso crediamo di essere onnipotenti, altre volte per difetto vi crediamo oltremodo e misura impotenti. Tra onnipotenza e impotenza c’è la consapevolezza e la responsabilità di comprendere cosa possiamo fare e farlo. La nostra azione attiverà una reazione che per noi sarà uno stimolo per riflessioni ed azioni successive. Spero di essere stato chiaro. Un caro saluto

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      1. Grazie della risposta. Non è facile trovare riflessioni così chiare e sapienti.
        Forse sono andato un po’ fuori tema.
        Comunque, mi è capitato di sentir parlare di cristallizzazione del conflitto interiore, dello stress, della scissione interiore o di un determinato disturbo della personalità. Oppure di un incapacità a scegliere, ad assumersi le proprie responsabilità.
        La questione é: se la persona si porta con se per decenni uno di questi problemi elencati sopra, senza mai risolverlo o affrontarlo adeguatamente, può avvenire una sorta di “solidificazione” (cristallizzazione) del problema psichico? Quindi una condizione per cui il soggetto si ritrova ad essere sempre più lontano dal potere di sperimentare nuove modalità di pensiero e di azione, proprio perché troppo radicato nel suo modo di funzionare?
        Studi a riguardo? Tempi? Statistiche?
        Certo, ogni soggetto è un mondo a sé. Ma trovo che l’argomento sia interessante.
        Grazie di tutto
        Cordiali Saluti

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      2. Buongiorno Fabio, grazie ancora per il suo apprezzamento, per l’interesse e per i suoi contributi. Pur nella diversità di approcci terapeutici, modelli e accenti su una componente o l’altra dell’esperienza soggettiva e interpersonale, ogni cambiamento o evoluzione personale mira a ciò che è rigidamente ripetitivo e disfunzionale (cristallizzato). Sempre tenendo conto della specificità di ogni storia di vita e di sviluppo personale, normale e poi patologico (con sintomi e sofferenza rilevanti), l’idea comune, molto generale, è di introdurre flessibilità dove c’è rigidità, nel mio linguaggio ‘riappropriarsi del potere di scegliere’, darsi il permesso di nuove ‘decisioni’ rispetto alla ripetizione di ‘decisioni precoci’ con cui da piccoli trovammo la strada per sopravvivere nel mondo affettivo e materiale che ci era capitato. Come vede Fabio il discorso è molto generale, ma ruota intorno al concetto che ‘possiamo sempre fare qualcosa per cambiare qualcosa’ e a volte questo qualcosa di nuovo che possiamo fare è imparare ad accettare ciò che non possiamo cambiare. Sostanzialmente ogni libro di psicoterapia tratta questi temi, pur con accentuazioni e sfumature differenti. Alla fine della fiera, è nel percorso di cura personale, che in caso di personalità ‘cristallizzata’ può essere anche molto lungo, che si trovano le risposte giuste e utili per il singolo. Buona giornata

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