Infanzia e dintorni

Che vuol dire essere figli dei propri genitori? Vuol dire che la nostra mente si è formata in base a come siamo stati allevati, accuditi, curati (o trascurati) dai nostri genitori e da altre ‘figure genitoriali’ importanti per la formazione della nostra personalità (nonni, zii, fratelli maggiori di molto, insegnanti, tate, ecc.).
Come avviene questo processo di formazione?
Sono importanti alcuni fattori, diversi a seconda dell’età e del tipo di interazione:
– modo in cui il bambino è stato accudito fisicamente;
– stati mentali ed emotivi dominanti nei genitori (sereni, preoccupati, angosciati, felici, arrabbiati, tristi, addolorati, sicuri di sé, con patologie psicologiche conclamate, ecc.);
– eventi importanti che hanno segnato certi momenti specifici della famiglia (lutti, perdite, separazioni, traslochi, malattie, disagi economici, ma anche uno sperabile clima di armonia e serenità complessiva, ecc.);
– linguaggio (parole e tono emotivo) usato dagli adulti col bambino;
– comportamenti tipici verso il bambino o ragazzo;
– modi in cui venivano affrontati e raccontati i fatti a casa;
– cosa era permesso dire e fare e cosa era proibito;
– cosa si poteva condividere e cosa no;
– cosa doveva restare segreto e cosa era ‘dicibile’;
– modi in cui venivano gestiti i ruoli (genitori, figli, fratelli, altri conviventi, ecc.) e i confini tra ruoli all’interno della famiglia.
In realtà, potrei continuare quasi all’infinito ad elencare fattori ed aspetti importanti che hanno condizionato il modo in cui una persona è cresciuta all’interno del suo ambiente e il modo in cui si è creato una ‘mappa o rappresentazione del mondo’ e di come funziona la vita; credenze e convinzioni su se stesso, sugli altri, sulle relazioni, sulle regole per vivere. Ad esempio, hai mai pensato a quale fosse la ‘scena tipica a cena’ nella tua casa dell’infanzia? Se ci pensi ora, a cos’altro ti fa pensare? Chi decideva ‘come si trascorreva la domenica’? E perché? Se ci pensi ora, cos’altro balza alla tua attenzione?
Tu ti chiederai: dobbiamo necessariamente conoscere il nostro passato per comprendere il nostro funzionamento attuale? Necessario forse no, utile certamente. E conoscere le proprie origini non è mai qualcosa di semplice… Perché le cose più importanti sono ‘invisibili agli occhi’ …
Perché è importante comprendere le origini della propria personalità?
Perché il funzionamento mentale e comportamentale attuale, sano o patologico, è figlio dei primi anni dell’infanzia e degli anni dello sviluppo in generale…
Perché molto di quello che fai oggi lo hai imparato tanto tempo fa…
Perché capire il senso (significato e direzione) della tua traiettoria evolutiva e dei tuoi apprendimenti precoci ti permette di dare senso a ciò che è successo e succede ancora oggi, per non ripetere gli stessi errori, per evitare i soliti automatismi, per liberarsi dai vincoli di scelte che sembrano ripetersi come copie del passato fonte di dolore…
Cosa ricordi del tuo primo giorno di scuola?
Tivù, letture, giochi o cos’altro dopo cena? E perché?
Avevi un rituale per andare a dormire?
Cosa ricordi dei tuoi risvegli al mattino?
… Prova a farti tu la prossima domanda che potrebbe farti riflettere… Esplorare… Sentire… Capire…
Se poi vuoi approfondire, non ti resta che ordinare ‘Alice nel paese delle miserie’: in libreria o nelle librerie on line…

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