Un tizio entra in un caffè… Splash

Tizio incontra Caio ed entra in depressione. Una storia comune…
Che ti viene da pensare? Per esempio, che Caio porta sfortuna o che Tizio è molto sensibile? Che altro?
È proprio ciò che pensiamo che fa la differenza. E poi depressione a cosa ti fa pensare? Che immagine ne hai?
Ho usato appositamente espressioni generiche come Tizio, Caio e depressione. Potresti essere tu sia Tizio sia Caio. E potresti essere tu depresso o ansioso o stressato. O portatore insano di altri disagi psicologici; anche quest’ultima è un’espressione generica, può voler dire tante cose.
Tutto questo per ricordarti cio che già molti altri prima di me hanno detto: non sono le cose e le persone a farci stare male (e bene), ma sono i SIGNIFICATI che noi diamo alle cose.
Vediamo più da vicino. Che ha fatto Caio? Che ha pensato Tizio? Di cosa è fatta la depressione di quest’ultimo? Forse Caio è il fratello di Tizio e stamattina non lo ha chiamato al telefono. Doveva chiamarlo? Era questo il loro accordo? Era quello che si aspettava Tizio? Lo pretende ogni mattina? E seppure non lo avesse salutato, disattendendo un accordo più o meno esplicito, cosa significherebbe ciò per Tizio? Per il loro rapporto? Cosa spiega la sua depressione? E ancora: in che modo è depresso Tizio? È triste? Arrabbiato? Spento? Demotivato? Insonne? Senza energia? Senza volontà e interessi? Come vedi potrei continuare ancora molto a lungo a RIEMPIRE i VUOTI di SIGNIFICATO tra i FATTI e i VISSUTI.
I fatti (Caio non ha chiamato Tizio…) sono ciò che vedrebbe una telecamera (ma anche due telecamere in posizioni diverse ‘vedrebbero’ sfaccettature differenti).
Le interpretazioni dei fatti sono le cose che noi vediamo nei fatti; ma è sicuro che si è svegliato? E se dormisse ancora? E se fosse morto? E se avesse il telefono scarico? In realtà, ha provato a chiamarmi ma non c’era campo. Avrà pensato che io non voglio rispondergli, che sono arrabbiato con lui o chissà che altro potrebbe addirittura pensare Tizio di cosa pensa Caio.
Spesso succede che leggiamo il comportamento dell’altro in modo autoriferito: se non mi ha chiamato dipende certamente da me. Forse non mi vuole bene. Forse non sono importante per lui.
Spero di averti dato l’idea di come può generarsi la nostra sofferenza a partire da alcune situazioni iniziali apparentemente neutre dal punto di vista emotivo, innocue in teoria, in pratica fonte attivante delle nostre distorsioni di pensiero che ci conducono a stare male. Puoi rintracciare qualche esempio che ti riguarda?
Ieri il mio capo mi ha chiamato a fine giornata. Mi sono preoccupata…
Ieri il mio capo mi ha chiamato a fine giornata. Che emozione!
Ieri il mio capo mi ha chiamato a fine giornata. Lo avrei preso a schiaffi…
Domani è prevista pioggia. Che fico…
Domani è prevista pioggia. Sono proprio sfortunato!
Domani è prevista pioggia. A me non cambia nulla.
Quelle due mi stanno guardando. Devo sembrare ridicolo…
Quelle due mi stanno guardando. Ora mi avvicino…
Quelle due mi stanno guardando. Avranno sbagliato persona…
Caio incontra Tizio e prova ansia… Come te lo spieghi?

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