Il presente della memoria

La memoria è il modo in cui noi ricostruiamo i fatti realmente accaduti. Tra realtà e ricordo la distanza può essere più o meno ampia.
Spesso la nostra sofferenza rispetto ad un passato doloroso è amplificata dalla nostra attenzione selettiva agli aspetti negativi dell’esperienza accaduta, vissuta e ricordata: emozioni estreme, sensazioni corporee dolorose, convinzioni negative su di sé e sulle altre persone coinvolte, immagini intrusive e aggressive, sensi di colpa, rabbia devastante, senso di impotenza e disperazione, angoscia, solitudine.
La nostra memoria è la nostra percezione e la nostra prospettiva sui fatti. Se ti confronti con un amico su quel concerto visto insieme trent’anni fa ti accorgi che sembrate raccontare due eventi anche molto diversi tra loro. Ma anche se ricordi il weekend appena trascorso insieme al tuo partner potreste focalizzarvi su aspetti diametralmente opposti sia per quanto riguarda eventi e comportamenti, sia sulle emozioni e sensazioni, sia su senso e valore dell’esperienza.

Per esporti anche in altro modo la questione ti suggerisco un piccolo esperimento.

Prendi una tua esperienza quotidiana, anche semplice e banale, come prendere il treno o svolgere un’attività sportiva o andare a prendere un caffè. E ricordala descrivendola in vari modi ovvero con diverse focalizzazioni: ricorda le immagini visive (ho visto il tabellone luminoso con l’orario del treno e il nuovo treno azzurro, ho visto molta gente correre, ho visto il modo frenetico con cui il barista preparava il caffè) o i suoni (ho sentito la gente parlottare sul vagone, il rumore dei bambini nel parco, il tintinnio del cucchiaino nella tazzina) o gli altri sensi (la puzza di sudore sul treno, la fronte bagnata mentre correvo, il gusto del caffè con la panna). Stessa esperienza, stessa persona, diverso focus, diverso ricordo, diversa descrizione. Quindi?
Pensando ad eventi passati, possiamo orientare la nostra attenzione verso aspetti diversi e con ciò tratteniamo in memoria o lasciamo andare via pezzi diversi della nostra esperienza. Il ricordo è il nostro assemblaggio di questi pezzi. Purtroppo, soprattutto nei ricordi dolorosi, tendiamo automaticamente a restare aggrappati ad aspetti negativi dell’esperienza, alle emozioni che ci hanno fatto male e alle persone che ci hanno trattato male.
Il lavoro terapeutico parte dal riconoscere e legittimare questo dolore a cui aggiunge anche il recupero di aspetti positivi dell’esperienza. Che non significa banalmente: “è morto papà ma è viva mamma”. Significa aiutare la persona a recuperare in memoria il senso profondo del proprio essere riusciti a cavarsela. Significa riconoscere le risorse impiegate per affrontare la situazione e sopravvivere. Significa valorizzare la propria resilienza, la capacità e le risorse possedute in mezzo alla disperazione e all’impotenza.
Riconoscere anche le risorse, oltre al dolore, ha un duplice valore.
Permette alla persona di rassicurare, consolare, confortare la propria parte ferita.
Permette oggi di accedere alle risorse già impiegate allora e a disposizione ora per affrontare i momenti difficili.
Risorsa è tutto ciò che ti è utile per cavartela…
Qual è per te una risorsa?
Come te la sei cavata in una situazione difficile?
Cosa ti ha aiutato ad affrontare quella situazione?
Quali risorse hai impiegato per non restare sopraffatto e superare quei momenti difficili?

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