Cosa succede nella stanza della terapia

Molte persone hanno un’immagine distorta del lavoro psicoterapeutico o quantomeno un’idea semplicistica. Spesso hanno “immagini polarizzate”: di una persona che va in terapia solo ed esclusivamente per “sfogarsi” e lo psicoterapeuta completamente silenzioso che ascolta e permette al paziente di “vomitare” quanto di indigesto la vita gli propone. Un’altra immagine sarebbe, invece, quella di un paziente completamente “passivo e dipendente,” infantile e immaturo, incapace di vivere la propria vita, alla ricerca di un terapeuta “santone onnisciente” ed esperto del segreto della vita, pronto ad elargire consigli magici e direttive straordinarie su cosa fare e cosa non fare per prendere la via della felicità. In mezzo a questi due estremi, sono diffuse altre immagini o idee più o meno realistiche di cosa significa fare una psicoterapia, un lavoro su se stessi di cura, guarigione e crescita personale. Rispetto a queste immagini un po’ “cinematografiche” c’è una realtà ben diversa.
Senza pretendere di esaurire in poche righe un argomento così delicato e complesso, posso fornire un’idea del senso e del valore di un percorso terapeutico e di una relazione d’aiuto.
Il terapeuta aiuta la persona a districarsi nei meandri delle sue frustrazioni, delusioni e stress quotidiani affinché la persona arrivi a prendere decisioni autonome, consapevoli e responsabili per risolvere i suoi problemi, ridurre la sua sofferenza, creare il suo benessere e creare le condizioni per realizzarsi.
Il terapeuta aiuta ad esplorare il mondo interno e le circostanze esterne che rappresentano il problema della persona, per arrivare a trovare una soluzione che emerge dal processo condiviso di riflessione ed elaborazione.
Le circostanze esterne sono i fatti, gli eventi, cosa è successo, cosa le persone coinvolte in una situazione specifica hanno detto e fatto.
Il mondo interno è costituito dalle emozioni della persona, dai suoi stati d’animo e dall’intensità di questi; dai pensieri della persona, dalle sue credenze e convinzioni, alcune già chiare ed evidenti, altre implicite, più nascoste e che pure governano, in modo rilevante, la condotta della persona e i suoi vissuti emotivi; dalle disposizioni all’azione o impulsi che la persona ha in quelle circostanze, cosa la persona vorrebbe fare e dire; dalle azioni effettive che la persona adotta, cosa concretamente la persona dice e fa; dai bisogni, desideri e valori che sono in ballo nella questione specifica, eventualmente in conflitto dentro la persona o in conflitto coi bisogni, desideri e valori delle altre persone coinvolte.
A volte, l’analisi di una situazione attuale nei contorni così definiti può essere sufficiente per aiutare la persona a trovare la sua strada. Altre volte, quasi sempre in realtà, le questioni attuali conducono la persona a visitare e rivisitare alcuni aspetti della sua storia di vita, di come fin da piccola ha imparato a cavarsela nel mondo.
Da questa esplorazione congiunta, la persona che ha chiesto aiuto può ricavare una serie di elementi di conoscenza per agire nella realtà cercando di risolvere problemi e realizzare se stessa.
Imparando a riconoscere ed accettare che quasi mai esistono soluzioni facili o indolori.
Imparando quindi ad apprezzare il valore delle proprie scelte, oggi come ieri, tra le migliori possibili per una parziale soddisfazione, più o meno grande.
Imparando comunque ad essere grata per ciò che appartiene alla propria vita, per ciò che riceve dagli altri e ciò che può donare agli altri.