Scopi irrealistici e sofferenza reale

Ti è mai capitato di impegnarti tanto per un traguardo, tanto tempo e fatica, e, una volta raggiunto, restare deluso, con l’amaro in bocca e insoddisfatto. Hai proprio raggiunto ciò che volevi e per cui ti sei tanto speso e… arrivato… ti dici qualcosa del tipo: è tutto qui?! Oppure la gioia dura poche ore appena… A malapena.
A volte riusciamo a raggiungere anche obiettivi molto ambiziosi e sfidanti che ci hanno richiesto tante energie fisiche e mentali… E … Una volta raggiunto il traguardo restiamo insoddisfatti… Magari viviamo una soddisfazione tanto desiderata ma che dura poco.
Molta parte della nostra sofferenza nasce dal voler raggiungere scopi irrealistici. Magari abbiamo ottenuto ciò che avremmo voluto ma non ci sentiamo come avremmo voluto sentirci.
Abbiamo raggiunto un obiettivo ma non lo scopo che lo motivava. Ad esempio, la persona ansiosa cerca di prevedere certe specifiche situazioni per affrontarle con maggiore sicurezza ma non raggiunge mai la sensazione di controllo assoluto (scopo irrealistico); una persona ossessiva cerca di mettere tutto a posto ma non elimina mai completamente il dubbio di qualcosa fuori posto (scopo irrealistico della certezza assoluta); una persona che cerca di portare il ragionamento e la discussione dalla sua parte, ma resta con la sensazione che l’altro non sia pienamente d’accordo né abbia proprio le stesse convinzioni (scopo irrealistico di controllo totale sugli altri).
Molta parte della nostra sofferenza nasce dal desiderio, spesso inconsapevole, di un mondo “reale” “ideale”!!! Un mondo reale, interno prima che esterno, completamente privo di frustrazione e dolore. Insomma un mondo ideale. Che si tratti del proprio corpo o della propria mente, delle proprie relazioni o delle proprie prestazioni, lo scopo irrealistico è sostanzialmente lo stesso: rendere il reale come l’ideale. Ciò, per quanto sia quasi sempre un desiderio/pensiero abbastanza nascosto dentro la persona, finisce per lasciarla sempre delusa, mai veramente appagata tanto meno grata di ciò che appartiene alla propria vita e alle proprie realizzazioni… Che, per definizione, non sono idealizzazioni!!!
Comprendere quanto siamo catturati da questo funzionamento è un passo decisivo verso la serenità, l’accettazione grata e il reale impegno a costruire la propria qualità di vita.

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