Ti salva o ti fa sprofondare?

Di fronte alle tue esperienze frustranti, deludenti e fonte di emozioni spiacevoli cosa fai? Nota bene cosa fai perché ne va del tuo benessere o malessere.
Da una parte, è importante che cerchi di capire cosa è successo, cosa ha determinato lo scarto tra ciò che volevi e ciò che hai ottenuto, come puoi aggiustare la situazione cercando il più possibile di ridurre quello scarto ovvero soddisfare i tuoi bisogni, realizzare i tuoi desideri, raggiungere i tuoi obiettivi. Rimettere a posto le cose, sapendo che non tutto sarà proprio corrispondente a come lo vorresti e avresti voluto. Amen. Non ti resta che accogliere, accettare, lasciar essere, lasciar andare e continuare ad andare avanti per la tua vita…
Dall’altra parte, nota se stai indugiando troppo in pensieri e modalità che alimentano le emozioni spiacevoli che provi. In particolare, nota se sei imbrigliato e imbrogliato da una lotta senza fine coi tuoi arrovellamenti mentali. Ad esempio, affossato nelle sabbie mobili di questioni sterili e domande controproducenti quali: perché capitano tutte a me? Cosa ho fatto per meritarmi questo? Alla fine è sempre e solo colpa mia!? Perché la gente ce l’ha con me? Perché le persone si comportano in questo modo? Perché mi ritrovo o mi infilo sempre in queste situazioni? Perché mi sta succedendo questo? Perché non me ne sono accorto prima? Perché sono così scemo? Perché sto provando questo?
Queste domande pongono questioni praticamente irrisolvibili attraverso cui tenti, illusoriamente, di risolvere i tuoi problemi, ma finisci per amplificarli.
Rimuginando sul futuro non arrivi mai a rassicurarti.
Ruminando sul passato cerchi un’analisi pressoché fine a se stessa perché molte cose non le puoi modificare.
Rimuginando su te stesso finisci solo per affogarti dei tuoi stessi giudizi negativi e delle tue emozioni spiacevoli.
Ruminando sugli altri alimenti solo il tuo senso di impotenza.
La tua mente può aiutarti a risolvere i tuoi problemi, ma se la usi male può crearteli, mantenerli e contribuire ad alimentarli…
È importante che, di fronte ad un problema, impari a riconoscere quanto devi starci, come devi affrontarlo e quando devi dedicarti ad altro…
Per questo è utile un approccio molto pratico fondato su una singola semplice domanda: come sto reagendo e ciò che sto pensando sono modi utile a risolvere i miei problemi e a ridurre le mie emozioni spiacevoli? Fatta la domanda, la risposta ti indicherà la strada…

3 pensieri riguardo “Ti salva o ti fa sprofondare?”

  1. Grazie per l’articolo, però ha risvegliato il Marzullo che risiede in me: questa conclusione si può definire come punto di arrivo o come base di partenza verso la serenità?

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    1. Grazie J per il tuo interesse. È fondamentale distinguere un pensare utile, realmente efficace a risolvere un problema, ad agire per cambiare qualcosa effettivamente da un pensare ripetitivo, sterile, fine a se stesso o comunque portato avanti con scopi, più o meno consapevoli, di fatto inefficaci rispetto al problema di partenza. Ad esempio, quanto è utile sostare in maniera prolungata nell’immaginare scenari futuri? Quale azione concreta deriva da questo rimuginare? Altro esempio: quanto è utile ruminare su ciò che è successo? Mi aiuta ad imparare la lezione? Mi permette di cambiare il passato? Mi aiuta a trovare una nuova azione efficace rispetto al mio problema? È importante trovare un modo di pensare realmente d’aiuto e lasciar andare un pensare ripetitivo e controproducente. Una parte del lavoro in terapia, a volte, è mirata a questo obiettivo. Spero di averti dato una risposta utile… Grazie ancora per il tuo apprezzamento ed interesse. A questo punto il mio Marzullo ti chiede: ma quindi J sta per Gigi o altro?

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      1. Grazie ancora per la risposta, completa.
        No, J sta per Joe, diciamo che avevo bisogno di un po’ di privacy almeno qui e mi sono trovato un nickname… minimalista!

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