#iorestoacasa… A pensare. Non troppo però…

Questo è un periodo pieno di paure realistiche ed ansie ingannevoli (come quasi sempre è per l’ansia), emozioni generate spesso da pensieri irrealistici, irrazionali, autosabotanti.

Pensa il giusto, dunque.
Pensare e prevedere scenari futuri in un ambiente minaccioso e poco controllabile ci ha permesso di evolverci come specie e adattarci ad un mondo in cambiamento, comunque un mondo imprevedibile e non sempre facilmente governabile. Hai visto il film “I Croods”?
Distingui, quindi, preoccuparti da occuparti e, soprattutto, riflettere da rimuginare. Pensare troppo rischia di trasformare il “valore” del pensiero nel “disvalore” dell’inazione.

Ti PREOCCUPI quando… Hai in mente scenari futuri, più o meno terribili, su cosa potrebbe accadere e ciò ti procura ansia ed altre emozioni (rabbia, angoscia, ecc.) ovvero uno stato psicofisiologico fatto di sensazioni corporee, senso di attivazione e allarme, emozioni e pensieri che sono utili fino a quando ti permettono di prendere una decisione e passare all’azione nella realtà. Azione concreta e specifica da verificare nei suoi effetti, capendo la situazione con accuratezza e modulando l’azione successiva. Ad esempio, abbiamo capito che dobbiamo restare a casa, per ridurre la possibilità di contagio, per contenere la malattia, per proteggere la salute, per tornare il prima possibile alle nostre occupazioni quotidiane.

Ti OCCUPI quando… Resti a casa, segui le prescrizioni governative in termini di rassicurazione dalla minaccia e protezione della salute e, nelle necessarie e giustificate restrizioni alla libertà e nell’impotenza, fai quello che puoi fare, ti prendi cura delle cose importanti per te e occupi il tempo in modo utile e divertente… Per sdrammatizzare, pur mantenendo un contatto adeguato con la realtà…

RIFLETTI quando… Capisci la lezione che questa situazione ti sta insegnando e sai che torneremo alla vita “normale” con la necessità di “cambiare” tutti le nostre “abitudini”, a tutti i livelli, globali e locali, individuali e collettivi, smettendo, solo per fare due esempi, di esaurire le risorse già in esaurimento e di inquinare l’aria che ci nutre…

RIMUGINI quando… Resti intrappolato nel tuo stesso pensiero. Sei impegnato in un’operazione mentale che, paradossalmente, invece che aiutarti a risolvere problemi, ti porta all’esaurimento emotivo e psicofisico tipico dello stress. Un pensiero astrattamente rivolto al futuro incerto, un pensiero a cui non seguono mai una decisione e un’azione concreta. Un pensiero ipotetico e ripetitivo, su scenari catastrofici, spesso solo teorici e poco probabili, che gira su se stesso senza offrirti soluzioni specifiche da adottare in concreto nella realtà per verificare cosa funziona e cosa non funziona, per comprendere e agire di nuovo in conseguenza di ciò che hai capito, fino a praticare la soluzione efficace.

Da ultimo, ma primariamente importante.
Lo so che non è facile, non sempre, non per tutti, abbandonare il rimuginare!!! Ma perché dovrebbe esserlo!?!?!?! Punto. Non ci pensare ulteriormente. Pensa ad occuparti CONCRETAMENTE, invece, di cosa fa veramente la DIFFERENZA nella tua giornata, nelle tue attività, nelle tue relazioni, nella tua qualità di vita, nella cura di te, degli altri, del mondo.

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