Tracce per una comprensione ulteriore

Certe volte le persone piangono in terapia per un dolore provato in uno scambio apparentemente insignificante con qualcuno, il partner, il capo, un amico. A volte esprimono rabbia rispetto a qualcuno che ha detto o fatto qualcosa e contemporaneamente esprimono la sensazione che non ce ne sarebbe motivo vero di essere così arrabbiati. Altre volte esprimono l’essere rimasti male (dispiacere, delusione, ecc.) rispetto a qualcosa di innocuo successo con un’altra persona.
Un amico o un parente o un conoscente direbbe qualcosa del tipo: “vabbè succede a tutti… A volte restiamo colpiti da qualcuno che non aveva intenzioni malevole… Distraiti che ti passa… Dedicati a una cosa buona per te e non ci pensare… Fa parte della vita… Non sempre le cose vanno come vorremmo… Spesso ci innervosiamo per niente”. Ciascuno di noi si è trovato a dire cose del genere ad un amico, a qualche parente e via così.
In terapia la persona viene proprio per comprendere perché a volte sta male “per niente” e per non stare più male per questioni irrilevanti.
La psicoterapia è lo spazio per una comprensione ulteriore.
In questi casi, anche nella nostra normale quotidianità, è utile chiedersi: come mi sono sentito in quella circostanza? Cosa ho pensato? Per cosa ero frustrato? Cosa mi ha deluso? Cercare risposte a queste domande, pure abbastanza generiche, fornisce delle tracce per una comprensione ulteriore. Per arrivare alle radici della propria sensibilità.
Per comprendere meglio la nostra sofferenza. Per curarla e superarla.
Per comprendere che quello che succede “ora” è probabilmente già successo “allora” e ci ha lasciato una ferita che ancora chiede di essere curata.
Per comprendere che le frustrazioni di oggi, apparentemente misteriose, le conosciamo molto bene perché le abbiamo già vissute nei nostri rapporti primari.
Per comprendere che quando oggi ci sentiamo delusi da qualcuno stiamo rivivendo qualcosa che già ci ha addolorato quando eravamo bambini.
Comprendere e sciogliere questa connessione fra “qui-e-ora” e “lì e allora” è parte centrale della guarigione.