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Non è detto che sarà così!
E seppure fosse così?

Questi sono due cardini della psicoterapia cognitiva, in particolare della disputa razionale ovvero del ragionamento condiviso col paziente su alcune sue credenze e convinzioni.
Di fronte alle tue credenze negative sulla realtà imminente, su ciò che di spaventoso potrebbe accadere, chiediti: sarà proprio così? Sarà necessariamente come credo? Accadrà proprio ciò che temo? Il mio pensiero negativo è giustificato? Le mie convinzioni catastrofiche esprimono una realtà prevedibile, anzi certa? La risposta può essere sì… E anche: non è detto che sarà così!!!
Di fronte alla paura che la realtà che prevedi possa effettivamente avverarsi e che quindi il rischio del verificarsi dell’evento temuto diventi certezza dello stesso, chiediti: sarà così terribile? Non riuscirò certamente a sopportarlo? Le conseguenze saranno necessariamente catastrofiche? Il dolore che proverò mi annienterà? Insomma, si potrebbe verificare l’evento che temo… E seppure fosse così?
Più specificamente, l’idea guida è di spostare il focus del lavoro dal tentativo di controllare la realtà esterna al potere sulla realtà interna dei propri stati mentali. Detto in altro modo: non puoi determinare ciò che è esterno a te, puoi governare le tue reazioni al mondo esterno. Non puoi eliminare incertezza, imprevedibilità, rischi provenienti dai comportamenti degli altri e della realtà esterna, puoi imparare a regolare e tollerare gli effetti di ciò che arriva dagli altri. Puoi imparare a governare le emozioni che provi in risposta a ciò che succede fuori di te.
Faccio qualche esempio. Ecco alcuni pensieri che potrebbero essere anche i tuoi.
Se mi lasciasse (non è detto che sarà così! E seppure fosse così?) sarei disperato (!?).
Se mi licenziassero finirei sotto i ponti.
Se mi escludesse dalla squadra sarebbe terribile.
Se fossi bocciato all’esame sprofonderei dalla vergogna.
Se non mi invitasse alla festa non lo potrei tollerare.
Ti viene in mente qualche altro esempio simile?
Ritorna l’ispirazione fondamentale della preghiera della serenità: agisci su cosa puoi controllare. Sulle tue convinzioni e sulle tue reazioni. Puoi intanto non farti fregare dalle eventualità negative che potrebbero anche non verificarsi. Inoltre, ed eventualmente, potresti sempre imparare ad affrontare ciò che è accaduto in modo da non farti annientare.
È ovvio che non basta smontare le convinzioni. Ammesso che ci si riesca. Così come non sempre è sufficiente tollerare il dolore per ridurre la sofferenza, soprattutto se tende a ripresentarsi. Certamente, comunque, lasciare emergere le proprie convinzioni irrealistiche e disfunzionali è un primo passo verso la comprensione di cosa fa soffrire la persona. A volte è sufficiente, altre volte bisogna andare più in profondità. Nella ferita. In ciò che produce queste convinzioni e tende a farle ripresentare in svariate condizioni di vita…