Paura, ansia, evitamento. Evita pure, ma non evitare di vivere

Un po’ tutti abbiamo delle ansie. Un po’ tutti abbiamo delle paure. Per certi versi tutto ciò è normale, statisticamente nella norma, diffuso, comune insomma.
Se adesso ti chiedessi di scrivere tre cose, persone o situazioni che ti fanno paura e tre rispetto alle quali provi ansia, sono convinto che in pochi istanti riusciresti a creare questo elenco con forse anche più di tre fonti di paura e tre fonti di ansia. Fai conto che te l’abbia chiesto, scrivi questo elenco e trova la differenza… Che differenza puoi trovare tra paura e ansia? Per farla breve ed essenziale. La paura è l’emozione sana di fronte ad un pericolo reale, realmente minaccioso per l’integrità psicofisica della persona “spaventata”. Ad esempio, di fronte ad un leone che ruggisce o qualcosa del genere che si può trovare anche nella giungla cittadina. La paura serve a proteggerci (almeno ci prova) attivando reazioni al limite dell’istintivo quali scappare, combattere, congelarsi per mimetizzarsi o simulare la morte. Dunque grazie paura!!!
L’ansia, invece, è quella paura di un evento temuto appunto che potrebbe verificarsi o anche no. Solo che l’ansioso non considera questa seconda possibilità e quindi si attrezza di conseguenza: o per prepararsi ad affrontare al meglio ciò che lo spaventa (come quando studi di più per arrivare preparato all’esame e cercare di ridurre quindi l’ansia di essere bocciato) oppure, quasi sempre, purtroppo, cercando di evitare la situazione che potenzialmente potrebbe verificarsi. Non vai all’esame.
Solo che l’evitamento è infingardo. Ti abbassa l’ansia, ma ti impedisce di confrontarti con la situazione temuta quindi senza poter effettivamente verificare se fosse proprio così minacciosa. Minacciosa in che senso poi? E in che misura?
Tutti evitiamo, rinunciamo a quella situazione per abbassare l’ansia. Quando però l’evitamento è costante diventa invalidante perché la persona si priva di confrontarsi con qualcosa che pure desidera, ad esempio chi ha paura del giudizio degli altri (fobia sociale) tende a stare ritirato per non sentirsi sotto l’occhio “malefico” degli altri, ma così facendo si impedisce anche di incontrare gli altri con cui pure desidera avere relazioni.
Allora, un’altra domanda sorge conseguente. Che differenza possiamo trovare tra ansia normale (mettilo tra virgolette) con qualche fisiologico evitamento e ansia patologica generatrice di sofferenza ed evitamento massiccio di tanti scenari pure desiderati? Sempre in maniera essenziale, possiamo affermare che l’ansioso patologico, diversamente dall’ansioso più o meno presente in tutti noi, non riesce ad accettare il rischio che l’evento temuto potrebbe accadere come anche non accadere. Lo considera certo e soprattutto considera certo l’esito catastrofico, irreparabile e insostenibile di ciò che accadrà. Quindi l’ansioso non ha paura di un evento che potrebbe accadere. Si confronta già, nella sua mente, con un evento certo che sarà non solo doloroso, negativo, sgradevole, ma sarà certamente insopportabile, traumatico, distruttivo. Quindi evitare diventa l’unica strategia che sente a sua disposizione. E va a dargli torto… Se continua a pensarla così… Ma è una questione di torto o ragione? Evita oggi, evita domani, evita questo, evita quello, la qualità della vita, delle relazioni e delle possibilità di soddisfazione si riducono notevolmente.
Molta parte della psicoterapia lavora sull’aiutare la persona a confrontarsi non tanto con la “verità” delle sue convinzioni sul pericolo (è una questione di verità?), quanto con la possibilità di accettare il rischio e viverlo come sostenibile, affrontabile, spiacevole, ma non insuperabile.
Vorrei essere promosso, ma anche se venissi bocciato… Potrei continuare a vivere degnamente…
Vorrei essere considerato positivamente, ma seppure venissi giudicato negativamente non ne morirei…
Vorrei dare un’immagine positiva di me, ma anche facendo una brutta figura potrei continuare a vivere la mia vita in cerca di ciò che mi realizza…
Vorrei… Ma anche se non lo ottenessi… Potrei vivere comunque la mia vita cercando di soddisfare i miei bisogni, desideri e valori…

Per accettare l’inaccettabile devi “semplicemente” ridefinirlo e viverlo come accettabile… Quando hai trasformato l’inaccettabile in accettabile per te allora puoi cominciare ad affrontare invece che evitare…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...