Eredità e belle notizie

Il bambino impara presto cosa ci si aspetta da lui e cosa deve fare per realizzare le aspettative, le preferenze, le richieste, esplicite e implicite, delle figure di riferimento per lui importanti. Il contro-valore di questa scelta di adattamento e compiacenza, più o meno grande, mai consapevole, è un sentimento di sicurezza, amore, approvazione; il prezzo da pagare è una, più o meno grande, rinuncia a sé, alle proprie espressioni più naturali e autentiche. “Per far contenti mamma, papà e compagnia bella scontento me stesso”. Il rischio sarebbe altrimenti la possibilità di “relazioni pericolose” sotto forma di rifiuto, abbandono, critica, rimprovero, colpevolizzazione, aggressività, violenza, ostacolo, freddezza, distacco, delusione dei genitori e degli altri grandi davanti alle sue manifestazioni più genuine. È troppo più importante e fondamentale, per il bambino, il bisogno di sicurezza rispetto al bisogno di seguire le proprie inclinazioni più autentiche.

In forme e manifestazioni diverse, questo è un conflitto interno che ci portiamo appresso per tutta la vita e con cui combattiamo costantemente: la scelta della sicurezza col prezzo della rinuncia; la scelta del rischio e pericolo in nome dell’affermazione delle proprie tendenze naturali, autentiche, essenziali. Spesso il prezzo da pagare, da adulti, prende la forma di una incapacità di riconoscere, accedere e legittimare parti di noi che non erano accettate dai nostri genitori e che noi abbiamo imparato a non accettare in noi stessi.

Se un genitore temeva o disprezzava la fragilità, quel figlio avrà imparato a “dover essere” solamente, esclusivamente e necessariamente forte.

Se un genitore si spaventava o soffriva di fronte alle manifestazioni esuberanti e vivaci di un figlio, questi avrà progressivamente imparato ad “inibire” i suoi moti spontanei e vitali e sarà diventato remissivo, tranquillo, un soprammobile.

Se un genitore temeva l’ambizione e il successo del figlio perché avrebbe oscurato il proprio successo o perché avrebbe significato lasciare la famiglia, allora quel successo sarà stato “boicottato” e quel figlio, divenuto adulto, avrà imparato a “volare basso”.

Se i genitori restavano delusi quando i risultati erano solo “medi”, quel bambino avrà imparato a poter essere e a “dover essere” solamente, esclusivamente e necessariamente ottimo, eccellente, anzi perfetto.

Insomma i genitori ci hanno dato una “forma”, hanno “formato” la nostra personalità, ci hanno caricato di aspettative a cui “conformarsi”, spesso cieche di fronte ai reali bisogni, alle inclinazioni, alle caratteristiche dei figli, che non osservati, non visti, non considerati nella loro originalità, sono stati “obbligati a diventare esperti di ciò che ai genitori andava a genio”, pena il rischio, chissà la certezza, di insicurezza, rifiuto, disapprovazione, critica feroce, delusione.

Da adulti, questa “forma” limitata si esprime nei “modi limitati” di pensare, sentire, agire, costruire relazioni che ciascuno di noi incarna. Modi limitati intesi come “auto-privazione” che spesso genera sofferenza, stress, infelicità, mancata realizzazione dei propri talenti e di un progetto di vita realmente sintonizzato con le parti più genuine e profonde di sé.

Ma almeno una bella notizia c’è!!!

Oggi, seppure siamo diventati esperti di uno o pochi modi di essere (come voluti dai nostri genitori a cui un bambino piccolo non può, non riesce, non sa che può dire no), è comunque possibile mettere in discussione tutto ciò; oggi possiamo imparare altri modi, apprendere nuove modalità di stare al mondo, nuove “forme” e nuove “norme e regole” di cosa è giusto e sano per noi, per creare la felicità per come la vogliamo e la intendiamo noi e non per come ci hanno indotto a credere.

Nessuno è colpevole, ciascuno di noi è responsabile.

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