Le voci da dentro…

La senti QUELLA voce? Ignora QUELLA voce!

La senti QUESTA voce? Ascolta QUESTA voce!

Sembra una canzone. Di fatto è un ritornello che gira nella nostra testa. La nostra testa è piena di quelle voci che abbiamo ascoltato, tanto tempo fa, tante volte, forse una sola drammatica volta per la sua intensità emotiva, una sola volta traumatica per come ci siamo sentiti travolti da qualcosa per noi inspiegabile o troppo più grande di noi. Monologhi impressi per sempre dentro di noi come unica verità esistente. Dialoghi tra parti di noi vitali e voci tossiche pronte ad affossarci. Voci del passato che dal passato guidano, al presente, il nostro pensare, sentire e agire. Spesso fonte di sofferenza. Voci e dialoghi interiori che continuiamo a seguire come fossero le uniche possibilità a nostra disposizione. Scambi quali:
“Sono debole…”,” È sbagliato essere debole!”
“Ho paura…”, “Solo i deboli hanno paura!”
“Sono preoccupata…”, “Che ti preoccupi a fare?!”
“Mi sento inadeguata…”, “Sei sempre la solita lamentosa!”
“Mi sento sola…”, “È quello che ti meriti!”
“Sono solo un bambino…”, “I bambini buoni non piangono!”
“Ho bisogno di un abbraccio…”, “Che sono queste cose da femminucce?!?!”
“Mi piace proprio arrampicarmi sugli alberi…”, “Questo le femmine non lo fanno!”
“Smettila mi fai male…”, “Devi stare in silenzio!”
“Sono stanco…”, “Non sarai mai all’altezza!”
“Preferisco questo…”,” Tu sei solo un bambino e non lo puoi sapere!”
E via così…

Il lavoro su di sé, attraverso molteplici strade e modalità, porta alla riscrittura dello spartito di questo coro. Per attivare voci come:
“È normale sentirsi debole…”
“Puoi essere anche più amorevole con te stesso…”
“Puoi essere spaventato…”
“Puoi provare rabbia…”
“Puoi anche non farcela…”
“Abbi cura di te…”
“Sei solo una persona che sta cercando di capire come funziona il mondo per essere felice…”
“Sei una persona splendida, unica, irripetibile di valore…”
… E via così

Questa nuova narrazione di sé passa attraverso il contatto emotivo con le antiche ferite, con il corpo sofferente che porta “in memoria” quegli antichi traumi, che esprime attraverso tensioni e contratture muscolari quelle precoci esperienze di trascuratezza e solitudine, giudizio feroce e abbandono, colpa e sopraffazione…
Oggi, attraverso l’ascolto attento delle sensazioni corporee, dei pensieri e delle emozioni, è possibile risalire alle “scelte originarie” per riscriverle, per allargare il ventaglio di permessi e possibilità che la persona può ri-dare a se stessa.
Oggi è possibile dentro di sé l’incontro tra il proprio bambino ferito e la parte di sé adulta che se ne può finalmente prendere cura in modo adeguato e sostenerlo nel suo percorso di crescita.
Il bambino ferito è ancora arenato a quello che ha subito passivamente da piccolo e scelto creativamente per sopravvivere, per cavarsela in quelle ostiche condizioni di vita. L’adulto può intervenire per fornirgli quello che non ha ricevuto a quel tempo: può legittimare le sue emozioni come qualcosa di normale, sano e utile; può accogliere i suoi bisogni e sostenerlo per soddisfarli; può rassicurarlo quando ha paura per farlo diventare più forte, può consolarlo quando si sente solo e triste per farlo sentire amabile e degno, può aiutarlo a dare senso alla sua rabbia e ad esprimerla in modo efficace, può aiutarlo a lasciare andare sentimenti tossici di colpa e vergogna, può incoraggiarlo a cercare situazioni ed esperienze di gioia e serenità.
Questo incontro del mondo interiore serve alla persona per darsi finalmente il permesso nella realtà concreta di prendersi cura di sé, di cercare persone che la amano, di creare esperienze di benessere e realizzazione personale.

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