Agire o non agire: questa è la responsabilità

L’azione è eloquenza” afferma Shakespeare.

L’azione parla più di mille parole…

Aspettare che le paure siano svanite o agire nonostante le paure?
Smettere di avere paura o smettere di stare fermo ad aspettare?
Agire quando non avrai più paura o superare la paura attraverso l’azione?

Qualcuno dice che solo fuori dalla zona di comfort e sicurezza esiste la crescita, il cambiamento, l’evoluzione.
Solo fuori dai confini rassicuranti e confortevoli del caldo abbraccio materno puoi cominciare a capire chi sei e cosa vuoi.
Solo fuori dalle regole paterne di ciò che è sempre stato puoi conoscere il mondo e quindi te stesso.

Spesso abbiamo paura del cambiamento perché abbiamo una serie di altre paure che bloccano l’azione nuova e necessaria.

Paura del giudizio.

Paura del fallimento.

Paura della solitudine.

Paura di tradire.

Paura di essere traditi.

Paura dell’umiliazione.

Paura della reazione aggressiva dell’altro.

Paura del rifiuto.

Paura dell’abbandono.

Paura di perdere il controllo.

Paura delle proprie emozioni.

Paura dell’esclusione sociale.

Paura della paura.

Paura di se stessi.

Dopo tanto lavoro di esplorazione e comprensione di queste ed altre paure, probabilmente una quota di paura sarà svanita e altrettanto probabilmente una quota di paura sarà ancora immutata o in parte modificata e comunque lì, presente. Lì ferma ad aspettarci. Al varco.

Il cambiamento richiede di agire nonostante la paura. Fare, dire, rispondere, reagire, spostare, muoversi come non abbiamo mai fatto o non abbiamo fatto più da tempo o sappiamo che dovremmo fare, ma non abbiamo ancora fatto, detto, mosso, spostato.

Seguendo, comunque, un principio di gradualità (piccoli passi, piccoli decisi e decisivi movimenti) e di sostenibilità (cosa e quanto la persona può reggere emotivamente), il cambiamento passa “inevitabilmente” (cioè superando certi evitamenti) attraverso nuove azioni necessarie, nuove azioni necessarie per “spostare le cose intorno a noi”, per attivare reazioni esterne ai nostri movimenti, ma soprattutto per comprendere il nostro mondo interno, i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre paure appunto, per capire come funziona la nostra mente e come funzioniamo noi nelle nostre relazioni, con gli altri.
Quello che succederà quando avremo cominciato ad agire concretamente fornirà tanta informazione utile, non per cambiare gli altri o il mondo esterno, ma per diventare noi più capaci di affrontarlo: per comprendere meglio noi stessi e gli altri, per sfatare certi fantasmi e per confermarne alcuni, per imparare ad affrontare comunque invece che evitare, per modulare la nostra emotività, per governare la situazione, per modificare il nostro comportamento in progress fino ad avvicinarci il più possibile a ciò che desideriamo, alla soddisfazione dei nostri bisogni. Alla realizzazione dei nostri sogni. E dei nostri concreti progetti per una vita di qualità. Fino, in alcuni casi, a rinunciare e ad accettare certi limiti e impossibilità…

Nonostante quello che abbiamo creduto finora…
Nonostante quello che abbiamo sentito finora…
Nonostante quello che ci ha bloccato finora…
Pronti… Partenza… Via…

One thought on “Agire o non agire: questa è la responsabilità”

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