Gabbie

Spesso CI INGABBIAMO in AUTODEFINIZIONI che descrivono UN’IMMAGINE LIMITATA di chi siamo e di come ci sentiamo. Soprattutto finiscono per essere PROFEZIE CHE SI AUTO-AVVERANO in quanto “agiamo in base a come ci percepiamo” e gli esiti conseguenti sono una conferma della nostra immagine interiore. Ad esempio, se ti senti VITTIMA tenderai a comportarti in modo da favorire la conferma di questa sensazione o immagine interna. Se ti senti GRANDIOSO e SPECIALE tenderai a leggere le situazioni ed impostare le relazioni nella direzione di esprimere questa tua grandiosa unicità con gli annessi e connessi che ti arrivano dalla realtà interpersonale. Oppure c’è che si sente SFORTUNATO e non riesce a far altro che ritrovarsi e ricacciarsi in situazioni sfortunate. Chi invece si sente VULNERABILE difficilmente affronterà con forza e coraggio gli eventi di vita. Chi si sente SEMPRE SOTTO GIUDIZIO tenderà ad evitare di incontrare persone e situazioni da cui si sente messo sotto la spietata lente di ingrandimento. Chi si sente CATTIVO quasi sicuramente finirà per fare qualcosa che gli confermerà il suo senso di colpa e indegnità. Quanti altri esempi conosci di questo modo di costruirsi da soli la gabbia alle proprie potenzialità di pensiero e azione?

Una grande parte del lavoro di cambiamento profondo in psicoterapia riguarda proprio acquisire consapevolezza di queste immagini interiori di sé, ciascuna persona ha la sua, per come guidano i rapporti interpersonali ed esitano in situazioni fonte di benessere o di stress. Al tempo stesso, una parte del lavoro di cambiamento, da integrare col primo, può essere quello di invitare la persona a RIVISITARE QUESTE IMMAGINI INTERNE attraverso una SFIDA CONCRETA a quanto da esse previsto nella realtà effettiva. Il cambiamento parte dalla capacità di superare questa visione rigida e limitata di sé, di “tradire” la propria immagine interna negativa e darsi almeno un’altra possibilità. Ad esempio:

  • se è vero che (ammesso e non concesso che…) sei sfortunato, puoi comunque cominciare ad agire per cercare di realizzare i tuoi obiettivi;
  • se è vero che sei vulnerabile, è anche vero che hai sufficiente forza e ce la puoi fare in certe circostanze;
  • se è vero che sei vittima di tutto e di tutti, comunque puoi anche impegnarti nelle relazioni e farti rispettare;
  • se è vero che nella vita non bisogna fidarsi, qualche volta prova a fidarti;
  • se è vero che sei proprio una persona eccellente, è anche vero che in certi casi devi riconoscere i tuoi limiti come tutti;
  • se è vero che le persone non aspettano altro che giudicare gli altri, spesso in modo sprezzante, è anche vero che tu puoi sempre agire nella direzione dei tuoi obiettivi e valori anche se non incontri necessariamente l’approvazione su tutto e di tutti.

Un qualcosa di simile può avvenire se cominciamo a cambiare, nella realtà concreta di nuovi comportamenti che ci concediamo, i “DEVO/NON DEVO” in “POSSO ANCHE”. Ad esempio:

  • da “devo sempre vincere” a “posso anche perdere”
  • da “devo essere sempre il primo” a “posso anche non farcela”
  • da “devo essere sempre perfetto” a “posso anche essere abbastanza soddisfatto”
  • da “devo sempre essere impeccabile” a “posso anche avere una macchia…”
  • da “devo sempre essere forte” a “posso anche cedere alla mia stanchezza o debolezza”
  • da “devo sempre dare il massimo” a “posso anche prendermela con comodo”
  • … …

L’implicito di questa “sfida reale”, oltre ogni aspettativa interna più o meno fantasiosa o missione impossibile, è che PUOI ACCEDERE A MOLTEPLICI POSSIBILITÀ CHE FIN DA PICCOLO HAI IMPARATO A CREDERE NON FOSSERO PER TE DISPONIBILI e che oggi, concretamente, puoi verificare essere per te POSSIBILITÀ CONCRETE E PRATICABILI.

Comincia, dunque, ad agire e vedi cosa succede. Comunque otterrai informazioni utili per comprendere e modulare la tua azione successiva.

È differente dire (o sentirsi internamente) “sono sfortunato” dal dire “sono stato sfortunato in questa occasione”. È differente dire “sono e sarò sempre sfortunato” dal dire “sono stato sfortunato e anche no”.

Il cambiamento è andare oltre quello che è sempre stato, oltre quello che siamo sempre stati, oltre una percezione generale e generalizzata di sé; per accedere invece a nuove possibilità nella specificità delle diverse situazioni.

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