Quali pensieri sono utili? La presenza mentale e l’azione efficace

I pensieri non sono la realtà. I pensieri sono eventi mentali che appaiono e scompaiono. I pensieri negativi che affossano l’autostima come, ad esempio, “io sono incapace”, “io non valgo”, “io sono impotente”, “io sono vulnerabile”, sono idee che abbiamo sulla realtà, in questo caso su noi stessi, ma in quanto tali sono “credenze che sono vere fino a quando ci crediamo”, vogliamo crederci, vogliamo continuare a ritenerle vere e ci vogliamo far guidare da esse nelle nostre azioni. Spesso questi pensieri dolorosi cerchiamo di controllarli o scacciarli o governarli con l’effetto paradossale di amplificarli e renderli ancor più presenti alla nostra consapevolezza. Se, invece, cominciamo a considerarli come passeggeri, temporanee idee che vanno e vengono, allora possiamo affiancarli ad altri pensieri e idee, magari meno dolorosi e più utili. La questione, dunque, non è se sono veri o non veri, ma se sono “utili o non utili”. Quindi impariamo a credere e ad utilizzare i pensieri che ci possono servire a fare le scelte che vogliamo per soddisfare i nostri bisogni e raggiungere i nostri obiettivi.

Una modalità tipica di usare in modo disfunzionale le credenze sulla realtà è quando attribuiamo dei “significati” che ci saremmo anche potuti risparmiare e che soprattutto ci avrebbero fatto risparmiare quote importanti di sofferenza. Anche perché a certi pensieri si associano certe emozioni. Come quando ti ritrovi a pensare che prima o poi moriremo tutti, anche le persone a noi più care. Come quando dopo aver descritto dei fatti e dei comportamenti, attribuiamo loro un’etichetta, un giudizio, emettendo quasi una sentenza a volte; ad esempio, quando due partner dopo aver descritto le loro continue liti si dicono “siamo due falliti”. A che serve? In che modo è loro utile? Come quando ti hanno bocciato all’esame e ti racconti pensieri del tipo “non riuscirò mai a laurearmi”. A che serve? In che modo ti aiuta? Come quando il capo ti fa rifare la relazione e tu pensi “sono proprio uno sfigato”. A che ti serve? Come può aiutarti? Come quando hai fatto un incidente con l’auto e carichi la situazione dicendoti “sono proprio uno scemo”. A che ti serve? Ti è veramente utile? Come quando usi espressioni del tipo “non ce la farò mai”, “è una sconfitta”, “succede sempre così”, “sono destinato a restare solo”. Trova tutti gli esempi che vuoi e chiediti: a cosa mi serve quell’etichetta auto-giudicante? In che modo mi è utile per risolvere il problema, migliorare la situazione, sentirmi soddisfatto, provare emozioni positive? Probabilmente la risposta suona sempre uguale: sono pensieri che servono solo ad aumentare il livello di sofferenza già presente nella situazione, pensieri inutili o peggio dannosi che aggiungono dolore evitabile alla situazione già frustrante.

Ti chiederai allora: perché tendo a fare questi pensieri auto-sabotanti? Ti chiederò: è utile farti questa domanda? A volte può essere utile, anzi necessario, andare a cercare i motivi, le origini, le ferite antiche di questi pensieri “incarnati nella sofferenza del corpo”, necessario per capire il “significato” di quei pensieri nel funzionamento attuale e nella storia di vita di una persona e ripartire da “lì e allora” per trasformare il “qui e ora”. A volte non serve o può essere rimandato ad un momento successivo. Sicuramente un lavoro di ricerca dei motivi profondi e antichi aiuta a comprendere meglio il senso del nostro agire attuale, al tempo stesso, e in modo fondamentale, è prima di tutto utile “osservare questi pensieri in azione”, osservarli senza giudizio, osservarli per come vanno e vengono, osservarli negli effetti che procurano, verificare dentro di noi quanto possiamo lasciarli per strada, quanto riusciamo a farci guidare da altri pensieri, quanto possiamo sostituirli o per lo meno affiancarli ad altri pensieri più utili, ad esempio, pensieri volti a trovare i bisogni frustrati e le azioni efficaci per tentare di soddisfarli.

Per questo lavoro è importante coltivare la consapevolezza qui e ora. La presenza mentale. La mente presente al presente.

Il presente è l’unico tempo che può essere vissuto, l’unico spazio che può essere abitato. Ed è tanto grande quanto sono le cose che noti, gli aspetti dell’esperienza a cui sei presente.

Ogni pensiero sul passato (ricordi, immagini, idee, credenze convinzioni), ogni emozione e sensazione che provi pensando a quel tempo (rimpianti, rimorsi, tensione, senso di costrizione, dolori fisici) ed ogni previsione o aspettativa sul futuro, con le emozioni positive (eccitazione, attesa, entusiasmo) o negative (preoccupazione, imbarazzo) che ti suscitano, sono comunque esperienze del presente. Elementi dell’esperienza soggettiva di cui tu puoi o meno essere consapevole.

La presenza mentale non ha aspettative di risultato, se non quella di essere praticata. Verrà da sé … capirai da solo… quali pensieri ti saranno utili per attivare azioni efficaci … e quali potrai semplicemente continuare ad osservare quando si presenteranno …

Non ti resta che iniziare ad osservare qui e ora … con tutti i tuoi sensi… con tutto il tuo corpo… presente a te stesso…

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