Il cambiamento: quasi mai facile, certamente possibile

Durante il percorso di psicoterapia e crescita personale, l’individuo può arrivare a comprendere quali sono i motivi del suo comportamento disfunzionale (origini infantili, stile genitoriale, esperienze traumatiche, apprendimenti adolescenziali, ecc.) e anche a definire quali potrebbero essere alcune soluzioni per ridurre la sua sofferenza, risolvere i suoi problemi e riprendere o prendere per la prima volta in mano le redini della sua felicità. Ad esempio, nei diversi ambiti di vita finora complicati e fonte di malessere, la persona può aver capito quali comportamenti deve smettere di attuare e quali azioni deve cominciare a fare, quali persone avvicinare e quali allontanare, cosa dire e cosa non dire, ecc.. In questo modo, ha compreso la persona, potrebbe smettere di commettere i soliti errori, evitare di costruire le solite relazioni disfunzionali, interrompere la ripetizione dei soliti copioni, abbandonare le solite modalità distorte di pensiero.

Certo. Ha compreso tante cose, ma quasi mai basta comprendere. Quasi mai è sufficiente aver compreso ciò che c’è da fare per riuscire a farlo. Quasi mai è facile mettere in pratica quanto compreso in teoria.

Un lavoro importante che la persona fa in terapia è quello di entrare in contatto con i propri sentimenti, conoscere il proprio mondo interiore, sentire ed esprimere le proprie emozioni, imparare a riconoscere e legittimare i propri bisogni. Anche questo è fondamentale, ma non basta. Non basta comprendere, non basta connettere i sentimenti attuali con le origini infantili.

Tra il capire e il fare c’è da affrontare la paura dell’ignoto (dell’incerto per il certo), la difficoltà ad abbandonare vecchie abitudini, la difficoltà a lasciarsi alle spalle vecchie immagini di sé, la paura della perdita e del dolore legati al cambiamento, la difficoltà a rinunciare ai benefici della situazione attuale, la difficoltà a scegliere nel conflitto tra diversi propri bisogni e desideri, la difficoltà a perseguire il desiderio se il rischio è troppo grande, in sintesi, la resistenza a pagare il prezzo della rinuncia e il rischio insito nel fare nuove scelte.

La “base sicura” della relazione terapeutica fondata sulla fiducia, sulla prevedibilità della relazione, sull’alleanza, sull’autenticità dello scambio, si pone come “palestra esperienziale” per prepararsi e fare le prove nella realtà effettiva della vita della persona. La persona non solo comprende motivi, cause, senso e significato della sua condotta, non solo costruisce nuovi significati della sua esperienza di vita attuale e passata, non solo immagina e prevede nuove possibilità di azione, ma, rassicurata, incoraggiata e sostenuta dal terapeuta, gradualmente comincia a sperimentare nuovi comportamenti. Secondo un principio di gradualità progressiva e sistematica, inizia da piccoli cambiamenti che verifica nel loro effetto sulla realtà (cosa è successo quando hai messo in pratica quello che avevamo programmato in seduta?), nelle reazioni degli altri (come hanno reagito le persone interessate?) e nel proprio sentire (cosa è successo dentro di te: cosa hai provato, cosa hai pensato, cosa hai fatto successivamente?). Seguire questo procedimento apre le porte ad una verifica concreta e sostenibile per la persona che comprende cosa succede e soprattutto impara a creare e regolare le sue nuove azioni in base all’esperienza reale. E il cambiamento desiderato si realizza progressivamente …

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