Quello che siamo… che avremmo potuto essere… e che possiamo essere

Quello che siamo è in parte frutto del nostro temperamento e in parte legato alle esperienze di vita. Ciascuno di noi nasce con alcuni tratti costituzionali, il cosiddetto carattere: chi è più introverso e timido e chi estroverso e aperto, chi è più dinamico e chi è più passivo, in qualcuno prevale la paura e in altri la curiosità, chi tende ad essere razionale chi è più intuitivo, chi sensibile e chi distaccato, e via così. Al tempo stesso, ciascuno di noi ha “trovato” un certo ambiente affettivo, in primis determinato dai genitori, che ha plasmato notevolmente quelle note caratteriali e ha dato forme specifiche alle potenzialità possedute in origine. Inoltre, i bambini “scelgono”, in modo quasi del tutto inconsapevole, quale genitore “seguire”, chi imitare, in chi identificarsi (è proprio come … ), in chi contro-identificarsi (è proprio l’opposto di …).

Da questi ingredienti si forma e si sviluppa la personalità infantile che progressivamente incontrerà anche altri “stimoli formativi” in figure esterne all’ambiente familiare originario, a scuola, negli insegnanti, nei coetanei, nello sport, nei gruppi di appartenenza e via così. Quando siamo in “età evolutiva”, la mente è in formazione e la personalità si dispiega in base alle esperienze che vive; crescendo sempre più verso l’età adulta, la configurazione di personalità diventa sempre più rigida e strutturata e meno suscettibile di modificazioni.

Purtroppo, a volte, questa personalità manifesta disagio e disturbi, personali e nelle relazioni. E magari l’individuo arriva a chiedere un aiuto specialistico laddove le risorse personali e dell’ambiente affettivo non sono bastate a superare le difficoltà e la sofferenza.

Il lavoro terapeutico, pur partendo dalla legittima esigenza del paziente di risolvere i problemi attuali e di eliminare la sofferenza psicologica e sintomatologica, arriva quasi sempre a toccare le radici profonde delle antiche ferite emotive sviluppate nell’itinerario di vita che a partire dai semi ha prodotto certi frutti.

Le ferite aperte nelle relazioni precoci e cresciute insieme alla persona sono potenti organizzatori dell’esperienza e del comportamento… per tutta la vita. Condizionano, in maniera più o meno evidente o mascherata, i pensieri, le emozioni, le azioni e le relazioni della persona. Tendono a riprodurre schemi e comportamenti disfunzionali e fonte di sofferenza, dirigono l’individuo verso la ricerca di persone e situazioni che ripropongono i dolori antichi, le frustrazioni originarie, nuove delusioni che assomigliano alle vecchie, abusi e traumi già noti.

La terapia è un “viaggio eroico” alla scoperta del proprio dolore originario, alla ricerca del senso della propria esperienza dolorosa, alla ricerca di ciò che in potenza avremmo potuto essere, ma che non siamo mai stati a causa di quello che abbiamo vissuto, di chi abbiamo incontrato, di “come sono andate le cose”. Un viaggio con l’idea e l’obiettivo di recuperare quanto possibile, per riprendere alcune potenzialità perdute e dare loro nuova vita!!!

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