A cosa hai rinunciato

A cosa hai rinunciato per NON FAR PREOCCUPARE i tuoi genitori? Volevi giocare a pallone, ma ti potevi fare male … Volevi sdraiarti sull’erba, ma era troppo pericoloso… Volevi andare sull’altalena, ma mamma aveva paura …
A cosa hai rinunciato per NON FAR ARRABBIARE i tuoi genitori? Volevi fare a botte con tuo fratello, ma così eri cattivo… Volevi cantare a squarciagola, ma papà doveva riposare… Volevi salire sull’albero, ma papà ti guardava arrabbiato…
A cosa hai rinunciato per NON RENDERE TRISTI i tuoi genitori? Volevi andare dal tuo amichetto a giocare, ma poi mamma restava sola… Volevi fare il bagno con le macchinine, ma poi facevi un macello e mamma era triste… Volevi giocare con zio, ma poi papà era triste…

I genitori hanno il sano e necessario compito di mettere i giusti limiti ai figli, per aiutarli a crescere sapendo cosa è buono e cosa non lo è. E in ciascuna famiglia esistono criteri, più o meno condivisi da altre famiglie, su cosa è sano, buono e giusto e cosa è malato, proibito e sbagliato. Come spesso accade nelle relazioni e anche nella crescita, è una questione di giusta misura. In particolare, per i genitori comprendere cosa “proibire” e cosa “permettere”… Per un sano sviluppo della personalità dei figli, sostenendo l’espressione vitale delle loro inclinazioni naturali insieme ad un sano adattamento alla realtà.

Insomma, di fronte all’emergere dei tuoi desideri e moti spontanei di bambino, hai ricevuto messaggi, diretti o indiretti, di approvazione e disapprovazione… Così erano le reazioni dei tuoi genitori… Così ti è sembrato… Così li hai interpretati… Così li hai vissuti…
E quindi… Volevi… Ma hai “scelto” di rinunciare… Hai dovuto in parte rinunciare…
Il bambino piccolo non può vivere senza sentirsi amato, protetto, approvato e stimato dai suoi genitori. Il bambino piccolo non può crescere sano senza il loro sostegno emotivo e pratico, senza la loro guida e il loro orientamento.
A tal fine si auto-costringe nell’espressione di alcune parti di sé “se intuisce” che creano disagio, emozioni negative o tensione ai suoi.
Quel bambino, ripetendo più volte questa scelta di rinuncia, in modo più o meno automatico e consapevole, sarà diventato un adulto con degli steccati ben precisi e delineati di cosa sente possibile per lui e cosa non deve fare. Probabilmente avrà imparato ad agire sempre con attenzione viva a cosa “va bene e non va bene” per non suscitare certe reazioni emotive negli altri. Anche da adulto, sarà importante capire dove sta il confine tra una sana e necessaria auto-limitazione ai fini dell’adattamento e un’eccessiva repressione di parti vitali di sé. Anche perché se l’autocostrizione riguarda troppe parti vitali di sé prima o poi sorge una malattia psicologica o somatica e la persona deve cercare aiuto. Se e quando arriva in terapia, il lavoro è quello di cercare questa “giusta misura” in modo che la persona recuperi la possibilità di vivere in modo più spontaneo e libero, sempre in contatto con la realtà, ma anche e sempre più in contatto con tutte le parti vitali di sé troppo a lungo soffocate.

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