Il trasloco impossibile e quello possibile

Ciascuno di noi è cresciuto in una o più case dell’infanzia dove ha imparato le regole della vita. In base a quello che ha vissuto nelle esperienze primarie di attaccamento e amore si è fatto un’idea del mondo e della vita, di come funzionano le cose e le persone, di come funziona lui stesso. Quel bambino, con gli strumenti dell’età e in maniera più o meno consapevole, si è dato una serie di risposte ad una serie di domande: chi sono? Cosa è importante? Chi mi vuole bene? Cosa devo fare per farmi volere bene? Cosa devo fare per ottenere le cose che mi piacciono? Quali strategie mi permettono di cavarmela in questa o quest’altra situazione? Insomma, quel bambino, diventando adulto, ha creato la sua cassetta degli attrezzi per risolvere problemi, riparare danni, costruire cose buone. Per imparare a cercare esperienze soddisfacenti, relazioni gratificanti, successi e gioia nei vari ambiti di vita.

Le persone che manifestano una sofferenza psicologica, fisica e interpersonale hanno vissuto in qualche modo e grado, questo processo evolutivo in maniera distorta. Qualcosa non è andato come sarebbe stato buono, qualcosa non ha funzionato. Più nello specifico, invece di vivere esperienze sane e positive di amore e accudimento, sostegno e guida, il bambino è stato “danneggiato”. Ha subito una qualche forma di abuso fisico, emotivo, relazionale che lo ha segnato profondamente. Le tracce di questo “abuso” tendono quindi ad essere ripercorse continuamente dalla persona, sebbene in maniera inconsapevole, l’individuo tende a ritrovarsi negli stessi scenari antichi “emotivamente abusanti”. Tende ad essere trattato e a farsi trattare, suo malgrado, come è stato trattato precocemente. Tende a re-incontrare le stesse esperienze di maltrattamento e trascuratezza, umiliazione e non rispetto, sopraffazione e giudizio. Il ripetersi di questi drammi interpersonali ha come esito l’incapacità di realizzare una vita personale e professionale soddisfacente, la difficoltà a raggiungere i propri obiettivi di vita, l’estrema facilità a sentirsi deluso e frustrato nelle relazioni interpersonali, la compromissione di ogni relazione sentimentale, l’impossibilità quasi di essere “sufficientemente felice”.

Queste persone hanno difficoltà ad uscire dalla loro casa dell’infanzia. Ci stanno stretti ma è l’unica che conoscono, non intravedendo all’orizzonte altre possibilità e finendo per tornare sempre allo stesso posto sicuro, limitante e confortante al tempo stesso.

La psicoterapia è una possibilità che queste persone possono darsi per rivisitare quella casa dell’infanzia, per cambiare qualcosa, per ristrutturarla completamente o eventualmente traslocare…

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