Se lo conosci … lo cerchi

Quello che abbiamo vissuto nella relazione coi nostri genitori è diventato la nostra realtà: quello che conosciamo bene e che tendiamo a ricercare.

Quando le esperienze primarie sono state positive e abbiamo ricevuto cure adeguate, stima, affetto e sostegno, guida e incoraggiamento all’autonomia, da adulti avremo a nostra disposizione un ampio ventaglio di strumenti e risorse personali per gestire lo stress, risolvere i problemi e creare buone relazioni interpersonali.

Quando le esperienze primarie sono state distorte (per carenza o per eccesso di amore, stima e protezione), da adulti tenderemo a riproporre quello che abbiamo sperimentato nell’infanzia, secondo modalità rigide di trattare gli altri e farci trattare dagli altri. Tendiamo a ripetere quanto abbiamo interiorizzato, con scarsa o nessuna flessibilità nei modi di pensare, sentire, agire ed entrare nelle relazioni. Siamo maestri della ripetizione. Ovvero tendiamo inconsapevolmente ad “aspettarci”, “prevedere” e “cercare” quello che conosciamo meglio, anche se continua, come in origine, ad essere per noi fonte di sofferenza e incomprensione nei rapporti interpersonali. Ecco alcuni esempi.

Se non sono stato amato tenderò a cercare persone che non amo veramente e/o che non mi amano e/o da cui non riesco a sentirmi amato. Quando invece troverò qualcuno disposto ad amarmi come mai ho sperimentato prima… molto probabilmente tenderò ad allontanarlo …

Se sono cresciuto con genitori e parenti tutti che mi hanno ingolfato di lodi e approvazioni oltre ogni mio ragionevole merito e capacità, probabilmente tenderò a cercare solo persone che mi applaudano, mi sforzerò di essere perfetto oltre ogni ragionevole limite e avrò estrema difficoltà ad accettare di deludere gli altri e di non essere necessariamente la persona “grandiosa” che ho sempre creduto di essere. Difficilmente riuscirò a creare relazioni basate su una reale autenticità e intimità emotiva.

Se ho avuto genitori estremamente severi, critici e giudicanti ogni mio passo e movimento, praticamente mai soddisfatti di ciò che facevo, in ogni campo della vita, probabilmente tenderò a cercare, mio malgrado, persone critiche, svalutanti e che mi rimanderanno in un modo o nell’altro il mio essere difettoso, sbagliato, fallito. Ogni mia relazione, sentimentale come professionale, sarà lì a ricordarmi che ho qualcosa che non va …

Se sono cresciuto con genitori diffidenti di ogni situazione e persona tenderò a vedere l’inganno e il tradimento dappertutto ed ogni relazione duratura sarà di fatto impossibile per me perché prima o poi mi sentirò fregato, non rispettato, umiliato, ingannato. Troverò forse mai qualcuno da cui sentirmi semplicemente amato senza stare sempre sul chi va là del possibile tradimento?

Se sono stato cresciuto da genitori iperprotettivi che hanno fatto sempre le cose al posto mio e mi hanno praticamente impedito di sbagliare ed imparare, da grande vivrò profondi sentimenti di insicurezza e bassa autostima e soprattutto mi sentirò incapace di fare ogni cosa o sempre timoroso del nuovo o scarsamente ambizioso per timore di sbagliare. Quando incontrerò sfide e opportunità che la vita presenta a tutti, tenderò quasi sempre ad appoggiarmi agli altri o ad evitare il confronto con la realtà, incapace di tollerare ogni minima frustrazione.

Nella “palestra emotiva” della relazione terapeutica, la persona si apre alla possibilità di “un’esperienza correttiva” per imparare a:

  • riconoscere gli schemi in azione con tutto il corteo di emozioni dolorose e bisogni insoddisfatti
  • diventare consapevole delle loro origini nelle relazioni antiche e dei loro effetti nelle relazioni attuali
  • “sfidare” i propri schemi, mettendoli alla prova con nuovi pensieri e nuove azioni
  • modificare le proprie convinzioni, aspettative e previsioni sugli esiti delle relazioni ovvero imparare “dal vivo” che “non sempre deve necessariamente andare come è sempre andata…”
  • sperimentare nuove azioni nelle relazioni per verificare nuovi effetti
  • accedere a una nuova immagine di sé, più positiva e realistica rispetto a quella delle origini …
  • strutturare nuove strategie interpersonali basate sulla consapevolezza e sull’utilizzo responsabile delle proprie risorse
  • assumersi veramente in prima persona la responsabilità adulta (che è molto diversa dal sentimento di colpa del bambino) di far andare le cose come vorrebbe che andassero.

Per imparare a sentirsi al sicuro anche fuori dal recinto di quello che è sempre stato …

Per imparare a rinunciare ad un po’ di sicurezza a favore di un bel po’ di libertà …

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