Perché vai in psicoterapia e soprattutto come devi uscire dalla psicoterapia…

Perché si arriva in psicoterapia? Cosa vai a fare, cosa vai a chiedere allo psicoterapeuta? Qual è la caratteristica specifica della psicoterapia come servizio per la salute mentale e per il benessere psicofisico?

Solitamente si va in terapia dopo che abbiamo provato svariati modi per affrontare i nostri problemi e malesseri, dopo aver tentato diverse soluzioni e chiesto molteplici aiuti a numerose figure di sostegno e risorse a nostra disposizione, amici e parenti, estranei e figure molto vicine. Abbiamo condiviso i nostri problemi coi nostri genitori e coi nostri partner, coi nostri amici e con i nostri mentori, col medico e con l’allenatore, abbiamo chiesto al prete o al poliziotto, abbiamo insomma interpellato una serie innumerevole di figure a cui abbiamo portato il nostro disagio, abbiamo espresso il nostro stato d’animo sofferente chiedendo aiuto, consiglio, una dritta o anche una storta, l’importante che fosse risolutiva. E magari alcune volte ha funzionato. Quando questi tentativi non cambiano il problema e anzi la sofferenza aumenta o prende tante forme diverse, decidiamo di rivolgerci allo psicoterapeuta come specialista della mente che aiuta a risolvere i problemi, a curare i dolori, ad alleviare la sofferenza, a ridurre lo stress, a trovare strade per “stare bene”.

Certo!!! Che tipo di aiuto può fornire il terapeuta che non siamo riusciti a prendere da altre parti?

La psicoterapia è un invito a mettere in discussione vecchie certezze, vecchie credenze, vecchie verità, in nome di “verità più utili” ad affrontare la realtà.

Fermo restando che ogni storia di vita è una storia a sé… Che ogni sofferenza ha la sua dignità … Che ciascuno ha “scelto” il proprio modo di stare al mondo tra vincoli e risorse, tra possibilità e condizionamenti più o meno potenti…

Fermo restando che esistono diverse forme e modalità psicoterapeutiche, diversi modelli teorici e metodologici, diverse tecniche, molteplici strumenti e prassi operative …

Probabilmente l’aspetto più specifico e caratterizzante il lavoro terapeutico è che, in modo diverso da ogni altra “tentata soluzione”, in terapia la persona mette in discussione se stessa o perlomeno è fortemente invitata a mettere in discussione se stessa come non ha mai fatto. È invitata a mettere in discussione il proprio modo di pensare e di agire, a smettere di lamentarsi e colpevolizzare gli altri, a smettere di voler cambiare gli altri e il mondo esterno a sé, per assumersi finalmente la responsabilità della propria sofferenza e del proprio cambiamento, per iniziare a farsi carico, forse per la prima volta e per sempre, dell’impegno a trasformare se stessi per trasformare la realtà. A trovare alternative di pensiero, azione e relazione, a cambiare le proprie abitudini nocive, a trovare sane soluzioni alternative ai soliti inefficaci modi per affrontare i problemi.

In terapia entra un bambino ferito, lamentoso, vittimista che viene aiutato a crescere e a diventare un adulto consapevole e responsabile...

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