Piccolo di fronte ai giganti

Spesso ascolto persone che mi riferiscono di situazioni di ingiustizia e imprevedibilità, impotenza e manipolazione; in vari contesti di vita, al lavoro come nelle relazioni affettive, situazioni che vanno in una direzione contraria, addirittura opposta, a come “dovrebbero andare”. Mi ritrovo spesso ad utilizzare con queste persone la preghiera della serenità: hai il potere di capire cosa non hai il potere di fare!!! Capisci cosa puoi fare per cambiare ciò che puoi cambiare, cosa non puoi fare e non puoi cambiare, distingui accuratamente le due aree in modo da non disperdere energie in modo inutile.

Molti mi rispondono “non ce la faccio” o cose del genere, entrano nella ferita lamentosa del “sono sfortunato”, “non è giusto”, “non ce la faccio ad accettare l’ingiustizia né l’impotenza”, “per me accettare equivale a rassegnarmi e non mi va, mi sentirei doppiamente sconfitto”, ecc.. Spesso questi temi e pensieri portano alle radici della propria crescita, a quando eravamo piccoli e i nostri interlocutori fondamentali erano i nostri genitori, con tutti i loro pregi e difetti, con l’amore che ci hanno saputo dare e con quello che non ci hanno saputo dare…

La ferita infantile, del resto, parte da una semplice verità: noi non abbiamo potuto scegliere i nostri genitori. Quello che hanno fatto i nostri genitori quando eravamo piccoli era fuori dal nostro controllo, fuori dal nostro potere di intervenire e modificare la situazione. In qualche modo, i nostri comportamenti, il nostro temperamento, il nostro “carattere”, la nostra sensibilità unica hanno influenzato i nostri genitori che hanno dovuto fare i conti con il nostro modo di essere “costituzionalmente determinato”, ma di fatto eravamo “piccoli di fronte a giganti”, ci siamo sentiti impotenti rispetto a persone vissute da noi, nel bene e nel male, come onnipotenti, capaci di tutto, quando risolvevano i problemi e quando ce li creavano, quando ci rassicuravano, confortavano e consolavano, ma anche quando erano persecutori, critici, pieni di rimproveri, anche sprezzanti e rifiutanti se ci ha detto male.

Se questo imprinting infantile non viene riconosciuto e messo in discussione, se questa ferita dolorosa non viene curata e disattivata, da adulti ci ritroveremo sempre a vivere condizioni di frustrazione e impotenza, rassegnazione e cinismo, delusione e disperazione, vittimismo e senso di inadeguatezza, rabbia e dolore, senso di fallimento e senso di colpa.

La preghiera della serenità ovvero smettere di accanirci rispetto a quello su cui non abbiamo potere e liberare energie per quello che possiamo effettivamente fare per creare il nostro benessere, è l’ispirazione fondamentale del lavoro di crescita personale e di psicoterapia, ispirazione che fornisce la chiave di accesso alla trasformazione per cui oggi ciascuno di noi è il gigante, non di fronte ad altri, ma di fronte a se stesso, capace di intraprendere il proprio cammino evolutivo da oggi e per il resto della propria vita.

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