Fatti un regalo

Fatti un regalo. Regalati la responsabilità personale. Non solo per Natale o per il tuo compleanno. Per tutti i giorni della tua vita. Se vuoi regalati anche un libricino da cui traggo ispirazione per questo post. Un libricino da regalare a tanti, forse a tutti farebbe bene. DDD. La domanda dietro la domanda. Di John B. Miller.

Nota quante volte ti ritrovi a dire o a sentire espressioni del tipo: “non è compito mio”, “perché dovrei farlo io”, “non tocca a me”, “non è un mio problema”, “perché non ci dicono mai niente?” “chi risolverà il problema?”.

Nota quante volte ti ritrovi a dire o a sentire o ad agire o a vedere gli altri agire in base a pensieri del tipo: “Come posso dare il mio contributo alla soluzione del problema?”, “In che modo posso fare la differenza?” “Come posso agire per affrontare il problema?”

Un vero e proprio cambiamento di prospettiva rispetto al primo modo estremamente più diffuso di pensare e agire. Per superare la brutta abitudine di accusare ed incolpare qualcun altro di ciò che ci accade, dei nostri pensieri e stati d’animo, perfino delle nostre azioni. “È stata colpa tua se …” ad esprimere una mancata assunzione di responsabilità rispetto al proprio agire considerato come un “re-agire deresponsabilizzato”.

Trova i tuoi esempi quotidiani. A casa o al lavoro, al bar o a passeggio, coi tuoi cari o con gli estranei. Della serie “non te la prendere con me”, “non è colpa mia”, “non dipende da me”. Espressioni eco di un pensiero infantile in cui siamo “cresciuti a latte e colpevolizzazione” o per lo meno così l’abbiamo vissuta e interiorizzata.

Quanto è difficile prendersi la responsabilità senza sentirsi in colpa?

Tu conosci la differenza tra assumersi una responsabilità e prendersi una colpa?

Da ora in poi, nei diversi ambiti, ruoli e relazioni della tua vita, nota il linguaggio che usi o che usano gli altri e individua se esistono delle frasikiller della responsabilità”. Modi di comunicare, di pensare e di agire in cui non riusciamo a farci carico di problemi e situazioni che (non) ci riguardano.

Assumersi la responsabilità significa riconoscersi un POTERE di intervenire e modificare situazioni. Significa quindi assumersi in prima persona il potere di creare il proprio benessere. Superando la deresponsabilizzazione e il vittimismo di chi ancora sguazza nella propria ferita infantile continuando a dare la colpa ai genitori, all’esterno da sé, alla malattia, al destino, alla sfortuna.

Responsabilità significa ABILITÀ di RISPONDERE alle diverse situazioni. Abilità di fornire una risposta UTILE alla situazione o problema. Che non significa necessariamente occuparsi in prima persona di fare tutto quello che c’è da fare per risolvere il problema. Ma significa farsi carico mentalmente di quel problema in modo da verificare possibili soluzioni e capire quali risorse attivare, personali o interpersonali, facendo delle cose e delegandone altre, agendo in prima persona e chiedendo aiuto e sostegno, sapendo dire sì e sapendo anche dire no a certe situazioni e compiti. Oltre “non è un mio problema”. Oltre il cercare spiegazioni del problema senza trovare soluzioni. Oltre il colpevolizzare qualcuno senza responsabilizzarsi per affrontare la situazione. Oltre il viversi vittime impotenti di un potere dato agli altri o agli altri lasciato invece che assumersi in prima persona la responsabilità di decisioni attive per superare le difficoltà e i problemi.

Per quanto NON SIAMO COLPEVOLI di quello che ci è successo in passato, soprattutto quando eravamo molto piccoli, SIAMO RESPONSABILI di quello che ci succede oggi e da oggi in poi nella misura in cui è in nostro potere prendere decisioni e compiere azioni che impattano in modo determinante sulla nostra qualità di vita.

Se è vero che è impossibile non decidere, allora la responsabilità è decidere per attivarsi in prima persona, laddove la colpevolizzazione è decidere di indugiare nel problema e nella sterile spiegazione dello stesso, che allontana di fatto la soluzione e il superamento.

Quindi da ora in poi decidi di notare quando ti prendi la responsabilità e quando indugi nella colpevolizzazione. Eventualmente decidi di dedicare un giusto tempo e modo per capire perché tendi a colpevolizzare piuttosto che a prenderti la responsabilità; la psicoterapia potrebbe essere una possibilità per fare chiarezza su questo, consapevole che la psicoterapia ti porterà comunque nella direzione di assumerti la RESPONSABILITÀ di quello che stai FACENDO e NON FACENDO. In merito a questo Sartre è illuminante: “non è tanto importante ciò che gli altri hanno fatto di noi, quanto ciò che noi facciamo di ciò che gli altri hanno fatto di noi”.

In questa cornice di valori e significati, l’approccio fondamentale non è quello che cerca una spiegazione (perché …?) e che finisce per deresponsabilizzarci, ma quello che cerca una soluzione attraverso un’azione concreta (come posso…?) di cui siamo attivi responsabili.

In particolare, se segui pensieri che cominciano con “perché non…?” resti bloccato in modo sterile nella frustrazione: “il mondo non è come vorrei! Perché il mondo non è come vorrei?” Invece, di fronte a frustrazione e difficoltà, un pensiero responsabilizzante, utile, creativo e produttivo rispetto alla soluzione dei problemi è: “come posso impegnarmi a trasformare le cose in modo che siano il più possibile come le vorrei?” Consapevole dei limiti e dell’impotenza ma soprattutto cavalcando le possibilità di agire concretamente attraverso azioni specifiche per cambiare le cose, oltre la ricerca di una spiegazione infruttuosa e vittimizzante.

Dal “perché proprio a me è successo questo?” al “come posso proprio io risolvere questo?”.

Dal “perché ho questi problemi sul lavoro (o questi colleghi o questi capi)?” a “come posso fare al meglio il mio lavoro?” “Come posso gestire meglio il rapporto coi miei colleghi?” “Come posso comunicare in modo più efficace col capo?”.

Sempre consapevole dello spirito della preghiera della serenità e della distinzione fondamentale tra: cosa hai il potere di modificare e cosa non è in tuo potere fare.

Dal “perché le cose vanno sempre peggio?” a “come posso fare per migliorare la situazione?”.

Sempre consapevole della decisione che stai prendendo, del prezzo che stai scegliendo di pagare, dei bisogni di cui ti stai occupando e di quelli che stai trascurando.

Quando usi alibi, scuse e giustificazioni renditi conto della responsabilità che hai nello scegliere di usare questi pensieri e nel renderti una vittima impotente di qualcosa esterno da te che tu non hai controllato.

Prova per un giorno almeno ad impegnarti a renderti conto di quando usi alibi, scuse e giustificazioni e sostituiscile ogni volta con l’assunzione di responsabilità personale. Ad esempio, il traffico che non avevi previsto e che hai scelto di prevedere tra le variabili intervenenti del tuo ritardo. Invece che “ho provato ad impegnarmi a fare questo esercizio ma…” ammetti a te stesso che non lo hai fatto perché non lo hai voluto fare: QUELLO CHE SCEGLIAMO È QUELLO CHE VOGLIAMO. Invece di fare questo esercizio, nota a cosa hai scelto di dedicare la tua attenzione, la tua energia, il tuo tempo.

La responsabilità personale può essere veramente un principio ispiratore di azioni concrete attraverso cui riempi la tua quotidianità nei vari ambiti, ruoli e relazioni. Comincia a farlo e vedi l’effetto che fa, su di te, sulle tue relazioni, sui tuoi risultati.

Anche se non hai la colpa di ciò che ti è accaduto, hai la responsabilità di come reagisci, lasci indietro e vai avanti.

Come puoi adattarti ad una realtà che non è proprio come vorresti? Come puoi affrontare la frustrazione e la delusione per trasformarle in soddisfazione? Come puoi smettere di chiederti missioni impossibili e imparare ad agire concretamente nella realtà per trasformarla in modo da renderla più vicina i tuoi desideri?

Nota in ogni ambito della tua vita, in ogni ruolo e nelle diverse relazioni come tendi a formulare i problemi in termini di “perché non funziona?” ad esempio, “perché non riesco a riposare meglio?”, “Perché non riesco a ricavarmi il tempo giusto per le cose importanti per me?”, “Perché ultimamente non riesco a parlare col partner?”, “Perché non riesco a farmi capire dai figli?”, “Perché non riesco a fare attività fisica in modo regolare?”, “Perché non riesco a trovare tempo per gli amici?”.

Ora, sempre in ogni ambito della tua vita, per ogni ruolo o relazione, nei casi che hai individuato e in tutti gli altri che ti vengono in mente da ora in poi, trasforma le domande “perché non …?” nelle domande più utili ed efficaci per risolvere il problema: “come posso io fare in modo che funzioni o torni a funzionare?”, “Come posso io agire affinché le cose vadano meglio?”, “Come posso io accettare quello che non posso controllare?”

In un mondo che cambia vertiginosamente dalla mattina al pomeriggio, ogni giorno sempre più rapidamente, la CAPACITÀ di ASSUMERSI la RESPONSABILITÀ in prima persona di trovare soluzioni ai problemi è ciò che resta stabile e SEMPRE UN VALORE .

2 pensieri riguardo “Fatti un regalo”

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