Dal congelamento ad un posto al sole: il percorso terapeutico

Quando un bambino vive un’esperienza di spavento, dolore, vergogna, vive emozioni molto intense e negative che non riesce a gestire da solo. Ha bisogno di qualcuno grande che lo aiuti a contenere queste emozioni, che lo rassicuri e lo conforti, che lo aiuti a dare senso a ciò che è accaduto in modo tale da attraversare quella esperienza emotiva senza troppi danni e dolori o meglio come un’esperienza che attraverso l’emotività intensa e il caldo rassicurante conforto di qualcuno amorevole può permettergli di imparare a governare la situazione e a cavarsela al meglio in situazioni simili che potrà incontrare in futuro. In tal modo il bambino, attraverso esperienze ripetute di ricevere conforto e rassicurazione di fronte a paura e dolore, può progressivamente sviluppare un senso di sé sicuro, forte, amabile e capace di controllare, prevedere e governare le situazioni future.

Purtroppo a volte succede che la base sicura cercata e attesa dal bambino non sia affatto presente o sicura. A volte i genitori sono incapaci di sintonizzarsi sulle emozioni e sui bisogni del bambino, non solo genitori palesemente disturbati (alcolisti, depressi gravi, dipendenti da sostanze, con psicopatologie estremamente invalidanti), ma anche genitori sufficientemente adeguati che possono a volte non riuscire a svolgere quella funzione fondamentale di accoglienza, sintonizzazione emotiva, contenimento, rassicurazione, conforto e guida. In tali evenienze gli effetti sul bambino possono essere i più svariati e dipendono da numerosissime variabili: ferma restando una componente genetica costituzionale di sensibilità personale del bambino a certe esperienze ed emozioni, è importante l’età del bambino, il tipo di esperienza dolorosa o paurosa, la frequenza in cui questa mancata sintonizzazione avviene, l’intensità dell’esperienza vissuta, la possibilità per il bambino di accedere ad altre risorse, esperienze positive o negative successive nell’infanzia e nell’adolescenza, ecc.. Gli esiti sullo sviluppo potranno così cambiare e andare da generici problemi di autostima e sicurezza in se stessi fino al crearsi di un terreno fertile per lo sviluppo di patologie psichiche di diversa gravità e intensità.

La psicoterapia, pur nella diversità delle storie di vita di ciascun individuo, cerca di portare la persona a riprendere contatto con esperienze dolorose dell’infanzia e dell’adolescenza per “rielaborarle” cioè per aiutare la persona a sciogliere nodi emotivi rimasti da troppo tempo congelati, per recuperare un senso degli eventi che non si esaurisca nella semplice, quanto sterile, colpevolizzazione di qualcuno, per sviluppare convinzioni su di sé maggiormente positive che vadano a sostituire quelle anticamente interiorizzate e caratterizzate da un senso di sé non amabile, non degno di protezione, senza valore, non importante.

Attraverso il lavoro terapeutico di rielaborazione profonda, l’esperienza originaria traumatica si trasforma in “resilienza” ovvero nella capacità di “riparare il danno”, di resistere e superare vecchi traumi sviluppando risorse, forza e abilità concrete di adattamento, soluzione dei problemi e riorganizzazione di fronte alle difficoltà.

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