L’aneddoto di Woody Allen

SAPERE, SENTIRE e AGIRE sono tre diversi livelli dell’esperienza.

La terapia lavora sui PENSIERI portando la persona a sviluppare alternative ai pensieri disfunzionali, negativi, distorti, ansiogeni, depressogeni, stressogeni. Ad esempio, al lavoro come nelle aree private, molte condizioni o eventi che prima innescavano ansia, stress e umore nero possono essere “interpretate” dall’individuo in modo più adattivo e realistico.

La terapia lavora sulle EMOZIONI e sulle SENSAZIONI SOMATICHE portando la persona a sviluppare o potenziare l’abilità di sentire, riconoscere, comprendere, esprimere e regolare emozioni e sensazioni, al servizio di un adattamento più sano alla realtà e nei rapporti interpersonali. Ad esempio, nei vari ruoli e relazioni, la persona può imparare ad esprimere la rabbia, invece, che a trattenerla, può imparare ad esprimerla in modo efficace e non aggressivo piuttosto che in modo impulsivo e violento. L’individuo può imparare a riconoscere, legittimare e piangere il suo dolore piuttosto che negarlo o trattenerlo compresso dentro di sé o trasformarlo in disturbi psicosomatici. La persona può legittimare la sua paura invece che far finta di niente, può cercare le giuste rassicurazioni e i supporti emotivi necessari per affrontare difficoltà e sfide invece che evitare e ritirarsi.

La terapia lavora sulle AZIONI portando la persona a sviluppare nuovi efficaci comportamenti e abitudini più sane per governare la sua quotidianità. Ad esempio, la terapia aiuta a smettere una serie di comportamenti dipendenti trovando alternative comportamentali più sane per soddisfare gli stessi bisogni: smettere di fumare, bere o mangiare in eccesso; praticare attività fisica regolare, trovare un nuovo equilibrio nelle condotte alimentari, comunicare in modo efficace invece che violento e giudicante; imparare ad esprimersi sul posto di lavoro piuttosto che subire passivamente le angherie dei collaboratori e le prepotenze dei capi; imparare a dire no; gestire il proprio tempo in modo più equilibrato rispetto ai propri bisogni.

Molte volte un cambiamento ad un livello esercita un influsso positivo e amplificante sugli altri livelli. Alcune volte un cambiamento in un’area o livello è sufficiente affinché la persona risolva i suoi problemi e riduca la sua sofferenza. Altre volte, la persona può aver fatto importanti cambiamenti e apprendimenti in ciascuna di queste aree, ma alcuni aspetti della sua sofferenza non cambiano, certi dolori o sintomi tendono a restare o a tornare, alcuni problemi si sono risolti, ma altri restano, certe situazioni vengono gestite meglio di prima, ma altre sono rimaste immutate.

Un intervento terapeutico basato sulla metodologia EMDR (Desensibilizzazione e Rielaborazione dei ricordi traumatici attraverso i Movimenti Oculari) può “SBLOCCARE CIÒ CHE RESTA ANCORA BLOCCATO ”. Il focus sui “ricordi non elaborati e rimasti traumatici e traumatizzanti” all’interno della mente e del corpo permette di arrivare ad una riorganizzazione mentale e comportamentale che libera finalmente la persona da cisti antiche e irrisolte da troppo tempo, permette di sbloccare finalmente certe situazioni che l’individuo non riusciva a modificare da tempo.

Il vero cambiamento, efficace e duraturo, stabile e realmente trasformativo, è quello che arriva all’integrazione dei tre livelli. La persona non solo conosce meglio il suo funzionamento mentale e comportamentale, non solo ha sviluppato nuovi modi di sentire, esprimere e regolare le sue emozioni, non solo riesce ad agire in maniera differente dal passato, ma riesce anche a sentirsi “nel pieno governo delle sue scelte”; consapevole che non esistono scelte perfette e che c’è sempre un prezzo da pagare, che frustrazione e delusione sono servite col caffè ogni mattina, che accettare l’impotenza fa parte del gioco della vita, l’individuo si sente comunque ormai liberato dal peso di vecchi dolorosi fardelli e più leggero e libero nel vivere le esperienze quotidiane.

Sono otto anni che vado in analisi e ho capito perché mi faccio la pipì sotto… ma continuo a farmela sotto” (W. Allen)

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