Il ruolo che hai scelto

Quando eri piccolo, nelle condizioni di vita in cui sei cresciuto, in famiglia e a scuola, coi parenti e coi coetanei, hai “scelto inconsapevolmente” un ruolo e lo hai scelto con un’idea più o meno chiara e precisa (in base alla tua mente infantile), con l’idea che servisse a mantenere sicura, amorevole, stabile, prevedibile e controllabile la situazione.

Ogni ruolo è composto da una serie di elementi “scelti e adottati” in modo più o meno consapevole:

  • un bisogno o scopo iniziale che sostanzialmente ha sempre la stessa origine nella necessità di garantirti la massima soddisfazione possibile dei bisogni di base di amore, accettazione, sicurezza, fiducia, controllo, prevedibilità, stabilità, stima
  • una serie tipica di comportamenti e atteggiamenti volti a garantirti la soddisfazione dei suddetti bisogni
  • un insieme tipico di emozioni
  • una serie di pensieri che servono a organizzare comportamenti ed emozioni
  • una serie di regole comportamentali per realizzare il ruolo: quello che “devi” e “non devi” fare.

Solitamente nel corso della terapia la persona arriva a “scoprire” il suo ruolo relazionale, a rendersi conto di come lo abbia da sempre o da un certo momento della vita “giocato” per mantenere certi equilibri personali e relazionali.

Ecco alcuni esempi di ruoli più diffusi:

  • il MEDIATORE, moderatore o equilibratore dei conflitti
  • il PROTETTORE, chi si prende cura degli altri, chi accudisce
  • il MODULATORE dell’umore degli altri
  • il RIBELLE rompiscatole
  • il SOPRAMMOBILE: dove lo metti sta
  • il COMPIACENTE sottomesso
  • il FORTE, quello che non dà problemi, quello che non chiede, quello che se la cava da solo
  • il GUARITORE dei dolori di tutti, che si fa carico dei problemi di tutti
  • l’ISOLATO incapsulato che sta per i fatti suoi
  • il MALATO
  • il SUPERSANO

Un elemento che accomuna questi ruoli, anche se a volte in modo più evidente, altre volte in modo solo indiretto, è l’INVERSIONE DI RUOLO: il bambino o il ragazzo si è preso indebitamente carico di questioni che non gli appartenevano, spesso invertendo i ruoli di cura col genitore che, invece, avrebbe dovuto svolgere quelle funzioni.

Ogni persona trova il suo ruolo, gli assegna un nome, anche un nomignolo, che serve a identificarlo e focalizzarlo. Spesso il ruolo è un’etichetta difficile da togliersi, spesso gli altri ci guardano e si relazionano con noi esclusivamente sulla base di quel ruolo, di quello che da sempre siamo stati e hanno difficoltà ad andare oltre. Più importate ancora: è proprio la persona che incarna quel ruolo che ha difficoltà a vedersi fuori da quei panni e da quelle modalità di pensiero e azione che da sempre la caratterizzano.

L’obiettivo dichiarato o anche solo implicito per la persona in terapia è quello di “rivisitare questo ruolo”, fino a trasformarlo, in una o più delle sue componenti, fino a renderlo più flessibile, fino a rendersi conto che per certi aspetti e condizioni e in certe relazioni resta ancora un ruolo che ha un valore e svolge una funzione fondamentale, ma che in altri contesti, diversi da quelli originari, può, anzi deve, essere modificato per salvaguardare la propria serenità e il personale equilibrio psichico, per cambiare certi modi di stare al mondo e nelle relazioni, per imparare a fare scelte maggiormente basate sui propri bisogni autentici, adulti, e meno su quelli infantili.

Oggi e da oggi in poi nota QUALI SONO I RUOLI CHE INCARNI… quali pensieri e comportamenti adotti tipicamente … quali azioni e condotte ti caratterizzano… quali atteggiamenti e modalità tipiche utilizzi quando entri in relazione con le altre persone …

Assegna un NOME al tuo ruolo… senti interiormente come ti caratterizza, come definisce l’immagine che hai di te stesso e l’immagine che gli altri hanno di te …

Nota in che modo, in che grado e in che situazioni questo ruolo, questa immagine, questi comportamenti oggi sono per te utili e quando, invece, sono per te fonte di sofferenza personale e problemi nelle relazioni …

Nota quanto è rigido il tuo modo “tipico” di essere, di pensare, di sentire e di agire e comincia ad elencare modi specifici e concreti (pensieri e comportamenti nuovi, “diversi dai soliti”) attraverso cui potresti rendere il tuo ruolo più flessibile… Nuovi modi di pensare e agire che potresti cominciare ad attuare per vivere quelle situazioni frustranti in modo più gratificante e utile per te…

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