Sbloccare e sciogliere il trauma

Con alcuni pazienti succede che dopo tanto lavoro per potenziare la consapevolezza dell’esperienza soggettiva (pensieri, emozioni, sensazioni, azioni) e la conoscenza del proprio modo di funzionare, nei contesti attuali e in relazione alla storia di vita, la persona arrivi ad un momento di empasse, stasi, blocco. Dopo aver affrontato diversi problemi e trovato soluzioni efficaci, rispetto ad alcune questioni la persona non riesce a trovare una via d’uscita. Ad esempio, non riesce a togliersi una sensazione interna di inferiorità o colpa o inadeguatezza. Oppure continua a provare ansia e vergogna quando si trova a vivere certe esperienze lavorative. Magari è una persona amata e benvoluta a cui “non manca niente” eppure continua a sentirsi a qualche livello difettosa o sbagliata o non importante. In altri casi, è una persona di successo che ha realizzato tanti obiettivi e progetti che si era prefissata eppure continua ad avere l’autostima sotto le scarpe e un sentimento di non essere abbastanza brava o capace o abbastanza degna di essere amata e stimata.

Nonostante, grazie alla psicoterapia, l’individuo abbia sviluppato una grande consapevolezza e trovato numerose alternative di pensiero e d’azione per interpretare diversamente certi accadimenti e per agire in modo più funzionale, restano alcune aree di vita in cui vive ancora gli stessi problemi che lo hanno portato in terapia. In questi casi, quasi sempre, è da ipotizzare l’esistenza di un “ricordo non elaborato” ovvero di un’esperienza dolorosa che la persona non ha ancora risolto, rispetto alla quale “non ha chiuso il cerchio”, che non è riuscita a vivere nella sua pienezza fino a darle un senso, a collocarla nel passato e a lasciarla andare via …

La terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) può funzionare da sblocco di queste situazioni incancrenite che non hanno trovato ancora soluzione. La terapia EMDR si focalizza sui “ricordi non elaborati” ovvero su quelle esperienze di vita, infantili (es. trascuratezza da parte dei genitori), adolescenziali (esperienze di esclusione e scherno durante l’adolescenza), giovanili (qualche esperienza sentimentale negativa, qualche bocciatura lavorativa), ma anche recenti (ad esempio, una gravidanza difficile, un parto traumatico, un lutto recente non affrontato sono spesso alla base della depressione post partum) che hanno lasciato la persona “bloccata”, “fissata”, “congelata”, “incapsulata” al momento dell’esperienza “emotiva intensa e dolorosa” che non è stata elaborata, non è stata affrontata, non è stata dotata di senso e perciò si è trasformata in “esperienza traumatica”.

In questi dolori “irrisolti o inconclusi”, la persona ha capito tutto, si conosce alla perfezione, ha trovato nuovi modi utili di interpretare la realtà e nuovi modi più funzionali di concepire se stesso, il mondo e gli altri, la vita e il futuro, ma nei fatti concreti continua a sperimentare emozioni dolorose che non riesce a placare (ansia, paura, tristezza, rabbia, vergogna, senso di colpa, senso di fallimento, ecc.). L’intervento attraverso la metodologia EMDR permette di sbloccare quei ricordi dolorosi, permette alla persona finalmente di sentirsi alleggerita di un peso portato da troppo tempo, le permette di liberarsi di carichi emotivi indebitamente portati dal momento dell’esperienza traumatica. Quello che riferiscono le persone in questi casi, dopo aver lavorato con l’EMDR, è proprio una sensazione intima di “aver fatto pace con quell’esperienza dolorosa” e di sperimentare un senso di liberazione emotiva e leggerezza. Ovviamente non hanno cambiato il passato. Né hanno cambiato semplicemente l’interpretazione dei fatti. Ciò che si è modificato è come quell’esperienza dolorosa adesso dimora all’interno della persona, nella mente e nel corpo del soggetto: non più come carica di emozioni disturbanti e associata a convinzioni negative su di sé, ma piuttosto come un’esperienza che appartiene al passato, da cui la persona ha potuto imparare qualcosa di nuovo e che ora la lascia con un senso di sé più positivo, forte, solido, capace, amabile, degno e di valore. E questo può essere il punto di arrivo del processo di cura e crescita personale o anche un nuovo punto di partenza, impiantato su una consapevolezza amplificata e su un senso di sé più forte e autentico.

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