La matassa. Dal presente al passato verso il futuro

Le persone che arrivano in terapia chiedono aiuto per risolvere qualche problema attuale. Un problema esistenziale o relazionale legato al momento di vita, una sofferenza emotiva legata alle vicissitudini quotidiane, sintomi e malesseri del corpo e della mente …

All’inizio la maggior parte delle persone non sa di preciso dove andrà a parare. È ovvio che l’obiettivo è stare meglio, eliminare problemi e sviluppare capacità di risolverli, ridurre la sofferenza e prevenirne in futuro.

A volte, bastano poche mosse strategiche e la persona riesce a trovare soluzioni ai suoi malesseri. Con poche sedute o qualche dialogo mirato, la persona riesce a trovare risorse e alternative di pensiero e comportamento per cambiare quello che c’è da cambiare nei suoi atteggiamenti, nelle sue abitudini, nelle sue azioni, nelle sue modalità di affrontare i problemi quotidiani … e i problemi in poco tempo smettono di essere tali. A volte, basta cambiare tono o atteggiamento col capo o col partner, essere meno aggressivi e meno colpevolizzanti, fare richieste più chiare e precise e la soluzione arriva; a volte, per mettere a posto le relazioni, basta usare una comunicazione più efficace e consapevole o apprendere l’abilità di esprimere nel giusto modo le emozioni e i pensieri. A volte si tratta di acquisire nuove abilità o di usare quelle già possedute ma non utilizzate per migliorare notevolmente la propria efficacia e soddisfazione, a casa o al lavoro, col partner o con i figli.

A volte non funziona in modo così immediato né è indolore. Un campanello d’allarme che è utile ascoltare è quando di fronte ad una certa situazione, “apparentemente neutra o innocua”, alla quale molti rispondono in modo “tranquillo”, “pacato”, “sereno”, “sufficientemente razionale e ragionevole”… la persona si blocca o va su tutte le furie o si ritira nel silenzio o comincia a sbraitare come un ossessionato o si ritrova ad avere un qualche altro tipo di reazione “scomposta”, diversa da quella degli altri, da quella che gli altri si aspetterebbero e che la persona stessa probabilmente si aspetterebbe da sé… Cosa sta succedendo?

Bisogna cominciare a sbrogliare la matassa.

Gradualmente la matassa si dipana e dal capo iniziale, un sintomo ansioso o un umore depresso, un malessere somatico o un problema relazionale, un’“uscita dai gangheri”, la persona si addentra progressivamente nei meandri della sua storia personale, per capire cosa genera al momento questa reazione “eccessiva” nei modi e nel grado di sofferenza che suscita alla persona, fino a ricontattare il sé che è stato nelle diverse fasi della propria vita, fino a raggiungere il bambino addolorato, ferito da un mancato accudimento, da genitori inadeguati o trascuranti o violenti, da esperienze drammatiche a cui non è riuscito a dare senso, da dolori mai accolti, da emozioni troppo spesso represse, da pensieri mai condivisi o mai ascoltati, da comportamenti sempre troppo dolorosi e disturbanti.

La psicoterapia diventa la ricostruzione di una storia di vita al servizio del futuro. La persona può far tesoro della sua stessa esperienza di vita, senza giudizio o colpevolizzazione, per imparare ad abbandonare comportamenti negativi e a sviluppare nuovi modi di pensare e agire, nuove modalità per affrontare i problemi e i diversi ambiti di vita, per liberarsi da vecchi automatismi del passato, per disinnescare il solito ripetersi di comportamenti distruttivi e per ampliare il ventaglio delle possibilità a propria disposizione: nuove azioni per nuovi orizzonti di vita.

La persona non solo diventa consapevole di come funziona, di come tende a pensare, sentire, agire e reagire; impara anche a prevenire il ripetersi dello stesso scenario che da sempre tormenta e genera situazioni difficili. In particolare, la persona impara a “spezzare vecchie catene associative” per cui uno stimolo attuale scatena automaticamente una reazione appresa tanto tempo fa e consolidata da anni di ripetizione inconsapevole e involontaria. La nuova consapevolezza raggiunta permette di confrontarsi con la possibilità, anzi con la necessità, di attivare una risposta differente di fronte al solito stimolo attivante. In questo modo si inizia a costruire una nuova immagine di sé maggiormente positiva, capace, forte e in grado di governare la propria vita in maniera consapevole e basata su bisogni, desideri e valori autentici. Una vita meno inquinata dal ritorno del passato e più orientata dal richiamo del futuro: cosa voglio realizzare, cosa per me è importante, cosa vorrei fosse presente nella mia vita, come vorrei essere come persona tra 3, 5, 10, 20 anni.

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