Doloroso vs Traumatico

Spesso mi capita che i pazienti mi chiedano rassicurazioni rispetto a certi eventi dolorosi. Mi chiedono che impatto può avere o aver avuto un’esperienza dolorosa del passato su ciò che accade al presente, sulla crescita della persona nel tempo e sugli effetti nel comportamento attuale. In particolare, molte persone, anche genitori, in crisi col loro partner e in un momento di forte conflittualità agita, piena di liti e discussioni che potrebbero addirittura portare alla rottura e alla separazione, tra i tanti aspetti da considerare, mi chiedono un confronto rispetto a quali effetti potrebbe avere sui figli l’eventuale separazione. Ovviamente bisogna distinguere da caso a caso in base a numerosissime variabili, tanto per dirne qualcuna: qual è la storia della coppia e della famiglia, quanti anni ha il bambino o i bambini, che forma prende la conflittualità, quali discussioni, come avvengono, ecc.

Nella diversità di ogni situazione per cui non esistono ricette universalmente valide per ogni problema, un aspetto che sicuramente è sempre da considerare è la distinzione tra esperienza dolorosa ed esperienza traumatica. Ad esempio, ai genitori mi ritrovo a dire che come genitori non possiamo evitare completamente che i nostri figli vivano esperienze emotive negative di paura, tristezza, rabbia, vergogna, senso di colpa o altro, quello che noi possiamo fare, anzi dobbiamo fare, è di fornire ai nostri figli le condizioni migliori possibili per elaborare quelle emozioni e le esperienze che le generano senza trasformarle in esperienze traumatiche. Essenzialmente, UN’ESPERIENZA DOLOROSA DIVENTA TRAUMATICA SE ALLA PERSONA NON È OFFERTA LA POSSIBILITÀ DI ELABORARE QUELLA ESPERIENZA, di darle un senso, di collocarla entro una cornice di significati, di utilizzarla per imparare da quell’esperienza. TRAUMATICO è ciò che sopraffà le capacità di gestione emotiva e mentale della persona. Un bambino deve essere aiutato dai genitori a dare senso ad ogni esperienza. Che non significa non vivere le emozioni negative, ma significa “poterle attraversare senza sentirsi distrutto”. Che non significa raccontare che il fango è cioccolato, ma poter affrontare il fango, sporcarsi e avere la possibilità di pulirsi.

La psicoterapia favorisce proprio questo lavoro interno di “elaborazione”: riconoscere le emozioni e i pensieri, dare loro un senso, integrarli nella cornice più ampia della propria esperienza quotidiana e della personale traiettoria di vita.

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