Prova a non farlo

Chi più, chi meno, chi in modo francamente problematico e chi in modo più blando, molte persone (ciascuno di noi?) si trovano a mettere in atto comportamenti “negativi” e sviluppano abitudini nocive che hanno effetti problematici in uno o più ambiti di vita e che spesso creano o mantengono relazioni fonte di sofferenza. In alcuni casi questi comportamenti ed abitudini possono risultare pericolosi per la propria vita e per quella degli altri. Potrebbe essere un comportamento di “ritiro” dalle relazioni e chiusura in se stessi o un “comportamento violento” nei rapporti interpersonali. Potrebbe essere il “trattenere” ogni cosa dentro di sé per la paura di esprimersi o l’espressione di sé “senza freni” e senza regolazione alcuna. Potrebbe essere un atteggiamento “arrogante e presuntuoso” piuttosto che il porsi sempre in modo “sottomesso e compiacente”. Potrebbe essere un “pensiero rimuginativo” su come affrontare i problemi senza di fatto riuscire a risolverne uno. Potrebbe essere un “lavorare compulsivo” 15 ore al giorno 7 giorni su 7 e sentirsi comunque un fannullone che non fa abbastanza. Potrebbe essere che “smetti di mangiare” o che “non smetti più di mangiare”. Potrebbe essere che “smetti di fare ogni attività fisica” o che inizi a fare “esercizio fisico in modo compulsivo”. Potrebbero essere le abitudini comportamentali più tipicamente tossiche come il “fumare o bere in eccesso”, piuttosto che adottare comportamenti di “dipendenza” e al limite del rischio di morte: abuso di sostanze, comportamenti sessuali promiscui, gioco d’azzardo, ecc.. In alcuni casi estremi si può arrivare a gesti di “autolesionismo” e di automutilazione di diversa gravità, fino a “tentativi, più o meno seri, di suicidio”.

Sai che sono un problema eppure continui a mettere in atto uno o più comportamenti critici. Perché lo fai? A che ti servono? Quale scopo o bisogno soddisfi? Ti sfoghi? Ti calmi? Ti rassicuri? Ti conforti? Urli il tuo bisogno di essere visto? Il fatto è che spesso o quasi sempre non sai perché lo fai. Probabilmente questi comportamenti hanno lo scopo, inconsapevole, di “lenire un dolore emotivo”, ma finiscono per esitare in comportamenti e modi di stare in relazione che seppure placano un certo tipo o grado di sofferenza ne procurano un’altra in molti casi ancora più disturbante o pericolosa.

In modo paradossale, queste condotte hanno lo scopo inconsapevole di curare un disagio, lenire un dolore emotivo o allontanare una sofferenza psichica, ma rischiano di condurre ad esiti ancora più dolorosi e pericolosi. Al tempo stesso, proprio per la funzione che svolgono di difesa dall’angoscia e protezione dal dolore, vanno affrontate con cura e cautela. Vanno sfidate, ma anche rispettate per il valore protettivo che hanno.

Non sai perché lo fai!? Allora prova a non farlo! Provaci… non ci devi riuscire. Devi vedere l’effetto che fa: nota cosa succede se, trovandoti in una situazione che solitamente attiva il tuo comportamento problematico, provi a smettere di adottare quel comportamento negativo, cosa succede dentro e fuori di te (nelle reazioni degli altri); cosa provi, pensi e fai e cosa fa l’altra persona coinvolta in qualche modo. Nota e annota cosa succede …

È ovvio che l’obiettivo, a medio lungo termine, è comunque quello di eliminare o ridurre una condotta problematica, soprattutto se molto pericolosa per sé e per gli altri. Solo che l’attacco diretto e immediato spesso non funziona. Il sintomo problematico va “interrogato”, va “ascoltato” nel messaggio che veicola riguardo a noi stessi e alla vita che stiamo portando avanti, va “compreso” nel significato che ha per noi e per le nostre relazioni. È probabile che se riesci a non farlo (almeno per un po’) e sperimenti l’effetto che ha su di te e nelle tue relazioni, ciò che emergerà ti offrirà informazioni fondamentali per comprendere meglio te stesso, otterrai una più ampia consapevolezza dei tuoi vissuti emotivi sottostanti il tuo dolore, riuscirai ad identificare i bisogni mascherati da quella condotta problematica, comprenderai meglio quale convinzione inconsapevole hai su di te, contro cosa stai combattendo, al fine di trovare nuovi, più sani, modi per vincere la tua battaglia.

Questo è uno dei modi più fruttuosi di procedere in psicoterapia, soprattutto in quei casi e per quei comportamenti che sono stati affrontati in svariati modi senza riuscire ad essere efficaci. Una volta che la “volontaria, quanto faticosa, temporanea sospensione” del comportamento critico ha fatto emergere vissuti dolorosi, bisogni irrisolti, convinzioni nucleari negative su di sé, la psicoterapia si focalizza su questi aspetti legati allo “sviluppo traumatico” della persona e, gradualmente, svolta la loro funzione, i comportamenti disfunzionali non avranno più ragione di esistere…

2 pensieri riguardo “Prova a non farlo”

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