Oltre l’immagine di sé negativa

La sofferenza che le persone presentano può rivelarsi attraverso diversi sintomi e manifestazioni problematiche: ansia, depressione, dipendenze, ossessioni, fobie, compulsioni, comportamento violento, difficoltà interpersonali, problemi sul lavoro, problemi sessuali, evitamenti massicci, solitudine subita, ecc.
Molta parte della sofferenza emotiva che portano i pazienti è legata ad un’immagine di sé negativa. Non tanto un’immagine pubblica, esterna, ciò che gli altri vedono e giudicano come negativa. Piuttosto un’immagine interiore che la persona ha di sé, un’immagine definita da aggettivi qualificativi negativi che il paziente usa per definire se stesso, in diversi possibili modi come: cattivo, inadeguato, difettoso, vulnerabile, impotente, incapace, fragile, indegno, non amabile, privo di valore, ecc.
L’elemento comune sempre presente, più o meno disturbante e rilevante nella determinazione della sofferenza, è questa immagine di sé attraverso cui la persona “crede di essere” in un certo modo negativo. E si sente conseguentemente in quel modo, provando svariate emozioni negative.
L’obiettivo della terapia, oltre al sollievo dai sintomi e al recupero di un comportamento adeguato ai contesti di vita della persona, in casa e al lavoro, da solo e in compagnia, è sempre anche quello di portare il paziente a mettere in discussione, a rivisitare questa immagine interiore di un sé negativo, ad interiorizzare una nuova positiva immagine di sé. Proprio a partire dalla consapevolezza che è solo un’immagine. È solo una credenza. È solo qualcosa che da piccolo ha cominciato a credere di sé, e che può restare una credenza “attiva fino a quando continua a crederci”, ad alimentarla, a crederla vera, a crederla l’unica verità possibile, a crederla l’unica verità su di sé.
Il paziente viene aiutato a consapevolizzare come questa immagine interna o credenza su se stesso colori ogni azione, ogni pensiero, ogni emozione. A rendersi conto di come crei una vera e propria gabbia entro la quale il paziente è bloccato, per come ha iniziato ad auto-imprigionarsi da piccolo attraverso quello che ha imparato a credere di sé a seguito delle esperienze precoci vissute e di come i genitori lo hanno accompagnato (probabilmente mal accompagnato) a dare senso alle esperienze che viveva e a leggerle come espressioni del suo essere una persona negativa, non degna di amore né di stima, priva di valore e per ciò anche non amabile e non amato.
Il percorso terapeutico, anche attraverso una progressiva rielaborazione dei ricordi traumatici, è un progressivo aprire questa gabbia, superando vincoli e creando possibilità, oltrepassando vecchi modi di pensare e di penare, sentire e affliggersi, agire e reagire; scoprendo e valorizzando nuove parti di sé, parti positive, parti sane, parti creative, intuitive, per metterle a disposizione di nuovi comportamenti e di un nuovo adattamento all’ambiente di vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...