Cosa ti è successo per essere così??!

Cosa ti è successo per essere così??! Per comportarti così?!
Anche a te sarà capitato di incontrare qualcuno o magari averci a che fare tutti i giorni in famiglia o al lavoro, un qualcuno a cui hai rivolto o hai pensato di rivolgere questa domanda… Cosa ti è successo per essere e agire così?
Persone vicine e lontane, affetti carissimi o colleghi di lavoro, amici, conoscenti, qualcuno che assume atteggiamenti e comportamenti per cui ti viene più di un dubbio su cosa motivi il comportamento di quella persona. E anche lo sconcerto nel pensare come sia possibile essere così antipatici, violenti, scontrosi, ma anche freddi, glaciali, irrispettosi, arroganti o diffidenti, chiusi e bizzarri, volubili, appiccicosi o sfuggenti. E ho usato solo alcuni degli innumerevoli aggettivi che esprimono certi modi di agire ed entrare in relazione che sono evidentemente fonte di problemi, se non soggettivamente percepiti, sicuramente nei rapporti interpersonali segnati da queste modalità tra l’aggressività e la “stranezza”.
Quando parliamo di relazioni è importante essere consapevoli dei giudizi che abbiamo su persone e comportamenti. Tutti gli aggettivi usati, anche solo pensati, “qualificano” quei comportamenti e le persone che li adottano. Al tempo stesso, la domanda iniziale offre la possibilità di andare oltre il giudizio e favorire la comprensione dell’altra persona, il suo vissuto e la sua storia. Il senso dietro l’apparenza. Il dolore dietro l’essere antipatici. La paura dietro la diffidenza. La solitudine nascosta dalla chiusura. Il senso di inadeguatezza coperto dall’arroganza. E via così.
Certo qualcuno penserà: “e io mica sono un santo o un terapeuta e nemmeno il Salvatore…” Certo. Probabilmente in alcuni casi e rapporti te ne puoi fregare, altre situazioni ti coinvolgono da vicino: magari queste persone con comportamenti problematici sono il tuo fidanzato, tua sorella, tuo padre, il tuo capo, l’amico di sempre, l’insegnante di tuo figlio. Insomma devi averci a che fare, volente o nolente. E allora? E allora: COSA DEVE ESSERGLI SUCCESSO PER AGIRE IN QUEL MODO? Questa domanda è una domanda che può essere tenuta per sé per comprendere meglio l’altro o a seconda del rapporto e della situazione può essere fatta direttamente alla persona. Certo potrebbe risultare in alcuni casi provocatoria e irritare l’interlocutore, magari da evitare al capo o ad un energumeno reattivo. Forse sì. O forse no. Infatti, se fatta tra persone che tengono reciprocamente in qualche modo l’una all’altra, può favorire immediatamente nell’altra persona un cambiamento di prospettiva che la porta a guardarsi “dentro” o “indietro” e a comprendere meglio se stessa… I suoi dolori e paure. I suoi traumi e la solitudine. La rabbia e la tristezza. E via così.
Con cautela quindi ti invito ad usare questa domanda… E a farmi sapere come va…
Magari l’hai appena pensata adesso pensando all’autore di questo post… Ok. Continua a pensarla e cerca di farla a qualcuno e vedi in che modo migliora la tua comprensione di quella persona che forse è anche invitata dalla tua domanda a comprendersi meglio. E fammi sapere l’effetto che fa… Grazie.

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