Il focus della psicoterapia

Oggi presento uno schema che sarà per te immediatamente comprensibile e fruibile al fine di conoscere COME FUNZIONA LA PSICOTERAPIA. Schema semplice e generale entro il quale deve essere considerata la specificità del funzionamento mentale della singola persona e la sua storia di vita assolutamente unica e irripetibile.

Generalmente una persona arriva a CHIEDERE AIUTO PER UN PROBLEMA CHE PUÒ RIGUARDARE UNO O PIÙ AMBITI DELLA SUA VITA, una o più relazioni importanti in cui l’individuo vive stati d’animo negativi quali insoddisfazione, frustrazione, malumore, delusione, tristezza, rabbia, bassa stima di sé, preoccupazione, senso di colpa, vergogna, invidia, senso di inadeguatezza. E può riferire uno o più COMPORTAMENTI PROBLEMATICI CHE VORREBBE MA NON RIESCE A CAMBIARE: alcune condotte che vorrebbe smettere, ad esempio, essere violento o taciturno; alcune abilità che vorrebbe, invece, imparare, ad esempio, comunicare in modo efficace per farsi rispettare e valere; alcuni impulsi che non riesce a controllare, ad esempio, bere e giocare d’azzardo in modo compulsivo.

A fronte di questa sofferenza riferita e vissuta attraverso emozioni disturbanti, comportamenti negativi e rapporti interpersonali difficili, gradualmente, in terapia, emerge il pensiero problematico della persona, associato al suo malessere, un PENSIERO DISTORTO, abnorme, spesso distante da una valutazione realistica delle cose, dei fatti e degli eventi. In particolare, abbiamo tre categorie fondamentali di pensiero “negativo” spesso tra loro combinate:

  1. Un pensiero DEPRESSIVO in cui la persona è assorbita in “valutazioni negative del passato”, anche recente, che la portano a provare “sentimenti di tristezza, angoscia e disperazione” per ciò che non è andato come si aspettava, per i desideri frustrati e insoddisfatti, per aver perso relazioni importanti, per non aver raggiunto mete desiderate, ecc. Il focus del pensiero negativo depressivo è sul “vuoto”, sulla “perdita”, sulla “mancanza”, sul “fallimento”, sul “senso di inadeguatezza personale”, su ciò che non c’è o non basta mai, fino a percepire se stesso come disgustoso e privo di valore … Il vissuto è spesso di “rovina globale”, “degrado totale”, “danno irreparabile”, “sciagura irrimediabile”, “devitalizzazione insostenibile”, “futuro totalmente, insopportabilmente e irrimediabilmente nero”, ecc. … Tutto è nero e ha perso senso e valore. E così sarà per sempre!!!
  2. Un pensiero ANSIOSO in cui la persona è assediata da “previsioni catastrofiche sul futuro”, anche immediato, che la portano a “stati di preoccupazione e angoscia, senso di minaccia e pericolo” di vita per sé e per i propri cari. Il focus del pensiero negativo è sulla “minaccia incombente”, rispetto alla quale la persona “si sente fragile, indifesa, impotente”. Il vissuto è di “attesa di una sciagura”, “estremamente grave” fino alla morte ed “estremamente probabile”, quasi certa, con un senso di sé percepito “incapace di sostenere l’esito funesto” e assolutamente “non in grado di porre rimedio” a quanto “sicuramente” accadrà.
  3. Un pensiero RIGIDO, tipico delle personalità disturbate, in cui la persona “legge sempre allo stesso modo la molteplicità dei fatti”, degli accadimenti e delle relazioni. Tende a ricondurre tutto e tutti ad alcuni temi specifici che si ripetono e che la persona utilizza per dare “significato al mondo”. Alcuni individui tendono ad essere sempre “diffidenti e sospettosi”, altri a sentirsi sempre e comunque “fragili, deboli, bisognosi, incapaci di farcela da soli” senza l’appoggio fondamentale di qualcuno altro da cui finiscono per dipendere. Altre persone si sentono “superiori e speciali”, pretendono applausi e approvazioni per ogni loro azione, anche la più normale; sotto un’apparente forza nascondono una fragile autostima. Altri, al contrario, si sentono “sistematicamente inferiori, inadeguati, falliti, colpevoli” e non sono mai soddisfatti di sé. Altri hanno “paura estrema del giudizio degli altri” fino a condurre una vita organizzata intorno al tentativo di evitare ogni possibile critica e valutazione negativa delle proprie azioni. Altre persone, invece, hanno un pensiero orientato a “controllare tutto affinché sia preciso, ordinato, pulito, corretto, moralmente ineccepibile”. In generale, queste persone che hanno un pensiero rigido e fisso su alcuni temi tendono ad avere enormi problemi di autostima e relazioni interpersonali difficili, conflittuali o carenti. Vivono quindi emozioni negative quali paura, angoscia, rabbia, tristezza, dolore, rifiuto, ecc.. Quasi costantemente e con difficoltà riescono a condurre una vita personale, relazionale e professionale “normale”.

Il lavoro iniziale della psicoterapia è quello di portare la persona “sofferente” a rendersi conto di questi suoi “pensieri estremi, distorti, negativi” e dell’impatto che hanno sui suoi comportamenti e sulla qualità della sua vita, delle sue emozioni e delle sue relazioni. Lo scopo generale del lavoro terapeutico è aiutare la persona a trovare “altri pensieri più realistici e utili” da cui discendano “comportamenti più sani, funzionali all’adattamento e al raggiungimento dei propri scopi di vita”, al fine di portare avanti una quotidianità “reale” in cui l’individuo faccia spazio alla gioia e sappia accettare il dolore, in cui i problemi sono percepiti come affrontabili, le frustrazioni digeribili, le delusioni superabili, sviluppando, al contempo, la capacità di raggiungere obiettivi e un senso di sé sufficientemente realizzato e sereno.

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