La fabbrica di canne da pesca

Spesso molte persone vengono in terapia “con l’idea di acquistare del pesce”. Vengono in terapia con i loro problemi e le loro sofferenze e chiedono qualcosa del tipo: risolvimi il problema, toglimi la sofferenza, cacciami fuori dai guai. Questa visione parte da un presupposto di “passività” e “dipendenza” della persona che chiede qualcosa che assomiglia ad un miracolo o ad una magia. Una pillola o una soluzione preconfezionata. Alcune volte chiede proprio: “dimmi cosa devo fare e lo farò”, “dammi una strategia concreta, specifica e definita e la metterò in pratica”. Ormai nemmeno per prendere un’aspirina funziona così…

La psicoterapia richiede un impegno “attivo” da parte della persona che crea un’alleanza collaborativa e basata sulla fiducia reciproca allo scopo di migliorare le condizioni di vita del paziente.

Il terapeuta aiuta la persona a diventare “esperto di se stesso”, ad esplorare, conoscere e comprendere sempre meglio il proprio mondo interiore (pensieri, emozioni, bisogni, desideri, fantasie, sogni, aspettative, ideali, valori) e il proprio modo di funzionare: “come penso, come agisco, come mi relaziono alle persone e ai contesti di vita”.

La persona in tal modo può cominciare ad esplorare e comprendere cosa determina i suoi problemi e la sua sofferenza, quali aspetti sono dovuti alla “dura realtà” delle cose che non vanno come vorrebbe e quali aspetti sono dovuti al “proprio modo di funzionare”, di pensare, di agire, di comunicare, di esprimere e reprimere emozioni, bisogni e desideri.

Mentre si va conoscendo sempre più il modo di funzionare della persona e i contorni della sua sofferenza, insieme si definiscono gli obiettivi del lavoro comune: cosa la persona vuole ottenere in uno o più ambiti di vita, cosa vuole togliere e cosa vuole migliorare nella sua vita. Spesso questo apre le porte non solo all’alleviamento della sofferenza, ma anche a come la persona vuole creare benessere e qualità nella sua vita, nei vari ambiti e ruoli.

Affinché gli obiettivi siano efficaci e utili, è importante che siano definiti in modo da risultare concreti, specifici, raggiungibili, progressivi, motivanti.

Definiti gli obiettivi si possono definire anche strategie, modalità e tecniche per ottenere il cambiamento desiderato.

Una caratteristica che gli obiettivi dovrebbero avere è l’essere misurabili; in questo modo è possibile periodicamente valutare l’andamento del lavoro e modificare in progress questi obiettivi, verificare cosa si è raggiunto e cosa no, cosa può essere aggiunto e cosa va eliminato, cosa sta funzionando e cosa, invece, sembra non essere efficace a livello di comprensione del problema e strategie per affrontarlo.

La psicoterapia, dunque, è un’esperienza che “insegna a pescare”; favorisce l’evoluzione da una posizione di dipendenza ad una posizione di autonomia, promuovendo la capacità di farsi carico di se stessi, delle proprie ansie e angosce quotidiane, di risolvere i propri problemi e accettare (sostenere emotivamente) le immancabili frustrazioni e delusioni.

Emerge a questo punto, come spesso accade, l’importanza di un funzionamento “e… e …”. La realtà della vita non prevede sempre e necessariamente “o una cosa o l’altra” e possiamo imparare a percepire “sia una cosa sia l’altra”. In certi casi e situazioni di “urgenza” ed “emergenza” è necessario, nell’immediato, dare al paziente “il pesce di cui ha bisogno”, per sfamarsi e sopravvivere. A lungo termine, è fondamentale che il paziente “impari a pescare”, a diventare gradualmente esperto di se stesso e capace di prendersi autonomamente cura di sé. Un pò come succede quando si cresce e ci si svincola progressivamente dalla dipendenza dai genitori … quando succede …

Non solo: sfamato e sopravvissuto, appreso a pescare, imparato a padroneggiare la canna da pesca, la stessa persona può “inventare nuove canne da pesca e nuovi modi di pescare”, può diventare, fuor di metafora, veramente creatore delle proprie scelte di vita basate su una consapevolezza coraggiosa dei propri valori, dei propri scopi e dei propri bisogni autentici, per farne guida del proprio modo di stare al mondo, per creare la propria felicità attraverso scelte responsabili, tra “regole imposte” dai condizionamenti dei sistemi in cui vive e “regole autodeterminate” a partire dal sentire profondo e autentico.

2 pensieri riguardo “La fabbrica di canne da pesca”

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