L’aspettativa fallimentare

Uno degli ostacoli al cambiamento che incontro più comunemente in terapia è quando il paziente porta con sé, in modo più o meno consapevole, “l’aspettativa che siano gli altri a cambiare”. Aspetta e spera. Un’attesa destinata ad incontrare molto presto la frustrazione nella realtà, la delusione da parte degli altri che non vogliono essere come “desidera” , “esige” o “pretende” la persona. E ciascuno di noi, qualche volta o spesso, si è ritrovato ad avere questa aspettativa fallimentare.
Esistono due livelli di questa aspettativa che richiedono due tipi di lavori in terapia ovvero due modi per affrontarla.
Alcune persone si rendono conto che per attivare cambiamenti proficui nella loro vita devono “in prima persona” fare qualcosa di diverso. Il cambiamento deve riguardare un loro modo di agire, di pensare e di incontrare gli altri. Per alcuni questo è abbastanza facile da comprendere, anche per chi all’inizio è venuto in terapia sperando che per stare meglio fossero gli altri e il mondo esterno a dover cambiare. E presto questa persona inizia ad attivare cambiamenti in uno o più ambiti della sua vita. Ad esempio, comincia a sviluppare nuove abitudini, a parlare in modo più efficace con partner e amici. Gestisce in modo diverso gli impegni distribuiti nel tempo, impara a chiedere per i propri bisogni, impara a dire no alle richieste che sente eccessive e pressanti. Impara a pensare in modo più utile e meno negativo. Impara ad accettare quello che non può modificare, ma anche a modificare ciò che è in suo potere.
Per altre persone, invece, questa aspettativa “che il mondo sia pronto ad esaudire i miei desideri personali e sollecito nel soddisfare i miei bisogni” tocca il nucleo più profondo della loro ferita: i personali bisogni “frustrati anticamente dalle figure di accudimento”, frustrazioni traumatiche che hanno condotto nel tempo a creare schemi interni rigidi che oggi “colorano di nero” tutte le relazioni, in cui l’altro viene “sistematicamente” vissuto come “l’originario genitore frustrante”. Queste persone tendono a percepire “gli altri attuali” quasi sempre come una copia degli “altri frustranti delle origini”. Con queste persone prima di arrivare a “normali” considerazioni sulla realtà, sugli altri che sono come sono, sugli altri che a loro volta hanno personali bisogni e desideri, è necessario “riparare questa antica ferita” attraverso lo sviluppo di empatia con quel bambino ferito che si portano dentro…

2 pensieri riguardo “L’aspettativa fallimentare”

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