3 fasi per l’autosvalutazione e 3 passi per la guarigione

Fin da “piccolo” sei stato bombardato da messaggi di svalutazione, giudizio, colpa, inadeguatezza. Questi messaggi hanno minato la tua autostima, oltre che per il contenuto anche perché spesso erano nascosti o addirittura passati per cure, attenzione e carezze. “Lo faccio per insegnarti…”. Qualche esempio. “Non sei come tuo fratello” . “I tuoi cugini hanno tutti la media del nove”. “Hai visto come hai ridotto la tua stanza” . “Sei un incapace” . “Grazie, eh, per come ti sei comportato…”. “Hai preso nove… Perché dieci non c’era?”. “Mi aiuti… Ma non lo fai come dico io”. “Prepari tu la colazione, ma hai lasciato il latte fuori dal frigo”. “Come faccio a contare su di te?”. “Sei il solito…”. Molte di queste comunicazioni sembrano o potrebbero essere effettivamente utili per insegnare abilità o regole di sana convivenza ed educazione, ma spesso vengono passate con tono emotivo dispregiativo invece che per sostenere, sono frequenti tanto da risultare persecutorie, quasi sempre non vengono accompagnate da una spiegazione del senso e restano solo ed esclusivamente critiche che abbattono la stima di sé, suscitano rabbia e creano distacco nella relazione.

“Crescendo” hai imparato a fare con te come facevano gli altri. Quei messaggi hai imparato a darteli da solo. Esempi di questo dialogo interno autosvalutante. “Non sono capace a far niente” . “Gli altri lo fanno meglio di me” . “Non imparerò mai”. “Devo farlo perfettamente ma non ci riuscirò mai…”. “Se solo mi fossi impegnata di più…”. “È sempre colpa mia”. E l’autostima traballa sempre più.

Oggi” tendi a vedere dappertutto questi messaggi, gli altri sembrano dirti quello che ti dicevano i tuoi da piccolo e che tu hai imparato a dirti e che ti dici da una vita.

Allora:

Riconosci” i messaggi in azione. Quando in un qualunque scambio, apparentemente “innocuo” o “neutro”, percepisci quel giudizio, quella svalutazione, quella colpevolizzazione. Quel messaggio che rimbomba come SEI INADEGUATO. NON SEI ALL’ALTEZZA.
“Riconosci” quando l’autocritica è utile per crescere, imparare, migliorare e quando invece serve solo a ripetere il solito dolore. A riproporre la vecchia ferita.

Distingui”, quindi, la situazione reale, qui e ora, dallo scenario antico, lì e allora, che continui a portarti dentro e a proiettare come lo stesso identico film di una vita, della tua vita. Che vita?

Comincia ad essere “nuovo genitore di te stesso” , un genitore più benevolo, accogliente; comincia a inviarti messaggi più amorevoli e comprensivi, meno giudicanti né svalutanti, imparando a prenderti la responsabilità di quello che scegli di fare, ma anche a darti più carezze e meno schiaffi…

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